L'Unità: Iran-Usa, l’intesa resta in stallo: il nodo del programma nucleare di Teheran e le minacce di intervento militare
Accordi annunciati, ma di fatto non conclusi. L’atteso accordo di pace tra Stati Uniti ed Iran sembra lì ad un passo, ma in realtà dopo un weekend di voci, dichiarazioni e smentite, di firme non ce n’è manco una.
La fuga in avanti di Donald Trump, che sabato aveva dichiarato che l’accordo con Teheran era “in larga parte negoziato” preannunciando una prossima riapertura dello stretto di Hormuz, crocevia per il trasporto di petrolio che sta calamitando l’economia mondiale scatenando una crisi energetica senza precedenti, non ha portato ad oggi ad alcuna intesa.
Dalla Repubblica Islamica si prende tempo e si parla con grande cautela della possibile intesa, in particolare su un tema chiave come il programma nucleare iraniano: per Teheran la possibile intesa per fermare il conflitto su base regionale, dunque anche nel vicino Libano del “proxy” Hezbollah, almeno per il momento deve tenere fuori la questione del nucleare.
Una tesi paradossalmente confermata dal segretario di Stato americano Marco Rubio, che al York Times ha confermato che un accordo con l’Iran ha ottenuto il sostegno regionale dei Paesi dell’area del Golfo, ma che un accordo sul nucleare non può essere raggiunto “in 72 ore, improvvisando su un tovagliolo”.
Allo stesso tempo il ministro degli Esteri di Trump, come l’inquilino della Casa Bianca, ha confermato la strategia del tycoon: accordo con Teheran o minaccia di intervento militare. Anche Rubio infatti da una parte ha sottolineato che un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran potrebbe concretizzarsi “oggi stesso”, dall’altra ha aggiunto che se una intesa non verrà raggiunta “risolveremo in altro modo” la questione, con un chiaro riferimento ad un ritorno all’uso delle armi contro il regime dell’Ayatollah Khamenei.
E Teheran? Al momento la Repubblica Islamica prende tempo, pur ammettendo che i due Paesi hanno raggiunto un “accordo di massima” ma che una “firma non è imminente”. A dirlo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, affermando che “abbiamo raggiunto un accordo su gran parte degli argomenti discussi, questo è corretto, ma ciò non significa che la firma di un accordo sia imminente”.
Baghaei ha poi ripetuto quello che ormai è una richiesta chiara da parte iraniana, ovvero che “l’obiettivo dei negoziati è porre fine alla guerra e, in questa fase, non stiamo discutendo i dettagli della questione nucleare”. “Minacce, pressioni, rappresentazioni e pubblicazioni di caricature sono parte integrante della politica in quella parte del mondo. Noi proseguiamo il nostro lavoro sul campo. Osserviamo i fatti, a prescindere dalle percezioni e dalle rappresentazioni della controparte”, ha aggiunto Baghaei
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