
Un salario dignitoso per tutte e tutti: la Giornata mondiale della Clean clothes campaign
La rete globale che conta oltre 220 organizzazioni attive in più di 45 Paesi celebra per il secondo anno consecutivo il Living wage action day. "Il salario dignitoso non è un privilegio ma un diritto umano fondamentale". Il settore tessile, per dimensioni e rilevanza, ha infatti il potenziale per generare un cambiamento sistemico. Dal Bangladesh fino all'Italia, dove la campagna assume un significato concreto e urgente. Ecco perché
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I primi quarant'anni di Angoli di Mondo. Cooperazione e solidarietà, da Padova al mondo
La storica cooperativa padovana di commercio equo e non solo, nata nel 1985, taglia un traguardo simbolico e importante. Anni spesi a creare relazioni paritarie con i Paesi impoveriti e per contrastare disuguaglianze globali e consumismo crescente. Nel 1987 l'apertura della prima bottega. Oggi conta sette punti vendita in tutta la provincia con oltre 40 soci e socie, di cui 26 lavoratori. Coinvolgendo sempre più giovani
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Un accordo volontario non basta per combattere sfruttamento e caporalato nella moda
A Milano è stato appena siglato il Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nelle filiere produttive della moda, predisposto per rispondere agli scandali di caporalato scoperchiati dalla Procura della città e che hanno coinvolto noti brand del lusso. La Campagna Abiti puliti ha esaminato il documento ed evidenziato i punti più critici in tema di trasparenza, tariffario e possibilità di segnalare abusi
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Viaggio dentro Montblanc, tra delocalizzazioni in loco e sfruttamento
Non solo stilografiche con la stella ma anche pelletteria, gioielli, orologi e accessori di moda. Il marchio del gigante svizzero del lusso Richemont ha una catena di fornitura problematica. Lo dimostra il caso dei lavoratori di alcune ditte subappaltatrici del distretto di Prato, licenziati dopo anni di vertenze per il taglio degli ordini da parte di Montblanc. Sindacati e Ong si mobilitano. L'inchiesta della Campagna Abiti Puliti
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Rana Plaza, 11 anni dopo. In Bangladesh persistono le cause della tragedia
Il 24 aprile 2013 ha segnato la peggiore tragedia dell'industria della moda: il crollo dell'edificio uccise infatti 1.138 persone. "Il catastrofico bilancio è stato determinato da un mix letale di fattori legato ai grandi marchi -osserva la Campagna Abiti Puliti-: aver ignorato le condizioni pericolose delle fabbriche, i salari da fame e aver limitato la capacità dei lavoratori di organizzarsi collettivamente"
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L'impatto delle concerie: dalla Toscana sott'acqua ai distretti di Veneto e Campania
L'alluvione di inizio novembre in Toscana rischia di aggravare il problema della contaminazione causata dalle industrie conciarie del distretto di Santa Croce sull'Arno (Pisa), e in particolare dai cumuli dei fanghi essiccati, i Keu. Le lotte dei comitati e le inchieste della magistratura. Anche altri territori sono coinvolti
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Dieci anni dopo il crollo del Rana Plaza, come stanno i diritti nell'industria tessile
Il 24 aprile 2013 il collasso di un edificio in Bangladesh causò la morte di 1.138 persone, in larga parte al lavoro nel tessile. Decine di marchi hanno firmato accordi per programmi di sicurezza. Ma 12 brand si rifiutano, pensando ai profitti (da H&M a Primark, da Zara a Decathlon). Le azioni di Abiti Puliti e della Fashion Revolution week
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"Adidas ruba i salari delle lavoratrici". La campagna internazionale per i diritti
Nonostante 2,3 miliardi di dollari di utili solo nel 2021, il marchio si rifiuta di pagare addetti rimasti senza stipendio o licenziati in diversi Paesi a causa della pandemia. Mentre chi si opponeva a questa situazione è stato allontanato. La campagna Pay your workers promuove iniziative online e in diverse città di tutto il mondo
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A nove anni dal Rana Plaza continua la lotta per la sicurezza dei lavoratori del tessile
Il 24 aprile 2013 crollò un edificio a Dacca, capitale del Bangladesh, dove avevano sede fabbriche tessili che producevano capi per marchi europei e Usa. Morirono in 1.138, soprattutto donne. La Clean clothes campagin denuncia come alcuni marchi -inclusi Levi's e Ikea- continuino a rifiutarsi di mettere la sicurezza al centro
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Industria tessile e diritti: il nuovo accordo in Bangladesh per la sicurezza dei lavoratori
In vigore dal primo settembre, avrà una durata di 26 mesi e subentra al precedente patto firmato dopo il crollo del Rana Plaza, nel 2013, in cui morirono oltre mille lavoratori. Tra le novità, accolte con favore dalle Ong impegnate da anni sul campo, l'impegno a estenderne l'applicazione ad almeno un altro Paese
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