La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale

La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019

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PeaceLink opera nel campo del giornalismo partecipativo. La sua azione si fonda sulla cultura della solidarietà e della nonviolenza, con un forte impegno nella controinformazione.

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La rete telematica PeaceLink nel marzo 2026 si è concentrata sulla controinformazione pacifista, l'arresto del pacifista ucraino Yurii Sheliazhenko, le mobilitazioni internazionali contro Trump (No Kings), le conseguenze della guerra in Medio Oriente con focus su basi USA nel Golfo e la lotta contro la sorveglianza di massa ("Chat Control").

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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026

oggi ho spedito per mail newslow ovvero la (piuttosto lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026. la mail, come sempre, viene compilata manualmente da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma apparentemente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

e… tra un paio di giorni uscirà un’altra newsletter, che arriva fino a marzo. stay tuned. statevi tonni.

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Iran, droni e Stretto di Hormuz: la guerra invisibile che colpirà bollette e economia

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La guerra dei droni: il vero campo di battaglia invisibile

Non è la guerra che vedi nei titoli dei telegiornali. È quella che pagherai in bolletta tra due mesi. Mentre le testate generaliste si concentrano sulla conta dei danni a Teheran, gli analisti osservano il debutto operativo di una tecnologia che ha appena reso obsoleta la difesa aerea convenzionale. L’attacco di questi giorni, coordinato dalla Task Force Scorpion Strike, ha introdotto una variabile che sposta l’asse del conflitto verso una dimensione puramente algoritmica.

Droni a basso costo e strategia di saturazione

Il cuore dell’offensiva è il sistema LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System). Non siamo più di fronte ai multimilionari Reaper; i droni LUCAS sono “munizioni sacrificabili” dal costo stimato di circa 35.000 dollari per unità. La strategia è la saturazione: lanciare sciami di centinaia di droni simultaneamente per costringere le batterie S-300 iraniane a esaurire i loro costosi intercettori (da oltre 2 milioni di dollari l’uno) contro bersagli di scarso valore. È un’erosione matematica della difesa: una volta accecati i radar e svuotati i silos, i vettori principali possono colpire i centri di comando quasi indisturbati.

Dalla superiorità tecnologica alla guerra di massa

Il paradosso del 2026 è che il Pentagono ha raggiunto la superiorità effettuando il reverse-engineering della tecnologia nemica. Molti osservatori notano infatti che il drone LUCAS è basato sullo schema dello Shahed-136 iraniano. Questa scelta segna un cambio di paradigma totale: la vittoria non dipende più dal possedere l’arma più sofisticata e costosa, ma dalla capacità di produrre e schierare una “massa intelligente” in grado di sopraffare i sistemi d’arma tradizionali attraverso il numero e il coordinamento autonomo.

Perché questa guerra è diversa da Iraq e Afghanistan

A differenza dei conflitti passati, l’intervento in Iran non mira all’occupazione territoriale, ma alla degradazione sistemica. L’uso della Task Force Scorpion dimostra che gli USA hanno appreso la lezione della guerra in Ucraina: il dominio dell’aria oggi si ottiene con lo sciame, non solo con il caccia invisibile. È una “guerra di logoramento tecnologico” dove l’obiettivo è distruggere il sistema-Paese agendo sui suoi nodi nervosi (comandi, comunicazioni, difese) senza mai mettere uno stivale sul terreno, riducendo i costi politici e umani per l’invasore ma massimizzando il collasso dell’invaso.

Ma la tecnologia è solo una parte del problema. Se i droni cambiano la guerra, è l’energia che cambia il mondo. Il vero punto critico è altrove: nel mare.

Stretto di Hormuz: il punto fragile della globalizzazione energetica

Se i droni rappresentano la nuova frontiera tattica, lo Stretto di Hormuz rimane il centro di gravità permanente dell’economia reale. Con il blocco del passaggio marittimo scattato il 28 febbraio 2026, il mondo si è risvegliato in una nuova era di incertezza logistica. Non si tratta solo di una crisi mediorientale: è un corto circuito che colpisce direttamente i portafogli dei cittadini europei.

Non solo petrolio: il ruolo del gas naturale liquido (GNL)

Mentre l’attenzione mediatica si concentra spesso sul greggio, il vero “nervo scoperto” per l’Italia è il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Dallo Stretto di Hormuz transita infatti oltre il 20% del commercio globale di gas liquefatto, gran parte del quale proviene dai giacimenti del Qatar.

Per il nostro Paese, che ha faticosamente sostituito il metano siberiano con le forniture via nave, la chiusura del “budello” è un cataclisma energetico:

  • Volo del TTF di Amsterdam: All’apertura dei mercati di stamattina, il prezzo del gas è schizzato del +25%, superando i 39 €/MWh, i massimi da oltre un anno.
  • Rischio bollette: Gli analisti di Goldman Sachs avvertono che un blocco prolungato potrebbe far raddoppiare i prezzi del gas in Europa (+130%), portando a un aumento stimato delle bollette domestiche fino al 37% nel prossimo trimestre.
  • Dipendenza strategica: Senza il passaggio sicuro delle metaniere qatariote, l’Italia perde uno dei suoi pilastri energetici più solidi, esponendosi a una volatilità che il mercato elettrico non è pronto a gestire.

Le rotte alternative non bastano

La tentazione di pensare che basti “cambiare strada” si scontra con la dura realtà della geografia e della tecnica. Le rotte alternative, come il giro dell’Africa via Capo di Buona Speranza, aggiungono tra i 10 e i 15 giorni di navigazione, gonfiando i costi di nolo e i premi assicurativi. Inoltre, gli oleodotti terrestri in Arabia Saudita hanno una capacità residua di soli 2,6 milioni di barili al giorno, una frazione irrisoria rispetto ai 20 milioni che transitano abitualmente via mare. In sintesi, non esiste un “Piano B” immediato capace di sostituire il volume di energia che Hormuz garantisce ogni giorno.

Il rischio di una nuova stagflazione energetica

Siamo di fronte a quello che gli economisti definiscono stagflazione bellica. L’impennata del costo del gas e del gasolio (con il Brent che punta dritto ai 120 dollari) agisce come una tassa occulta che frena la produzione industriale e contrae i consumi delle famiglie. In Italia, dove l’autotrasporto muove l’80% delle merci, il prezzo del carburante sopra i 2,10 euro/litro si traduce immediatamente in rincari sui banchi del supermercato. La crisi di Hormuz non è dunque solo una mappa con navi ferme: è il rischio concreto di una recessione energetica che potrebbe segnare l’intero 2026.

Analisi dei Prezzi: L’Impatto del Blocco di Hormuz (Marzo 2026)

Indicatore EnergeticoPrese-Crisi (Gennaio 2026)Post-Blocco (2 Marzo 2026)Variazione %Petrolio Brent (barile)74,00 $118,50$+60%Gas Naturale TTF (MWh)28,00 €56,00 €+100%Benzina (prezzo medio Italia/L)1,78 €2,24 €+26%Gasolio (prezzo medio Italia/L)1,65 €2,12 €+28

https://www.youtube.com/watch?v=TKwQbup4kSg

Quando uno stretto cambia la storia: da Suez al Golfo

La memoria corre inevitabilmente ai grandi “colli di bottiglia” che hanno ridisegnato il XX secolo. Non è la prima volta che un pugno di chilometri di mare tiene in ostaggio il benessere globale:

  • Crisi di Suez (1956): Quando il controllo delle rotte marittime sancì la fine degli imperi coloniali e l’inizio dell’era delle superpotenze.
  • Shock petrolifero (1973): La dimostrazione che l’energia è l’arma politica più letale, capace di far piombare l’Occidente nell’austerità in pochi giorni.
  • Guerra del Golfo (1991): Il conflitto che ha stabilito il petrolio come perno della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, giustificando decenni di presenza militare.

Ogni volta che un passaggio strategico come Hormuz viene messo in discussione, il mondo non si limita a rallentare: cambia equilibrio. Se nel 1973 la lezione fu la vulnerabilità del greggio, nel 2026 la chiusura dello Stretto ci insegna che la nostra “libertà” energetica legata al GNL è sottile quanto la scia di una metaniera qatariota.

Il rischio di una nuova stagflazione bellica

L’impennata del greggio Brent verso i 120 dollari agisce come una tassa occulta. In Italia, con il carburante sopra i 2,20 euro/litro, l’inflazione energetica si trasferisce immediatamente su ogni bene di consumo. È quella che possiamo definire stagflazione bellica: una spirale perversa dove i prezzi corrono a causa dei venti di guerra mentre l’economia reale e la produzione restano al palo, schiacciate dai costi logistici insostenibili.

Eppure, dietro il muro di fiamme del caro energia, si sta consumando un dramma politico che potrebbe ridisegnare i confini del Medio Oriente per i prossimi cinquant’anni.

Iran sotto pressione: stabilità o trasformazione del regime?

La conferma della morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, avvenuta durante i raid del fine settimana, ha proiettato la Repubblica Islamica nel territorio dell’ignoto. Non è solo la fine di un’era religiosa, ma il collasso del perno centrale che per trentasette anni ha garantito l’equilibrio tra le fazioni di potere a Teheran.

Le tensioni interne e il ruolo dei Pasdaran

In questo vuoto pneumatico, il potere reale sta scivolando dalle mani dei religiosi a quelle dei militari. Le Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) non sono più solo un corpo d’élite, ma un conglomerato che controlla oltre il 40% dell’economia iraniana attraverso le bonyad (fondazioni caritatevoli) e aziende nei settori edilizio e petrolifero. Se l’autorità morale degli Ayatollah vacilla, il “Capitalismo dei Pasdaran” è pronto a difendere i propri asset. Il rischio è una transizione verso una giunta militare de facto, dove la retorica religiosa diventa un semplice paravento per la conservazione di privilegi economici e strategici.

Proteste e consenso: cosa sta succedendo davvero

L’analisi del fronte interno richiede prudenza. Se da un lato i video mostrano festeggiamenti clandestini per la fine di un’oppressione decennale, dall’altro la propaganda di Stato sta sfruttando l’invasione straniera per alimentare il sentimento nazionalista. Non siamo di fronte a una rivolta univoca:

  • Il fattore disperazione: Con l’inflazione al 60% e l’insicurezza idrica che colpisce le campagne, la rabbia popolare è una miccia corta.
  • Repressione e controllo: Il regime ha risposto ai raid con un Digital Blackout totale, isolando il Paese per impedire il coordinamento delle piazze. La variabile decisiva resta l’Artesh (l’esercito regolare): resterà fedele al triumvirato ad interim o si rifiuterà di sparare sui civili in caso di insurrezione di massa?

Gli scenari possibili: continuità, crisi o trasformazione

Il futuro dell’Iran nel 2026 si gioca su tre direttrici principali:

  • La fortezza militare: Il Triumvirato ad interim (Pezeshkian, Larijani e Arafi) riesce a nominare una nuova Guida Suprema di facciata, mentre i Pasdaran assumono il controllo totale delle operazioni belliche e della repressione interna.
  • Il cambio di regime “ordinato”: La pressione militare USA e il sostegno alla diaspora (con la figura di Reza Pahlavi) portano a un collasso rapido dei vertici e a un governo di transizione democratica sotto tutela internazionale.
  • La somalizzazione: Il Paese frammenta lungo linee etniche (curdi, beluci, azeri) e fazioni militari, trasformando l’Iran in un teatro di guerra civile permanente, con conseguenze incalcolabili per la stabilità del Golfo e dello Stretto di Hormuz.
  • L’impatto nascosto sull’Europa (e sull’Italia)

    Mentre gli schermi dei televisori mostrano le scie dei missili sopra Teheran, l’effetto dell’attacco sta già viaggiando lungo i cavi della finanza globale e nelle pance delle navi mercantili. Per l’Italia, il conflitto in Iran non è una cronaca estera, ma uno shock sistemico che mette a nudo la fragilità del nostro modello energetico e produttivo.

    Energia e inflazione: il legame diretto

    Il primo colpo arriva dai mercati delle materie prime. L’aumento del prezzo del greggio Brent e del gas naturale TTF non è un numero astratto: è il motore di una nuova fiammata inflattiva. In un’economia come quella italiana, dove l’indice dei prezzi al consumo (NIC) è estremamente sensibile ai costi energetici, ogni centesimo guadagnato dal petrolio si traduce in una perdita di potere d’acquisto per le famiglie. La stagflazione bellica è il rischio concreto: una crescita zero accompagnata da prezzi fuori controllo. Con la benzina che sfonda quota 2,20 euro/litro, la “tassa occulta” del conflitto rischia di drenare miliardi di euro dai consumi interni, paralizzando la ripresa economica del 2026.

    Trasporti e logistica: l’effetto domino invisibile

    Pochi analisti pongono l’accento sulla crisi dei noli marittimi. La chiusura dello Stretto di Hormuz obbliga le rotte commerciali a circumnavigare l’Africa, facendo esplodere i costi di assicurazione e i tempi di consegna. L’Italia, che ha nel Mediterraneo il suo hub logistico naturale, rischia di essere tagliata fuori: il canale di Suez perde rilevanza se l’accesso dall’Oceano Indiano è sbarrato. Questo “effetto domino” colpisce duramente le nostre esportazioni e, soprattutto, l’importazione di componentistica fondamentale per l’industria del Nord. Il risultato è un rallentamento forzato della catena del valore, con ritardi nelle consegne che potrebbero mettere in ginocchio interi settori manifatturieri.

    Perché il rischio è sottovalutato nel dibattito pubblico

    In questo scenario, il silenzio della politica italiana è assordante e rivelatore. Perché le nostre istituzioni non denunciano con forza la violazione del diritto internazionale e i pericoli di questa escalation? La risposta risiede nel timore di far esplodere la bolla finanziaria del debito pubblico. Un’inflazione troppo alta costringerebbe le banche centrali a mantenere i tassi elevati, rendendo insostenibile il costo del nostro debito. Si preferisce dunque l’ossequio verso l’alleato “bullo” di turno piuttosto che ammettere una verità scomoda: l’Italia è l’anello debole di una catena che Trump sta tirando fino al punto di rottura.

    In sintesi: i punti chiave della crisi

    • Droni LUCAS: La guerra di massa low-cost ha reso obsolete le vecchie difese.
    • Hormuz è il detonatore: Il blocco del GNL dal Qatar colpisce l’Italia più del petrolio.
    • Caro Energia: Benzina a 2,20€ e bollette in rialzo sono la “tassa” sul conflitto.
    • Vuoto di potere: La morte di Khamenei apre la strada a una giunta militare dei Pasdaran.

    La guerra moderna non si combatte più solo nei cieli: si combatte nei prezzi, nei dati, nelle nostre abitudini quotidiane. E senza accorgercene, il fronte si è spostato: non è più lontano. È già dentro casa nostra.

    Secondo te, questa crisi energetica è destinata a rientrare con un accordo diplomatico o siamo solo all’inizio di un nuovo, doloroso equilibrio globale? Scrivilo nei commenti.

    #controinformazione #economia #gas #guerra #iran #petrolio #statiUniti

    Cuba Resiste y Vencerá!

    Zazie nel metrò, domenica 22 febbraio alle ore 16:00 CET

    Cuba Resiste y Vencerá!

    Rompiamo il blocco mediatico e la guerra cognitiva. Lottiamo contro le minacce di una aggressione militare dell' imperialismo a Cuba.

    Domenica 22 febbraio ore 16.00 iniziative di controinformazione, siete tutti invitati.

    Si connettono tra loro:

    CSOA Ipò Via Capo d'Acqua, 2 Marino.

    Baccelli Net via Orciano pisano 9 Trullo, Roma.

    Zazie nel metrò via Ettore Giovenale 16 Roma

    Ex Snia via Prenestina 173-175 Roma.

    Parteciperanno: un rappresentante dell' Ambasciata della Repubblica di Cuba.

    In collegamento, dal Venezuela Geraldina Colotti, giornalista; da Cuba Michele, internazionalista.

    https://roma.convoca.la/event/cuba-resiste-y-vencera

    newslow: slowforward dal 24 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026

    oggi ho spedito per mail newslow ovvero la (piuttosto lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 24 dicembre 2025 a oggi, 20 gennaio. la mail, come sempre, viene compilata manualmente da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma apparentemente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

    chi poi volesse sostenere il lavoro di slowforward & mg / differx (che dal 2003 con operosa lena figge il guardo nel contemporaneo & intende continuare a farlo finché morte non lo separi dalla rete) può elargire via ko-fi oppure paypal

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    10 Libri su Giordano Bruno: vita, opere e misteri dell’eretico

    Indice dei contenuti

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    • Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare
    • L’universo infinito e il panteismo: libri per capire la teoria di Giordano Bruno
    • Da dove iniziare a leggere Giordano Bruno?
      • ​Giordano Bruno era davvero un mago? L’occultismo e i testi di Frances Yates
    • Perché Giordano Bruno fu accusato di eresia? Il difficile rapporto con la Chiesa e con Gesù
    • ​”Forse tremate più voi”: il processo dell’Inquisizione e il rifiuto di abiurare
    • ​Giordano Bruno e Galileo Galilei: perché il destino fu diverso?​
    • La morte per rogo a Campo de’ Fiori: cosa disse il filosofo prima di morire
      • ​Una frase famosa per un’eredità immortale: il simbolo del libero pensiero
    • ​Giordano Bruno tra le pagine: i romanzi storici e i thriller più avvincenti
    • Le opere principali di Giordano Bruno: cosa leggere del “Nolano”
    • I libri di Giordano Bruno sono difficili da leggere?
    • Il miglior libro su Giordano Bruno: quale scegliere?
    • ​Quale libro leggere per approfondire oggi il pensiero del Nolano?

    Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare

    Definire chi fosse davvero il “Nolano” non è semplice: per alcuni fu un martire della libertà di pensiero, per altri un mago ermetico o un filosofo ribelle che scosse le fondamenta del XVI secolo. Nato all’ombra del Vesuvio e cresciuto nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, Giordano Bruno trascorse gran parte della sua vita in fuga attraverso l’Europa — tra Francia, Inghilterra e Germania — inseguito dalle accuse di eresia per le sue idee rivoluzionarie sull’universo infinito. Nonostante sia spesso ricordato per la sua tragica fine sul rogo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, la sua figura è ben più complessa di un semplice simbolo laico; era un intellettuale poliedrico che univa mnemotecnica, poesia e una metafisica audace.

    Nato a Nola nel 1548, il filosofo iniziò il suo percorso nell’ordine domenicano prima di intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Europa. Se ti stai chiedendo cosa leggere per iniziare, è fondamentale partire dalle biografie che documentano la sua fuga iniziata nel 1576 e il fatidico arresto a Venezia nel 1592, l’anno che segnò l’inizio del suo lungo scontro con l’Inquisizione.

    Spesso il pensiero di Giordano Bruno viene spiegato in modo semplice nelle scuole come il momento di rottura definitiva con il Medioevo. Per gli studenti che cercano un riassunto di Giordano Bruno, i libri che seguono non sono solo biografie, ma chiavi per decifrare il passaggio verso la modernità.

    ​Per chi desidera approfondire la sua vicenda umana e intellettuale, due testi sono assolutamente imprescindibili:

    • Il sapiente furore. Vita di Giordano Bruno di Michele Ciliberto: Considerata una delle opere più complete e documentate, questa biografia analizza il legame inscindibile tra la vita errabonda del filosofo e lo sviluppo del suo pensiero, evitando facili mitizzazioni.
    • Un fuoco sulla terra. Vita di Giordano Bruno di Ingrid D. Rowland: Un volume di grande accessibilità che restituisce il ritratto di un uomo “moderno”, capace di anticipare concetti scientifici e filosofici che avrebbero influenzato i secoli a venire.

    L’universo infinito e il panteismo: libri per capire la teoria di Giordano Bruno

    ​Per rispondere alla domanda che molti si pongono — ovvero qual è la teoria di Giordano Bruno? — bisogna partire dal concetto di rottura dei confini. Bruno fu tra i primi a ipotizzare che l’universo non avesse un centro né un limite, superando la visione aristotelica di un cosmo chiuso. Egli sosteneva l’esistenza di infiniti mondi simili al nostro, popolati da esseri viventi, una visione che all’epoca scardinava totalmente la centralità dell’uomo e della Terra.

    ​A questo si lega strettamente il concetto teologico: che cos’è il panteismo di Giordano Bruno? Per il Nolano, Dio non è un’entità separata dalla creazione che osserva dall’alto, ma è “l’anima del mondo”, una forza vitale immanente che permea ogni singola fibra della materia. La natura stessa è divina perché in essa abita il principio creatore.

    ​Se vuoi approfondire questi temi complessi, ecco i testi che offrono la chiave di lettura più chiara:

    • La soglia dell’ombra di Nuccio Ordine: Un saggio fondamentale che spiega come la filosofia bruniana non sia solo speculazione astratta, ma un modo per abitare il mondo con “eroico furore”. Ordine è stato uno dei massimi esperti mondiali del filosofo e in questo libro chiarisce magistralmente il legame tra letteratura e filosofia.
    • Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento di Hilary Gatti: Questo libro è perfetto per chi vuole capire il lato più “scientifico” di Bruno. L’autrice analizza come le sue intuizioni sull’infinito abbiano influenzato la nascita della scienza moderna, pur restando radicate in una visione magica del reale.

    Da dove iniziare a leggere Giordano Bruno?

    Se ti avvicini per la prima volta al Nolano, l’errore più comune è partire subito dai suoi testi originali, spesso densi di simbologie cinquecentesche. Il percorso di lettura consigliato per principianti segue tre step logici:
    Una biografia moderna (come quella di Ciliberto o Rowland) per inquadrare l’uomo e l’epoca.
    Un saggio interpretativo (Nuccio Ordine è l’ideale) per decodificare il suo pensiero.
    Il suo capolavoro filosofico, De l’infinito, universo e mondi, solo dopo aver acquisito le basi precedenti.

    ​Giordano Bruno era davvero un mago? L’occultismo e i testi di Frances Yates

    ​Oltre alla filosofia e all’astronomia, un tema che affascina e divide i lettori è quello del Giordano Bruno mago. Era davvero un praticante di arti oscure? La risposta non è un semplice sì o no, ma risiede nella complessa cultura del Rinascimento. Per approfondire questo aspetto, il testo fondamentale è senza dubbio:

    • “Giordano Bruno e la tradizione ermetica” di Frances Yates: Questo libro ha rivoluzionato gli studi su Bruno, dimostrando che il filosofo non era un “martire della scienza” in senso moderno, ma un esponente della magia rinascimentale e dell’occultismo.

    ​Secondo la Yates, Bruno utilizzava l’arte della memoria (una tecnica per ricordare enormi quantità di dati tramite immagini mentali) non solo come esercizio intellettuale, ma come strumento magico per riflettere l’universo nella propria mente e acquisire poteri divini. Egli sognava una riforma del mondo basata sull’antica sapienza egizia di Ermete Trismegisto. Leggere la Yates è essenziale per capire come, per il Nolano, la scienza, la memoria e la magia fossero in realtà un’unica, grande disciplina per comprendere l’infinito.

    Perché Giordano Bruno fu accusato di eresia? Il difficile rapporto con la Chiesa e con Gesù

    ​La condanna di Bruno non fu dovuta a un singolo errore, ma a un’intera impalcatura di pensiero giudicata incompatibile con il dogma cattolico. Molti lettori si chiedono spesso: cosa pensava Giordano Bruno di Gesù? Per il Nolano, la figura del Cristo non era quella del Figlio di Dio incarnato nel senso ortodosso, ma piuttosto quella di un “divino mago” o di un sapiente capace di manipolare le forze della natura.

    ​Le accuse di eresia furono molteplici e pesantissime: negava il dogma della Trinità (che considerava una metafora filosofica), dubitava della verginità di Maria e, soprattutto, sosteneva che la materia fosse divina in sé, eliminando la distinzione tra Creatore e Creatura. Inoltre, la sua teoria degli infiniti mondi poneva un problema teologico enorme: se esistono altri mondi, Cristo è morto anche per loro?

    ​Per approfondire i dettagli tecnici e teologici delle accuse, questi sono i testi di riferimento:

    • Il processo di Giordano Bruno di Luigi Firpo: È l’opera monumentale per eccellenza. Firpo ha ricostruito con rigore filologico gli atti del processo, permettendo di leggere i capi d’accusa e le risposte del filosofo. Un libro denso, ma essenziale per capire la macchina burocratica dell’Inquisizione.
    • Giordano Bruno. Il filosofo di fronte all’Inquisizione di autori vari (a cura di M. Ciliberto): Un’analisi più agile che mette a confronto le tesi di Bruno con il pensiero dei suoi inquisitori, tra cui il cardinale Bellarmino, l’uomo che anni dopo avrebbe processato anche Galileo Galilei.

    ​”Forse tremate più voi”: il processo dell’Inquisizione e il rifiuto di abiurare

    ​Il processo a Giordano Bruno durò ben otto anni, trascorsi nelle carceri di Venezia prima e di Roma poi. Non fu un dibattito filosofico, ma un estenuante braccio di ferro psicologico. Alla domanda cruciale — Giordano Bruno ha abiurato? — la storia risponde con un secco no. Nonostante i tentativi dei padri domenicani di fargli ritrattare le sue “proposizioni eretiche”, Bruno scelse la fedeltà assoluta alla propria verità.

    ​Il momento culminante avvenne l’8 febbraio 1600, quando gli fu letta la sentenza di morte. In quell’istante, il filosofo pronunciò la sua frase più celebre: “Maiori forsan cum timore in me sententiam dicitis quam ego accipiam” (Forse tremate più voi nel pronunciar la sentenza che io nel riceverla). Era la sfida finale di un uomo che considerava la morte fisica solo un passaggio verso l’infinito.

    ​I libri consigliati per questa fase:

    • L’ultimo inquisitore di Michael White: Un testo che si legge quasi come un romanzo, ma basato su solide ricerche storiche, che esplora la psicologia dei protagonisti e il clima di terrore della Roma controriformista.
    • Giordano Bruno: l’eretico che scosse il mondo di Anacleto Verrecchia: Un saggio appassionato che ripercorre l’ostinazione di Bruno e la sua incapacità di piegarsi al dogma, rendendolo l’icona del libero pensiero che conosciamo oggi.

    ​Giordano Bruno e Galileo Galilei: perché il destino fu diverso?​

    Qual è la differenza tra Giordano Bruno e Galileo Galilei? Sebbene entrambi siano stati perseguitati dall’Inquisizione, il loro approccio fu opposto. Galileo scelse la via della scienza sperimentale e, alla fine, accettò di abiurare per salvare la vita e continuare i suoi studi in privato. Bruno, al contrario, non era un osservatore del cielo con il cannocchiale, ma un filosofo della mente. Per lui, rinnegare le proprie idee significava distruggere la propria identità. Ecco perché Galileo non fu bruciato e Bruno sì: il primo trattava di leggi fisiche, il secondo di una verità filosofica e teologica che non ammetteva compromessi.

    La morte per rogo a Campo de’ Fiori: cosa disse il filosofo prima di morire

    La data che ha cambiato la storia del libero pensiero è l’8 febbraio 1600, giorno in cui fu letta la sentenza definitiva di condanna. Pochi giorni dopo, il 17 febbraio 1600, si consumò il tragico rogo a Campo de’ Fiori. Questi eventi non segnarono solo la fine fisica del filosofo, ma la nascita di un simbolo immortale, celebrato nel 1889 con l’inaugurazione del monumento che ancora oggi domina la piazza romana.

    ​Il 17 febbraio 1600, Giordano Bruno fu condotto a Campo de’ Fiori a Roma per l’esecuzione della sentenza. Molti si chiedono cos’è la morte per rogo in quel contesto: era un rituale di purificazione estrema, pensato per cancellare non solo il corpo ma anche la “peste” dell’eresia. Bruno affrontò il supplizio con una sfida finale: gli fu applicata la “lingua in giova” (una morsa di legno sulla lingua) per impedirgli di parlare alla folla e continuare a diffondere le sue idee.

    ​Nonostante il silenzio forzato, i testimoni dell’epoca riportarono che il filosofo distolse lo sguardo con sdegno quando gli fu presentato il crocifisso prima che le fiamme divampassero. Morì senza un grido, confermando la sua immagine di uomo d’acciaio davanti alle proprie convinzioni.

    ​Una frase famosa per un’eredità immortale: il simbolo del libero pensiero

    ​Oggi Bruno è considerato un’icona laica. La sua frase “Forse tremate più voi…” è incisa metaforicamente nella base del monumento che oggi domina Campo de’ Fiori, eretto nel 1889 nonostante le proteste del Vaticano. Bruno è diventato il simbolo di chi non rinuncia alla propria verità, anche a costo della vita, rendendo la sua eredità attuale in ogni dibattito sulla libertà di espressione e sulla ricerca scientifica libera da dogmi.

    ​Giordano Bruno tra le pagine: i romanzi storici e i thriller più avvincenti

    ​Se la saggistica ti sembra troppo impegnativa, esistono splendidi modi per scoprire il Nolano attraverso la finzione letteraria, che ricostruisce il fascino e il mistero del personaggio.

    • La serie di S.J. Parris (Stephanie Merritt): Cominciando con Eretico, questa serie di thriller storici vede Giordano Bruno nel ruolo di una sorta di “detective” filosofico alla corte di Elisabetta I in Inghilterra. È un modo eccellente per immergersi nelle atmosfere cupe e affascinanti del Cinquecento.
    • L’eretico di Carlo A. Martigli: Un romanzo che intreccia fatti storici e finzione, esplorando il lato più umano e tormentato di Bruno, perfetto per chi cerca una narrazione incalzante.

    Le opere principali di Giordano Bruno: cosa leggere del “Nolano”

    ​Oltre ai saggi che parlano di lui, è fondamentale leggere i libri scritti da Giordano Bruno per sentire la sua voce originale, potente e spesso satirica. Ecco le sue opere principali da avere in libreria:

    • La cena de le Ceneri: Un dialogo filosofico ambientato a Londra dove Bruno difende la teoria copernicana e attacca l’ignoranza dei dotti del suo tempo.
    • De l’infinito, universo e mondi: Il testo chiave dove espone la sua visione di un cosmo senza confini e popolato da infiniti astri.
    • Lo spaccio de la bestia trionfante: Un’opera allegorica e graffiante in cui Bruno critica duramente la morale cristiana e le religioni rivelate, proponendo una riforma dei valori umani.

    Qual è l’opera più importante di Giordano Bruno? Senza dubbio il suo capolavoro filosofico è il De l’infinito, universo e mondi, pubblicato nel 1584. Questo testo è il pilastro del pensiero del Nolano: qui la visione di un cosmo chiuso viene distrutta a favore di una realtà infinita. Un altro capolavoro imperdibile, sempre del 1584, è lo Spaccio de la bestia trionfante, un’opera audace in cui Bruno critica apertamente la corruzione morale e religiosa del suo tempo.

    Qual è l’opera più importante di Giordano Bruno?

    Il capolavoro indiscusso è il De l’infinito, universo e mondi (1584). È il libro che meglio rappresenta la sua rottura con il passato e la nascita dell’universo moderno.

    Quali libri di Giordano Bruno leggere per primi?

    Per chi cerca libri di Giordano Bruno facili o approcciabili, il consiglio è di partire dalle opere scritte in volgare italiano (come i Dialoghi Italiani) piuttosto che da quelle in latino, preferendo sempre edizioni moderne commentate che spiegano il contesto di ogni paragrafo.

    I libri di Giordano Bruno sono difficili da leggere?

    Diciamolo chiaramente: leggere Giordano Bruno può essere difficile se ci si affida a testi scolastici privi di apparato critico. Bruno scriveva con uno stile satirico, filosofico e spesso oscuro. Per questo oggi è fondamentale scegliere edizioni moderne e traduzioni aggiornate: un buon commento a margine trasforma una lettura complessa in un’esperienza illuminante, rendendo accessibili concetti che altrimenti resterebbero riservati agli specialisti.

    Il miglior libro su Giordano Bruno: quale scegliere?

    Non esiste un “libro migliore” in assoluto, ma esiste quello più adatto a te:
    Per chi cerca la storia: La biografia di Michele Ciliberto è la più completa e documentata.
    Per chi cerca la magia: Il testo di Frances Yates è il riferimento mondiale per il Bruno occultista.
    Per chi cerca il pensiero in breve: I saggi di Nuccio Ordine offrono una sintesi magistrale e appassionata.
    Per chi vuole il testo originale: Le edizioni Adelphi o Bompiani offrono le migliori traduzioni moderne e i commenti più autorevoli oggi sul mercato.

    ​Quale libro leggere per approfondire oggi il pensiero del Nolano?

    ​Siamo arrivati alla fine della nostra lista dei 10 libri su Giordano Bruno. Ma da dove iniziare?

    • ​Se cerchi la verità storica assoluta, punta su Luigi Firpo o Michele Ciliberto.
    • ​Se ti affascina il lato magico e misterioso, il classico della Yates è il tuo punto di partenza.
    • ​Se invece vuoi vivere un’avventura tra le strade della storia, i romanzi di S.J. Parris ti conquisteranno.

    Se vuoi sapere cosa leggere oggi per avere una visione d’insieme, ti consiglio di alternare lo studio del suo capolavoro originale con le biografie moderne. Leggere le opere più importanti direttamente dalla penna di Bruno permette di capire perché il suo pensiero fosse considerato così pericoloso nel XVI secolo.

    ​Indipendentemente dalla scelta, leggere Bruno oggi significa riscoprire la meraviglia per un universo senza confini e il coraggio di pensare fuori dagli schemi.

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    newslow: slowforward dal 14 ottobre al 20 novembre 2025

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    mettiamola (daccapo e daccapo) così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… bon: se voi apprezzate e vi fa piacere che io da 22 quasi 23 anni quotidianamente vi aiuti a renderlo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni  #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè oppure, se preferite, un pranzo.

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    Guerra, strage, oppressione di Stato. 12-15 dicembre 1969: 56 anni di menzogne e repressione
    Il 1969 è un anno particolare. Dopo il 1968 della ribellione giovanile e studentesca scendono in piazza anche gli
    https://umanitanova.org/guerra-strage-oppressione-di-stato-12-15-dicembre-1969-56-anni-di-menzogne-e-repressione/
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