Il governo Segni entra in crisi il 6 maggio 1957

Gronchi ha una propria interpretazione del potere conferito al Presidente della Repubblica dall’art. 92 della Costituzione. Egli ritiene, infatti, che compito del Capo dello Stato non sia soltanto quello di individuare una personalità e nominare un governo in grado di ottenere la fiducia in Parlamento, ma anche di scegliere un esecutivo idoneo a sopperire alle esigenze della nazione <76: un criterio di valutazione, quest’ultimo, palesemente discrezionale, soprattutto se si considera la ferma convinzione di Gronchi della necessità di un governo con la sinistra, in direzione del quale si concentreranno tutti i suoi sforzi durante il mandato.
Il governo ereditato da Gronchi è quello guidato da Scelba, suo acerrimo nemico <77. Tuttavia, il governo Scelba entra in crisi molto presto, a causa del ritiro del proprio appoggio da parte del Pri. Il 22 giugno 1955 il governo si dimette e il 6 luglio 1955 viene nominato – voluto dalla segreteria democristiana, ma non gradito a Gronchi – il primo ministero Segni (si ripropone la coalizione centrista di Dc, Psdi e Pli, senza i repubblicani, che però votano la fiducia), cui Gronchi riesce a imporre, per la carica di ministro degli Interni, il nome di Tambroni <78. L’iter di formazione del governo Segni non esula da particolarità: infatti, a costui viene affidato un pre-incarico finalizzato a prendere il tempo necessario a delineare un programma di governo che trovi la convergenza delle forze del quadripartito. La scelta del pre-incarico sembra aver consentito a Gronchi di indirizzare le politiche governative sulle idee del centro-sinistra <79. Il governo Segni inizia l’opera di statalizzazione dell’economia, presentando un disegno di legge per l’istituzione del Ministero delle Partecipazioni statali. Il disegno viene approvato, nella sua versione definitiva, con un emendamento, fortemente voluto, tra gli altri, da Enrico Mattei, che sottrae le aziende a prevalente partecipazione statale alla disciplina sindacale degli altri datori di lavoro <80. Inoltre, è sotto il governo Segni che, il 25 marzo 1957, viene firmato il Trattato di Roma che istituisce la Comunità economica europea.
Zoli I
Il governo Segni entra in crisi il 6 maggio 1957, a causa della perdita del sostegno dei socialdemocratici di Saragat. Sulle ragioni della decisione dei socialdemocratici, al di là dei motivi fondati su contrasti relativi a singole scelte politiche (in particolare, su un progetto di legge sui patti agrari), si interrogano le testate giornalistiche del tempo, trovando spiegazioni diverse: qualcuno attribuisce la decisione a un impulso derivante dal capo del partito laburista del Regno Unito, pronunciatosi sulla questione dell’unificazione socialista, altri, invece, e questa versione è particolarmente interessante ai nostri fini, rinvengono la ragione del distacco dalla coalizione governativa nei contrasti emersi in materia di politica estera tra il Quirinale e il ministro degli esteri Martino (Pli) <81. Effettuate le consultazioni di rito, Gronchi affida l’incarico a Adone Zoli, il quale forma un governo monocolore Dc che si presenta al Parlamento il 29 maggio. Nel conferimento della fiducia, si rivela determinante il voto favorevole del Msi, a causa dell’astensione del Psi. Rifiutando di presiedere un governo a cui il sostegno della destra è fondamentale, Zoli rassegna le proprie dimissioni <82. Al termine delle rinnovate consultazioni, Gronchi rilascia la seguente dichiarazione: “quello che importa non sono le formule che debbono essere considerate strumenti per raggiungere delle finalità, e le finalità [del procedimento di formazione di un governo], secondo me, sono due: rispondere alle esigenze del Paese e rispettare l’autorità e il prestigio del Parlamento”. Inoltre, continua, “secondo la costituzione italiana la scelta del Capo dello Stato costituisce di per se il governo nella pienezza dei suoi poteri” e il Parlamento interviene solo successivamente con il voto di fiducia, rendendo quindi la responsabilità del Capo dello Stato italiano diversa da quella del Presidente francese, che nomina un governo che può dirsi formato soltanto dopo l’investitura del Parlamento <83. Gronchi, sulla base di tali considerazioni, si riserva di decidere se accettare le dimissioni del primo ministro e assegna prima un mandato esplorativo al presidente del Senato, Merzagora (16 giugno), allo scopo di sondare la concreta possibilità di formare un governo che ottenga la fiducia delle camere, poi un incarico a Fanfani (18 giugno). E’ questa la prima volta che viene introdotto nella storia costituzionale italiana lo strumento del mandato esplorativo <84. Il fallimento dei tentativi Merzagora e Fanfani determina la decisione di Gronchi di rigettare le dimissioni di Zoli, il 22 giugno. La ripresentazione di Zoli alle camere, senza una nuova discussione su un voto di fiducia (peraltro già ottenuta), non rimane avulsa dalle critiche parlamentari. In particolare, don Sturzo, richiamandosi a un tema per la prima volta introdotto da Maranini nel 1949, ossia quello della “partitocrazia”, denuncia, da un lato, il ruolo sempre più crescente dei partiti nelle crisi di governo, che ostacolano un’assunzione di responsabilità in sede parlamentare, dall’altro lato, la scarsa trasparenza nella scelta e nomina dei ministri, non più facilmente riconducibile a una scelta del Presidente del Consiglio, da effettuarsi in vista del mantenimento dell’unità di indirizzo politico <85.
[NOTE]
76 Cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 87-88.
77 Quando Scelba si reca, come da prassi, dal Presidente della Repubblica per presentare le dimissioni del governo “in segno di ossequio”, Gronchi fa emettere un comunicato in cui dichiara di “non accettare” le dimissioni (anziché di respingerle) (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 89-90). Per una ricostruzione del dialogo intercorso tra Scelba e Gronchi cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1989, pp. 28-29; P. Guzzanti, Presidenti della Repubblica. Da De Nicola a Cossiga, Bari, Laterza, 1992 p. 93.
78 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 10; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 65; F. Damato, op. cit., pp. 55-56; P. Guzzanti, op. cit., p. 82.
79 Sul significato di questo pre-incarico, che troverebbe un precedente – seppure diverso – in quello affidato da Einaudi a De Gasperi dopo la tornata elettorale del 1953, cfr. M. Nardini, I primi passi della presidenza Gronchi ed il governo Segni, in Aa. Vv., op. cit., 2013, pp. 5-8. In effetti, il pre-incarico affidato a De Gasperi non fu frutto di una scelta interamente riconducibile al Capo dello Stato, che avrebbe preferito affidare l’incarico direttamente al leader della Dc. Fu De Gasperi stesso a ritenere opportuno un sondaggio presso le forze politiche. A ben vedere, tra l’altro, a seguito di quel sondaggio De Gasperi si rivelò propenso a rifiutare un eventuale incarico, che alla fine accettò soltanto a causa delle insistenze del Presidente. Il suo governo non ottenne tuttavia la fiducia delle camere.
80 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1989, pp. 30-32.
81 Cfr., per la prima versione, Enrico Mattei, Il governo Segni virtualmente in crisi per la decisione dei socialdemocratici di ritirarsi, in La Nazione del 6 maggio 1957; per la seconda versione, Le dimissioni di Segni probabilmente in giornata, in Paese sera del 7 maggio 1957. Le ragioni delle dimissioni non sembrano peraltro potersi rinvenire, come invece è sostenuto da qualcuno, in un tentativo di riavvicinamento tra Saragat e Nenni, a quanto risulta dalle dichiarazioni di quest’ultimo riportate nel secondo articolo menzionato: “la crisi di governo […] rimette in movimento una situazione stagnante. Ma nelle dichiarazioni di Saragat la difesa del centrismo, prospettata in polemica con noi, lascia assai incerti su quello che la socialdemocrazia vuol fare, se cioè passare decisamente alla opposizione […] o tentare la ricostruzione di un governo di centro, il cosiddetto “quadripartito di ferro”. In questo secondo caso verrebbe ribadita la politica che ha reso impossibile il riavvicinamento tra i due partiti, che dell’unità socialista è la premessa”. Entrambi gli articoli sono consultabili in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 11. Per la tesi dell’avvenuto distacco a causa del riavvicinamento tra partito socialista e partito socialdemocratico, cfr. S. Tabacchi, La formazione del governo Zoli, in Aa. Vv., op. cit., 2013, p. 5. Montanelli, invece, pone l’accento sul ruolo che le divisioni interne alla Dc hanno nella crisi di governo (cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1989, pp. 67-68).
82 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 11. Una ricostruzione è anche fornita in I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1989, pp. 71-73.
83 Dichiarazione rilasciata in data 13 giugno 1957 al segretario della stampa parlamentare. La dichiarazione, riportata integralmente, si trova in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 11 e in Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, Servizio archivio storico, documentazione e biblioteca, Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Quaderni di documentazione, n. 11, Roma, 2009, p. 217.
84 Secondo parte della dottrina il “mandato esplorativo” si distinguerebbe dal pre-incarico in virtù della dichiarata non disponibilità del soggetto (in questo caso, Merzagora) di accettare un incarico (cfr. S. Tabacchi, op. cit., p. 10). Altri rinvengono un elemento distintivo nella circostanza che nel caso del pre-incarico il soggetto scelto viene effettivamente incaricato a formare il nuovo governo, mentre nel caso del mandato esplorativo no. La valutazione circa la riconducibilità del mandato all’una o l’altra categoria sarebbe quindi effettuabile soltanto ex post, dopo aver constatato a chi viene affidato l’incarico vero e proprio. La distinzione è peraltro meramente descrittiva (cfr. Fascicolo curato dalla Presidenza della Repubblica sulla crisi del II governo Moro, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 20, pp. 12-14). Si segnala, peraltro, che la prassi successiva sembrerebbe suggerire un ulteriore tipo di criterio distintivo: il mandato esplorativo infatti si connoterà nel corso della presidenza Saragat per la sua genericità (si tratta di sondare gli orientamenti delle forze politiche allo scopo di valutare quali strade siano praticabili per la formazione di un governo di cui non sono precisata né la formula politica né il programma).
85 Cfr. S. Tabacchi, op. cit., pp. 12-13. Una critica all’imposizione fatta da Gronchi, nel “suo stile presidenziale”, a Zoli affinchè quest’ultimo si ripresentasse alle camere si riscontra anche in P. Guzzanti, op. cit., p. 96. Una ricostruzione dell’intera vicenda si trova anche in G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., pp. 65-66 e F. Damato, op. cit., pp. 63-64.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015

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L’ammirazione dei socialdemocratici italiani per gli Stati Uniti a fine anni Quaranta

I socialisti democratici negli Usa e l’American way of life
Quanto il viaggio di Saragat e Matteotti negli Usa, nel giugno-luglio 1947, abbia influito sull’attenzione del quotidiano del PSLI verso l’America e i suoi miti, può in parte esser ricavato dalla testimonianza del leader [Giuseppe Saragat] del Partito, nelle interviste e resoconti sul viaggio: “Nella mia breve corsa attraverso alcuni Stati mi sono convinto che l’idea che mi ero formata degli Stati Uniti prima di visitarli era aderente alla realtà. Poiché gli Stati Uniti sarebbero grosso modo capaci di ospitare un miliardo di persone ed hanno tuttora vaste distese di terreno scarsamente coltivate ed enormi ricchezze da sfruttare, il regime di libera concorrenza che loro è proprio, serve a stimolare l’individuo a fare progredire il Paese… Inoltre – proseguiva Saragat – l’America è anche un’America operaia. Gli operai sono saldamente organizzati, democraticamente consci dei loro doveri e dei loro diritti. Essi sono la forza della nazione perché fanno materialmente girare le ruote di questo mastodontico mondo meccanico nel quale la macchina sembra prevalere su tutto. Mi sono reso conto della potenza industriale degli Stati Uniti e mi sono convinto che qualunque possa essere il futuro di questo mondo non ancora pacificato, l’America per altri 100 anni almeno non potrà mai perdere una guerra”. <704
L’American way of life, che si presentava nei suoi diversi aspetti agli occhi degli osservatori italiani del PSLI, in particolare Calosso, Treves, Vigorelli, in viaggio negli Usa in questi mesi <705, è proposta in una serie di articoli riguardanti il sistema sociale e culturale americano. Il cinema e la televisione, il frigorifero, il telefono, le metropoli e l’automobile, i rodei, l’igiene pubblica, i ristoranti, gli autobus, i luna park, la metropolitana, i parchi pubblici, i grattacieli e le luci di Manhattan, il jazz, i bianchi ed i neri, passano davanti al lettore de “L’Umanità” con immagini e racconti coloriti, divertenti, molte volte compiaciuti, al centro dei quali vi è una sensazione precisa: questo sistema di vita frenetico è la piena esaltazione della libertà e delle occasioni.
Hollywood rappresenta la proiezione diretta, nell’immaginario collettivo europeo, del mito americano: “Ellis Zemansky è il più famoso “trovarobe” di Hollywood. Quest’uomo ebbe l’idea di costituire la sua strana collezione di oggetti una quarantina di anni fa. Nel 1913 un certo numero di produttori cominciò a realizzare dei film d’avventure. Zemansky comprese che lì era la sua fortuna. Corse per tutta l’Arizona e il Texas e racimolò qualche dozzina di pistole di tutti i tipi, dei costumi completi da cow boy, delle uniformi della guerra di secessione e tutte le crinoline che trovò nelle fattorie, le vecchie locomotive del Pacific Express e tutte le diligenze che trovò sul mercato le acquistò a buon prezzo. Solo la sua collezione di pistole, che è inestimabile, comprende oggi più di tremila esemplari. Zemansky vi può fornire, installati al completo quei famosi bar del West, con i grandi specchi destinati ad esser fracassati e con quei lunghi banchi dove le soubrettes dell’epoca abbordavano al volo i bellicosi consumatori. “Senza di me – egli è di solito dire – non sarebbe possibile fare un film western” e ha ragione. Così, in questo immobile universo dove tutti i drammi e tutte le felicità sono mostruosamente mescolati, egli vive felice, inconsapevole e magico fabbricatore di emozioni, illusionista di un mondo irreale di cui lui solo possiede i segreti”. <706
Ma la nuova invenzione tecnologica, qual è la televisione, rischia di far tramontare il mito hollywoodiano: “La televisione – questa meravigliosa conquista della civiltà moderna che qui in Italia non ha ancora superato la fase sperimentale – è diventata per i cittadini yankees una specie di magica fata: gli esperti ritengono che non passerà molto tempo senza che la famiglia-tipo americana consideri lo schermo televisivo ricevente come un oggetto indispensabile, quali son oggi – sempre in America – radio, “frigidaire” e automobile.…Indubbiamente la televisione è la “fair queen” di questo dopoguerra ed essa sta provocando nella Repubblica Stellata una vera rivoluzione industriale…suscitando intorno a sé il sorgere di numerose attività collegate, muovendo capitali di centinaia di milioni di dollari….Non bisogna credere che le trasmissioni vengano seguite unicamente dalle famiglie, ma da milioni e milioni di persone che le seguono nei bar e nei locali pubblici che si sono in gran numero provvisti di tali apparecchi”. <707
Oltre al televisore, il telefono è lo strumento di comunicazione più diffuso, collegando ai grandi centri la vastissima campagna americana. <708 Alla provincia americana e alla produttività in agricoltura son dedicati diversi articoli. <709 Non manca, naturalmente il riferimento alla Coca Cola. <710
Pagine del “Sogno americano”
Ma è in una lunga serie di interventi di Guido Lopez dagli Usa, tra il dicembre 1948 e il febbraio 1949, che il quotidiano socialista democratico bene illustra la vita americana di metropoli e campagne e, in essa, i costumi e i caratteri della popolazione degli USA. <711 Lopez ci dà una perfetta rappresentazione letteraria di immagini, suoni e colori del “Sogno americano”. Le corrispondenze di Lopez sono divise in due gruppi di articoli: “Nuova York sopra e sotto”, apparsi nel dicembre 1948, e “15 mila chilometri attraverso gli Stati Uniti”, pubblicati nel febbraio 1949.
La metropoli newyorkese, nella sua attività concitata, è descritta negli aspetti mirabolanti degli edifici altissimi e delle profonde subways, del pulsare quotidiano delle attività, nel comportamento degli abitanti, ma anche negli spazi di divertimento, come le shooting galleries, o di rifugio appartato e tranquillo, al di là del ponte di Washington. Lì comincia la campagna, con la quiete serena delle villette e dei boschi e giardini che s’affacciano sull’Hudson.
“Quando esci dalla stazione (e non hai visto nulla, prima, perché la ferrovia arriva sotterra) ti trovi davanti ad un viale che non finisce mai, a palazzi sino al cielo; le automobili ti passano davanti, dietro, di fianco, persino sulla testa, sopra elevate. Nord, Sud, Broadway, Quinta Avenue… E chi riesce ad orientarsi?… Poi c’è il grattacapo delle sotterranee. Qualcosa come quattrocento chilometri di rotaie, treni locali ed espressi (col diretto c’è caso di passare sotto il fiume senza accorgersi e di trovarsi a Brooklyn, e addio orientamento); ma è semplice: basta leggere i cartelli e non prendere il treno verso giù – downtown – invece che verso su – uptown -: anche per questo ci sono i cartelli… Poi il mangiare. Mangiare è facile. Basta che tu entri in una cafeteria: i piatti sono già pronti, in vista sul banco, non c’è che puntare il dito. Ma nessun individuo è più feroce dell’uomo che serve dietro il banco di una cafeteria se tu non sei “tempista”, se esiti, se ti correggi… già l’individuo bianco o negro alle tue spalle ti spinge ai vassoi, ti travolge alle forchette: non ti urta, ma è una sorta di spinta morale, per cui ti trovi a puntare il dito sui cibi che non ti piacciono, e il talloncino ti è preso e restituito forato dieci volte. Queste sono le cafeterias. Ma ci sono anche gli automats, ancora più semplici: niente camerieri – o quasi -: fai tutto tu, se vuoi, vedi i cibi, le bevande in certi sportellini a vetro, infili i soldi nella fessura e ti servi da solo. Un soldino qui, tre là, due sopra, scatto di molle, manopole, tric, trac: alla fine ti sembra di avere ingoiato tu i nichelini, invece delle macchine. Non vi è città più frettolosa di Nuova York e insieme meglio organizzata per soddisfare e, direi, moltiplicare la fretta… <712 Giunsi a Nuova York per mare, il febbraio scorso, in una bufera di neve, ma bastò una folata di vento a rivelarmi il cielo nuovaiorchese. Un cielo tutt’altro che soffocato dai palazzi, al contrario aperto tanto da lasciare immaginare spazi infiniti, magici paesaggi invisibili… Le file fruscianti di automobili scivolano giù per quella apertura di cielo, scomparendo; questa è l’infinità di Nuova York, questo continuo interrompersi in un quadro di cielo e case, e poi rinascere per quanto tu cammini. Anche se ti inghiotte la metropolitana, e per un’ora, due, ti lasci trasportare nel buio delle gallerie, quando riaffiori trovi nuovamente paesaggio di case e cielo, ogni volta diverso… Ma il segreto per scoprire quanto vi sia di miracoloso in Nuova York non è solo il percorrerla tutta entro le vie: il canyon di Wall Street e l’eleganza di Park Avenue, lo sperone altissimo di Rockefeller Plaza e le casette del Bowery, i giardini quieti di Brooklyn, il caos elettrico di Broadway, l’ampia serenità di Riverside Drive. Quando tu al fine credi di esserne padrone – dei drugstore, delle subways, delle cafeterias – traversa, una sera, il ponte di Washington… Bastano pochi passi di là dal ponte e ti ritrovi in un paese di campagna: villette, e vecchierelle sull’uscio, alberi e ciotoli, trillio di animaletti invisibili. Un viottolo si addentra in una foresta imperturbata, lungo la riva; uccelli chiacchierini si levano in volo, ramoscelli ti pungono. D’un tratto, in una frattura del bosco, ti ritrovi a picco sull’Hudson. Nuova York è ammassata davanti a te…” <713
[NOTE]
704 G. Saragat, Solo un’Italia prospera, cit. Sullo stesso tono risultavano le dichiarazioni di Matteotti. Vedi nota 620.
705 Umberto Calosso fu negli Usa nel giugno 1948, riferendone in un editoriale sull’”Umanità” del 29 giugno, Messaggio d’America: “Siamo di fronte ad un paese giovane, cui non si può non guardare con simpatia perché l’America è figlia dell’Europa e non può essere sentita come straniera da ciascuno di noi”. Calosso avrebbe ricevuto calorose accoglienze dal Consiglio italo-americano del Lavoro e dal suo presidente Luigi Antonini. Analoga accoglienza sarebbe stata riservata ad Ezio Vigorelli, che avrebbe così risposto, secondo il verbale della riunione: “Hon. Ezio Vigorelli stresses the splendid assistential work made in Italy by Luigi Antonini and the labor organization he represents, adding that during his short stay here he was very much impressed by the marvelous Institutions he saw in America in the field of assistance and rehabilitation. When he returns to Italy he will speak at lenght about that and try to imitate, somehow, the work of these Institutions”. Cfr. A. De Felice, La socialdemocrazia e la scelta occidentale dell’Italia (1947-1949), Catania, 1999, appendice 6, pp. 2-3. Per la visita di Ezio Vigorelli, nel maggio 1949, cfr. A. De Felice, op. cit., appendice 10, pp. 2-3. Sul viaggio di Paolo Treves, cfr. Vanni B. Montana, “Hello! Hello!…datemi il treno numero quattro”, in “L’Umanità”, 17 marzo 1949.
706 R. T., Ellis, “trovarobe” di Hollywood, ibidem, 21 marzo 1948.
707 Cfr. G. Giudici, Ha sconfitto Hollywood lo schermo televisivo, in “L’Umanità”, 16 novembre 1948. Su Hollywood ed il cinema americano cfr. E Ruffo, Il tramonto di Hollywood si vede da Bruxelles, ibidem, 29 giugno 1947; Per rappresaglia di Hollywood gli inglesi rimasero senza film americani, ibidem, 10 agosto 1947; S. Romano, L’avanguardia del cinema, ibidem, 19 agosto 1948; Id., Già letta cento volte questa pagina d’America amara, ibidem, 19 settembre 1948; La colonna sonora, una colonna per musicisti, ibidem, 15 aprile 1948; dall’ottobre 1948 il quotidiano apre una rubrica sul cinema. Ed ancora G. Lopez, Da casa milioni di americani vedranno il pubblico della Scala, ibidem, 12 maggio 1949. Interessante il pezzo di G. Ceronetti, L’antifemminismo del rotocalco, ibidem, 12 agosto 1948, sulla diffusione in Italia dei fotoromanzi.
708 Liberi dall’isolamento i contadini americani, ibidem, 9 aprile 1949.
709 Cfr. Applicata in agricoltura l’energia atomica?, ibidem, 26 agosto 1948; Per gli insetti la morte viene dal cielo, ibidem, 14 ottobre 1948, sulla irrorazione del Ddt con elicotteri; V. Kemeny, Il freddo amico degli alimenti, ibidem, 20 ottobre 1948, sulla diffusione delle celle frigorifere nelle aziende agricole.
710 G. Ghirotti, Un’accademia enologica per fronteggiare la Coca-Cola, ibidem, 7 dicembre 1949, sui tentativi dei produttori di vino italiani di arginare l’invasione della bevanda.
711 Cfr. G. Lopez, E chi riesce ad orientarsi?, (abbr.: E chi riesce), ibidem, 12 dicembre 1948; Id., Times Square: ogni giorno Carnevale, (abbr.: Times), ibidem, 15 dicembre 1948; Id., C’è anche modo, volendo, di ammantare l’amore di solitudine, (abbr.: C’è anche), ibidem, 19 dicembre 1948; Id., Da terra al 70° piano musica al Rockefeller Center, (abbr.: Da terra), ibidem, 25 dicembre 1948; Id., L’America è nelle luci di Manhattan o Nuova York è soltanto un’eccezione?, (abbr.: L’America), ibidem, 3 febbraio 1949; Id., Washington, monumentale polemica con l’America delle metropoli e di Times Square, (abbr.: Washington), ibidem, 6 febbraio 1949; Id., Non attacca coi bimbi la storia della cicogna, (abbr.: Non attacca), ibidem, 10 febbraio 1949; Id., Bianchi e neri a Kansas Kansas, (abbr.: Bianchi), ibidem, 13 febbraio 1949. Vedi, ancora, di G. Lopez, La strana favola di Smirt-Smith-Smire, ibidem, 6 giugno 1949, sulla trilogia dello scrittore James Branch Cabell, L’incubo.
712 E chi, ibidem, 12 dicembre 1948.
713 C’è anche, ibidem, 19 dicembre 1948.
Michele Donno, Giuseppe Saragat e la socialdemocrazia italiana (1947-1952), Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 2007

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I #Socialdemocratici sono stati i più votati alle elezioni parlamentari in #Romania. Hanno battuto l'estrema destra, che si pensava potesse ripetere il buon risultato delle presidenziali di pochi giorni fa.

I Socialdemocratici sono stati...
La spaccatura nei socialdemocratici tedeschi si allarga: Scholz è stato invitato a sostenere la vittoria dell'Ucraina

EURACTIV

#Ucraina #sondaggi #Germania
Olaf #Scholz non vuole dare a #Zelensky i missili Taurus che potrebbero colpire la #Russia, e lo criticano i #verdi e i #liberali suoi alleati al governo, e perfino parte dei suoi #socialdemocratici, ma la maggioranza dei tedeschi la pensa come il Cancelliere.

Secondo un sondaggio condotto per conto della Dpa, l’Ansa tedesca, il 58% è convinto che i #Taurus, consegnati agli ucraini, possano coinvolgere la Germania nel conflitto.

https://www.italiaoggi.it/news/scholz-non-da-i-missili-a-kiev-e-il-58-dei-tedeschi-e-d-accordo-con-lui-202403062030338127

Scholz non dà i missili a Kiev e il 58% dei tedeschi è d’accordo con lui - ItaliaOggi.it

I Taurus a lungo raggio che il Cancelliere dovrebbe fornire all’Ucraina potrebbero colpire il Cremlino. Un sondaggio rivela che la maggioranza degli abitanti della Germania pensa che consegnando i missili il Paese venga coinvolto nel conflitto

ItaliaOggi
La Germania rischia l'esercizio provvisorio. AfD avanza, Governo a picco nei sondaggi (di C. Paudice)

Berlino approva il bilancio supplementare dopo il buco di 60 miliardi creato dai giudici. Ora serve l'approvazione del Bundestag ma l'Unione già chiede il voto…

HuffPost Italia

In Germania #socialdemocratici, #liberali e #verdi sollecitano Scholz a inviare missili a lunga gittata

I deputati dei tre partiti della coalizione di governo in #Germania sollecitano il cancelliere Olaf #Scholz ad approvare la consegna di #missili da crociera a lungo raggio #Taurus all'#Ucraina e quindi a sostenere Kiev con più forza nella sua attuale #controffensiva.
Rainews

I #Verdi tedeschi sono da sempre più vicini alle posizioni degli #USA e inclini a un disaccoppiamento dall’economia cinese per salvaguardare la sicurezza delle catene di approvvigionamento. I #socialdemocratici, con in testa il cancelliere #Scholz, mantengono invece una posizione più realista, di dialogo e collaborazione, riconoscendo i rischi che comporterebbe un ridimensionamento dei rapporti economici con la #Cina.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/21/lambiguita-del-governo-tedesco-sulla-cina-la-spd-attenta-alle-pressioni-degli-industriali-i-verdi-stanno-con-gli-usa/7201152/

L’ambiguità del governo tedesco sulla Cina: la Spd attenta alle pressioni degli industriali, i Verdi…

I vertici intergovernativi fra Germania e Cina di questi giorni sono un banco di prova. La Germania dipende ancora troppo dalla Cina per staccarsene completamente.

Il Fatto Quotidiano
#storia #pace
Olof Palme nel 1969 è eletto presidente del Partito socialdemocratico svedese. In quegli anni concesse il diritto d'asilo a tanti giovani statunitensi #renitenti alla leva, in quanto contrari alla #guerra in #Vietnam. Questo rese più difficili le relazioni della #Svezia con gli #USA. Oggi invece i #socialdemocratici svedesi non fiatano di fronte al caso #Assange. Ed entrano nella #Nato, accompagnati dal norvegese #Stoltenberg che un tempo era #pacifista. Come sono cambiati i tempi!
[Pace] I Verdi tedeschi puntano a scavalcare i socialdemocratici sull'invio di armi in Ucraina. La ministra degli esteri tedesca, la verde Baerbock, non voleva nemmeno la tregua di Natale in Ucraina - [email protected]

[Pace] I Verdi tedeschi puntano a scavalcare i socialdemocratici sull'invio di armi in Ucraina. La ministra degli esteri tedesca, la verde Baerbock, non voleva nemmeno la tregua di Natale in Ucraina - [email protected]

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