Il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina | differx

domenico gallo svela che la cosiddetta “separazione delle carriere” mira a cancellare l’indipendenza del potere giudiziario e risponde perfettamente al piano di gelli

https://www.domenicogallo.it/2025/07/giustizia-la-riforma-truffa

DOMENICO GALLO DIMOSTRA CHE QUELLA DI NORDIO-MELONI È UNA RIFORMA CHE CANCELLA L’INDIPENDENZA DEL POTERE GIUDIZIARIO

<< Non era mai accaduto nella storia parlamentare che una riforma della Costituzione venisse approvata nel testo proposto dal Governo senza che venisse consentito al Parlamento di approvare un solo emendamento.

Un testo governativo immodificabile dal Parlamento per una riforma da approvare a passo di carica, che – evidentemente – costituisce una priorità politica assoluta per questa maggioranza.

La prima operazione da compiere è fare pulizia delle parole e dei concetti falsi e ingannevoli. Innanzitutto bisogna spiegare che quella in discussione non è una riforma della giustizia. La riforma Nordio non ha nulla a che vedere con le questioni attinenti al funzionamento del servizio giustizia, non interviene sulla durata dei processi, sulle dotazioni amministrative degli uffici giudiziari, sull’edilizia, sul potenziamento dei riti alternativi, sulle carenze di personale. Non è insomma una riforma volta a migliorare la qualità del servizio giustizia a tutela dei diritti dei cittadini.

Ugualmente falsa e ingannevole è la denominazione della riforma come “separazione delle carriere”. In questo caso si tratta di una vera e propria truffa delle etichette.

La separazione delle carriere è stata portata a termine, a Costituzione invariata, con la riforma #Cartabia (art. 12 della legge n. 71/2022), che ha definitivamente separato i percorsi professionali dei magistrati inquirenti e giudicanti.

L’oggetto della riforma non è la separazione delle carriere ma la riscrittura del titolo IV della Costituzione all’unico scopo di restringere o abbattere le garanzie di indipendenza dell’esercizio della giurisdizione. In sostanza, quella di Nordio-Meloni è una riforma dell’indipendenza del potere giudiziario.

Il titolo IV della Costituzione sull’ordinamento giurisdizionale definisce in modo molto più organico e completo che in altre costituzioni moderne il principio della separazione dei poteri, creando uno zoccolo duro di pluralismo istituzionale che non può essere superato.

Nel disegno costituzionale, l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, viene assicurata dall’autogoverno, attribuito a un organo di rilievo costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, al quale spettano: «le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati» (art. 107). «Il Consiglio superiore è presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune» (art. 104).

Il titolo IV cella Carta ha operato una netta cesura rispetto al vecchio ordinamento monarchico-liberale nel quale le scarse garanzie di indipendenza dei giudici e la soggezione dei pubblici ministeri al potere politico avevano impedito che la magistratura potesse esercitare resistenza all’avvento della dittatura fascista.

Le norme che garantiscono l’indipendenza del giudiziario (titolo IV) e quelle che assoggettano l’esercizio dei poteri al controllo di costituzionalità (titolo VI) incarnano le garanzie antitotalitarie della Costituzione. Non a caso ci furono delle resistenze a dare attuazione alla disciplina costituzionale della magistratura: il Consiglio Superiore fu istituito solo dieci anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, in virtù della legge 24 marzo 1958 n. 195, e cominciò a operare nel 1959 (entro una camicia di forza che ne pregiudicava fortemente le funzioni).

Nel corso del tempo, con la crescita dell’indipendenza reale della magistratura, favorita dal dibattito culturale in seno all’associazionismo di giudici e pubblici ministeri, è aumentata la capacità di controllo giudiziario dei fenomeni degenerativi.

Ciò ha consentito di sventare le varie minacce che hanno attraversato le istituzioni dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del secolo scorso. A cominciare da quel “tintinnar di sciabole” cui fece cenno il leader socialista Pietro Nenni in occasione della formazione del secondo governo Moro del 23 luglio 1964, per passare poi alla stagione della strategia della tensione dove, con grande difficoltà, le indagini della magistratura hanno scoperchiato il vaso di Pandora delle deviazioni istituzionali dei servizi segreti, fino alle parole finali dell’ultima sentenza della Corte d’assise di Bologna (6 aprile 2022) che ha fatto luce sui mandanti, annidati anche nelle istituzioni, della strage del 2 agosto 1980. La stagione di “mani pulite” ha confermato la capacità dell’autorità giudiziaria di estendere il controllo di legalità anche in quei santuari del potere politico rimasti per lungo tempo inviolabili.

Il ruolo del Consiglio Superiore, in quanto garante dell’indipendenza della magistratura, è stato oggetto di violenti conflitti politici.

Clamoroso fu il conflitto con il presidente della Repubblica Francesco #Cossiga, che arrivò al punto di minacciare l’intervento dei carabinieri per impedire che il plenum del Consiglio trattasse degli argomenti che lui aveva vietato. In un’intervista nel 1991 Cossiga dichiarò: «Feci schierare un battaglione mobile di carabinieri in assetto antisommossa, al comando di un generale di brigata».

Ma l’esigenza di rendere l’esercizio della giurisdizione subordinato all’indirizzo politico era già emersa già nel 1981 con la scoperta del “Piano di rinascita democratica” di #LicioGelli.

Si trattava di un progetto che mirava a spegnere la democrazia italiana attraverso un’azione riservata che, pur escludendo il ricorso a un colpo di Stato di tipo greco, mirava a sovvertire le istituzioni democratiche. Per l’ordinamento della magistratura era prevista una riforma particolarmente “moderna” articolata su una serie di passi finalizzati a ricondurre l’esercizio della giurisdizione sotto il controllo del potere politico, eliminando lo scandalo del “potere diviso” postulato dalla Costituzione repubblicana.

Attraverso una riforma della Costituzione, il Piano di rinascita democratica prevedeva la separazione delle carriere di magistrati giudicanti e magistrati inquirenti, la sottoposizione di questi ultimi al controllo del ministro della giustizia e la neutralizzazione dell’autogoverno dei magistrati, mediante la sottoposizione del Consiglio superiore della magistratura al controllo del Parlamento.

In attesa delle modifiche costituzionali il piano suggeriva di intervenire con urgenza per introdurre la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati, il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari e gli esami psicoattitudinali per l’accesso alla carriera.

La profezia nera di Licio Gelli non è mai tramontata: come un fiume carsico è affiorata più volta in diversi contesti politici e adesso ha trovato piena soddisfazione con la riforma costituzionale Nordio/Meloni.

L’insofferenza di questo potere politico verso il controllo di legalità esercitato da una magistratura indipendente, resa plasticamente evidente dalla valanga di insulti e minacce ai giudici e pubblici ministeri vomitate dai vertici politici ogni volta che vengono adottati provvedimenti sgraditi, è il movente di questo attacco alla giurisdizione: la riforma dell’assetto costituzionale della magistratura è la soluzione.

Poiché il #ConsiglioSuperiore è la bestia nera, la riforma lo depotenzia dividendolo in tre parti, un Consiglio per i magistrati del pubblico ministero, uno per i magistrati giudicanti e uno, denominato Alta Corte disciplinare, competente per i provvedimenti disciplinari.

Non basta la divisione in tre parti. La funzione di questi tre organi viene ulteriormente svilita cancellando la rappresentanza del corpo dei magistrati dagli organi di “autogoverno”, attraverso l’introduzione del criterio del sorteggio secco dei componenti togati.

In definitiva la rottura del modello costituzionale dell’unicità della magistratura e l’invenzione di tre organi composti da membri sorteggiati, cancella l’autogoverno e rende oscura e non trasparente l’attività di gestione della magistratura. Si creano così le condizioni per un impoverimento culturale e ideale del corpo dei magistrati, che diventeranno sempre più “funzionari” ministeriali e sempre meno garanti di ultima istanza dei diritti inviolabili dei cittadini.

Dietro questo progetto di riforma vi è la palese ispirazione ad abbattere il livello di indipendenza reale della magistratura per porre rimedio allo “scandalo del potere diviso”. Sbarazzarsi dei poteri di controllo è il passaggio obbligato per la trasformazione di un ordinamento democratico in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Di qui l’importanza della mobilitazione per impedire la svolta autoritaria in itinere e per cancellare la riforma Nordio/Meloni, quando interverrà, con il referendum costituzionale.

(una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano del 30 luglio con il titolo: Giustizia: prepararsi al referendum) >>

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sul rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di palestina

21 feb. 2025 lo stato italiano, ormai una vera fogna a cielo aperto, tocca il punto più basso della sua vicenda, simile alla sua storica alleanza coi nazisti e alla complicità nello sterminio degli…

slowforward

l’onu chiede al governo italiano il ritiro del decreto “sicurezza”

ROMA, 16 APRILE – Gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto al governo italiano di ritirare il cosiddetto Decreto sicurezza, approvato lo scorso 4 aprile. ”Siamo preoccupati dal modo in cui il governo ha trasformato un disegno di legge in decreto legge e da come quest’ultimo è stato frettolosamente approvato dal Consiglio dei ministri, aggirando così la discussione parlamentare e il dibattito pubblico”, scrivono i cinque esperti Onu intervenuti sulla questione.
Come si legge sul sito delle Nazioni Unite, il Governo Meloni  avrebbe ricevuto comunicazioni a riguardo già nel dicembre del 2024, comunicazioni in cui si spiegava piuttosto chiaramente che se l’allora Ddl Sicurezza fosse stato approvato così com’era, la legislazione italiana non sarebbe più stata coerente con gli obblighi che il nostro Paese ha sottoscritto in passato in materia di diritti umani.

https://onuitalia.com/2025/04/16/sicurezza-4/

#decretoSicurezza #dirittiUmani #governoNeofascista #neofascismo #Onu

Onu, il Decreto sicurezza del governo Meloni mette a rischio le libertà fondamentali - Onu Italia

ROMA - Gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto al governo italiano di ritirare il cosiddetto Decreto sicurezza

ONU Italia

salvatore borsellino: familiari delle vittime inascoltati. la deriva di regime è evidente

5 aprile 2025

È stato ieri approvato dal consiglio dei ministri quell’attentato ai principi della nostra Costituzione noto come “Decreto Sicurezza”.

È una cosa di una gravità estrema, è un decreto e quindi entra immediatamente in vigore dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, si esclude anche il Parlamento, anche se dovrà da questo essere approvato entro sessanta giorni, e purtroppo mi risulta che sia stato già controfirmato dal Presidente della Repubblica.

Il presidente del Senato, al quale ci eravamo rivolti, ha rifiutato di ascoltare l’associazione dei familiari delle vittime che dell’operato dei servizi sono state le prime vittime e purtroppo anche il successivo appello alla presidenza della repubblica è rimasto senza risposta.

Quello che fino ad oggi hanno fatto questi servizi, come l’istigazione e la partecipazione alle stragi, sarà oggi coperto dalla legge.

Dovranno risponderne solo al capo del governo.

È peggio dell’Ovra e del ventennio fascista.

Questo stesso presidente del consiglio, a cui viene data la facoltà anche di autorizzare componenti dei servizi a guidare associazioni terroristiche e commettere omicidi, ha detto che il provvedimento è stato emanato come decreto e non discusso in parlamento per questioni di urgenza e per rispondere alle aspettative dei cittadini.

Ma quei cittadini che sono stati colpiti non solo come cittadini di questo stato ma anche nei propri affetti, i rappresentati delle associazioni dei familiari di vittime di stragi e di assassini non sono stati neppure ascoltati, nonostante avessero chiesto di esserlo, sia dalle commissioni parlamentari sia dal Presidente della Repubblica.

Mi vergogno di essere cittadino di uno stato guidato da un sistema di potere che si sta rivelando peggiore del regime fascista.

Non ne ho le prove e nessuna sentenza lo ha finora mai affermato con sicurezza, ma sono fermamente convinto che questi servizi a cui viene oggi data, per legge, la facoltà di delinquere e di uccidere, sono quelli che hanno partecipato alla preparazione e all’esecuzione delle stragi di Via D’Amelio e di Capaci, e non soltanto di quelle.

E credo anche che mio fratello, negli ultimi giorni della sua vita se ne fosse reso conto e per questo sia stata affrettata l’esecuzione di quella strage e sia stata sottratta la sua agenda.

Salvatore Borsellino

*

(grazie a Ilaria Giovinazzo per la condivisione di questo testo, reperibile anche ai link che seguono)

Questo decreto consente alle attività di rispondere direttamente al governo, finora sottoposte al giudizio della magistratura invece adesso saranno autorizzate dopo un omicidio a risponderne solo a capo del Governo. Questo è inammissibile. Per i motivi spiegati, nonostante la legge sia passata alla Camera, abbiamo chiesto di essere sentiti al Senato” (https://www.notizie.com/2025/03/08/ddl-sicurezza-la-denuncia-di-salvatore-borsellino-familiari-delle-vittime-di-mafia-esclusi-dal-dibattito/)

https://www.19luglio1992.com/salvatore-borsellino-ddl-sicurezza-mi-vergogno-di-essere-cittadino-di-questo-stato/

https://wordnews.it/2025/04/05/decreto-sicurezza-la-denuncia-un-attentato-alla-costituzione/

https://www.micromega.net/approvato-il-decreto-sicurezza-salvatore-borsellino-e-peggio-dellovra-e-del-ventennio

https://cavalierenews.it/attualita/28101/salvatore-borsellino,-approvazione-decreto-sicurezza-un-attentato-alla-costituzione-video.html

https://www.liberainformazione.org/2025/04/04/il-decreto-sicurezza-un-attentato-ai-principi-della-nostra-costituzione/

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Ddl Sicurezza, la denuncia di Salvatore Borsellino: "Familiari delle vittime di mafia esclusi dal dibattito" - Notizie.com

Le famiglie delle vittime di stragi chiedono audizioni al Senato, Salvatore Borsellino spiega le motivazioni.

Notizie.com

certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:

il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
(21 febbraio 2025)

slowforward.net/2025/02/28/sul…

#Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionismoitaliano #sionistiitaliani #neofascismo #governoneofascista

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Un uomo solo ha fatto quello che il governo italiano si è rifiutato di fare: chiedere giustizia.

Lam Magok Biel Ruei, sopravvissuto ai #lager libici, ha denunciato Giorgia #Meloni , Carlo #Nordio e Matteo #Piantedosi per favoreggiamento nella scandalosa liberazione di un criminale di guerra, pluriomicida, torturatore e stupratore.

https://www.facebook.com/share/15VF4xnGwX/

#Almasri
#Libia
#dirittiumani
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#governoneofascista
#LamMagok
#LamMagokBielRuei

Abolizione del suffragio universale

Un uomo solo ha fatto quello che il governo italiano si è rifiutato di fare: chiedere giustizia. Lam Magok Biel Ruei, sopravvissuto ai lager libici, ha denunciato Giorgia Meloni, Carlo Nordio e...

Una nave militare italiana impiegata per deportare 16 esseri umani in centri di confinamento in Albania, al costo di 250 mila euro: più di 15 mila euro per migrante.

Allo sbarco, due sedicenni bengalesi – valutati maggiorenni al primo screening, nonostante le loro dichiarazioni – sono stati riconosciuti come minori.

Nel frattempo la nave militare era già salpata e i due ragazzini sono stati in fretta trasferiti su una motovedetta per esser riportati sulla nave Libra e dirigersi verso le coste italiane.

Altre due persone sono state identificate come vulnerabili e non idonee al trattenimento in Albania e pertanto destinate a chiedere protezione in Italia.

Oggi, il Tribunale di Roma – sulla base di una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – non convalida i decreti di trattenimento degli ultimi dodici: l’Egitto e il Bangladesh non sono Paesi sicuri, nonostante la pretesa del Governo di definirli così.

Ma neanche il tempo di emettere la sentenza, che la domanda di protezione presentata in Albania dai richiedenti asilo è stata respinta.

La commissione territoriale che doveva esaminare le loro richieste con la cosiddetta procedura accelerata le ha respinte: tempi mai visti per l’esame di una richiesta d’asilo in Italia.

Di solito ci vogliono mesi. Spesso anche un anno.

Ora in teoria i richiedenti asilo avranno 15 giorni di tempo per presentare un ricorso: in pratica però non è chiaro esattamente cosa succederà, dato che il tribunale di Roma ha respinto il decreto di detenzione legato proprio alla procedura accelerata.

Una impasse grottesca e straziante.

Uno spettacolo raccapricciante.

*

[Annotazione personale: vero, l’operazione del governo neofascista attualmente in carica è “disumana”, “fallimentare”, “antieconomica” e “anti-italiana”, ma direi che innanzitutto – oltre che disumana – è razzista e nazista, visto che la storia – fino a prova contraria – ci insegna chi è stato, fin dal 1933, a costruire lager] [mg]

https://slowforward.net/2024/10/21/baobab-experience-sulla-deportazione-dei-migranti-in-albania-annotazione-di-mg/

#000000 #808080 #BaobabExperience #deportazione #deportazioni #governoNeofascista #lager #razzismo