Alberto Grifi Gianfranco Baruchello - La Verifica Incerta - 1965.mpg

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ALBERTO GRIFI (parte 1)

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la spiaggia. ritratto di giordano falzoni / alberto grifi. 2004

https://youtu.be/H8iVuJZCiKs?si=5Rs9r9F2f5r2mReY

Giordano Falzoni (1925-1998) nasce a Zagabria, durante una tournèe dei suoi genitori, entrambi musicisti. Studia a Firenze e Parigi, dove frequenta Breton e il gruppo surrealista. Si trasferisce a Roma negli anni Cinquanta per poi unirsi al Gruppo 63. Pittore, ceramista, drammaturgo, è una delle figure più eclettiche ma al contempo meno conosciute della neoavanguardia italiana. Falzoni è anche traduttore: sua è la prima versione italiana di Nadja di Breton, pubblicata da Einaudi nel 1972.

Estratti da:
Giordano Falzoni ripreso durante il corso della sua esistenza da Alberto Grifi, Giordana Meyer, Paola Pannicelli, Karina Bouchet – 1997
No stop grammatica, Alberto Grifi – 1967
Anni ’60 Non Stop, Alberto Grifi – 1999

Il video è stato postprodotto da Alberto Grifi nel 2004 in collaborazione con Interact.

#AlbertoGrifi #film #GiordanoFalzoni #Interact #LaSpiaggia #video

La spiaggia. Ritratto di Giordano Falzoni di Alberto Grifi

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dalla (ventura) ‘ahida’: due ritorni di interviste ad alberto grifi

● ahida – comparto «selfie da zemrude»: Due interviste ad Alberto Grifi

● Prima intervista di Carlo Silvestro ad Alberto Grifi, in «Re Nudo», gennaio-febbraio 1976

47 film con la stessa storia

Carlo Silvestro: Intanto sarà bene che tu ci metta su uno straccio di biografia, tipo: com’erano i film che hai fatto prima di realizzare con Gianfranco Baruchello «Verifica incerta»?

Alberto Grifi: Allora: fotografo, operatore, effetti speciali, pittore, regista di caroselli, sceneggiatore, fotografia agli aeroplani e tutti i mestieri che fanno gli schiavi dell’industria dello spettacolo. Poi, dopo i cortometraggi con Maulini per Zavattini, primo film che è andato in giro «Verifica incerta», realizzato con Baruchello, film che ha girato tutto il mondo per dieci anni e adesso è stato reinventato, non mi ricordo da chi… hanno inventato il film-collage… due o tre giorni fa…
Ah… scusa, tu sai tutto del film, ma molta gente no. Allora «Verifica incerta» era un rimontaggio di circa 47 vecchi film di Hollywood che in pratica avevano sempre la stessa storia, erano tutti uguali e perfettamente intercambiabili, c’era perfino un eroe ricorrente, tale Eddie Spanier che si trovava a lottare con i vichinghi, con gli etruschi, con i faraoni, con i ladri giapponesi, con i marines, con la claque del principe Filippo, con gli indiani, con tutti.
L’idea di Baruchello sul film era diversa dalla mia, lui ha scritto un bellissimo libro di ipotetiche lettere che i personaggi si scrivevano tra di loro, mano a mano che io cambiavo il montaggio. Una specie di epistolario impossibile, non so, per capirci, Toro Seduto che scrive ad Attila ecc. Invece dal mio punto di vista il film era una specie di autoterapia. Ero pieno di anfetamina a quei tempi e usavo questi pezzi di film come test reattivi per fare un certo tipo di trip sulla falsariga di quello che succedeva «realmente»; per esempio affidavo a una persona vera che conoscevo un certo personaggio del film cercando poi di inventare un montaggio che gli corresse appresso nelle sue avventure reali, per cui tutti gli amici erano magicamente manipolati in moviola. Poi il film è diventato un’avventura di stile e come terapia è fallito, anzi lo hanno preso per un film comico…

● Seconda intervista ad Alberto Grifi, in «Fantazaria», nn. 3-4, gennaio-febbraio 1967

Un mediometraggio del delirio ironico

Alberto Grifi è nato a Roma il 29 maggio 1938. IL suo primo mediometraggio è «Nonotte», girato con Beppe Lenti e distrutto dalla produzione poiché la sceneggiatura veniva modificata nottetempo dagli autori, durante la lavorazione (1961). Un breve film del 1962, un ritratto comportamentale di una ragazza, è conservato in un cassetto per essere usato in futuro come flashback. Dal 1961 Grifi conduce una documentazione fotografica sulla scrittura. Nel 1964 «Verifica incerta», montaggio da 150.000 metri di vecchi film celebri, con Gianfranco Baruchello, proiettato per la prima volta a Parigi nel maggio 1965. Ha girato dei pezzi per l’«Amleto» di Leo De Berardinis e Perla Peragallo, che deve andare in scena. Sta portando a termine «Transfert per kamera» (uno dei bandi di «Virulentia», proposta di uscita dal teatro di Aldo Braibanti) iniziato nell’ottobre 1966. Ha girato da pochi giorni «Regressione da Kamera (No stop grammatica)», un happening durato 12 ore durante il quale ha anche provocato lo «Svezzamento per background», che costituirà la colonna sonora della «Regressione».

N. B. – I doppi sono tutte le inquadrature della stessa azione scenica ripetuta. Vengono scelti o scartati in sala di proiezione dal regista e dalla segretaria di edizione, in funzione delle loro varianti. I tagli e i fermi di macchina sono quelle parti della scena (prima del ciak, dopo lo stop, e i pochi fotogrammi per il controllo della velocità della pellicola) che il regista e la ragazza passafilm scartano in moviola scegliendo inizio e fine all’interno della lunghezza del girato (vi si possono vedere il ciacchista, il parrucchiere in fuga, il sasso di gommapiuma, il morto in piedi, tutto ciò che nella convenzione scenica è individuato come errore e accessorio, il ritoccatore di piaghe, se piove un ombrello e un inserviente in più, o qualcuno rifà il letto ecc.).

Domanda: Ritiene che ci sia una differenza di valore morale tra il rapporto completo e il rapporto incompleto?

«Verifica incerta» è nata come ricerca dei motivi estranei alla premeditazione e come autoterapia, eleggendo a test reattivo 150.000 metri di film celebri.

Domanda: Ritiene che la censura cinematografica italiana assolva soddisfacentemente il suo compito o pensa che sia troppo lassista o intollerante?

Uno degli schemi di montaggio della «Verifica» è ricavato sulla falsariga di alcuni test usati per l’assunzione del personale in fabbrica: rappresentazioni di situazioni mal definite fra personaggi anch’essi imprecisi. L’assumendo – o lo spettatore – credendo di dare un’interpretazione evidente rivela le proprie tendenze profonde… Da quel momento lo spettatore potrebbe essere usato come Censore Innocente. Da questo meccanismo sono nati il Presagio volgare di Eddie Spanier, l’Equivoco di S. H. specialista in controcampi dall’alto, il Ricattato verde, l’Evirazione pre-parto di Webb, il Pelle-rossa triplo sedotto dagli specchi, l’Apertura e Chiusura delle porte a quiz, lo Starter orizzontale, i Piromani egizi che perquisivano la borsa scrotale. Questo procedimento, esteso nel 1966 alla tecnica di ripresa di un film che non è mai uscito, introdusse nell’iter narrativo della sceneggiatura la presenza dei fermi di macchina, i ciak, i paesaggi numerati, i cartellini «esterno notte o alba», le scale dei grigi, i segni obliqui della dissolvenza, gli start del missaggio, i tagli, i doppi ecc.

Domanda: Ha un hobby particolare?

Per sette mesi, durante tutta la lavorazione della «Verifica» mi ero nascosto nello studio di Gianfranco Baruchello; lasciavo circolare strane informazioni, lettere, per stimolare un transfert a distanza e a posteriori dei miei conoscenti su di me, che recuperavo per esempio col rapporto serale del pedinamento di Beppe Lenti, che facevo perseguitare da false telefonate e a cui affidavo quotidianamente a sua insaputa le avventure dei personaggi del film. Ho conservato un foglio di montaggio su carta millimetrata, dove si possono seguire parallelamente alle mosse di Beppe le epopee dei personaggi di cui era stato segretamente nominato controfigura, in una serie di incontri e incidenti di montaggio che si modificavano di giorno in giorno. Altre persone erano state designate coi ruoli di eroe sceneggiante, spettatore inconsapevole ma prevenuto, generico-fuoricampo ecc.

Domanda: Ora è felice?

Il fallimento del film come autoterapia è accertato dall’identificazione della struttura diagnostica in un’operazione di stili che, nel momento in cui definisce la malattia, la mantiene in atto.

Domanda: Che cosa vorrebbe riuscire a modificare, soprattutto, nel suo viso?

Mi propongo di comporre un identikit perigenetico della mia faccia spiando, ad esempio, l’opacizzazione del mio sguardo come fase celebrativa della mimesi con la corazzatura caratteriale del Nemico; il percorso di alcune zone erogene emigrate sotto al colletto; un certo sorriso come contropartita della consapevolezza della permuta della pazzia in miseria e/o viceversa.

Domanda: Per il bagno che cosa usa di preferenza?

Il playback della dispnea, rimozione biologica della lotta per l’ossigeno, nel doppio ruolo di proptero e di astronauta vagante, affoga e oscilla nel prisma ad aberrazione cromatica introiettante, con la frantumazione del fotogramma, l’orizzonte e l’oceano che si prosciuga.

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video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi

6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_ 
Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino 

“Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.

Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni:  https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg

Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili

 

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Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia | Annalisa Sacchi | ST24

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