Il Tempo: Roma, viale Mazzini: rottura di una condotta idrica durante lavori in cantiere, traffico in tilt a Prati

Mattinata di disagi nel quartiere Prati, dove un incidente avvenuto nell'area di viale Mazzini ha provocato la temporanea paralisi della viabilità e criticità sulla rete idrica. Durante alcune operazioni all'interno di un cantiere, la rimozione di un albero ha causato la rottura di una conduttura d'acqua, rivelatasi poi una linea principale di approvvigionamento. Un problema registrato intorno alle 12 in via Montesanto. A seguito del danneggiamento della tubatura, è stata immediatamente disposta la chiusura del tratto stradale compreso tra via Sabotino e Viale Mazzini, con ripercussioni sul traffico dell'intero quadrante. La circolazione è rimasta interrotta per circa due ore. Solo intorno alle 14 è stata riaperta una corsia, con carreggiata ridotta in direzione viale Mazzini. Sul posto sono intervenuti gli agenti del Gruppo I Prati della Polizia Locale di Roma Capitale, che hanno gestito la viabilità e delimitato l'area interessata. Nel corso del pomeriggio sono entrati in azione i tecnici di Acea, impegnati nelle operazioni di ripristino della conduttura. La natura della tubazione, classificata come principale, ha reso più complesso l'intervento, richiedendo verifiche approfondite e lavori accurati per evitare ulteriori criticità.

Rome, viale Mazzini: burst of a water pipe during construction work, traffic at a standstill in Prati.

This morning was marked by disruptions in the Prati neighborhood, where an accident in the area of Viale Mazzini caused temporary paralysis of traffic and critical issues with the water network. During operations within a construction site, the removal of a tree caused a break in a water pipe, which turned out to be a main supply line. A problem was registered around noon on Via Montesanto. Following the damage to the pipe, the section of road between Via Sabotino and Viale Mazzini was immediately closed, with repercussions on traffic throughout the quadrant. Traffic remained interrupted for approximately two hours. Only around 2 p.m. was one lane reopened, with the roadway reduced in the direction of Viale Mazzini. Officers from the Gruppo I Prati of the Rome City Police arrived on the scene, managing traffic and delineating the affected area. During the afternoon, technicians from Acea took action, engaged in operations to restore the pipe. The nature of the pipe, classified as main, made the intervention more complex, requiring thorough checks and careful work to avoid further issues.

#Mazzini #Prati #VialeMazzini #ViaMontesanto #ViaSabotino #Gruppo

https://www.iltempo.it/attualita/2026/03/17/video/roma-viale-mazzini-rottura-di-una-condotta-idrica-durante-lavori-in-cantiere-traffico-in-tilt-a-prati-46856260/

Roma, viale Mazzini: rottura di una condotta idrica durante lavori in cantiere, traffico in tilt a Prati

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#Mazzini: Zwłaszcza ze stolic krajów nordyckich kanałami dyplomatycznymi płyną do Warszawy gorzkie słowa. wyborcza.pl/magazyn/7,12...

Mazzini: Amerykanie ograli Naw...
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Mateusz #Mazzini: Ultraprawicowi ideolodzy #MAGA chcą eksportować w świat własną rewolucję i zwalczać wszystkich jej wrogów.

Ruch MAGA chce zmienić przede ...
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Mateusz #Mazzini: Szczyt skuteczności Trumpa mamy już za sobą. U progu nowego roku #MAGA jest na granicy wojny domowej

Łatwiej dostać się na Harvard ...
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#Mazzini: Czy rządzi #Tusk, czy #Kaczyński - nie próbujemy stać się istotnym graczem w Unii. Nawet nie wypełniamy normy przysługujących nam stanowisk w europejskich instytucjach. wyborcza.pl/magazyn/7,12...
#Mazzini: Opozycja przeciwko Trumpowi istnieje i krzepnie. Tyle że nie tam, gdzie można by się jej spodziewać. wyborcza.pl/magazyn/7,12...

Il Comandante partigiano “Amedeo” catturato e fucilato

Il 26 gennaio 1945 una delazione fu fatale al Comandante “Amedeo” ed a cinque suoi compagni. Le cause che portarono alla loro cattura furono diverse.
Tra il 24 ed il 25 gennaio 1945 i Battaglioni Nuotatori Paracadutisti e Sagittario della Decima Mas organizzarono insieme un rastrellamento contro la ricostituita Mazzini. I primi, sfruttando l’abbondante nevicata, attaccarono a sorpresa il gruppo del bolognese “Gianni” (Primo Cavicchi) e del mestrino “Danton” nei pressi di un bivacco nella zona di Pianezze di Miane, perdendo 13 uomini (tra i quali il Sergente Vincenzo Aniparides), ma uccidendo “Danton” ed un altro partigiano; i secondi, beneficiando delle informazioni di una staffetta, che si faceva chiamare “l’Americana” e che era stata arrestata dal Battaglione Nuotatori Paracadutisti, compirono un rastrellamento a Premaor di Miane; dove, in una stalla, erano nascosti quattro partigiani armati <146.
Sulla base di quanto affermano la storiografia resistenziale e le deposizioni dei fascisti processati dalla Corte d’Assise straordinaria di Treviso, la cattura di Marino Zanella (Amedeo) e della sua staffetta Salvatore Pontieri (Totonno) non fu frutto di un piano organizzato, ma avvenne in modo del tutto casuale. Le nipoti di “Amedeo” ritengono, invece, che l’arresto dello zio sia stato tutt’altro che fortuito, visto che la Brigata Mazzini continuò ad essere il principale obiettivo delle rappresaglie fasciste anche dopo il rastrellamento del Cansiglio. Hanno inoltre sostenuto che la discesa a valle di “Amedeo” avvenne con un motivo ben preciso: la notte del 23 gennaio 1945 il Comandante della Mazzini si recò a Guia di Valdobbiadene per assistere la partoriente cognata Assunta De Rui. Quest’ultima, infatti, dopo il rastrellamento di Segusino, trascorse circa un mese in montagna con i partigiani e, successivamente, grazie ad un accordo tra Curzio Frare (Attilio) ed il parroco di Guia, venne ospitata insieme alla figlia presso l’abitazione di tre benestanti signore di quel paese. Infine, il 24 o il 25 gennaio 1945, prima di ritornare in montagna, “Amedeo” doveva recarsi ad un incontro concordato con il macellaio di Miane Giuseppe Bortolini: accordo che prevedeva il pagamento di una somma di 135.000 lire, in cambio di un rifornimento di carne per la Brigata Mazzini.
È possibile che “l’Americana” – di lì a poco giustiziata dai partigiani – o chi per essa, al corrente dei piani di Marino Zanella, vuoi per ricevere un elevato compenso alimentare ed economico, vuoi per motivazioni di altro genere, avesse informato i fascisti; i quali, dopo aver arrestato i quattro partigiani, intercettarono anche “Amedeo” e la sua staffetta “Totonno” lungo la strada tra Miane e Follina.
Anche il fatto che gli uomini della Decima Mas non sapessero di avere tra le mani il Comandante della Mazzini, ricercato politico fin dagli anni ’30, appare una ricostruzione poco convincente. Potrebbe anche essere vero che, a causa di un atto di ingenuità di “Amedeo”, l’arresto fosse avvenuto in modo inaspettato e che i militi che lo intercettarono non avessero riconosciuto il prigioniero, ma appena fu condotto nelle carceri del Municipio di Pieve di Soligo e, visti i segni delle pesanti torture che furono trovati sul suo corpo dai familiari, non è ragionevole pensare che i vertici del Battaglione Sagittario (il vicecomandante Tenente Angelo Rossellini ed i Sottotenenti Alfredo Bonichi ed Aldo Grosso) non fossero ben consapevoli di aver ottenuto un successo strategico fondamentale.
Venendo ai fatti, dopo un violento interrogatorio e la condanna a morte senza processo, attorno alle ore 11 del 26 gennaio 1945 (venerdì) i sei partigiani, assistiti da monsignor Domenico Martini, locale arciprete, furono fucilati tre alla volta sul lato nord-est del muro di cinta del cimitero di Pieve di Soligo, dove, ancor oggi, si trovano una scultura bronzea realizzata da Augusto Murer ed una lapide che ricorda il loro sacrificio. All’interno del cimitero, in tempi più recenti, è stato realizzato un grande monumento in onore dei sei caduti, del vicecomandante “Cirillo” e delle vittime pievigine del nazifascismo.
Elenco dei partigiani giustiziati con Marino Zanella (Amedeo) <147: 1. Antonio Bortolini (Bepi), nato a Miane il 6 gennaio 1922, partigiano combattente dal 18 ottobre 1943; 2. Salvatore Pontieri (Totonno), nato a Savelli di Crotone l’11 dicembre 1922; 3. Giovanni Possamai (Lavaredo/Ravanello), nato a Mura di Cison di Valmarino l’11 giugno 1922, soldato di Fanteria; 4. Leone Sasso (Resistere), nato a Cison di Valmarino il 6 gennaio 1894, in precedenza Alpino del 7° Reggimento Alpini di Belluno; 5. Maurizio Violini (Mario/Violini), nato a Sassari il 5 novembre 1910 e residente a Valmareno di Follina, Carabiniere.
Lo stesso giorno della fucilazione, opponendosi alla presa di posizione del Comando del Battaglione Sagittario di scavare una fossa comune per far passare sotto silenzio la vicenda, l’arciprete di Pieve di Soligo contattò i familiari delle vittime; cosicché, nei giorni seguenti, le salme furono trasferite e sepolte nella rispettive parrocchie.
Il 1° febbraio 1945 la Brigata Mazzini riservò al suo Comandante una partecipata cerimonia funebre a Segusino; dove, dimenticato o sconosciuto ai più, riposa ancor oggi nella tomba di famiglia <148.
Negli anni successivi alla fine della guerra, i dirigenti provinciali del Pci organizzarono delle cerimonie pubbliche in occasione degli anniversari dalla morte del fondatore della Brigata Mazzini, ma, nel contesto della Guerra Fredda e della lunga contrapposizione tra i blocchi americano e sovietico, la Democrazia Cristiana (Dc) ed il clero misero in cattiva luce la figura di Marino Zanella, facendolo passare alla storia come colui che era «autore di più di 500 condanne capitali, eseguite nelle nostre montagne» e che «con la sua propaganda, più a suon di denaro, ha attecchito nelle teste di un gruppo, fortunatamente esiguo, di giovinotti e di ragazze della stessa risma» <149. Al contempo, nonostante fosse già stata molto danneggiata, non ci furono remore nel mettere in difficoltà la famiglia Zanella con le più varie offese; trascurando il fatto che, seppur durante la liberazione e la “resa dei conti” le opportunità fossero state all’ordine del giorno, i familiari di “Amedeo” non vollero trarne alcun beneficio, preferendo il perdono all’immorale arricchimento dell’ultim’ora <150.
I responsabili del plurimo omicidio di Pieve di Soligo furono processati dalla sezione speciale della Corte d’Assise di Treviso. La sentenza del 13 luglio 1946 ebbe il seguente esito: Angelo Rossellini fu condannato all’ergastolo ed alla confisca a favore dello Stato di tutti i beni di sua proprietà, poiché ideatore e primo esecutore della rappresaglia; Aldo Grosso alla pena di 15 anni di reclusione per la sua partecipazione diretta al fatto; Alfredo Bonichi fu assolto per amnistia. Rossellini e Grosso furono inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese processuali. Nei successivi gradi di giudizio furono entrambi assolti: Grosso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 1° aprile 1948, Rossellini dalla Corte di Assise di Appello di Venezia il 27 maggio 1953, nonostante pendessero su di loro le accuse di omicidio aggravato e continuato e di collaborazionismo <151.
Di certo, in tempi brevi prevalse la pace, ma non avrebbe dovuto essere questa la soluzione migliore per ottenerla: chiudere gli occhi non sempre aiuta a dimenticare.
[NOTE]
146 ACASREC, b. 57, Archivio CRV, f. Documenti vari schedati, sf. Relazione sull’attività militare svolta dalle Brigate della Divisione “N. Nannetti” dal mese di dicembre 1943 al mese di maggio 1945; Albo nazionale caduti e dispersi della RSI, edizione aggiornata per l’anno 2015; AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini e altri, Procedimento penale a carico di Rossellini Angelo e altri, pp. 12-13; BIZZI, Il cammino di un popolo, vol. II, cit., pp. 151-153; MAISTRELLO, La Decima Mas in provincia di Treviso, cit., pp. 55-59; MASIN, La lotta di liberazione nel Quartier del Piave, cit., pp. 144-145; SERENA, I fantasmi del Cansiglio, cit., pp. 41-42.
147 AISRVV, II sez., b. 64, f. 3 sf. 1 Pratiche per pensioni di guerra, doc. 18, 88, 89, 96, 114; Archivio della Parrocchia di Miane, Registro dei morti; ASCM, b. Anno 1946 – Pratiche dalla 1a alla 4a, f. II (Elenco partigiani e caduti partigiani), sf. Bortolini Antonio, in particolare vedi: atto di notorietà del 1° luglio 1946.
148 Archivio della Parrocchia di Segusino, Registro dei morti (1936-1961), anno 1945; ASDPd, b. Guerra 1940-1945: Relazioni parrocchiali, f. Vicariato di Quero, sf. Parrocchia di Segusino, Relazione di don Agostino Giacomelli, s.d. (senza data); AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini ed altri, Procedimento penale a carico di Rossellini Angelo e altri, a p. 22 la deposizione di monsignor Domenico Martini, alle pp. 24-27 le deposizioni dei Sottotenenti Alfredo Bonichi ed Aldo Grosso.
149 ASDPd, b. Guerra 1940-1945: Relazioni parrocchiali, f. Vicariato di Quero, sf. Parrocchia di Segusino, Relazione di don Agostino Giacomelli, senza data.
150 Testimonianze di Fiorentina e di Silvana Zanella, 6 febbraio e 7 marzo 2015.
151 AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini ed altri, Procedimento penale del luglio 1946 e sentenze successive; in particolare si veda la sentenza n. 46 del 13 luglio 1946.
Luca Nardi, Storie di guerra: Valdobbiadene e dintorni dal gennaio 1944 all’eccidio del maggio 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, 2016

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Oggi nessuno verrebbe a parlare della natura intrinsecamente colonialista del progetto mazziniano, no?

Beh, forse i monarchici borbonici magari sì, e magari dal loro punto di vista hanno anche un po' di ragione.

Che discorso porto avanti? 🙃

#Mazzini #colonialismo

Mazzini e Bakunin di fronte alla Comune -

Alle origini del movimento operaio e del movimento anarchico in Italia Nell’anniversario della Comune di Parigi (18 marzo 1871) pubblichiamo questo brano tratto da “Bakunin e l’Internazionale in Italia” di Max Nettlau, che illustra i contrasti teorici fra i due grandi rivoluzionari. *** Durante la sua lunga carriera politica di quarantacinque anni Giuseppe Mazzini è stato sempre in urto violento o latente col socialismo. Era il rappresentante nato della borghesia nazionale ascendente e, come tale, non poteva simpatizzare col socialismo; ma avrebbe potuto combatterlo apertamente o lasciarlo in pace; come facevano tanti altri protagonisti della causa nazionale, i quali non...

#Mazzini per la Palestina