La Casa Bianca esamina scenari con il petrolio a 200 dollari. Il mercato trema
https://www.metallirari.com/casa-bianca-esamina-scenari-con-petrolio-200-dollari-mercato-trema/
Il conflitto in Iran riaccende l’incubo di una crisi petrolifera globale: l’Amministrazione Trump esamina scenari fino a 200 dollari al barile che metterebbero in crisi crescita e stabilità economica.
#petrolio #oil #energia #geopolitica #iran #trump #inflazione #recessione #mercati #commodities

La guerra come risposta alla crisi di egemonia statunitense conduce alla recessione globale

L'apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di petrodollari occulta una fragilità strutturale dell'economia americana .Un dollaro forte penalizza le esportazioni , i prezzi dell’energia in aumento sono un moltiplicatore inflazionistico che impone il mantenimento di bassi tassi d’interesse da parte della Fed ,il debito di guerra davvero fuori controllo ( 200 miliardi di dollari aggiuntivi appena stanziati per la difesa) costituisce uno degli elementi di una […]

https://radioblackout.org/2026/03/la-guerra-come-risposta-alla-crisi-di-egemonia-statunitense-conduce-alla-recessione-globale/

La guerra come risposta alla crisi di egemonia statunitense conduce alla recessione globale

<p>L’apprezzamento momentaneo del dollaro spinto dalla domanda aggiuntiva di petrodollari occulta una fragilità strutturale dell’economia americana .Un dollaro forte penalizza le esportazioni , i prezzi dell’energia in aumento sono un moltiplicatore inflazionistico che impone il mantenimento di bassi tassi d’interesse da parte della Fed ,il debito di guerra davvero fuori controllo ( 200 miliardi di […]</p>

#Italia: non è una #recessione. È peggio: #stagnazione.

Nel 2025 l’#Italia non è cresciuta.
Un #trimestre in calo, quello successivo fermo a zero.
Tecnicamente non è #recessione. Sostanzialmente sì.

I dati ufficiali dicono questo:
#PIL trimestrale piatto
#crescita annua intorno allo 0,4%
#produttività ferma
#debito alto
#popolazione in calo

Non è un crollo improvviso.

È una lenta immobilità, quella più pericolosa
perché non fa rumore e non costringe a decidere..1/n

@attualita

Il contesto era anche quello dell’applicazione del Trattato di Maastricht

A portare a compimento il processo di industrializzazione del paese, arriva negli anni Ottanta la cosiddetta “terziarizzazione”, ovvero un’accelerazione del settore terziario, costituito dai servizi secondo diverse le diverse tipologie elaborate per distinguerli dai beni. Genericamente si parla di commercio, servizi pubblici, turismo, trasporti, attività finanziarie, bancarie e assicurative, attività di ricerca, ecc., ma l’individuazione dei servizi è avvenuta in base a classificazioni molto elaborate <57.
Il terziario va a conquistare il centro del panorama economico che l’industria occupava dagli anni Sessanta <58. Nel 1980 esso rappresenta già una fetta di oltre il 48% degli occupati e il 51,6% del valore aggiunto. L’anno successivo, la “terziarizzazione” dell’economia produce un ulteriore spostamento degli occupati: i servizi assorbono la quota maggiore di lavoratori, quasi il 50%, l’industria scende sotto il 40% e l’agricoltura arretra all’11%. Nel 1995 le percentuali sono rispettivamente al 61,3%, 32,7% e 6%. Gli addetti al terziario nel 2009 saranno il 67,0%, con l’industria al 29,2% e l’agricoltura al 3,8%.
I settori dei servizi che giocano un ruolo determinante nel nuovo corso economico sono la finanza, l’informazione e ricreazione, e i servizi sociali. Soprattutto i servizi finanziari acquistano una centralità a livello globale nell’intreccio tra informatica e telecomunicazioni. “Fu determinante per lo sviluppo dei mercati monetari, nonché dei numerosi servizi e figure professionali ad essi collegati”, segnala Ginsborg <59.
In Italia, al contrario, proprio questo settore, come altri di punta del terziario, ha avuto un andamento atipico e più instabile rispetto alle altre potenze economiche. Per esempio, le banche, dopo il fortunato periodo senza precedenti degli anni Settanta e inizio Ottanta, quando approfittarono soprattutto della propensione italiana al risparmio, si mossero con lentezza e senza i rinnovamenti organizzativi e di configurazioni societarie in grado di competere con i colossi internazionali.
D’altro canto, la grande vitalità della produzione italiana è testimoniata dall’andamento dell’economia del nostro paese nella seconda parte degli anni Ottanta, in coincidenza con la decisa ripresa dell’andamento internazionale. In particolare, se la crescita in tutta Europa ha un progressivo incremento, in Italia le cose vanno ancora meglio, con un aumento del Pil da metà anni Settanta alla fine degli Ottanta di poco meno del 50%, un cinque per cento in più rispetto alla media degli altri partner europei. Ed è proprio sul finire di quel decennio che l’Italia può annunciare di essere diventata la quinta potenza economica mondiale del G7, cioè il Group of seven, il club ristretto delle sette democrazie più industrializzate al mondo dove il suo ingresso aveva fatto storcere il naso ad alcuni partner. È il cosiddetto “sorpasso” della Gran Bretagna annunciato nel gennaio 1987 dall’allora ministro del Tesoro e presa male da Londra, ma confermata dalle organizzazioni internazionali e solidamente legata alla grande realtà della capillare diffusione della piccola impresa, assente nel Regno Unito.
A livello industriale, le ragioni di questa rinnovata energia del comparto italiano vanno ricercate nella sua adeguatezza ad una nuova struttura dei mercati internazionali, sempre più dinamici e in continua espansione. Si tratta del fenomeno che vede la crisi mondiale della grande impresa ispirata al modello americano, incapace di incorporare attributi come rapidità e flessibilità nella produzione, presente invece nei distretti industriali italiani. Questi consistevano in reti di imprese che spesso si concentrarono in aree geografiche limitate, che avevano una serie di vantaggi nell’approvvigionamento della manodopera, nelle relazioni commerciali e nella specializzazione, indotta dalla concentrazione intorno ad una o più fasi di un processo produttivo.
All’incremento sostenuto della competitività delle piccole e medie imprese, corrispose una ristrutturazione dei centri industriali di grandi dimensioni. Per ridurre i propri costi, in particolare legati alle retribuzioni dei dipendenti, e guadagnare produttività, si fece ricorso all’automazione e ai vantaggi suscitati dalla rivoluzione informatica e tecnologica in corso, così come al decentramento, sia trasferendo parte della produzione fuori dai confini nazionali, sia esternalizzandola alle imprese di dimensioni più ridotte. <60
L’area del triangolo Torino-Milano-Genova perse conseguentemente parte della sua importanza, in seguito all’emergere di un notevole numero di distretti nelle aree più orientali del Nord Italia e lungo la costa Adriatica. Quest’ampia zona geografica, indicata con la sigla NEC, Nord-Est e Centro, prese il nome di Terza Italia.
Ma intanto, nello scenario internazionale gli ultimi anni Ottanta sono quelli della svolta che si prepara ad Est. A ridefinire gli equilibri globali è il cambio di rotta del blocco Sovietico, contrapposto a quello Occidentale nel mondo diviso in due. Nel 1985 il nuovo segretario generale del Partito Comunista, Michail Gorbaciov, annuncia che l’Unione Sovietica per sopravvivere deve uscire dalla stagnazione da cui è strangolata, attraverso una riorganizzazione dei principi che hanno guidato il regime comunista. I sui programmi di riforme, che furono segnati da resistenze e fallimenti, aprirono comunque la strada a quella spinta incontenibile che portò nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino, con la riunificazione tedesca, e successivamente alla dissoluzione dell’Impero sovietico e alla fine della Guerra fredda. A livello psicologico, in Occidente la fine del Comunismo è vissuta come fine del Socialismo, della Socialdemocrazia e, in genere, di ogni intervento dello Stato nel Mercato.
Un passaggio storico che in Italia non si traduce nella sola ridefinizione del ruolo del Partito Comunista, ma che precipita in una crisi di decomposizione l’intero sistema dei partiti, imperniato su un consolidato patto di potere DC-PSI, a cui il PCI non è estraneo, coinvolgendo tutte le classi e forze sociali. Ma ciò accade proprio perché, se il quadro è quello della caduta del Muro di Berlino, ad agire sono anche fattori interni, legati soprattutto all’insoddisfazione proprio dei ceti medi urbani. Se da un lato l’irrompere nel 1992 di Tangentopoli, l’inchiesta giudiziaria sulla pratica consolidata delle tangenti da parte dei partiti, è vissuto come “questione morale”, dal punto di vista della Banca d’Italia “prese la forma di una crisi di indebitamento che avrebbe causato la sfiducia europea e internazionale nei confronti dell’economia italiana” <61.
Tanto più che il decennio si era aperto con la recessione del 1991 che aveva colpito in primo luogo gli Stati Uniti, per cause strutturali e non solo connesse alla fine della Guerra Fredda, esprimendosi come economia delle contraddizioni. “La Borsa di Wall Street continua a segnare record dopo record. Le corporation continuano ad annunciare profitti strepitosi. Ma per ogni punto guadagnato dalla Borsa e per ogni dollaro guadagnato dalle azioni di una corporation, ci sono migliaia di nuovi disoccupati” <62.
E così anche l’Italia, nel pieno infuriare di Tangentopoli e della guerra allo Stato dichiarata dalla Mafia in Sicilia, si trovò a dover far quadrare i difficili numeri della congiuntura economica. Una crisi di carattere finanziario che ebbe importanti effetti sul sistema economico e sulle condizioni di vita della popolazione: sostenibilità della situazione del bilancio pubblico, con un disavanzo corrente previsto oltre i quarantamila miliardi di lire, necessità di riforme strutturali, rilancio della competitività del sistema economico, collocazione dell’Italia nel commercio mondiale, aumento dell’efficienza della Pubblica Amministrazione, lotta alla corruzione, perdita di credibilità della classe politica.
Il contesto era anche quello dell’applicazione del Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese, nel quale l’allora Comunità Europea fissava le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l’ingresso e la permanenza dei vari stati nell’Unione. Si fissava, inoltre, l’Unione economica monetaria, stabilendo che entro il primo gennaio 1999 si sarebbe dato il via alla moneta unica, l’Euro con la nascita della Banca centrale europea. Si indicavano un rapporto deficit pubblico/Pil non superiore al 3%, un rapporto debito pubblico/Pil non superiore al 60%, un tasso di inflazione non superiore del’1,5% rispetto a quello dei tre paesi più virtuosi. Mentre per diversi paesi, soprattutto del nord Europa, si pose il problema della ratifica del trattato, cui si opponevano ampie fasce di popolazione, per l’Italia la vera difficoltà era proprio doversi conformare a questi parametri. Il deficit di bilancio italiano all’epoca era il 9,9% del Pil, rispetto al 3% indicato dal Trattato. Il debito pubblico era al 103% del Pil anziché minore del 60%. Il tasso d’inflazione sfiorava il 10% del Pil, invece di essere entro il 3%.
[NOTE]
57 Grande influenza ha avuto la distinzione proposta da T.P.Hill nel 1977, secondo il quale “i servizi non sono beni immateriali o invisibili, ma godono di proprietà specifiche e devono quindi beneficiare di un diverso statuto concettuale”. Quanto alla destinazione, è stata in genere definita in relazione a due tipologie generali di mercato: servizi al produttore o intermedi da una parte, servizi al consumatore o finali dall’altra. Esempi del primo tipo sono servizi alle aziende quali la contabilità, la consulenza legale e finanziaria, la pubblicità, etc. Tra gli esempi del secondo tipo, i servizi ricreativi, la sanità l’istruzione. P. Ginsborg, ibidem.
58 Al censimento 1931 le percentuali erano: agricoltura 46,8, industria 30,8 e servizi 22,4. Nel secondo dopoguerra, l’agricoltura incide ancora per il 42% ma industria e servizi acquistano maggiore peso, 32% e 26%. È lo sviluppo industriale degli anni Sessanta che modifica la distribuzione degli occupati fra settori: nell’industria arrivano al 41%, nei servizi al 30% mentre gli occupati in agricoltura si attestano sotto il 30% (Fonte Istat).
59 P. Ginsborg, ibidem. “La gamma dei servizi finanziari, sia al produttore sia al consumatore, si ampliò in maniera spettacolare. Allo stesso tempo, i mercati monetari vennero trasformati dal volume e dalla mobilità dei capitali, dalla volatilità sia del prezzo del denaro (tassi d’interesse) sia dei rapporti tra le valute (tassi di cambio)”.
60 Ennio De Simone, Storia Economica, pp. 323-324
61 P. Ginsborg, ibidem, pag.472.
62 Piero Scaruffi, Il Terzo Secolo, almanacco della società americana alla fine del millennio (Feltrinelli, 1996).
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

#1991 #1992 #anni #decentramento #distretti #Genova #indebitamento #industria #LorenzoPetrone #Maastricht #Milano #Ottanta #recessione #servizi #terziario #Torino #trattato #triangolo

La grande finanza Usa fiuta la #recessione e abbandona #Trump: «I #dazi? Mai visto niente di simile, intaccati i risparmi di milioni di persone» www.corriere.it/economia/fin...

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Dollari, dazi e dominio - di Massimo De Angelis - Effimera

Prendendo spunto da Quo Liang nel suo Arco dell’impero, il mio punto di vista generale è che l’egemonia del dollaro possa essere descritta come un […]

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Accanto a un ticker azionario in calo, Maria #Bartiromo riconosce che potremmo essere diretti verso una #recessione.

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C’è del metodo in questo caos - di Christian Marazzi e Spartaco Greppi - Effimera

I mercati finanziari, depositari delle aspettative razionali degli attori economici, celebrati da fior di economisti e premi Nobel, sembrano aver smarrito la loro presunta capacità […]

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La poesia non è una logoterapia. I versi di Mimmo Pugliese “sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano” “l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia” non sono logoterapici, non mirano ad agevolare la lettura, non mirano alla riconoscibilità, non intendono convincere il lettore, non intendono presentare il reale perché il reale è scomparso, affondato assieme al pensiero razionale.

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Inedito di Mimmo Pugliese

GRIDA MACISTE

“E’ solo il mio pensiero” gridò Maciste rinchiudendosi in un segreto
le parole del ragno alloggiano altrove
spesso i figli dei figli intralciano l’umore delle fake-news
la pioggia gocciola sulle zampe del cavallo di Caligola
bibite fluorescenti portano a passeggio cromosomi
manichini insabbiano le prove della morte dei punti cardinali
sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano
agitavi il ginocchio per schivare le frecce degli indiani
il catrame aggiunge un’altra ruga alla carta dei vini
il bersaglio è stato ritrovato nudo sulla spiaggia
l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia
pigne perfettamente rasate salgono sul carro del vincitore voltato di spalle
una Torpedo trasloca in un tiramisù di contrabbando
hai completato la collezione di punti esclamativi
alberi sempreverdi tirano su il bavero della giacca
lampare controllano la pressione ai vasi cinesi
dopotutto era sufficiente girare la manopola per ritirare la lingua
stasera la strada incrocia fuochi d’artificio
è difficile per il labrador specchiarsi nel girovita
sul ponte della nave si svolge una gara di tango
un porcellino d’india si guarda attorno chiude la porta e va via

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La poesia non è una logoterapia

I versi di Mimmo Pugliese

sul retro di una fotografia si accampa una bomba a mano

l’isola di Pasqua chiede asilo al giro d’Italia

non sono logoterapici, non mirano ad agevolare la lettura, non mirano alla riconoscibilità, non intendono convincere il lettore, non intendono promuovere il lettore alla condizione di lettore privilegiato, non intendono presentare il reale perché il reale è scomparso, affondato assieme al pensiero razionale. L’autore resta fuori della porta, fuori della significazione. Tra l’autore e il testo si situa il vuoto, il vuoto di significazione. La poesia di Pugliese è esattamente una metapoesia perché si situa fuori (prima) della poesia. Non è poesia ragionamento il cui il primo e più illustre esponente in Europa è stato Giacomo Leopardi, è un testo palesemente irragionevole, che mira a indicare come la ragione non coincide più con il reale. Il testo fa del disvalore semantico (una bomba a mano) un valore aggiunto per il verso, che deflagra nel primo emistichio: «sul retro di una fotografia si accampa», che rimanda al secondo emistichio come disvalore in combutta con il valore. L’inedito di Mimmo Pugliese non è un testo logoterapico, ormai parla Maciste il suo linguaggio da obitorio pornografico è il linguaggio dei nostri giorni, il linguaggio di Trump e di Putin tradotto in linguaggio poetico. Così il testo viene desemantizzato e riconfigurato in una nuova semantica da obitorio. Il reale è il nuovo obitorio delle parole morte, il reale non è più da un dato razionale. Il reale ci è sfuggito tra le mani, non è più possibile condividerlo, in maniera ingenua, in un testo letterario. Il testo (narrativo e/o poetico) di oggi non ha più niente da condividere con il concetto di mimesis. I testi della neoavanguardia obbedivano ancora al concetto di mimesis, né più né meno della poesia del minimalismo, del massimalismo e del neoorfismo che sono stati di moda negli ultimi cinquanta anni, un testo della nuova ontologia estetica non obbedisce più al concetto aristotelico di mimesis che ha guidato il paradigma letterario per duemilacinquecento anni.

Dicevo che la poesia non è una logoterapia, agisce sì attraverso le parole, ma certo non per convincere e/o promuovere il lettore alla condizione privilegiata di eletto, tantomeno il pubblico degli uditori, non agisce sul piano politico immediato. La parola che usa Pasternak è ontologicamente diversa da quella che usa Stalin. Il politico impiega parole logoterapiche perché vuole convincere il suo uditorio della bontà del suo logos, il poeta no. Quando Leopardi scrive “l’Infinito”, non vuole convincere nessuno, tantomeno il lettore, della bontà delle sue spiegazioni, l’intento del recanatese è altro, si pone in un’altra dimensione ontologica. Leopèardi è un figlio adottivo dell’Illuminismo ma è al tempo stesso il maggior critico dell’Illuminismo e delle ragioni che reggono il progresso irresistibile delle umane genti. Dunque, può sembrare pleonastico dire, dopo Freud e Lacan, noi siamo Logos, noi siamo Ragione, perché siamo al contempo anche il prodotto della Irragione, dell’inconscio, dei significanti in libera uscita, del significante primordiale. Siamo tutti figli adottivi del tabù e del totem. È l’uso che facciamo delle parole che è diverso a secondo dei piani ontologici. Inoltre, il logos poetico non agisce tramite i concetti, tramite testi a tesi religiose e/o ideologiche (anche nobili come la tesi della bontà della pace perpetua come quella di Kant), bensì attraverso i significanti, ovvero la parte opaca e sfuggente che sta nella dimensione sottostante a quella dei concetti e delle tesi politiche. Il significante è un ente ambiguo. È un attore ambiguo e sibillino. Ha qualcosa del logos e qualcosa della cosità. Qualcosa della luce e qualcosa della opacità. Il significante è una linea di fuga, un vettore, una tangente sulla sfera dell’essere destinata a restare immutabilmente se stessa, cioè una tangente, un vettore energetico. Da qui lo slogan princeps di Lacan : “L’inconscio è strutturato come un linguaggio”. Ma si tratta di un linguaggio altro rispetto al linguaggio della coscienza. Si tratta di due piani ontologici diversi e distinti.

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Il video sulla spiaggia della Nuova Gaza è un significante che agisce nel sottosuolo

Il video sulla spiaggia della Nuova Gaza ricostruita come Dubai con grattacieli, alberghi di lusso, vetrine, donne bellissime, palme, luxury, luci abbaglianti e bon ton che Trump ha pubblicato qualche settimana fa, è una delle immagini più abominevoli e deliranti che abbia visto. Ma è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e complesso, è un significante che agisce nel sottosuolo, che si scava un tunnel nel sottosuolo delle immagini archiviate nell’inconscio, è una bomba H che uccide tutti i viventi e lascia indenni gli edifici, le merci: altro che recessione alla “nuda vita”, la nota categoria di Agamben è ormai inappropriata alla nuova realtà della condizione umana nell’epoca della spartizione patteggiata del globo terracqueo. Quella categoria andava bene per San Francesco e i francescani ma non per gli umani di oggi, i quali agognano alla recessione, senza se e senza ma, sono guidati e sopraffatti da un istinto (Trieb) che li sospinge verso la recessione allo stadio animale. In questo, chiamiamolo progetto, Trump Putin, Kim Jong-un, Miley, Kameney, Xi, Erdogan, e da noi Salvini e la Meloni sono personalità che perseguono il percorso all’indietro tracciato dalla recessione verso l’animalità e la depoliticizzazione. La recessione non ha mai fine, per la legge della sua autoconservazione, la recessione si arresta solo dinanzi alla pura animalità. Ed eccoci arrivati allla recessione dell’homo sapiens a scimmione in/sapiens.

(Giorgio Linguaglossa)

Mimmo Pugliese è nato nel 1960 a San Basile (Cs), paese italo-albanese, dove risiede. Licenza classica seguita da laurea in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, esercita la professione di avvocato presso il Foro di Castrovillari. Ha pubblicato, nel maggio 2020, Fosfeni, Calabria Letteraria-Rubbettino Editore, una raccolta di n. 36 poesie. È uno degli autori presenti nelle Antologie Poetry kitchen 2022 e Poetry kitchen 2023,nella Agenda 2023 Poesie kitchen edite e inedite (2022), nonché nel volume di saggi di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022. È presente nella antologia kitchen, Exodus (2024).

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