A quotation from Twain

Customs do not concern themselves with right or wrong or reason. But they have to be obeyed; one may reason all around them until he is tired, but he must not transgress them, it is sternly forbidden.

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Essay (1906), “The Gorky Incident,” Letters from the Earth (c. 1909; pub. 1962) [ed. DeVoto (1939)]

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Twain, Mark - Essay (1906), "The Gorky Incident," Letters from the Earth (c. 1909; pub. 1962) [ed. DeVoto (1939)] | WIST Quotations

Customs do not concern themselves with right or wrong or reason. But they have to be obeyed; one may reason all around them until he is tired, but he must not transgress them, it is sternly forbidden. Commenting on the eviction of Maxim Gorky from multiple hotels in New York…

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Storia dell’umorismo e del grottesco: ridere dell’assurdo in letteratura

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Non si ride mai soltanto per divertimento.
Siamo abituati a pensare all’umorismo come a una via di fuga, a un momento di leggerezza per staccare la spina da una realtà troppo pesante. Ma la grande letteratura ci insegna esattamente il contrario.

Quando il mondo diventa incomprensibile, quando le regole sociali si trasformano in una prigione asfissiante o la violenza del potere sfiora il ridicolo, il riso smette di essere evasione e diventa un atto di legittima difesa. Un’arma chirurgica.

La storia dell’umorismo nella letteratura non è un catalogo di battute o di finali a sorpresa. È, piuttosto, la cronaca spietata di come l’essere umano ha cercato di sopravvivere al crollo della ragione.
Dal “sentimento del contrario” di Luigi Pirandello fino alle metamorfosi ripugnanti di Franz Kafka, passando per il nichilismo spaziale di Kurt Vonnegut, gli scrittori hanno sempre saputo che per smascherare l’inganno della realtà non serve un saggio accademico. Serve una deformazione grottesca.

Perché se il mondo è diventato una gabbia di matti, raccontarlo in modo logico e ordinato significa esserne complici. Raccontarlo attraverso il filtro della letteratura dell’assurdo e del grottesco significa, invece, prendere la pillola rossa. Significa sabotare il meccanismo dall’interno e costringere il lettore a guardare nell’abisso, ma con un ghigno amaro stampato sulle labbra.

In questo viaggio esploreremo l’anatomia del riso. Scopriremo come la satira sociale, l’alienazione e l’umorismo nero siano diventati i linguaggi segreti con cui i più grandi dissidenti della penna hanno decodificato i traumi del Novecento (e non solo).

Anatomia del riso: la differenza tra comicità, ironia e umorismo

Per capire come la letteratura usa il riso come grimaldello psicologico, dobbiamo prima fare pulizia. Nel linguaggio quotidiano, usiamo parole come comicoironico o umoristico come se fossero sinonimi.
Ma per chi scrive (e per chi legge cercando qualcosa oltre la superficie), confondere questi termini è come confondere un cerotto con un bisturi.

La differenza tra ironia, comicità e umorismo è il fondamento stesso dell’intelligenza narrativa.

La comicità è un riflesso condizionato, quasi meccanico. Funziona sull’avvertimento immediato di un contrasto, di un errore o di un inciampo. La classica persona anziana che scivola su una buccia di banana fa ridere perché il nostro cervello registra una rottura improvvisa della normalità. È una risata superficiale, fisica, che si esaurisce nell’istante in cui esplode. Non richiede empatia, anzi: vive della nostra superiorità momentanea su chi è caduto.

L’ironia, invece, è un gioco intellettuale. È la lama fredda dell’intelletto. Chi usa l’ironia afferma il contrario di ciò che pensa, costringendo il lettore a un’operazione di decodifica mentale. È uno strumento potente per la satira, perché crea una distanza di sicurezza tra chi parla e l’oggetto della critica. L’ironista osserva il mondo dall’alto, lo giudica e lo deride con eleganza, senza mai sporcarsi le mani.

E poi c’è l’umorismo.
L’umorismo è tutta un’altra bestia. Non si ferma alla superficie della caduta e non si nasconde dietro la superiorità dell’intelletto. L’umorismo nasce quando, dopo aver riso della persona anziana che è caduta, la mente fa un passo in più: si chiede perché quella persona aveva fretta, nota che le sue scarpe sono consumate e, improvvisamente, la risata si strozza in gola.

L’umorismo non è la percezione di un errore, ma la dolorosa comprensione delle cause che lo hanno generato. È un riso che nasce dal trauma, dall’inadeguatezza, dall’amara consapevolezza che la condizione umana è, nella sua essenza, tragicamente imperfetta. Non crea distanza, ma empatia.

I codici della mente: l’umorismo pirandelliano

Nessuno, nella storia della letteratura mondiale, ha sezionato questo meccanismo con la precisione clinica di Luigi Pirandello. È lui a coniare il concetto definitivo di “Avvertimento del contrario” (il comico) e “Sentimento del contrario” (l’umorismo).

Se vuoi capire come questa intuizione abbia scardinato le basi della narrazione moderna, distruggendo il confine tra maschera sociale e identità, entra nel nostro approfondimento:

L’umorismo di Luigi Pirandello e la differenza con comicità e ironia

La comicità ci fa ridere degli altri. L’ironia ci fa ridere con intelligenza degli altri. L’umorismo, e la sua deriva estrema, il grottesco, ci costringono a ridere di noi stessi, proprio mentre l’universo ci crolla addosso.

Il grottesco e l’alienazione: Kafka e la deformazione della realtà

Se l’umorismo scava nel dolore, il grottesco compie il passo definitivo: prende la realtà, la squarta e ne esaspera i difetti fino a renderli mostruosi, ripugnanti e, paradossalmente, familiari.

Il grottesco in letteratura non è un semplice “genere horror”. È una tecnica di straniamento. Quando le regole della logica ordinaria collassano, l’unico modo per descrivere una società malata è applicare quelle stesse regole a situazioni impossibili. È qui che il riso si mescola all’angoscia, dando vita a capolavori che superano il concetto stesso di “romanzo” per diventare incubi collettivi. E il maestro incontrastato di questa alchimia oscura è, senza dubbio, Franz Kafka.

Pensiamo a La Metamorfosi. Gregor Samsa si risveglia trasformato in un immenso e schifoso insetto. Questa è la premessa tragica. Ma dov’è l’umorismo assurdo? Sta nella reazione di Gregor: non è terrorizzato dal fatto di essere diventato uno scarafaggio gigante; la sua preoccupazione principale e ossessiva è quella di aver perso il treno per andare a lavoro e di come giustificare il ritardo col suo capoufficio.

La deformazione del corpo è grottesca, ma la vera comicità nera, agghiacciante, risiede nell’alienazione totale dell’individuo moderno, così schiacciato dai doveri del capitalismo e della burocrazia da non rendersi conto della perdita della propria umanità. Kafka e l’alienazione sono inscindibili proprio perché l’autore praghese utilizza il mostruoso per farci ridere – un riso strozzato, a denti stretti – dell’assurdità della nostra esistenza burocratizzata.

I labirinti della mente: Kafka e il riso amaro

L’opera kafkiana è un ecosistema complesso dove l’incubo e la farsa si tengono per mano. Per esplorare come “Il Processo” o “Il Castello” siano, in fondo, delle nerissime commedie sull’impotenza dell’uomo di fronte al sistema, leggi il nostro saggio:

Kafka e l’umorismo assurdo: il riso amaro tra alienazione e burocrazia

Se Kafka usa l’insetto e il tribunale per descrivere l’isolamento dell’individuo, cosa succede quando un’intera nazione precipita nella follia autoritaria? Per capirlo, dobbiamo spostarci verso Est.

L’umorismo russo: sopravvivere alla follia del potere

Esiste una geografia del riso. E se c’è un luogo in cui l’umorismo e la satira sociale hanno dovuto affilare le lame fino a farle diventare armi per la sopravvivenza, quella è la Russia.

Dagli anni bui dello zarismo fino alla morsa paranoica dello stalinismo, la letteratura russa non ha mai smesso di usare il grottesco come l’unico megafono possibile per gridare verità inconfessabili. L’umorismo russo è peculiare: è cupo, fatalista, surreale, capace di fondere una miseria straziante con situazioni di un ridicolo esplosivo.

Tutto ha inizio con Nikolaj Gogol. Nel suo celebre racconto Il Naso, l’organo olfattivo di un altezzoso assessore di collegio si stacca dal viso del proprietario e inizia a condurre una vita propria, arrivando addirittura a ottenere un grado burocratico superiore a quello del suo ex-padrone. L’assurdo non è l’evento fantastico in sé, ma il fatto che l’intera società di San Pietroburgo – magistrati, medici, poliziotti – accetti la situazione e cerchi di gestirla compilando scartoffie e seguendo i protocolli.
Gogol ci mostra che la burocrazia statale è così ottusa e meccanica che persino un naso gigante in divisa può farne carriera.

Questa eredità grottesca è stata raccolta decenni dopo da maestri come Michail Bulgakov, che nel Il Maestro e Margherita usa nientemeno che il Diavolo in persona (e un enorme gatto nero parlante armato di pistola) per mettere a soqquadro l’ipocrita società sovietica e l’ateismo di Stato.
E non si può parlare di letteratura dell’assurdo senza citare Daniil Charms e l’avanguardia dell’OBERIU. Le loro “miniprose” – storielle insensate, frammentate, dove le vecchie cadono dalle finestre una dopo l’altra – erano una reazione viscerale a un mondo (quello staliniano) in cui la logica e la giustizia erano state polverizzate. Se la realtà imposta dal potere non ha più senso, l’unico modo per non impazzire è abbracciare il nonsense totale.

Satira e fantascienza: il nichilismo ironico di Mark Twain e Kurt Vonnegut

Se i russi hanno usato il grottesco per sopravvivere alla tirannia di Stato, gli autori americani ne hanno fatto un’arma letale contro i miti fondativi del proprio Paese: il progresso inarrestabile, il puritanesimo religioso e il capitalismo sfrenato.

Quando pensiamo all’umorismo americano, la mente corre subito alla stand-up comedy o alle sit-com. Ma le radici della satira sociale d’oltreoceano affondano nell’opera di Mark Twain.
Twain non era solo un narratore di avventure sul Mississippi. Negli ultimi anni della sua vita, la sua ironia è diventata nerissima e ferocemente antireligiosa. Ha usato l’umorismo per smontare pezzo per pezzo le ipocrisie dell’imperialismo e della morale benpensante, dimostrando che il “sogno americano” spesso si reggeva su un incubo di razzismo e avidità. L’ironia, nelle sue mani, era un acido corrosivo capace di sciogliere le false certezze della società vittoriana.

I maestri della satira: Mark Twain

Per scoprire il lato meno noto, più oscuro e geniale del creatore di Tom Sawyer, e analizzare la sua opera di smantellamento satirico dei dogmi religiosi e sociali, esplora il nostro ritratto:

Mark Twain: biografia, opere e pensiero

Eppure, per trovare la vetta assoluta dell’umorismo usato come scudo contro il trauma, dobbiamo aspettare la seconda metà del Novecento e l’arrivo della fantascienza sociologica. Dobbiamo aspettare Kurt Vonnegut.

Vonnegut è l’architetto del nichilismo ironico. Sopravvissuto al mostruoso bombardamento incendiario di Dresda (un evento così inenarrabile da sfuggire alla logica umana), Vonnegut capisce che la narrativa tradizionale non basta per raccontare l’orrore della guerra moderna. Per farlo, serve uno stravolgimento grottesco.
Nei suoi romanzi, come Mattatoio n. 5 o La colazione dei campioni, mescola alieni a forma di sturalavandini, viaggi nel tempo sgangherati e apocalissi causate dalla stupidità umana.

Il suo umorismo è compassionevole ma disperato. La sua celebre frase “Così va la vita” (So it goes), ripetuta dopo ogni singola menzione di morte, non è cinismo: è l’accettazione assurda dell’impossibilità di comprendere il male. Vonnegut usa la satira fantascientifica per dirci che siamo una specie ridicola, capace di distruggere interi pianeti pur di sentirci importanti, ma che – nonostante tutto – meritiamo ancora un po’ di pietà.

L’ironia contro l’apocalisse: Kurt Vonnegut

Esplora come la fantascienza possa diventare lo strumento più alto per analizzare le nevrosi dell’America contemporanea, attraverso la vita e le opere del padre di “Mattatoio n. 5”:

Kurt Vonnegut: biografia dello scrittore americano di fantascienza

Oltre la letteratura: il riso come sabotaggio della “Patocrazia”

Fino a questo momento abbiamo esplorato il riso all’interno dei confini rassicuranti della pagina stampata. Ma l’umorismo grottesco e la satira feroce non sono nati per rimanere chiusi nelle biblioteche. Sono strumenti politici.

Esiste un termine clinico per descrivere un sistema di potere malato, in cui individui privi di empatia e moralità riescono a raggiungere i vertici della società, imponendo la propria visione distorta alla massa: si chiama Patocrazia. Quando una democrazia si trasforma in una patocrazia strisciante, il dibattito logico e razionale cessa di funzionare. Non puoi usare argomentazioni sensate per sconfiggere un potere che ha già riscritto le regole della logica (come ci ricorda 1984 di George Orwell o la grottesca burocrazia di Kafka).

In questo scenario, la satira sociale smette di essere intrattenimento e diventa l’equivalente verbale del sabotaggio. L’umorismo nero è il granello di sabbia negli ingranaggi del potere.

Non è un caso che i regimi totalitari (di ieri e di oggi) siano spesso incapaci di gestire la satira. Possono imprigionare i dissidenti, possono vietare i saggi politici, ma restano impotenti di fronte a una folla che ride di loro. Ridicolizzare l’autorità, esporne la miseria nascosta dietro le parate militari o i tweet altisonanti, significa spezzarne l’incantesimo. Significa mostrare che il re non solo è nudo, ma è anche goffo.

Questa natura eversiva del riso ha radici profonde. L’umorismo nero e la caricatura sono sempre stati gli strumenti privilegiati da chi ha scelto di non allinearsi, dai giullari di corte (gli unici a poter dire la verità al sovrano) fino alla stand-up comedy più radicale e sotterranea di oggi, passando per l’anarchismo storico.

L’anarchia, contrariamente allo stereotipo del bombarolo accigliato, ha spesso utilizzato l’ironia amara e la satira per smontare i miti dello Stato, della Chiesa e del Capitale. Ridere delle istituzioni non è solo una forma di sfogo: è il primo passo per dimostrare che un’alternativa è possibile, e che le strutture che ci sembrano eterne e immutabili sono, in realtà, ridicolmente fragili.

Dissenso e ironia: ridere fa bene all’ideale

Per capire come la rottura degli schemi sociali passi anche attraverso lo sberleffo intelligente, la satira pungente e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio (nemmeno durante la rivoluzione), leggi il nostro approfondimento su:

L’umorismo anarchico e la satira come strumenti di critica sociale
e
Umorismo e anarchismo: ridere fa bene all’ideale

Perché abbiamo un disperato bisogno della letteratura dell’assurdo

Siamo giunti alla fine di questo viaggio anatomico attraverso il riso che fa male. Eppure, una domanda rimane aperta: in un’epoca come la nostra, dominata da ansia, conflitti reali e crisi continue, non dovremmo cercare storie rassicuranti? Perché ostinarci a leggere autori che ci ricordano quanto il mondo possa essere assurdo, burocratico e insensato?

La risposta è che l’umorismo grottesco è il più grande vaccino contro il cinismo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’iper-razionalità da un lato (algoritmi, metriche, efficienza) e della finta perfezione estetica dall’altro (i social network). In questo habitat asettico, la letteratura dell’assurdo compie un gesto di pietà: ci ricorda che l’essere umano è, per sua natura, imperfetto, irrazionale e spesso patetico.

Leggere Pirandello, Kafka, Gogol, Twain o Vonnegut ci restituisce la nostra umanità più autentica. Ci insegna che non siamo i soli a sentirci fuori posto, a provare il terrore di non essere all’altezza o a percepire l’insensatezza di certe gerarchie sociali.

Ridere del mostruoso ci impedisce di diventarne complici. L’umorismo che nasce dal dolore non cancella la ferita, ma ci permette di guardarla senza esserne distrutti. E finché saremo in grado di scorgere il ridicolo nascosto nelle tragedie del potere o nelle nostre piccole nevrosi quotidiane, manterremo in vita l’unico spazio in cui l’autorità e l’alienazione non potranno mai raggiungerci: la nostra mente.

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Mark Twain, writing as "Archangel Satan," 1909:

"But now [Adam & Eve] could do evil – and suffer for it; now they had acquired what the Church calls an invaluable possession, the Moral Sense; that sense which differentiates man from the beast and sets him above the beast. Instead of below the beast – where one would suppose his proper place would be, since he is always foul-minded and guilty and the beast always clean-minded and innocent. It is like valuing a watch that must go wrong, above a watch that can't.”

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A quotation from Mark Twain

Laws are coldly reasoned out and established upon what the lawmakers believe to be a basis of right. But customs are not. Customs are not enacted, they grow gradually up, imperceptibly and unconsciously, like an oak from its seed. In the fullness of their strength they can stand up straight in front of a world of argument and reasoning and yield not an inch.

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Essay (1906), “The Gorky Incident,” Letters from the Earth (c. 1909; pub. 1962) [ed. DeVoto (1939)]

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Laws are coldly reasoned out and established upon what the lawmakers believe to be a basis of right. But customs are not. Customs are not enacted, they grow gradually up, imperceptibly and unconsciously, like an oak from its seed. In the fullness of their strength they can stand up straight…

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A quotation from Mark Twain

The reports of my death are greatly exaggerated.

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Note (1897-05-31), paraphrased

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A quotation from Twain

A strange thing, when one considers it: to wit, the world applies to Czar and System the same moral axioms that have vogue and acceptance in civilized countries! Because, in civilized countries, it is wrong to remove oppressors otherwise than by process of law, it is held that the same rule applies in Russia, where there is no such thing as law — except for our Family. Laws are merely restraints — they have no other function. In civilized countries they restrain all persons, and restrain them all alike, which is fair and righteous; but in Russia such laws as exist make an exception — our Family. We do as we please; we have done as we pleased for centuries. Our common trade has been crime, our common pastime murder, our common beverage blood — the blood of the nation. Upon our heads lie millions of murders. Yet the pious moralist says it is a crime to assassinate us. We and our uncles are a family of cobras set over a hundred and forty million rabbits, whom we torture and murder and feed upon all our days; yet the moralist urges that to kill us is a crime, not a duty.

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Story (1905-02-02), “The Czar’s Soliloquy,” North American Review, Vol. 180, No. 580 (1905-03)

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Twain, Mark - Story (1905-02-02), "The Czar's Soliloquy," North American Review, Vol. 180, No. 580 (1905-03) | WIST Quotations

A strange thing, when one considers it: to wit, the world applies to Czar and System the same moral axioms that have vogue and acceptance in civilized countries! Because, in civilized countries, it is wrong to remove oppressors otherwise than by process of law, it is held that the same…

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A quotation from Mark Twain

   “You heard these words: ‘Grant us the victory, O Lord our God!’ That is sufficient. The whole of the uttered prayer is compact into those pregnant words. Elaborations were not necessary. When you have prayed for victory you have prayed for many unmentioned results which follow victory — must follow it, cannot help but follow it. Upon the listening spirit of God fell also the unspoken part of the prayer. He commandeth me to put it into words. Listen!
   “O Lord our Father, our young patriots, idols of our hearts, go forth to battle — be Thou near them! With them — in spirit — we also go forth from the sweet peace of our beloved firesides to smite the foe. O Lord our God, help us to tear their soldiers to bloody shreds with our shells; help us to cover their smiling fields with the pale forms of their patriot dead; help us to drown the thunder of the guns with the shrieks of their wounded, writhing in pain; help us to lay waste their humble homes with a hurricane of fire; help us to wring the hearts of their unoffending widows with unavailing grief; help us to turn them out roofless with their little children to wander unfriended the wastes of their desolated land in rags and hunger and thirst, sports of the sun flames of summer and the icy winds of winter, broken in spirit, worn with travail, imploring Thee for the refuge of the grave and denied it — for our sakes who adore Thee, Lord, blast their hopes, blight their lives, protract their bitter pilgrimage, make heavy their steps, water their way with their tears, stain the white snow with the blood of their wounded feet! We ask it, in the spirit of love, of Him Who is the Source of Love, and Who is the ever-faithful refuge and friend of all that are sore beset and seek His aid with humble and contrite hearts. Amen.
   (After a pause.) “Ye have prayed it; if ye still desire it, speak! The messenger of the Most High waits!”

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Story (1905), “The War Prayer”

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Twain, Mark - Story (1905), "The War Prayer" | WIST Quotations

"You heard these words: 'Grant us the victory, O Lord our God!' That is sufficient. The whole of the uttered prayer is compact into those pregnant words. Elaborations were not necessary. When you have prayed for victory you have prayed for many unmentioned results which follow victory -- must follow…

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A quotation from Twain

A sin takes on new and real terrors when there seems a chance that it is going to be found out. This gives it a fresh and most substantial and important aspect.

Mark Twain (1835-1910) American writer [pseud. of Samuel Clemens]
Story (1899-12), "The Man That Corrupted Hadleyburg,” ch. 4, Harper’s Monthly, Vol. 100, No. 595

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Twain, Mark - Story (1899-12), "The Man That Corrupted Hadleyburg," ch. 4, Harper's Monthly, Vol. 100, No. 595 | WIST Quotations

A sin takes on new and real terrors when there seems a chance that it is going to be found out. This gives it a fresh and most substantial and important aspect. (Source (Alternate)). First collected in The Man That Corrupted Hadleyburg and Other Stories and Essays (1900).

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