https://doi.org/10.1111/rec.70329
Studi / Scoperti i più antichi antenati del bue domestico: i resti dell’uro nella valle dell’Indo e in Mesopotamia risalgono a 10mila anni fa
Redazione
I più antichi antenati del bue domestico sono stati scoperti nella valle dell’Indo e nella mezzaluna fertile in Mesopotamia: si tratta di resti di uro (Bos primigenius) risalenti a circa 10mila anni fa. La ricerca pubblicata sulla rivista Nature e condotta dal Trinity College di Dublino e dall’Università di Copenaghen, ha coinvolto Luca Pandolfi, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che da tempo si occupa dell’evoluzione e dell’estinzione dei grandi mammiferi continentali anche in relazione ai cambiamenti climatici.
L’uro o Bos primigenius (Wikimedia Commons)L’ultimo esemplare di uro fu abbattuto in Polonia nel 1627
Gli uri addomesticati erano animali abbastanza simili a quelli selvatici, ma un po’ più piccoli, soprattutto con corna meno sviluppate ad indicare una maggiore mansuetudine. Giulio Cesare nel De Bello Gallico (De Bello Gallico, 6-28) descrive infatti l’uro selvatico come un animale di dimensioni di poco inferiori all’elefante, veloce e di natura particolarmente aggressiva. Dai resti fossili emerge che gli uri selvatici potevano raggiungere un’altezza di poco meno di due metri, i 1000 kg di peso ed avere corna lunghe più di un metro. La loro presenza ha dominato le faune dell’Eurasia e del Nord Africa a partire da circa 650 mila anni fa, per poi subire un forte declino dalla fine del Pleistocene, circa 11mila anni fa, fino alla sua estinzione in età moderna. L’ultimo esemplare di cui si ha notizia fu abbattuto il Polonia nel 1627.
“Lo studio su Nature ha analizzato per la prima volta questa specie per comprenderne la storia evolutiva e genetica attraverso resti fossili rinvenuti in diversi di siti in Eurasia, Italia inclusa, e Nord Africa”, dice Luca Pandolfi.
Gli uri migrarono verso il sud Europa a causa dei cambiamenti climatici
Dai reperti, che includono scheletri completi e crani ben conservati, sono stati estratti campioni di DNA antico. La loro analisi ha quindi permesso di individuare quattro popolazioni ancestrali distinte che hanno risposto in modo diverso ai cambiamenti climatici e all’interazione con l’uomo. Gli uri europei, in particolare, subirono una diminuzione drastica sia in termini di popolazione che di diversità genetica durante l’ultima era glaciale, circa 20 mila anni fa. La diminuzione delle temperature ridusse infatti il loro habitat spingendoli verso la Penisola Italiana e quella Iberica da cui successivamente ricolonizzarono l’intera Europa.
Cranio di uro conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università di Breslavia, Polonia (foto L. Pandolfi).“Nel corso del Quaternario, epoca che va da 2 milioni e mezzo di anni fa sino ad oggi, l’uro è stato protagonista degli ecosistemi del passato, contraendo ed espandendo il proprio habitat in relazione alle vicissitudine climatiche che hanno caratterizzato questo periodo di tempo – conclude Pandolfi – le ossa di questi maestosi animali raccontano ai paleontologi la storia del successo, adattamento e declino, di una specie di cui noi stessi abbiamo concorso all’estinzione e rivelano la complessità e fragilità delle relazioni che legano gli organismi viventi al clima del nostro Pianeta”.
Per saperne di più:
Fonte: Università di Pisa
Immagine in apertura: Pitture rupestri di Lascaux (Francia) con raffigurazioni di uro. Image credit: Prof Saxx CC BY-SA 3.0.
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IOB
In issue !
The Meioflume: A New System for Observing the Interstitial #Behavior of #Meiofauna
W M Ballentine, & K M Dorgan
https://doi.org/10.1093/iob/obae016
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They certainly make Opiliones a bit different in NZ! This incredible arachnid is one of the ~160 native NZ species of 'short-legged' harvestmen (Laniatores), in the family Triaenonychidae, possibly Algidia sp.
Thanks to Bryce McQuillan for ID help.
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The distinctive ground beetle genus Notiophilus are also known as 'springtail stalkers', as they're the last thing many springtails and other small invertebrates ever see!
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Have you ever thought to yourself "I sure do love earthworms, but I just wish they were smaller"? If the answer to that was yes, then Potworms (Enchytraeidae) are for you!
Potworms are basically just scaled-down versions of their earthworm relatives, and occur in large numbers in habitats that tend to be less hospitable to earthworms, such as very acidic coniferous forest soils.
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the great barrier reef linked with the Baltic haddock population?
As strongly as I'd love to know, I'd rather prefer not to find out.
@Yarideki Given your remarks on macrofauna, I think you might like some of the artwork here...
http://www.showholab.com/4066/%E3%82%82%E3%81%AE%E4%B9%85%E4%BF%9D
Lots of neat, giant creature art by Ariduka, who unfortunately recently deactivated their deviantArt.
Before then, I had even edited one of their drawings to try to match @Azure 's colors: https://vulpine.club/media/087d20FyzIMSn7oyv5Y
(No recompression: https://datos.zorro.casa/sync/bf/art/others/edited/denki-kitsune%20-%20ariduka.png )