Pompei, nella necropoli di Porta Sarno spunta il rilievo funerario di una coppia di sposi: “Lei forse era una sacerdotessa di Cerere”

Elena Percivaldi

Uno splendido rilievo funebre di una coppia, scolpito a dimensioni quasi reali, è emerso dagli scavi nella necropoli di Porta Sarno a Pompei, nell’ambito del progetto “Investigating the Archaeology of Death in Pompeii” condotto dall’Universitat de València con il Parco Archeologico, sotto la direzione del professor Llorenç Alapont. Le due figure ad alto rilievo, trasferite nella Palestra Grande per il restauro, saranno protagoniste della mostra “Essere donna nell’antica Pompei,” in apertura il 16 aprile 2025, dove i visitatori potranno assistere live agli interventi di conservazione.

Particolare del volto dell’uomo (Foto ©Alfio Giannotti)

La scoperta risale alle indagini iniziate a luglio 2024 in un’area già scavata negli anni ‘90 per la Circumvesuviana, che aveva rivelato oltre 50 sepolture a cremazione. Ora, il team ha portato alla luce una tomba monumentale: un muro con nicchie sormontate dal rilievo di un uomo e una donna, forse sposi. La donna, raffigurata con un fascio di spighe, potrebbe essere una sacerdotessa di Cerere, dea della fertilità. La qualità arcaica dell’intaglio data il reperto al periodo tardo repubblicano, tra il II e il I secolo a.C.

La coppia di Porta Sarno (Foto ©Alfio Giannotti)Particolare della spiga (Foto ©Alfio Giannotti)

Un tesoro dalla necropoli

“Questa campagna amplia la conoscenza dell’area extra moenia di Pompei,” spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico. “La collaborazione con Valencia, già fruttuosa con la tomba di Marco Venerio Secundio, ha coinvolto archeologi, restauratori e antropologi in un progetto multidisciplinare.” I dettagli dello studio sono pubblicati oggi sull’E-Journal degli scavi di Pompei, a firma di Alapont e del suo team.

Il rilievo funebre di Porta Sarno (Foto ©Alfio Giannotti)

Il rilievo, alto circa 1,70 metri, mostra una cura straordinaria nei dettagli: la donna indossa una tunica con pieghe scolpite e porta simboli legati al culto agrario, mentre l’uomo, in toga, potrebbe essere il suo compagno o un dignitario. “La datazione al tardo repubblicano e il simbolismo suggeriscono un’élite locale,” nota Alapont. La tomba, con il suo arco e le stele, si affianca ai reperti delle oltre 50 sepolture già note, arricchendo la storia della necropoli.

Restauro in diretta e mostra

Le sculture, fragili ma ben conservate, sono state trasferite con cura per evitare danni. Dal 16 aprile, nella Palestra Grande, i restauratori lavoreranno sotto gli occhi del pubblico, un esperimento di “archeologia partecipata” che promette di affascinare i visitatori. La mostra “Essere donna nell’antica Pompei” esplorerà il ruolo femminile nella società romana, con il rilievo come pièce de résistance.

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Pompei / Tempio di Asclepio, necropoli di Porta Sarno, Casa della Caccia Antica, il Capitolium e il Foro: ecco tutte le novità dagli scavi - Storie & Archeostorie

In sei nuovi articoli scientifici pubblicati sull'E-Journal degli Scavi di Pompei gli ultimi aggiornamenti relativi a una parte dei progetti di ricerca e di indagine archeologica realizzati nel corso del 2023-24 sul sito della città vesuviana.

Storie & Archeostorie

Pompei, uno studio sui pigmenti svela i colori della città vesuviana

Elena Percivaldi

Pompei, si sa, era un mondo tutto a colori. Lo dimostrano gli sgargianti affreschi che adornavano le ricche dimore della città vesuviane, riportati alla luce durante gli scavi – gli ultimi, spettacolari, nella cosiddetta Casa del Tiaso – ed esaltati dai restauri. A raccontare l’affascinante mondo dei pigmenti pompeiani è lo studio appena pubblicato sul Journal of Archaeological Science, che ha svelato dettagli inediti e straordinari sulle tecniche pittoriche degli antichi romani. La ricerca, condotta dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con il gruppo di Mineralogia e Petrografia dell’Università degli Studi del Sannio e il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse dell’Università Federico II di Napoli, ha analizzato i pigmenti pompeiani dal III secolo a.C. fino all’eruzione del 79 d.C., esplorando la ricca tavolozza cromatica utilizzata dagli artisti attivi nella città vesuviana.

(C)Parco Archeologico di Pompei

La gamma dei colori di Pompei

Tra i pigmenti studiati, tutti documentati nei contesti di scavo, figurano materiali naturali come l’ematite e sintetici come il celebre blu egizio (CaCuSi₄O₁₀), coprendo una gamma che spazia dai rossi intensi ai blu profondi. L’approccio analitico non invasivo, basato su microscopia ottica e spettroscopia Raman portatile, ha permesso di preservare i reperti mentre si identificavano le loro composizioni chimiche. Gli autori hanno scoperto che i pittori romani miscelavano pigmenti come il rosso piombo (minio, Pb₃O₄) e il bianco di calcio con proporzioni precise, ottenendo sfumature personalizzate. Ad esempio, nello studio della stanza rossa della Casa del Tiaso, è emersa una miscela di rosso piombo con tracce di cinabro (HgS), un pigmento costoso che denota un’attenzione al lusso.

(C)Parco Archeologico di Pompei

Un risultato straordinario è l’identificazione di un grigio innovativo, prodotto con barite (BaSO₄) e alunite (KAl₃(SO₄)₂(OH)₆), qui documentato per la prima volta nel Mediterraneo antico. Gli autori suggeriscono che questo pigmento, rilevato in campioni della Regio V, potrebbe derivare da una lavorazione locale di minerali vulcanici, evidenziando l’ingegnosità degli artigiani pompeiani.

Tra ricerca e restauro

(C)Parco Archeologico di Pompei

Lo studio non si limita alla scoperta scientifica, ma supporta il restauro degli affreschi. Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, sottolinea: “La conoscenza della composizione chimica, come la presenza di rame (Cu) nel blu egizio o di piombo (Pb) nel rosso, è cruciale per interventi conservativi mirati”. Le analisi sulla megalografia dionisiaca di recente scoperta, ad esempio, hanno confermato l’uso di blu egizio mescolato a terre verdi, offrendo dati cruciali per preservarne i colori originari. Questo approccio, coordinato con i restauri in corso, rappresenta un’eccellenza italiana nella tutela del patrimonio.

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I pigmenti di Pompei: testimonianze di un’arte raffinata

I risultati evidenziano una padronanza tecnica avanzata: il blu egizio, prodotto riscaldando silicati di rame a temperature tra 850 e 1000°C, era spesso diluito con fillers come il calcite per ridurre i costi, mentre il rosso piombo mostrava tracce di impurità vulcaniche, probabilmente legate all’ambiente di Pompei. Il grigio a base di barite, con un contenuto di bario quantificato tra il 5-10% nei campioni analizzati, suggerisce una sperimentazione locale, forse ispirata ai depositi minerali del Vesuvio.

(C)Parco Archeologico di Pompei

Dalla scienza alla storia

Disponibile su ScienceDirect (a questo link), lo studio apre dunque nuove prospettive per gli scavi in corso, il restauro e la conservazione a lungo termine. Le tecniche non invasive, come la spettroscopia XRF portatile, garantiscono un’analisi dettagliata senza compromettere i reperti, mentre i dati raccolti arricchiscono il dialogo tra archeologia e scienza. Pompei si conferma un laboratorio vivente, dove ogni pietra – e ogni pigmento – racconta davvero una storia.

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A Pompei scoperti nuovi affreschi a tema dionisiaco

A più di 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri, nuovi affreschi a Pompei gettano luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico.

Storie & Archeostorie

Baccanti, satiri, sileni e un corteo di Dioniso: a Pompei emerge una nuova “Villa dei Misteri” decorata con straordinari affreschi [LE FOTO | LA VIDEO-INTERVISTA]

Elena Percivaldi

A oltre un secolo dalla scoperta della Villa dei Misteri, un altro eccezionale ciclo di affreschi getta luce sui riti di Dioniso nel mondo classico. Nel corso degli scavi nell’insula 10 della Regio IX di Pompei, gli archeologi hanno portato alla luce una “megalografia”, un ciclo di pitture a grandi figure, che decora tre lati di una grande sala per banchetti, con il quarto lato aperto sul giardino.

©Parco Archeologico di Pompei

I nuovi affreschi di Pompei: il Corteo di Dioniso, scene di vita e rituali misterici

Il fregio rappresenta il corteo di Dioniso, dio del vino, con baccanti rappresentate come danzatrici ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle, una spada e le interiora di un animale nelle mani.

©Parco Archeologico di Pompei

E poi alcuni giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). 

Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.

©Parco Archeologico di Pompei

Un dettaglio molto particolare del fregio è che tutte le figure sono dipinte su piedistalli, come se fossero statue, ma con dettagli realistici che ne fanno percepire il movimento, rendendole incredibilmente vivaci.

©Parco Archeologico di Pompei

Oltre ai riti iniziatici, la caccia

Attribuito al II Stile della pittura pompeiana (I secolo a.C.), anzi più precisamente agli anni 40-30 a.C., il fregio era già vecchio di un secolo al momento dell’eruzione, avvenuta nel 79 d.C. Stile e iconografia lo accomunano a quello della celebre Villa dei Misteri, ma introducono un nuovo tema: la caccia. Un fregio secondario sopra la scena principale raffigura infatti diversi animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, oltre a uccelli, pesci e molluschi.

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Zuchtriegel: “Pitture meravigliose tra crisi religiosa e ritualità arcaica”

Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, racconta il ritrovamento

Entusiasta il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei:

 “La caccia delle baccanti di Dioniso  a partire dalle ‘Baccanti’ di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a ‘qualcosa di diverso, di grande e di visibile’, come dice il coro nel testo di Euripide. La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna ‘carina’, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si ‘fa bella’.

©Parco Archeologico di Pompei

Sia il fregio della casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera.

©Parco Archeologico di Pompei

Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco tra illusione e realtà, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., e al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici.”

©Parco Archeologico di Pompei

La Regio IX, un giacimento di tesori

Gli scavi nella Regio IX, avviati nel febbraio 2023 su un’area di circa 3.200 mq, hanno portato alla scoperta di oltre 50 ambienti, tra cui due case di epoca sannitica trasformate in epoca romana in una fullonica (lavanderia) e un panificio. Tra i ritrovamenti più significativi figurano un salone nero con scene della saga troiana, un sacrario con allegorie delle stagioni e un quartiere termale.

©Parco Archeologico di Pompei

Questa sera su Raiuno alle 21.30, Alberto Angela dedicherà un approfondimento a queste straordinarie scoperte del Parco Archeologico di Pompei.

Come visitare la Casa del Tiaso

L’ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile al pubblico tramite visite guidate al cantiere, prenotabili al numero 327 2716666. I visitatori, divisi in gruppi di 15 persone, potranno esplorare gli scavi accompagnati dal personale specializzato. L’accesso è incluso nel biglietto d’ingresso al Parco Archeologico di Pompei.

Fonte notizia, video e foto: Parco Archeologico di Pompei.

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ARTE / La pittura a Roma e Pompei, una miniera di capolavori straordinari: ce li racconta una mostra a Bologna - Storie & Archeostorie

Sepolta dall'eruzione del 79 d.C., Pompei ha conservato pressoché intatti i suoi tesori. Tra questi anche le pitture murarie, capolavori realizzati da autori per lo più ignoti ma che padroneggiavano in maniera stupefacente tutti segreti di quest'arte. Una grande mostra a Bologna ci guida a riscoprire i "pictores" e le loro botteghe: raccontandoli attraverso gli strumenti del mestiere e le tecniche sopraffine, l’esposizione ne esplora anche la condizione sociale ed economica, per apprezzarne appieno il ruolo rivestito nella società del tempo.

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