Il Foglio RSS: I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

Ita Airways – la compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitalia – ha chiuso il 2025 con 3,2 miliardi di euro di ricavi (di cui 2,8 dal trasporto passeggeri) e 209 milioni di utile. Si tratta di un risultato incoraggiante per la nuova compagnia, che l’anno scorso è entrata nell’orbita di Lufthansa con l’acquisto del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco (il restante 59 per cento rimane in pancia al Tesoro). Ma è un risultato impressionante in prospettiva storica: è la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso. Ita non ha toni celebrativi e mette le mani avanti di fronte alle difficoltà economiche e geopolitiche (che si sono aggravate nel corso del 2026). Inoltre, l’amministratore delegato, Joerg Eberhart, avverte che “per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta”.
Eppure, prudenza a parte, non può sfuggire che Ita oggi opera in condizioni radicalmente diverse da quelle del passato. In primo luogo, nonostante la presenza ancora ingombrante del Mef, dal punto di vista industriale agisce come un’azienda privata, poiché quella di Lufthansa è una partecipazione industriale, non finanziaria. Ma anche in passato Alitalia è stata privata, per esempio all’epoca dei “capitani coraggiosi” o con Etihad. L’altra grande differenza, allora, è la piena integrazione in un grande vettore europeo, che ha saputo valorizzarne i punti forti, emancipandola dalla sua condizione penalizzante di essere troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola. Questo risultato rende anche giustizia alla scelta di Giancarlo Giorgetti di accettare l’offerta di Lufthansa, abbandonando la strada tracciata da Draghi che avrebbe portato Alitalia tra le braccia di AirFrance. Il progetto francese, diversamente da quello tedesco, non era di integrazione, bensì di partnership, e assegnava un ruolo più ampio all’azionista pubblico. E’ presto per dire come andrà a finire, ma i primi segnali suggeriscono – e non ci stupisce – che la rotta della privatizzazione era quella giusta.

Ita’s good results: €3.2 billion in revenue

Ita Airways – the airline born from the ashes of the old Alitalia – closed 2025 with revenues of €3.2 billion (of which €2.8 billion from passenger transport) and a profit of €209 million. This is an encouraging result for the new airline, which last year entered Lufthansa’s orbit with the German carrier’s purchase of 41 percent of the capital (the remaining 59 percent remains in the Treasury’s possession). But it’s an impressive result in historical perspective: it’s the first time in thirty years that the airline’s balance sheet doesn’t end in the red. Ita doesn’t have celebratory tones and warns of the economic and geopolitical difficulties (which have worsened throughout 2026). Furthermore, CEO Joerg Eberhart warns that “to achieve fully sustainable profitability, we must reduce the weight of liabilities related to fleet leasing.”

However, despite caution, it cannot be denied that Ita operates today under conditions radically different from those of the past. Firstly, despite the still cumbersome presence of the Ministry of Economy and Finance, from an industrial point of view it operates as a private company, as Lufthansa’s is an industrial, not financial, participation. But even in the past, Alitalia was private, for example during the times of the “bold captains” or with Etihad. The other major difference is the full integration into a large European carrier, which has been able to value its strengths, emancipating it from its penalizing condition of being too small to be great and too great to be small. This result also does justice to Giancarlo Giorgetti’s choice to accept Lufthansa’s offer, abandoning the path traced by Draghi, which would have brought Alitalia into the arms of AirFrance. The French project, unlike the German one, was not of integration, but of partnership, and assigned a broader role to the public shareholder. It’s too early to say how it will end, but the first signals suggest – and we are not surprised – that the privatization route was the right one.

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https://www.ilfoglio.it/economia/2026/03/26/news/i-buoni-risultati-di-ita-3-2-miliardi-di-euro-di-ricavi-8834471/

I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

I primi segnali incoraggianti di una privatizzazione difficile ma necessaria. È la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso

Il Fatto Quotidiano: Referendum, il No consolida il sorpasso. Secondo il sondaggio SWG, ha guadagnato 14 punti in tre mesi

Secondo la rilevazione di SWG per il programma Otto e mezzo, gli italiani pronti a bocciare la riforma della giustizia sono il 52 per cento, mentre i Sì sono dati al 48 per cento. Un sorpasso avvenuto nella seconda metà di febbraio e consolidato ora dalla rilevazione condotta tra il 2 e il 5 marzo. In totale, dal sondaggio condotto lo scorso 24 novembre, i No avrebbero guadagnato ben 14 punti, passando dal 38 per cento all’attuale 52. Il contrario dei Sì che a novembre erano dati al 62%.
Percentuali che però cambiano tenendo conto dei “propensi ad andare a votare”, che oggi si attesterebbero tra il 46 e il 51%, con la quota di indecisi, in parte assorbita soprattutto dal fronte del No, attualmente al 17%. “Il margine d’errore statistico dei dati riportati è del 2,8% al livello di confidenza del 95%”, avverte SWG, che ha condotto l’indagine “su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti In Italia (4284 non rispondenti)”. Secondo Demopolis, invece, l’attuale propensione al voto sarebbe del 40%, con i No al 43%, i Sì al 41 e il 16% di indecisi. Un’ipotetica affluenza del 54%, invece, farebbe scendere i No al 41% mentre i Sì guadagnerebbero un punto e la percentuale di indecisi sarebbe del 17%.
Durante la trasmissione sono stati presentati anche i risultati della rilevazione di Demopolis sulle preoccupazioni degli italiani per il conflitto in Medio Oriente, con la possibilità di risposte multiple. Il 75% si è detto preoccupato per “il rischio di ulteriore allargamento del conflitto“, mentre l’aumento di bollette ma anche del prezzo di benzina e gasolio preoccupa il 68%. Per il 60% di chi ha risposto la preoccupazione va per le vittime civili. Minori i pensieri per la ripresa di atti terroristici (37%) e il possibile coinvolgimento nel conflitto delle basi Nato presenti in Italia (34%).
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Referendum: No consolidates lead. According to the SWG poll, it gained 14 points in three months.

According to SWG’s survey for the “Otto e mezzo” program, Italians ready to reject the judicial reform are 52 percent, while those in favor are at 48 percent. This lead emerged in the second half of February and has now been solidified by a survey conducted between March 2 and 5. In total, since the survey conducted on November 24, the “No” side has gained a remarkable 14 points, rising from 38 percent to the current 52 percent. The opposite is true for the “Yes” side, who were at 62 percent in November.

Percentages that, however, change when taking into account the “proponents of voting,” which today would stand between 46 and 51 percent, with the proportion of undecided, largely absorbed primarily by the “No” front, currently at 17 percent. “The margin of statistical error of the data reported is 2.8% at the confidence level of 95%,” warns SWG, which conducted the survey “on a sample of 1,200 adult residents in Italy (4284 non respondents).” According to Demopolis, instead, the current propensity to vote would be 40 percent, with the “No” at 43 percent, the “Yes” at 41 percent, and 16 percent undecided. A hypothetical turnout of 54 percent would bring the “No” down to 41 percent while the “Yes” would gain a point and the percentage of undecided would be 17 percent.

During the broadcast, the results of Demopolis’ survey on Italians’ concerns about the conflict in the Middle East were also presented, with multiple-choice responses. 75 percent said they were concerned about “the risk of further escalation of the conflict,” while the increase in utility bills as well as the price of gasoline and diesel worries 68 percent. For 60 percent of those who responded, the concern is for civilian victims. Fewer concerns about the resumption of terrorist acts (37%) and the possible involvement of NATO bases present in Italy (34%).

The article “Referendum, the No consolidates the lead. According to the SWG survey, it gained 14 points in three months” comes from Il Fatto Quotidiano.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/06/referendum-il-no-consolida-il-sorpasso-secondo-il-sondaggio-swg-ha-guadagnato-14-punti-in-tre-mesi/8316190/

Referendum, il No consolida il sorpasso. Secondo il sondaggio SWG, ha guadagnato 14 punti in tre mesi

I "propensi ad andare a votare" si attesterebbero tra il 46 e il 51%, mentre la quota di indecisi, in parte assorbita soprattutto dal fronte del No, sarebbe attualmente del 17%

Il Fatto Quotidiano
Australia's unemployment rate edged down to 4.1% in January, coming in just below market expectations of 4.2% and signaling a resilient labor market.
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https://en.infomaxai.com/news/articleView.html?idxno=105811
Australia January Unemployment Rate at 4.1%—Slightly Below Expectations of 4.2%

Australia's unemployment rate edged down to 4.1% in January, coming in just below market expectations of 4.2% and signaling a resilient labor market.

Yonhap Infomax
Australia's unemployment rate fell to 4.1% in December, beating market expectations of 4.4% and signaling continued labor market resilience.
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https://en.infomaxai.com/news/articleView.html?idxno=101523
Australia December Unemployment Rate at 4.1%—Below Expectations of 4.4%

Australia's unemployment rate fell to 4.1% in December, beating market expectations of 4.4% and signaling continued labor market resilience.

Yonhap Infomax