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ahida «… che quando non si vede più torna» ahida è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze di tali intelligenze. Tutto quanto sapranno esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.

Progetto grafico: Andrea Wöhr e H.Peter Vogel Webmaster progettazione sito: Jelena Hadzi-Nicolic Segreteria redazionale: Alessia Pontoriero Partecipazione redazionale: officinamultimediale Coordinamento editoriale: Sergio Bianchi Iconografia: Sergio Bianchi e Roberto Gelini La rivista è strutturata in tre macroaree tematiche: «forme del dominio»; «nuovi calendari»; «remember». Da ogni macroarea discendono dei «comparti» che ne sono le articolazioni. Ogni «comparto» ha un proprio curatore che organizza attorno a sé una miniredazione della quale è responsabile. I comparti fin qui strutturati sono solo alcuni di quelli in progettazione. Una segreteria redazionale e un coordinamento editoriale garantiranno la programmazione delle pubblicazioni, che si prevedono almeno una al giorno dal lunedì al venerdì di ogni settimana. La segreteria redazionale gestisce i social della rivista e la newsletter settimanale.
Partecipano, per ora: Anania ● Behind Bars ● Berra ● Bianchi ● Bocca Gelsi ● Brass ● Caizzi ● Cillo ● Collettiva Interzona ● Corleone ● Costa ● Erba ● D’Amico ● De Simone ● Farina ● Galasso ● Gandini ● Gelini ● Gibertini ● Giovenale ● Manganelli ● Milieu edizioni ● Molho ● Monteleone ● Moroni ● Pancino ● Pasquini ● Pontoriero ● Prieto del Campo ● Quadruppani ● Rinalduzzi ● Silvestri ● Sommariva ● Spagnul ● Steccanella ● Tripodi ● Trotta ● Vanerio ● Varzi ● Violante ● Zenoni Potete iscrivervi alla newsletter nell’apposito form del sito www.ahidaonline.com e mandare le vostre osservazioni a: [email protected]

#ahida #alessiaPontoriero #andreaWohr #hPeterVogel #info #informazioni #jelenaHadziNicolic #officinamultimediale #robertoGelini #sergioBianchi

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Ahida.online Per una confederazione di autonomi saperi critici. Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive. Tutto quanto saprà esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.

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ahida «… che quando non si vede più torna» ahida è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze di tali intelligenze. Tutto quanto sapranno esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.

Progetto grafico: Andrea Wöhr e H.Peter Vogel Webmaster progettazione sito: Jelena Hadzi-Nicolic Segreteria redazionale: Alessia Pontoriero Partecipazione redazionale: officinamultimediale Coordinamento editoriale: Sergio Bianchi Iconografia: Sergio Bianchi e Roberto Gelini La rivista è strutturata in tre macroaree tematiche: «forme del dominio»; «nuovi calendari»; «remember». Da ogni macroarea discendono dei «comparti» che ne sono le articolazioni. Ogni «comparto» ha un proprio curatore che organizza attorno a sé una miniredazione della quale è responsabile. I comparti fin qui strutturati sono solo alcuni di quelli in progettazione. Una segreteria redazionale e un coordinamento editoriale garantiranno la programmazione delle pubblicazioni, che si prevedono almeno una al giorno dal lunedì al venerdì di ogni settimana. La segreteria redazionale gestisce i «social» della rivista e la newsletter settimanale.

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dalla (ventura) ‘ahida’: due ritorni di interviste ad alberto grifi

● ahida – comparto «selfie da zemrude»: Due interviste ad Alberto Grifi

● Prima intervista di Carlo Silvestro ad Alberto Grifi, in «Re Nudo», gennaio-febbraio 1976

47 film con la stessa storia

Carlo Silvestro: Intanto sarà bene che tu ci metta su uno straccio di biografia, tipo: com’erano i film che hai fatto prima di realizzare con Gianfranco Baruchello «Verifica incerta»?

Alberto Grifi: Allora: fotografo, operatore, effetti speciali, pittore, regista di caroselli, sceneggiatore, fotografia agli aeroplani e tutti i mestieri che fanno gli schiavi dell’industria dello spettacolo. Poi, dopo i cortometraggi con Maulini per Zavattini, primo film che è andato in giro «Verifica incerta», realizzato con Baruchello, film che ha girato tutto il mondo per dieci anni e adesso è stato reinventato, non mi ricordo da chi… hanno inventato il film-collage… due o tre giorni fa…
Ah… scusa, tu sai tutto del film, ma molta gente no. Allora «Verifica incerta» era un rimontaggio di circa 47 vecchi film di Hollywood che in pratica avevano sempre la stessa storia, erano tutti uguali e perfettamente intercambiabili, c’era perfino un eroe ricorrente, tale Eddie Spanier che si trovava a lottare con i vichinghi, con gli etruschi, con i faraoni, con i ladri giapponesi, con i marines, con la claque del principe Filippo, con gli indiani, con tutti.
L’idea di Baruchello sul film era diversa dalla mia, lui ha scritto un bellissimo libro di ipotetiche lettere che i personaggi si scrivevano tra di loro, mano a mano che io cambiavo il montaggio. Una specie di epistolario impossibile, non so, per capirci, Toro Seduto che scrive ad Attila ecc. Invece dal mio punto di vista il film era una specie di autoterapia. Ero pieno di anfetamina a quei tempi e usavo questi pezzi di film come test reattivi per fare un certo tipo di trip sulla falsariga di quello che succedeva «realmente»; per esempio affidavo a una persona vera che conoscevo un certo personaggio del film cercando poi di inventare un montaggio che gli corresse appresso nelle sue avventure reali, per cui tutti gli amici erano magicamente manipolati in moviola. Poi il film è diventato un’avventura di stile e come terapia è fallito, anzi lo hanno preso per un film comico…

● Seconda intervista ad Alberto Grifi, in «Fantazaria», nn. 3-4, gennaio-febbraio 1967

Un mediometraggio del delirio ironico

Alberto Grifi è nato a Roma il 29 maggio 1938. IL suo primo mediometraggio è «Nonotte», girato con Beppe Lenti e distrutto dalla produzione poiché la sceneggiatura veniva modificata nottetempo dagli autori, durante la lavorazione (1961). Un breve film del 1962, un ritratto comportamentale di una ragazza, è conservato in un cassetto per essere usato in futuro come flashback. Dal 1961 Grifi conduce una documentazione fotografica sulla scrittura. Nel 1964 «Verifica incerta», montaggio da 150.000 metri di vecchi film celebri, con Gianfranco Baruchello, proiettato per la prima volta a Parigi nel maggio 1965. Ha girato dei pezzi per l’«Amleto» di Leo De Berardinis e Perla Peragallo, che deve andare in scena. Sta portando a termine «Transfert per kamera» (uno dei bandi di «Virulentia», proposta di uscita dal teatro di Aldo Braibanti) iniziato nell’ottobre 1966. Ha girato da pochi giorni «Regressione da Kamera (No stop grammatica)», un happening durato 12 ore durante il quale ha anche provocato lo «Svezzamento per background», che costituirà la colonna sonora della «Regressione».

N. B. – I doppi sono tutte le inquadrature della stessa azione scenica ripetuta. Vengono scelti o scartati in sala di proiezione dal regista e dalla segretaria di edizione, in funzione delle loro varianti. I tagli e i fermi di macchina sono quelle parti della scena (prima del ciak, dopo lo stop, e i pochi fotogrammi per il controllo della velocità della pellicola) che il regista e la ragazza passafilm scartano in moviola scegliendo inizio e fine all’interno della lunghezza del girato (vi si possono vedere il ciacchista, il parrucchiere in fuga, il sasso di gommapiuma, il morto in piedi, tutto ciò che nella convenzione scenica è individuato come errore e accessorio, il ritoccatore di piaghe, se piove un ombrello e un inserviente in più, o qualcuno rifà il letto ecc.).

Domanda: Ritiene che ci sia una differenza di valore morale tra il rapporto completo e il rapporto incompleto?

«Verifica incerta» è nata come ricerca dei motivi estranei alla premeditazione e come autoterapia, eleggendo a test reattivo 150.000 metri di film celebri.

Domanda: Ritiene che la censura cinematografica italiana assolva soddisfacentemente il suo compito o pensa che sia troppo lassista o intollerante?

Uno degli schemi di montaggio della «Verifica» è ricavato sulla falsariga di alcuni test usati per l’assunzione del personale in fabbrica: rappresentazioni di situazioni mal definite fra personaggi anch’essi imprecisi. L’assumendo – o lo spettatore – credendo di dare un’interpretazione evidente rivela le proprie tendenze profonde… Da quel momento lo spettatore potrebbe essere usato come Censore Innocente. Da questo meccanismo sono nati il Presagio volgare di Eddie Spanier, l’Equivoco di S. H. specialista in controcampi dall’alto, il Ricattato verde, l’Evirazione pre-parto di Webb, il Pelle-rossa triplo sedotto dagli specchi, l’Apertura e Chiusura delle porte a quiz, lo Starter orizzontale, i Piromani egizi che perquisivano la borsa scrotale. Questo procedimento, esteso nel 1966 alla tecnica di ripresa di un film che non è mai uscito, introdusse nell’iter narrativo della sceneggiatura la presenza dei fermi di macchina, i ciak, i paesaggi numerati, i cartellini «esterno notte o alba», le scale dei grigi, i segni obliqui della dissolvenza, gli start del missaggio, i tagli, i doppi ecc.

Domanda: Ha un hobby particolare?

Per sette mesi, durante tutta la lavorazione della «Verifica» mi ero nascosto nello studio di Gianfranco Baruchello; lasciavo circolare strane informazioni, lettere, per stimolare un transfert a distanza e a posteriori dei miei conoscenti su di me, che recuperavo per esempio col rapporto serale del pedinamento di Beppe Lenti, che facevo perseguitare da false telefonate e a cui affidavo quotidianamente a sua insaputa le avventure dei personaggi del film. Ho conservato un foglio di montaggio su carta millimetrata, dove si possono seguire parallelamente alle mosse di Beppe le epopee dei personaggi di cui era stato segretamente nominato controfigura, in una serie di incontri e incidenti di montaggio che si modificavano di giorno in giorno. Altre persone erano state designate coi ruoli di eroe sceneggiante, spettatore inconsapevole ma prevenuto, generico-fuoricampo ecc.

Domanda: Ora è felice?

Il fallimento del film come autoterapia è accertato dall’identificazione della struttura diagnostica in un’operazione di stili che, nel momento in cui definisce la malattia, la mantiene in atto.

Domanda: Che cosa vorrebbe riuscire a modificare, soprattutto, nel suo viso?

Mi propongo di comporre un identikit perigenetico della mia faccia spiando, ad esempio, l’opacizzazione del mio sguardo come fase celebrativa della mimesi con la corazzatura caratteriale del Nemico; il percorso di alcune zone erogene emigrate sotto al colletto; un certo sorriso come contropartita della consapevolezza della permuta della pazzia in miseria e/o viceversa.

Domanda: Per il bagno che cosa usa di preferenza?

Il playback della dispnea, rimozione biologica della lotta per l’ossigeno, nel doppio ruolo di proptero e di astronauta vagante, affoga e oscilla nel prisma ad aberrazione cromatica introiettante, con la frantumazione del fotogramma, l’orizzonte e l’oceano che si prosciuga.

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