Israel's double-tap strikes during "ceasefire" kill infants, paramedic in Gaza
Israel's double-tap strikes during "ceasefire" kill infants, paramedic in Gaza
Domenica Winograd ha respinto una petizione presentata dall'organizzazione non governativa #Gisha, che chiedeva che al bambino fosse permesso di recarsi al #ShebaMedicalCenter di #TelHashomer, a un'ora di macchina, per poter ricevere cure salvavita non disponibili in Cisgiordania.
Sfortunatamente, il bambino è nato a #Gaza.
Il fatto che dal 2022 viva a #Ramallah, in #Cisgiordania, a causa delle cure mediche di cui ha bisogno, non interessa affatto al giudice.
Secondo la sua contorta etica, un bambino malato proveniente dalla Striscia di Gaza è destinato a morire.
Non è riuscito proprio a superare il fatto che il bambino sia nato a Gaza.
È così che vanno le cose quando i giudici fungono da lacchè dei poteri forti.
La crudeltà del giudice lo ha portato a conclusioni particolarmente deliranti. ⬇️3
“Il rigetto delle sue richieste si basa su una politica generale che trae la sua validità da considerazioni di sicurezza e politiche che si prevede siano radicate nella realtà della vita in Israele negli ultimi anni”, ha spiegato.
A dicembre, l'ONG israeliana per i diritti umani #Gisha aveva presentato una petizione al Tribunale distrettuale di Gerusalemme per consentire il trasferimento del bambino da Ramallah a un ospedale israeliano, scrivendo nella propria petizione che, sebbene la sua famiglia si fosse trasferita a Ramallah nel 2022 per ricevere cure mediche, il ragazzo ora ha urgente bisogno di un trapianto di midollo osseo, un trattamento non disponibile in Cisgiordania o a Gaza. ⬇️5
Secondo la petizione presentata al Tribunale distrettuale di Gerusalemme per conto del ragazzo dal Centro legale israeliano #Gisha per la libertà di movimento, la famiglia si è trasferita a Ramallah nel 2022 per garantirgli cure mediche, ma queste non sono più efficaci e il ragazzo ha quindi urgente bisogno di un trapianto di midollo osseo.
Tale operazione non è disponibile in Cisgiordania o a Gaza.
“La decisione delle autorità israeliane di impedire a un bambino di 5 anni di ricevere cure mediche salvavita a causa del suo indirizzo di residenza è del tutto contraria ai loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, delle leggi sui diritti umani e delle procedure legali israeliane”, hanno affermato gli avvocati di Gisha. ⬇️4
Organizzazioni per i diritti umani hanno documentato abusi diffusi nelle carceri e nei centri di detenzione, tra cui cibo e assistenza sanitaria insufficienti, condizioni igieniche precarie e percosse.
A marzo, un ragazzo palestinese di 17 anni è morto in una prigione israeliana e i medici hanno affermato che la causa principale della morte è stata probabilmente la fame.
La sentenza è stata emessa in risposta a una petizione presentata lo scorso anno dall'Associazione per i diritti civili in Israele (#ACRI ) e dal gruppo israeliano per i diritti umani #Gisha.
I gruppi hanno affermato che il cambiamento nella politica alimentare attuato dopo l'inizio della guerra a #Gaza ha causato malnutrizione e fame ai prigionieri. ⬇️3
32 ordres d'évacutation par l'armée israelienne entre le 18 mars et 29 mai 2025 (carte dynamique des tranferts de population)
Selon l'UNRWA, + d'1,9 millions de Gazaoui ont été déplacé depuis le début du conflit.
"l'ampleur et la nature de ces evacuations laissent penser à des objectifs plus larges : vider certaines zones de leurs habitants et installer un controle militaire à long terme" (Shai Grundberg, porte parole association israelienne Gisha)
#Palestine / UN Warnings realized as aid distribution center in Gaza overwhelmed
The UN warned that distributing aid in large centers in Gaza would negatively impact humanitarian efforts and harm the most vulnerable.
A distribution center established by Israel and an American company was "overwhelmed" by tens of thousands of Gazans, who reportedly took all the food. The UN had criticized the plan, stating it would reduce aid operations and force people to travel long distances with heavy loads.
Aid agencies also argued the plan contradicts humanitarian principles by not being neutral, impartial, or independent from armed forces.
Or, in other words, #Israel obtained the exact visuals it needed to spin engineered starvation to misinformation about #Hamas allegedly looting the food Israel has been providing. Is there any doubt this statement by #Netanyahu was written in advance, waiting for these visuals?
[...] "the lie is that we have a policy of starvation in Gaza. When we provide aid trucks, Hamas steals them. What's left, they sell to citizens at crazy prices, and that's how they finance their new recruitment."
Photo by Abdel Kareem Hana/AP: Crowds carrying food packages in the southern Gaza Strip today. The #Gisha organization claimed that the plan is part of Israel's policy whereby humanitarian aid serves military-political goals.
da due mesi a gaza non entra nulla / chantal meloni sul ‘manifesto’, 5 mag. 2025
Da due mesi a Gaza non entra nulla, niente cibo, medicine, nessun bene necessario alla sopravvivenza di una popolazione bombardata, sfollata, ferita e già ridotta allo stremo. Di fronte alla paralisi, ignobile, dei nostri rappresentanti statali e degli organismi internazionali, un piccolo gruppo di attivisti si è organizzato attorno alla Freedom Flotilla, un’iniziativa della società civile per portare assistenza alla popolazione intrappolata. Le notizie riportano che la barca che avrebbe dovuto trasportare circa 30 persone e gli aiuti è stata attaccata di notte da un drone in acque internazionali al largo di Malta.
Il pensiero va indietro nel tempo, a 15 anni fa: la Mavi Marmara – la più grande tra le barche con a bordo centinaia di attivisti da tutto il mondo che tentavano di rompere il blocco di Gaza – fu presa d’assalto nella notte del 31 maggio 2010 da forze speciali israeliane. Il bilancio fu di nove civili uccisi e quasi trenta feriti. Nonostante le commissioni di inchiesta e le insistenti richieste, anche alla Corte penale internazionale (Cpi), di processare i responsabili di questo apparente crimine di guerra, non c’è stata mai alcuna forma di giustizia, né a livello interno né internazionale.
Il blocco di Gaza non ha due mesi di vita: con intensità diverse, da decenni Israele impone questa forma di punizione collettiva alla popolazione di quel piccolo lembo di terra. La politica di chiusura, o blocco, o assedio, di Gaza è praticata dagli anni Novanta: è da allora che il Palestinian Center for Human Rights di Gaza (Pchr) ha iniziato a documentare le restrizioni alla circolazione di persone e di beni a Gaza, ben prima dell’avvento di Hamas al potere.
La situazione è drammaticamente peggiorata dal 2007, dopo la presa del potere di Hamas nella Striscia: Israele dichiarò l’intera Gaza «un’entità nemica» e alzò il livello di una politica illegale già in atto, centellinando tutto ciò che entrava a Gaza, perfino le calorie consumabili dalla popolazione – calcolate su quel minimo necessario per passare il vaglio dei giudici.
È in quegli anni che organizzazioni per i diritti umani, tra cui alcune israeliane, come Gisha, insieme a quelle palestinesi, iniziarono a denunciare insistentemente il blocco come illegale e a presentare petizioni ai tribunali israeliani per contrastare i divieti di ingresso a Gaza di merci fondamentali – cibo e medicinali ma anche il carburante per l’elettricità, necessaria al funzionamento di tutte le infrastrutture civili, tra cui gli ospedali. Come accade oggi, anche 15 anni fa le corti israeliane diedero di fatto mano libera al governo sulla base di presunte esigenze di sicurezza.
Ciò che sta avvenendo oggi è il compimento di quella politica, è l’atto finale di decisioni che vengono da lontano. Ciò che sconvolge ulteriormente è che ciò avviene mentre alla Corte internazionale di giustizia (Cig) si continua a discutere degli obblighi di Israele rispetto alla popolazione civile palestinese, che è popolazione protetta (compresa quella di Gaza) in base al diritto internazionale umanitario, tra cui la IV Convenzione di Ginevra.
Proprio questa settimana, mentre l’Unrwa e le altre organizzazioni umanitarie continuano a suonare allarmi sempre più disperati sulla catastrofe umanitaria in corso a Gaza – mostrandoci foto strazianti, specie di bambini, che muoiono di fame davanti ai nostri occhi – si susseguono le udienze all’Aia, dove i delegati di oltre 40 Stati hanno preso una chiara posizione contro le politiche di Israele di questi mesi e la decisione di impedire alle agenzie delle Nazioni unite che prestano assistenza ai palestinesi di svolgere la propria missione.
Assistiamo impotenti, come se l’Onu non potesse fare nulla di fronte alla più grande violazione di tutti i principi posti alla base della sua Carta, lasciando nelle mani di trenta attivisti su una barca il tentativo (già fallito) di rompere l’assedio di Gaza. Come può essere che la più importante organizzazione internazionale, l’Onu, non possieda alcun meccanismo giuridico attivabile di fronte a uno Stato che sta affamando la popolazione civile come arma di guerra, come riconosciuto nei mandati di arresto della Cpi, e i cui atti sono in discussione quali atti di genocidio davanti alla Cig?
Il diritto internazionale non si «auto-esegue»: le Corti prendono decisioni, ma spetta agli Stati renderle esecutive. È vero tanto nel caso dell’obbligo di prevenire un genocidio (gli ordini emessi nel 2024 dalla Cig verso Israele sono rimasti lettera morta), quanto del parere consultivo del 19 luglio 2024 sull’illegalità dell’occupazione di tutto il territorio palestinese (Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est e Gaza), che la Corte ha dichiarato debba cessare «il più rapidamente possibile».
Il governo di Israele, lo ha dimostrato, non si fermerà – nemmeno di fronte a una eventuale sentenza della Cig. Netanyahu è oggetto di un mandato di arresto per gravissimi crimini di guerra e contro l’umanità spiccato dalla Cpi. Eppure, nessuno Stato sta prendendo misure concrete per costringerlo a rispettare i principi dello stato di diritto, il divieto di commettere un genocidio o almeno quelle regole basiche del diritto internazionale umanitario, in cui gli Stati fanno ancora finta di credere nei loro argomenti davanti alla massima autorità giudiziaria dell’Onu.
#bambini #blocco #ChantalMeloni #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #CorteInternazionaleDiGiustizia #FreedomFlotilla #Gaza #genocide #genocidio #Gisha #ICC #icj #IDF #ilManifesto #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MaviMarmara #ostaggi #Palestina #Palestine #prigionieri #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism
“Israel is once again using its control over all of Gaza’s crossings to deny access for humanitarian aid, obstructing critical items, including food, medicine, fuel, and shelter equipment, as a weapon of war against the civilian population, in violation of its obligations under international law. Denying critical supplies to two million people, half of whom are children, constitutes a war crime.”