🏛️❓ Un monumentale (ed enigmatico) tumulo romano riaffiora in Baviera: perché al suo interno non c'è una tomba?

🌟 La scoperta, avvenuta a Wolkertshofen, apre nuove prospettive sulla presenza romana in Germania e sui rapporti con le locali popolazioni celto-germaniche.

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Foto: ©Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH / BLfD

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Germania | Un monumentale tumulo romano riaffiora in Baviera: ma perché al suo interno non c’è una tomba?

Elena Percivaldi

Un cerchio di pietra perfetto, di 12 metri di diametro e con una piccola struttura quadrata addossata al margine sud. È questa la sorprendente scoperta effettuata dagli archeologi nei pressi di Wolkertshofen, villaggio appartenente al comune di Nassenfels, nell’Altopiano dell’Altmühltal in Baviera. Secondo gli esperti, si tratta del basamento di un tumulo funerario romano, ma c’è un mistero: all’interno non è stata trovata nessuna sepoltura. Nessun resto umano, né corredo.

L’enigmatico ritrovamento è avvenuto durante i lavori per la realizzazione di un bacino di raccolta delle acque piovane avviati nell’autunno 2024. La zona, ricca di testimonianze archeologiche che datano dalla Preistoria al Medioevo, si trova lungo la via di comunicazione romana che collegava Nassenfels all’Altmühltal.

Cerchio di pietre di Wolkertshofen, vista dall’alto, foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH

Un tumulo raro per la provincia della Raetia

Gli archeologi ritengono che la struttura sia il basamento di un grande tumulo in pietra (Steinkreis) di circa dodici metri di diametro. Fu costruita con cura e con pietre lavorate a regola d’arte: tutte caratteristiche che rimandano ai modelli architettonici tipici dei monumenti funerari romani. A sud si trova un piccolo vano quadrato di circa 2×2 metri, probabilmente il basamento di una stele commemorativa o di una statua.

Secondo il BLfD, il Bayerisches Landesamt für Denkmalpflege, tumuli di questa tipologia sono estremamente rari nella provincia romana di Raetia, che comprendeva l’odierna Baviera, parte della Svizzera e del Tirolo.

«Non ci aspettavamo un monumento funerario di tali dimensioni e qualità in questa zona. È un elemento di prestigio, pensato per essere visto da lontano», ha spiegato Mathias Pfeil, conservatore generale del BLfD. «La sua posizione lungo una strada romana sottolinea il ruolo commemorativo e sociale del monumento».

La struttura quadrata di due metri per due addossata al cerchio di pietre. Foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH

Tradizioni mediterranee e memoria delle tombe protostoriche

Le sepolture a tumulo erano piuttosto diffuse in Italia e nel Mediterraneo sin dall’epoca preromana e sono attestate anche in età repubblicana e augustea. Dall’I secolo d.C., si diffusero parzialmente anche nelle province nord-occidentali, spesso sovrapponendosi a tradizioni funerarie locali precedenti.

In Germania meridionale i grandi tumuli erano già presenti nell’età del Bronzo e nella prima età del Ferro: basti pensare all’imponente tomba del principe celtico di Hochdorf (prima metà del VI secolo a.C.), scoperta nel 1977 a Hochdorf an der Enz, nel Baden-Württemberg, dotata di un eccezionale corredo, o agli oltre 50 tumuli di Heuneburg, solo in parte scavati, alcuni dei quali datati al periodo Hallstatt (ma probabilmente afferenti al periodo La Tène).

Gli studiosi ipotizzano che i Romani, costruendo monumenti come quello di Wolkertshofen, si rifacessero consapevolmente a un linguaggio funerario già molto ben radicato nella memoria del territorio, combinando in tal modo forme architettoniche di derivazione mediterranea con la locale eredità culturale celto-germanica.

Il mistero della tomba vuota: un possibile cenotafio?

Il dettaglio più sorprendente è che, all’interno della struttura, non sono stati trovati resti umani né corredi funerari. L’ipotesi è quindi che il monumento possa essere un cenotafio, un “sepolcro vuoto” eretto per commemorare un defunto sepolto altrove.

A favore di questa idea c’è il fatto che il tumulo sorgeva lungo un’importante arteria romana, una posizione ideale che ne garantiva la visibilità a chiunque transitasse. A chi apparteneva? Con molta probabilità fu eretto da una facoltosa famiglia locale, forse la stessa che possedeva una villa rustica le cui tracce sono riemerse nelle vicinanze.

Una cosa è certa: nell’area, che gravitava intorno ad Augusta Vindelicum (odierna Augsburg), capitale della provincia romana di Raetia, sono attestati diversi monumenti funerari romani. Ma un tumulo di questo tipo, caratterizzato da un cerchio di pietra in muratura (ringmauer) e di notevoli dimensioni, è un unicum senza confronti nella regione.

Nuovi spunti per future ricerche

Il sito di Wolkertshofen, interamente documentato e ora protetto, è quindi di grande interesse. Il suo studio apre molteplici prospettive di ricerca: sulle dinamiche insediative lungo la viabilità romana della regione, ma anche sul rapporto instaurato dalla popolazione “romanizzata” con le preesistenti tradizioni locali nella Raetia tardo-augustea e imperiale

La scoperta offre inoltre nuovi elementi per comprendere come le élite locali — romanizzate o di origine romana — volessero rappresentare se stesse in un territorio situato ai confini dell’Impero, a poche miglia di distanza del limes Reno-danubiano.

Secondo gli archeologi, solo ulteriori analisi del terreno e il confronto con altri tumuli europei potranno aiutare a chiarire meglio la datazione, l’esatta funzione e il contesto culturale del monumento.

Immagine in apertura: Cerchio di pietre di Wolkertshofen, vista dall’alto. Foto: Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH.

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🔎 NELL'OPPIDUM DEI CELTI
Oltre 40.000 reperti e una statuetta di guerriero in bronzo sono emersi dagli scavi nell’oppidum di Manching in Germania, la più grande città celtica a nord delle Alpi.
Tra resti di pasti, officine metallurgiche e un misterioso pozzo con ossa umane e animali, le scoperte offrono nuovi dettagli su uno dei centri più vivaci d’Europa nell'età del Ferro.
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Germania, dall'oppidum di Manching la statuetta del guerriero celtico

Oltre 40.000 reperti e la statuetta di un guerriero raccontano i Celti nell’oppidum di Manching, il più grande a nord delle Alpi.

Storie & Archeostorie

Germania / Manching, nuove scoperte nell’oppidum dei Celti: spunta anche la statuetta di un guerriero in bronzo

Elena Percivaldi

L’indagine archeologica è durata tre anni, dal 2021 al 2024, ma ne è valsa la pena. Sì, perché l’oppidum di Manching, straordinario sito a sud-est di Ingolstadt, in Germania, ha restituito oltre 40.000 reperti, alcuni di eccezionale qualità, che arricchiscono la nostra conoscenza del mondo celtico e dell’età del Ferro.

Situato in Alta Baviera, Manching era – così si ritiene – la capitale della tribù celtica dei Vindelici. Fondata nel III secolo a.C., raggiunse l’acme nel II secolo a.C. imponendosi come il centro politico ed economico più importante, a nord delle Alpi, dell’epoca lateniana. Ciò fu possibile anche grazie alla presenza di un vivace porto fluviale, posto alla confluenza tra il Paar e il Danubio, nel quale arrivavano merci anche dal Mediterraneo, come testimoniano le anfore da vino e da garum, la celebre salsa a base di pesce importata dal mondo romano.

Il pozzo-desposito con i resti di individui e animali (foto ©Pro Arch Prospektion und Archäologie GmbH.)

Forte di una superficie urbana di circa 400 ettari e di una popolazione che, si calcola, poteva arrivare a 10.000 abitanti, era un centro più esteso e affollato, per fare un paragone, di una città grande e popolosa come la Norimberga medievale. Il declino dell’oppidum avvenne nel I secolo a.C., probabilmente a causa delle mutate condizioni seguire alla conquista della Gallia da parte di Cesare. Progressivamente spopolata, Manching dovette essere quasi del tutto abbandonata prima della campagna di conquista della Rezia e dell’arco alpino condotta tra il 16 e il 7 a.C. da Augusto.

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Cosa mangiavano i Celti di Manching

Le analisi interdisciplinari condotte dall’Ufficio Bavarese per la Conservazione dei Monumenti (BLfD) hanno permesso di ricostruire la dieta e le pratiche produttive. Resti di cereali, carni bovine e suine, ma anche le prime tracce di pesce confermano una dieta varia. Una gran quantità di ossa di capre e pecore indicano l’importanza dell’allevamento, praticato in modo intensivo, sia per la dieta che per la produzione di manufatti e lana. I cavalli, invece, venivano macellati solo a “fine carriera”.

Veduta di una parte dello scavo (foto ©Pro Arch Prospecting and Archaeology GmbH.)

Le indagini hanno rivelato anche aree dedicate all’artigianato, con officine metallurgiche e indizi di “riciclo” di ceramica, legno e metallo. Per la prima volta, inoltre, sono stati identificati residui di lavorazione del ferro, segno tangibile della presenza di officine tecnologicamente avanzate.

Un pozzo misterioso: luogo rituale o deposito?

Tra i ritrovamenti più enigmatici figura un pozzo a cassa, databile tra il 120 e il 60 a.C., contenente resti di almeno tre individui oltre ad ossa animali, una cinquantina di vasi e 32 oggetti metallici. La presenza dei resti di due corpi umani relativamente completi rende l’insieme straordinario e solleva diversi interrogativi: si tratta di luogo sacro, e quindi quei resti si riferiscono a un rito di fondazione o a un sacrificio, oppure ci troviamo di fronte a un deposito o a una discarica?

Le ossa di animali trovate sul sito (foto ©BLfD)

La statuetta del guerriero celtico

Molto interessante è anche la statuetta in bronzo, alta appena 7,5 cm (peso 55 grammi), raffigurante un guerriero celtico con scudo e spada, anch’essa emersa dallo scavo. Databile al III secolo a.C. e realizzata con la tecnica della cera persa, è sormontata da una sommità ad anello che induce a ritenere che fosse portata come pendente. La qualità della lavorazione e la cura dei dettagli confermano l’alto livello artistico raggiunto dalle botteghe locali.

La figurina del guerriero (foto ©BLfD)

Un patrimonio da preservare

I reperti, proprietà dello Stato bavarese, saranno studiati e in futuro probabilmente esposti nel Museo Celto-Romano di Manching. Solo il 12–13% dell’area di Manching è stato indagato, eppure già oggi il sito è considerato il più importante e documentato oppidum celtico dell’Europa centrale.

Le scoperte rese possibili dallo scavo in corso offrono nuovi elementi non solo sulla vita quotidiana, ma anche sulla religiosità e le reti commerciali dei Celti, protagonisti della protostoria europea.

Tutte le foto: ©BLfD / Pro Arch Prospecting and Archaeology GmbH.

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