
Rana Plaza, 11 anni dopo. In Bangladesh persistono le cause della tragedia
Il 24 aprile 2013 ha segnato la peggiore tragedia dell'industria della moda: il crollo dell'edificio uccise infatti 1.138 persone. "Il catastrofico bilancio è stato determinato da un mix letale di fattori legato ai grandi marchi -osserva la Campagna Abiti Puliti-: aver ignorato le condizioni pericolose delle fabbriche, i salari da fame e aver limitato la capacità dei lavoratori di organizzarsi collettivamente"
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"H&M, Nike e Primark usano la pandemia per sfruttare ancora di più i lavoratori"
Le multinazionali del tessile hanno recuperato le perdite causate dalla pandemia ma in Bangladesh, Cambogia e Indonesia gli operai ricevono salari più bassi rispetto al 2019 e non sono stati pagati durante i mesi di chiusura delle fabbriche. La denuncia in un nuovo report della Clean clothes campaign
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«Mai più schiavi»: la lotta degli operai Texprint di Prato - DINAMOpress
Dodici ore al giorno per sette giorni, senza ferie né assicurazione contro gli infortuni, senza permessi per la malattia. Sono queste le condizioni di lavoro disumane che ci raccontano in questa intervista gli operai della Texprint, in sciopero da oltre 40 giorni
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Per la forza-lavoro del tessile, la pandemia è stata uno stillicidio - DINAMOpress
Secondo un’indagine elaborata dalla Clean Clothes Campaign, nel solo primo trimestre della pandemia, le lavoratrici e i lavoratori della moda hanno perso strutturalmente salari per 5,78 miliardi di dollari. Gli ammanchi sono da ricollegare all’annullamento di ordini e spedizioni da parte dei grandi marchi, che si sono tradotti in migliaia di licenziamenti
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