E.N.C.O.R.E des M.O.R.T.E.S en #Méditerranée...

Arrêtons ce #massacre, ouvrons les #frontières! Ce n'est juste plus possible!

Ajd'hui: Naufrage au large de la #Libye: 53 personnes mortes ou disparues
https://www.lemonde.fr/international/article/2026/02/09/naufrage-au-large-de-la-libye-53-personnes-mortes-ou-portees-disparues_6665984_3210.html

Ce naufrage fait suite aux #naufrages qui ont eu lieu lors du passage de la tempête #Harry où 1000 migrants auraient disparus en Méditerranée... Non, je ne me suis pas trompée, c'est bien M.I.L.L.E.S le chiffre avancé par #MediterraneaSavingHumans:
https://www.liberation.fr/international/europe/pres-de-1-000-migrants-auraient-disparu-en-mediterranee-apres-le-passage-de-la-tempete-harry-20260209_EVU6APJ5QZFMFEDRM5AMNKYFV4/

Operazioni militari negli uliveti di Sfax

Nella periferia di Sfax, tra gli uliveti trasformati in insediamenti informali, si ripetono raid violenti della Garde Nationale tunisina. Militari armati hanno distrutto tende e ba

Notizie Buzz!

Cosa succede in Cisgiordania

Costarena, mercoledì 26 novembre alle ore 18:00 CET

Interverranno attivist* di Mediterranea Saving Humans, al rientro dalla regione della Masafer Yatta, in Cisgiordania

https://balotta.org/event/cosa-succede-in-ccisgiordania

https://www.facebook.com/Mediterranearescue/videos/2003086083833944/?mibextid=rS40aB7S9Ucbxw6v

Il video della dichiarazione di disobbedienza del capo missione a bordo di Mediterranea al Ministero dell'Interno che ha assegnato Genova come "porto sicuro" per le sbarco dei ragazzi salvati da morte sicura
«Il tentativo di imporre Genova per lo sbarco avviene senza che il Viminale tenga minimamente conto delle difficili condizioni psico-fisiche dei dieci superstiti, come ampiamente attestato negli ultimi due giorni dal report e dalla certificazione individuali prodotti dallo staff medico di bordo (dottoressa Vanessa Guidi e dottor Gabriele Risica)». Questo è quanto si legge nella nota diffusa da Mediterranea Saving Humans.

La nave Mediterranea si trova nelle acque del Canale di Sicilia, a poca distanza da Pantelleria, con dieci persone a bordo, soccorse nei giorni scorsi. L'equipaggio ha richiesto di poter sbarcare sull’isola, che è la terra più vicina, dopo che nella notte il Ministero dell’Interno ha indicato Genova come porto sicuro per lo sbarco. Una scelta che, secondo la ong, non considera le condizioni in cui versano i superstiti.

Il comandante e il capo missione hanno subito contattato l’MRCC di Roma, chiedendo che venga assegnato un porto più vicino, tenendo conto delle condizioni di salute dei naufraghi. Le persone a bordo sono kurdi provenienti da Iran e Iraq, egiziani e siriani; tra loro ci sono anche tre ragazzi di 14, 15 e 16 anni, arrivati soli. Hanno alle spalle esperienze di detenzione, maltrattamenti e torture in Libia. Durante la traversata, armati li hanno costretti a partire e hanno visto quattro compagni scomparire in mare. Sono poi stati gettati in acqua dai trafficanti che guidavano la barca. Solo il rapido intervento del team di soccorso ha evitato che si aggiungessero altre vittime.

Secondo Mediterranea, la decisione del Ministero è "inumana".

#MediterraneaSavingHumans #Pantelleria #Genova
@attualita

153K views · 7.4K reactions | PROTEGGIAMO LE PERSONE SOCCORSE. DISOBBEDIAMO AD UN ORDINE INGIUSTO. La nostra nave fa rotta sul porto di Trapani perché i superstiti soccorsi a bordo devono al più presto ricevere cure mediche e psicologiche a terra. | Mediterranea Saving Humans

PROTEGGIAMO LE PERSONE SOCCORSE. DISOBBEDIAMO AD UN ORDINE INGIUSTO. La nostra nave fa rotta sul porto di Trapani perché i superstiti soccorsi a bordo devono al più presto ricevere cure mediche e...

Criminalizzazione della migrazione, criminalizzazione della solidarietà

Eccedenze Organizzate introduce e modera: Stella Arena Avvocatessa del foro di Nola - Asgi Attiviste e attivisti Mediterranea Saving Humans Negli ultimi trent'anni, in Europa e soprattutto in Italia, la persona che si trova a migrare senza documenti, in assenza di vie legali, viene perseguitata per il fatto stesso di trovarsi in un territorio - così l'Art. 10bis del Testo Unico Immigrazione, che punisce non una condotta ma una condizione: trovarsi "illegalmente" sul territorio italiano. Si tratta di un meccanismo che affonda le sue radici sull'affermarsi di un paradigma securitario, tale per cui un fenomeno sociale complesso come quello migratorio viene letto, interpretato, narrato principalmente come un problema di sicurezza per la popolazione di un dato stato. Negli anni, i movimenti migratori verso l'Europa sono stati bollati come potenziale veicolo di terrorismo, di delinquenza diffusa, di attacco al mercato del lavoro. Un processo che se da un lato ha portato a sempre maggiori restrizioni della libertà di chi migra, dall'altro ha avuto effetti anche su cittadine e cittadini, con l'emergere di forme di policing diffuso che assume la forma sia dell'etichettamento delle persone sulla base di loro presunte caratteristiche fisiche, demografiche e di condotta, sia della gestione del territorio con la partizione degli spazi urbani in aree accessibili e "zone rosse" dove l'ordinamento giuridico viene parzialmente sospeso in nome della "sicurezza della nazione". La costruzione del migrante-come-criminale - un dispositivo che agisce sia sul piano discorsivo/culturale, che politico e giuridico - trova nella figura dello scafista il suo capro espiatorio per eccellenza. Se le persone che migrano vengono trattate o come "un rischio" - pericolo per la popolazione autoctona - o come "a rischio" - vittime passive da salvaguardare e contenere - lo scafista, il "trafficante di esseri umani", diviene la personificazione di chi mette in pericolo contemporaneamente il "corpo dello Stato" e i migranti-come-vittime. Se riconosciamo l'importanza di questa figura nel legittimare discorsivamente e politicamente il governo sempre più restrittivo delle mobilità, capiamo come lo smuggler sia una presenza sempre più statisticamente rilevante nel numero di procedimenti legali a carico di persone straniere - a fronte di un tasso di assoluzioni e non luogo a procedere molto alti - e, allo stesso tempo, come la legislazione abbia incrementato grandemente le pene per i reati di traffico e tratta di esseri umani. Accanto a questo processo di criminalizzazione della mobilità emerge ciò che chiamiamo criminalizzazione della solidarietà, cioè l'attacco indiscriminato dal punto di vista mediatico, legale e politico, a tutte quelle reti che praticano forme di solidarietà con le persone in transito. Non è un caso che il reato attribuito ai solidali sia lo stesso che viene attribuito ai presunti scafisti: "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" (Art. 12 TUI). Negli ultimi anni, non solo in Italia, abbiamo assistito ad attacchi sempre più frequenti nei confronti di quelle organizzazioni della società civile e dei movimenti che effettuano ricerca e soccorso nel Mediterraneo, che danno rifugio e forniscono supporto alle frontiere interne europee, nei Balcani, in Europa orientale. Il recente caso di sorveglianza illegittima, in atto probabilmente dal 2019, ai danni di attiviste e attivisti della ONG Mediterranea Saving Humans rappresenta un salto di qualità nel processo di criminalizzazione, dove le realtà solidali vengono trattate da nemico interno da sorvegliare e reprimere.   Per analizzare e riflettere su come questa duplice criminalizzazione delle persone in transito e delle reti di solidarietà si produce e riproduce, per prefigurare assieme strategie di rottura di questo dispositivo, abbiamo invitato a discutere con noi: Stella Arena, avvocatessa del foro di Nola e collaboratrice dell'Associazione di Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) che si occupa di difendere coloro che sono accusati di essere scafisti; attiviste e attivisti di Mediterranea Saving Humans.

Balotta

Criminalizzazione della migrazione, criminalizzazione della solidarietà

Casa Gialla, domenica 29 giugno alle ore 19:00 CEST

Eccedenze Organizzate introduce e modera:

Stella Arena
Avvocatessa del foro di Nola - Asgi

Attiviste e attivisti
Mediterranea Saving Humans

Negli ultimi trent'anni, in Europa e soprattutto in Italia, la persona che si trova a migrare senza documenti, in assenza di vie legali, viene perseguitata per il fatto stesso di trovarsi in un territorio - così l'Art. 10bis del Testo Unico Immigrazione, che punisce non una condotta ma una condizione: trovarsi "illegalmente" sul territorio italiano.

Si tratta di un meccanismo che affonda le sue radici sull'affermarsi di un paradigma securitario, tale per cui un fenomeno sociale complesso come quello migratorio viene letto, interpretato, narrato principalmente come un problema di sicurezza per la popolazione di un dato stato. Negli anni, i movimenti migratori verso l'Europa sono stati bollati come potenziale veicolo di terrorismo, di delinquenza diffusa, di attacco al mercato del lavoro. Un processo che se da un lato ha portato a sempre maggiori restrizioni della libertà di chi migra, dall'altro ha avuto effetti anche su cittadine e cittadini, con l'emergere di forme di policing diffuso che assume la forma sia dell'etichettamento delle persone sulla base di loro presunte caratteristiche fisiche, demografiche e di condotta, sia della gestione del territorio con la partizione degli spazi urbani in aree accessibili e "zone rosse" dove l'ordinamento giuridico viene parzialmente sospeso in nome della "sicurezza della nazione".

La costruzione del migrante-come-criminale - un dispositivo che agisce sia sul piano discorsivo/culturale, che politico e giuridico - trova nella figura dello scafista il suo capro espiatorio per eccellenza. Se le persone che migrano vengono trattate o come "un rischio" - pericolo per la popolazione autoctona - o come "a rischio" - vittime passive da salvaguardare e contenere - lo scafista, il "trafficante di esseri umani", diviene la personificazione di chi mette in pericolo contemporaneamente il "corpo dello Stato" e i migranti-come-vittime.

Se riconosciamo l'importanza di questa figura nel legittimare discorsivamente e politicamente il governo sempre più restrittivo delle mobilità, capiamo come lo smuggler sia una presenza sempre più statisticamente rilevante nel numero di procedimenti legali a carico di persone straniere - a fronte di un tasso di assoluzioni e non luogo a procedere molto alti - e, allo stesso tempo, come la legislazione abbia incrementato grandemente le pene per i reati di traffico e tratta di esseri umani.

Accanto a questo processo di criminalizzazione della mobilità emerge ciò che chiamiamo criminalizzazione della solidarietà, cioè l'attacco indiscriminato dal punto di vista mediatico, legale e politico, a tutte quelle reti che praticano forme di solidarietà con le persone in transito. Non è un caso che il reato attribuito ai solidali sia lo stesso che viene attribuito ai presunti scafisti: "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" (Art. 12 TUI). Negli ultimi anni, non solo in Italia, abbiamo assistito ad attacchi sempre più frequenti nei confronti di quelle organizzazioni della società civile e dei movimenti che effettuano ricerca e soccorso nel Mediterraneo, che danno rifugio e forniscono supporto alle frontiere interne europee, nei Balcani, in Europa orientale.

Il recente caso di sorveglianza illegittima, in atto probabilmente dal 2019, ai danni di attiviste e attivisti della ONG Mediterranea Saving Humans rappresenta un salto di qualità nel processo di criminalizzazione, dove le realtà solidali vengono trattate da nemico interno da sorvegliare e reprimere.

 

Per analizzare e riflettere su come questa duplice criminalizzazione delle persone in transito e delle reti di solidarietà si produce e riproduce, per prefigurare assieme strategie di rottura di questo dispositivo, abbiamo invitato a discutere con noi: Stella Arena, avvocatessa del foro di Nola e collaboratrice dell'Associazione di Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) che si occupa di difendere coloro che sono accusati di essere scafisti; attiviste e attivisti di Mediterranea Saving Humans.

https://balotta.org/event/criminalizzazione-della-migrazione-criminalizzazione-della-solidarieta

Luca Casarini. La cospirazione del bene

Uno che cerca ed è in continuo movimento. Si descrive così Luca Casarini, anima dei movimenti sociali e tra i fondatori di Mediterranea saving humans. Il suo libro edito da Feltrinelli ne segue il percorso fatto di discontinuità, umanità e rotture interiori. Quella del Mediterraneo è la più deflagrante. Perché un altro mondo possibile passa per un altro mare possibile

Altreconomia
#Fotovorschlag 'Korrosion'

In rust we trust!
Die
#SeaEye4 2023 auf dem Weg ins Trockendock.
Die
#SE4 verlässt #SeaEye leider :(
wird aber von
#MediterraneaSavingHumans übernommen, bleibt also der #CivilFleet erhalten \o/

#MontageAussichten #Shipyard #Werft