Agi: Lino Banfi, 90 anni tra cinema e l'amore per la Puglia

AGI - "Banfi si è quasi acculturato, come se avessi preso qualche laurea di nascosto". Con la sua consueta ironia, Lino Banfi ha chiuso così il suo incontro con il pubblico al Bif&st 2026, tornando a riflettere sulla propria carriera e sul legame con la Puglia nel cinema italiano.
"Quelli che anni fa venivano considerati film 'cotti e magnati' - ha detto - oggi sono diventati dei cult". Poi la battuta, in perfetto stile banfiota: "Io ho cominciato facendo il bidello, ho finito a fare il preside, mi mancava solo il provveditore agli studi. Insomma, una carriera didattica c'era pure per me".

(video di Viviana Minervini - AGI)
L'attore ha spiegato che rifarebbe ancora oggi quei film, magari "con più cura e con più tempo", ma senza rinnegarne il valore. "È stato un bel seminare - ha osservato - e questo è il raccolto che sto raccogliendo oggi, con la pace del quarantenne". Quindi l'affondo finale, tra ironia e tenerezza: "Poi penso: ma com'è possibile che sono arrivato a novant'anni senza danni? Sono a novant'anni senza danni e senza malanni. E questa, con le rime, è la cosa che conta di più".
Il ruolo di Lino Banfi per la Puglia
Banfi ha poi risposto a una domanda sul ruolo avuto nel portare la Puglia sul grande e piccolo schermo, molto prima del successo nazionale di altri artisti pugliesi. "Sì, diciamo che in qualche modo ho aperto la strada", ha detto, chiarendo però che il talento pugliese ha poi saputo camminare da solo e bene. "Quando parlo di Puglia - ha aggiunto - non intendo solo Bari o la mia terra, ma tutta la regione. Ci sono dei veri geni".
Il talento di Pio e Amedeo
Tra questi ha citato Pio e Amedeo, ricordandone il percorso dalle spiagge e dalle feste di piazza fino al cinema e alla televisione nazionale. "Li ho visti crescere, li conosco bene, ho avuto anche il piacere di lavorare con loro", ha spiegato.
Checco Zalone, una potenza
Infine, il riferimento a Checco Zalone, definito da Banfi una "potenza" capace di arrivare "subito al cuore delle persone" ma anche "al cuore dei botteghini", con una formula che tiene insieme popolarità, intelligenza e capacità di parlare a un pubblico larghissimo.

Lino Banfi, 90 years between cinema and his love for Puglia.

AGI - “Banfi has almost become cultured, as if I’d secretly gotten a few degrees.” With his usual irony, Lino Banfi closed his meeting with the public at Bif&st 2026, reflecting on his career and his connection to Puglia in Italian cinema.
“Those films that years ago were considered ‘overcooked and eaten’ – he said – have become cults now.” Then the joke, in perfect Banfi style: “I started out as a janitor, I ended up as a principal, I was only missing the education minister. Basically, there was a teaching career for me too.”

(video by Viviana Minervini - AGI)
The actor explained that he would do those films again today, perhaps “with more care and with more time,” but without disavowing their value. “It’s been a good sowing – he observed – and this is the harvest I’m collecting today, with the peace of a forty-year-old.” So the final jab, with irony and tenderness: “Then I think: how is it possible that I’ve reached ninety years old without damage? I’m ninety years old without damage and without worries. And this, with rhymes, is the most important thing.”
The Role of Lino Banfi for Puglia
Banfi then answered a question about his role in bringing Puglia to the big and small screen, much earlier than the national success of other Puglia artists. “Yes, let’s say I opened the way in some way,” he said, clarifying that Puglia’s talent then knew how to walk on its own and well. “When I talk about Puglia – he added – I don’t just mean Bari or my land, but the whole region. There are real geniuses there.”
The Talent of Pio and Amedeo
He cited Pio and Amedeo, recalling their journey from beaches and town square parties to cinema and national television. “I’ve seen them grow, I know them well, I’ve also had the pleasure of working with them,” he explained.
Checco Zalone, a Power
Finally, the reference to Checco Zalone, defined by Banfi as a “power” capable of reaching “immediately the hearts of people” but also “the hearts of the box offices,” with a formula that combines popularity, intelligence, and the ability to speak to a very wide audience.

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https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-28/lino-banfi-puglia-cinema-36334382/

Il Comandante partigiano “Amedeo” catturato e fucilato

Il 26 gennaio 1945 una delazione fu fatale al Comandante “Amedeo” ed a cinque suoi compagni. Le cause che portarono alla loro cattura furono diverse.
Tra il 24 ed il 25 gennaio 1945 i Battaglioni Nuotatori Paracadutisti e Sagittario della Decima Mas organizzarono insieme un rastrellamento contro la ricostituita Mazzini. I primi, sfruttando l’abbondante nevicata, attaccarono a sorpresa il gruppo del bolognese “Gianni” (Primo Cavicchi) e del mestrino “Danton” nei pressi di un bivacco nella zona di Pianezze di Miane, perdendo 13 uomini (tra i quali il Sergente Vincenzo Aniparides), ma uccidendo “Danton” ed un altro partigiano; i secondi, beneficiando delle informazioni di una staffetta, che si faceva chiamare “l’Americana” e che era stata arrestata dal Battaglione Nuotatori Paracadutisti, compirono un rastrellamento a Premaor di Miane; dove, in una stalla, erano nascosti quattro partigiani armati <146.
Sulla base di quanto affermano la storiografia resistenziale e le deposizioni dei fascisti processati dalla Corte d’Assise straordinaria di Treviso, la cattura di Marino Zanella (Amedeo) e della sua staffetta Salvatore Pontieri (Totonno) non fu frutto di un piano organizzato, ma avvenne in modo del tutto casuale. Le nipoti di “Amedeo” ritengono, invece, che l’arresto dello zio sia stato tutt’altro che fortuito, visto che la Brigata Mazzini continuò ad essere il principale obiettivo delle rappresaglie fasciste anche dopo il rastrellamento del Cansiglio. Hanno inoltre sostenuto che la discesa a valle di “Amedeo” avvenne con un motivo ben preciso: la notte del 23 gennaio 1945 il Comandante della Mazzini si recò a Guia di Valdobbiadene per assistere la partoriente cognata Assunta De Rui. Quest’ultima, infatti, dopo il rastrellamento di Segusino, trascorse circa un mese in montagna con i partigiani e, successivamente, grazie ad un accordo tra Curzio Frare (Attilio) ed il parroco di Guia, venne ospitata insieme alla figlia presso l’abitazione di tre benestanti signore di quel paese. Infine, il 24 o il 25 gennaio 1945, prima di ritornare in montagna, “Amedeo” doveva recarsi ad un incontro concordato con il macellaio di Miane Giuseppe Bortolini: accordo che prevedeva il pagamento di una somma di 135.000 lire, in cambio di un rifornimento di carne per la Brigata Mazzini.
È possibile che “l’Americana” – di lì a poco giustiziata dai partigiani – o chi per essa, al corrente dei piani di Marino Zanella, vuoi per ricevere un elevato compenso alimentare ed economico, vuoi per motivazioni di altro genere, avesse informato i fascisti; i quali, dopo aver arrestato i quattro partigiani, intercettarono anche “Amedeo” e la sua staffetta “Totonno” lungo la strada tra Miane e Follina.
Anche il fatto che gli uomini della Decima Mas non sapessero di avere tra le mani il Comandante della Mazzini, ricercato politico fin dagli anni ’30, appare una ricostruzione poco convincente. Potrebbe anche essere vero che, a causa di un atto di ingenuità di “Amedeo”, l’arresto fosse avvenuto in modo inaspettato e che i militi che lo intercettarono non avessero riconosciuto il prigioniero, ma appena fu condotto nelle carceri del Municipio di Pieve di Soligo e, visti i segni delle pesanti torture che furono trovati sul suo corpo dai familiari, non è ragionevole pensare che i vertici del Battaglione Sagittario (il vicecomandante Tenente Angelo Rossellini ed i Sottotenenti Alfredo Bonichi ed Aldo Grosso) non fossero ben consapevoli di aver ottenuto un successo strategico fondamentale.
Venendo ai fatti, dopo un violento interrogatorio e la condanna a morte senza processo, attorno alle ore 11 del 26 gennaio 1945 (venerdì) i sei partigiani, assistiti da monsignor Domenico Martini, locale arciprete, furono fucilati tre alla volta sul lato nord-est del muro di cinta del cimitero di Pieve di Soligo, dove, ancor oggi, si trovano una scultura bronzea realizzata da Augusto Murer ed una lapide che ricorda il loro sacrificio. All’interno del cimitero, in tempi più recenti, è stato realizzato un grande monumento in onore dei sei caduti, del vicecomandante “Cirillo” e delle vittime pievigine del nazifascismo.
Elenco dei partigiani giustiziati con Marino Zanella (Amedeo) <147: 1. Antonio Bortolini (Bepi), nato a Miane il 6 gennaio 1922, partigiano combattente dal 18 ottobre 1943; 2. Salvatore Pontieri (Totonno), nato a Savelli di Crotone l’11 dicembre 1922; 3. Giovanni Possamai (Lavaredo/Ravanello), nato a Mura di Cison di Valmarino l’11 giugno 1922, soldato di Fanteria; 4. Leone Sasso (Resistere), nato a Cison di Valmarino il 6 gennaio 1894, in precedenza Alpino del 7° Reggimento Alpini di Belluno; 5. Maurizio Violini (Mario/Violini), nato a Sassari il 5 novembre 1910 e residente a Valmareno di Follina, Carabiniere.
Lo stesso giorno della fucilazione, opponendosi alla presa di posizione del Comando del Battaglione Sagittario di scavare una fossa comune per far passare sotto silenzio la vicenda, l’arciprete di Pieve di Soligo contattò i familiari delle vittime; cosicché, nei giorni seguenti, le salme furono trasferite e sepolte nella rispettive parrocchie.
Il 1° febbraio 1945 la Brigata Mazzini riservò al suo Comandante una partecipata cerimonia funebre a Segusino; dove, dimenticato o sconosciuto ai più, riposa ancor oggi nella tomba di famiglia <148.
Negli anni successivi alla fine della guerra, i dirigenti provinciali del Pci organizzarono delle cerimonie pubbliche in occasione degli anniversari dalla morte del fondatore della Brigata Mazzini, ma, nel contesto della Guerra Fredda e della lunga contrapposizione tra i blocchi americano e sovietico, la Democrazia Cristiana (Dc) ed il clero misero in cattiva luce la figura di Marino Zanella, facendolo passare alla storia come colui che era «autore di più di 500 condanne capitali, eseguite nelle nostre montagne» e che «con la sua propaganda, più a suon di denaro, ha attecchito nelle teste di un gruppo, fortunatamente esiguo, di giovinotti e di ragazze della stessa risma» <149. Al contempo, nonostante fosse già stata molto danneggiata, non ci furono remore nel mettere in difficoltà la famiglia Zanella con le più varie offese; trascurando il fatto che, seppur durante la liberazione e la “resa dei conti” le opportunità fossero state all’ordine del giorno, i familiari di “Amedeo” non vollero trarne alcun beneficio, preferendo il perdono all’immorale arricchimento dell’ultim’ora <150.
I responsabili del plurimo omicidio di Pieve di Soligo furono processati dalla sezione speciale della Corte d’Assise di Treviso. La sentenza del 13 luglio 1946 ebbe il seguente esito: Angelo Rossellini fu condannato all’ergastolo ed alla confisca a favore dello Stato di tutti i beni di sua proprietà, poiché ideatore e primo esecutore della rappresaglia; Aldo Grosso alla pena di 15 anni di reclusione per la sua partecipazione diretta al fatto; Alfredo Bonichi fu assolto per amnistia. Rossellini e Grosso furono inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese processuali. Nei successivi gradi di giudizio furono entrambi assolti: Grosso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 1° aprile 1948, Rossellini dalla Corte di Assise di Appello di Venezia il 27 maggio 1953, nonostante pendessero su di loro le accuse di omicidio aggravato e continuato e di collaborazionismo <151.
Di certo, in tempi brevi prevalse la pace, ma non avrebbe dovuto essere questa la soluzione migliore per ottenerla: chiudere gli occhi non sempre aiuta a dimenticare.
[NOTE]
146 ACASREC, b. 57, Archivio CRV, f. Documenti vari schedati, sf. Relazione sull’attività militare svolta dalle Brigate della Divisione “N. Nannetti” dal mese di dicembre 1943 al mese di maggio 1945; Albo nazionale caduti e dispersi della RSI, edizione aggiornata per l’anno 2015; AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini e altri, Procedimento penale a carico di Rossellini Angelo e altri, pp. 12-13; BIZZI, Il cammino di un popolo, vol. II, cit., pp. 151-153; MAISTRELLO, La Decima Mas in provincia di Treviso, cit., pp. 55-59; MASIN, La lotta di liberazione nel Quartier del Piave, cit., pp. 144-145; SERENA, I fantasmi del Cansiglio, cit., pp. 41-42.
147 AISRVV, II sez., b. 64, f. 3 sf. 1 Pratiche per pensioni di guerra, doc. 18, 88, 89, 96, 114; Archivio della Parrocchia di Miane, Registro dei morti; ASCM, b. Anno 1946 – Pratiche dalla 1a alla 4a, f. II (Elenco partigiani e caduti partigiani), sf. Bortolini Antonio, in particolare vedi: atto di notorietà del 1° luglio 1946.
148 Archivio della Parrocchia di Segusino, Registro dei morti (1936-1961), anno 1945; ASDPd, b. Guerra 1940-1945: Relazioni parrocchiali, f. Vicariato di Quero, sf. Parrocchia di Segusino, Relazione di don Agostino Giacomelli, s.d. (senza data); AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini ed altri, Procedimento penale a carico di Rossellini Angelo e altri, a p. 22 la deposizione di monsignor Domenico Martini, alle pp. 24-27 le deposizioni dei Sottotenenti Alfredo Bonichi ed Aldo Grosso.
149 ASDPd, b. Guerra 1940-1945: Relazioni parrocchiali, f. Vicariato di Quero, sf. Parrocchia di Segusino, Relazione di don Agostino Giacomelli, senza data.
150 Testimonianze di Fiorentina e di Silvana Zanella, 6 febbraio e 7 marzo 2015.
151 AISTRESCO, fondo Tribunale Speciale e Corte d’Assise straordinaria di Treviso, b. 9, ID 1103 n. inventario 083, f. Decima Mas – Rossellini ed altri, Procedimento penale del luglio 1946 e sentenze successive; in particolare si veda la sentenza n. 46 del 13 luglio 1946.
Luca Nardi, Storie di guerra: Valdobbiadene e dintorni dal gennaio 1944 all’eccidio del maggio 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, 2016

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#Vannizagnoliitshow 2023-24 Pallacanestro Reggiana vs Pallacanestro Brescia, #Petrucelli da Caserta e un americano. Gli amici di #Amedeo e i tifosi: "Inseguiamo la prima finale" by Vanni Zagnoli
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Pio e #Amedeo in “#Felicissimo show” al #Pala #GiovanniPaoloII

Dopo il grande successo riscosso in tv con la #seconda edizione di “#Felicissima sera”, Pio e Ame[...]

Pio and #Amedeo in '#Felicissimo show' at the #Pala #GiovanniPaoloII

After the great success on TV with the #second edition of "#Felicissima sera", Pio and Ame[...]

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