Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

Elena Percivaldi

Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

Un progetto in 3 fasi

Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

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Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

Guarda il video

https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

Ma c’è qualche limite…

Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

Per approfondire

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Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.

Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 De Soto, P., Pažout, A., Brughmans, T. et al. Itiner-e: A high-resolution dataset of roads of the Roman Empire.
  • 🏛️ Universitat Autònoma de Barcelona, Aarhus University (Danimarca)
  • 📚 Scientific Data (peer-reviewed) 12, 1731 (2025).
  • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41597-025-06140-z

Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

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Nicopolis ad Istrum (Bulgaria): scoperte le fondamenta di un edificio monumentale nella città di Traiano [VIDEO]

Elena Percivaldi

Un’importante campagna di scavo ha recentemente concluso la sua prima fase a Nicopolis ad Istrum, in Bulgaria, segnando un traguardo storico per l’Università di Verona, che ha partecipato con il suo Dipartimento di Culture e Civiltà. Sotto la direzione di Diana Dobreva, docente all’ateneo scaligero, e Kalin Chakarov, archeologo del Museo Storico Regionale di Veliko Tarnovo, l’équipe ha indagato nuovi settori della città fondata dall’imperatore Traiano all’inizio del II secolo d.C. per celebrare la sua vittoria sul Danubio contro i Daci. Il centro, le cui rovine si trovano nel territorio del moderno villaggio di Nikyup, nella regione di Veliko Tarnovo, in Bulgaria centro-settentrionale, divenne un crocevia strategico tra le province romane di Tracia e Mesia Inferiore.

https://youtu.be/CMbkN8PpXCM

Scavi e scoperte

Gli scavi del Nice project sono stati realizzati con i fondi del bilancio del Museo di Veliko Tarnovo e con il sostegno finanziario dell’università di Verona, che ha assicurato la partecipazione di assegnisti, dottorandi e studenti veronesi, per i quali il lavoro sul campo ha rappresentato un momento formativo di tirocinio nell’ambito archeologico.

Il progetto si è concentrato su un quartiere inesplorato adiacente all’agorà, il cuore pulsante della città antica. Tra i resti rinvenuti spiccano le fondamenta di un grande edificio lungo circa 20 metri, con strutture architettoniche che suggeriscono un complesso monumentale.

L’Agorà di Nicopolis ad Istrum vista dal drone e nel quadrato giallo l’area oggetto di scavo nel 2024 (©NicE Project, UNIVR).

Le fondamenta, realizzate con pietre irregolari e malta, si affacciano sul decumano n. 8 e sul cardo n. 5. Tre strutture caratterizzate da archi ribassati indicano l’impiego di tecniche avanzate per alleggerire la costruzione. Queste soluzioni costruttive richiamano quelle utilizzate per il castellum aquae, un imponente sistema idrico che serviva la città e i cui resti sono ancora ben visibili nel settore occidentale, fuori della cinta muraria.

I resti delle fondazioni di un grande edificio: in primo piano è visibile il muro con andamento nord-sud che corre parallelo al cardo n. 5 (©NicE Project, UNIVR).

Un portico monumentale e una città in evoluzione

Sebbene l’uso specifico dell’edificio rimanga incerto, gli elementi rinvenuti suggeriscono l’esistenza di un grande portico decorato, che collegava edifici emblematici della città come l’odeion e altri complessi monumentali vicini all’agorà.

 Piedistallo in calcare locale che probabilmente decorava l’angolo sud-orientale della facciata dell’edificio. Sulla sommità superiore dell’elemento architettonico è visibile una base attico-ionica che doveva ospitare una colonna (©NicE Project, UNIVR).

Gli scavi hanno anche documentato modifiche significative al sistema viario cittadino, con una fase di rilastricatura e monumentalizzazione risalente alla fine del III e al IV secolo d.C. Questi dati indicano che l’edificio rinvenuto era in uso durante questa fase di rinnovamento urbano.

Un progetto internazionale

Scavi archeologici a Nicopolis ad Istrum in Bulgaria / foto ufficio stampa Univr Fotografia del gruppo di lavoro 2024 (©NicE Project, UNIVR)

La missione archeologica, che ha coinvolto studenti, dottorandi e assegnisti dell’Università di Verona, rappresenta una collaborazione di successo tra l’ateneo scaligero e il Museo Storico Regionale di Veliko Tarnovo. Per gli studenti, il lavoro sul campo ha costituito un’esperienza formativa unica nell’ambito dell’archeologia pratica.

La struttura destinata alla distribuzione idrica (castellum acque) a Nicopolis ad Istrum (©NicE Project, UNIVR).

Prospettive future

Le indagini, condotte su concessione ministeriale realizzati nell’ambito di un progetto di collaborazione tra le due istituzioni con l’obiettivo di sviluppare scambi accademici e culturali nel settore dell’istruzione, proseguiranno per approfondire la conoscenza della topografia e dell’evoluzione di Nicopolis ad Istrum, arricchendo la comprensione di una città che rappresenta un ponte tra le culture romane e balcaniche.

Fonte: Università di Verona

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Germania / Nuove scoperte in Vestfalia: un pozzo, resti umani e tracce di vita e insediamenti tra l’età romana e la tarda antichità

Foto: @wlaktuell

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https://storiearcheostorie.com/2025/06/14/scoperti-in-vestfalia-un-pozzo-e-una-tomba-con-reperti-romani/

Scoperti in Vestfalia un pozzo e una tomba con reperti romani

A Delbrück-Bentfeld, in Vestfalia, scoperti resti di un insediamento romano-germanico con tomba, pozzo e armi di epoca romana.

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