il manifesto: Il Festival Working class dal 10 al 12 aprile 2026

Dal 10 al 12 aprile si tiene a Campi Bisenzio, Firenze, la IV edizione del Festival di Letteratura Working Class organizzato da Edizioni Alegre e dal Collettivo di fabbrica della […]
The post Il Festival Working class dal 10 al 12 aprile 2026 first appeared on il manifesto.

The Working Class Festival, April 10-12, 2026

From April 10th to 12th, the fourth edition of the Working Class Literature Festival, organized by Edizioni Alegre and the Collettivo di fabbrica della […] , is being held in Campi Bisenzio, Florence.

#fourth #EdizioniAlegre #CampiBisenzio #Florence

https://ilmanifesto.it/il-festival-working-class-dal-10-al-12-aprile-2026

Il Festival Working class dal 10 al 12 aprile 2026 | il manifesto

Firenze (Cultura) Dal 10 al 12 aprile si tiene a Campi Bisenzio, Firenze, la IV edizione del Festival di Letteratura Working Class organizzato da Edizioni Alegre e dal Collettivo di fabbrica della ex Gkn, con la direzione artistica dello scrittore Alberto Prunetti. Domani il Festival avrà un importante prequel a Roma al Teatro Biblioteca Quarticciolo (via Castellaneta

il manifesto
“Spezzare l’illusionismo nero della vita di tutti i giorni”: note a caldo su Risto Reich di Luigi Chiarella

Con Luigi Chiarella (Yamunin) ci eravamo incrociati su Twitter, quando era ancora un posto decente, nonostante fosse un social media commerciale. Ci dovevamo anche vedere a Vienna, in una calda giornata di luglio di qualche anno fa, quando ero di passaggio in Austria per poco tempo, ma quel giorno aveva lasciato il telefono a casa ed era a lavoro, quindi ci siamo sfilati. Non ho però perso l’occasione della presentazione del suo libro a Labàs, a Bologna. Poi, nei giorni successivi, il suo libro ha preso il posto del lavoro nelle mie giornate, in cui avrei soprattutto dovuto preparare le bozze degli ultimi interventi a conferenze per questa mia carriera accademica che è partita molto bene ma alla fine non è mai decollata. Invece che letture critiche del digitale, della relazione tra artificialità e superficie e delle ipotesi sul futuro della scrittura al tempo dei modelli linguistici, sono finito dentro il mondo dei ristoranti italiani a Vienna, un girone infernale in cui, nonostante tutto, c’è chi riesce a sorridere, a stringere alleanze solidali, a sottrarre un po’ di quella ricchezza che continua a essere trasferita verso l’alto, in un mondo in cui sempre meno hanno i portafogli sempre più gonfi, case più grandi, consumi di lusso e tutti gli altri si dividono il (poco) resto che rimane.

E ho pensato che Risto Reich è il racconto di un mondo del lavoro, quello della ristorazione, che si fa narrazione di tanti, forse tutti i mondi del lavoro, per come continuano a peggiorare in un periodo storico in cui le risorse finanziarie vengono dirottate sulle armi e si continuano a smantellare lo stato sociale, i diritti, le possibilità. Pagina dopo pagina, nella nitidezza della scrittura e nel coinvolgimento ben costruito della narrazione, mi rendevo conto che il libro di Luigi Chiarella racconta quello che, di solito, non vogliamo vedere: quello che sta dietro, il funzionamento della macchina che macina vite e risorse e produce consumo, gli ingranaggi che tritano le nostre giornate, il nostro tempo, le nostre energie per paghe spesso talmente magre da non tenere nemmeno a bada l’inflazione. Ingranaggi all’opera 24 ore su 24, sempre più veloci, in ogni settore.

E visto che le ore che stavo dedicando alla lettura erano sottratte alla produzione accademica (un lavoro che per me, al momento, non è nemmeno retribuito), a ogni scena in cui lo sfruttamento e l’arroganza dei padroni è messa in evidenza in tutta la sua sfacciata violenza, era come se vedessi, in ombra della narrazione, il “publish and perish” dell’università neoliberale, i burnout e i suicidi di professori e studenti, la precarietà costitutiva, sfiancante, interiorizzata di tante ricercatrici e di tanti ricercatori che cercano di andare avanti nonostante i tagli, la violenza sistemica dei paradigmi economici applicati alla conoscenza e all’istruzione, il disprezzo per l’approfondimento e la lettura critica della realtà che abbiamo intorno. Poi, allargando lo sguardo, ho pensato agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, a chi lavora nel turismo, nell’agricoltura, negli ospedali e nel sociale, allo sfruttamento criminale di tutte quelle persone che, con ogni meteo, consegnano a casa a persone pigre i pasti che ordinano senza muoversi dal divano digitando sul loro smartphone, a questo correre costante per stare a galla in una società che accelera solo per concentrare ancora di più le ricchezze in alto, e che tira fuori sempre nuove leggi repressive per contenere la rabbia che sale dal basso, ogni volta che questa riesce a smarcarsi dalle distrazioni consumistiche e cognitive sempre più pervasive, a portata di polpastrello. E mi sono tornate in mente alcune parole di Pier Vittorio Tondelli che, a metà degli anni Ottanta, raccontava di Londra, dove osservava la vita dei migranti che lavoravano nelle cucine e tra i tavoli dei fast food:

Che cosa sta facendo questo vecchio, decrepito continente al Terzo Mondo? Questo popolo di pirati e di beoni rissosi alle sue ex colonie, ai suoi ex sudditi, a chi ha piegato con la frusta e la violenza dopo averlo depredato e sfruttato? Con quale ipocrisia l’europeo impone regole e comportamenti come se i valori fossero ancora dell’Occidente quando invece tutto dimostra il contrario? Qual è la ragione per cui da ogni angolo del mondo i più disgraziati, i più poveri, i reietti della storia, le valanghe di straccioni, le orde di pezzenti e di mendicanti invadono le città dovendo addirittura scimmiottare, per integrarsi, di essere educati, perbenisti, ipocriti come tutta intera la middle class europea? (Pier Vittorio Tondelli, Camere separate)

Sono passati quarant’anni da quando PVT ha scritto queste righe e mi pare chiaro che le cose non siano cambiate in meglio, anzi.

Continuo a leggere, schivando i pochi impegni accademici che mi restano e che affronto con stanchezza e scarsa motivazione. Lasciano la bocca e il cervello amari, le pagine di Yamunin, ma fanno salire anche una rabbia viscerale, tumultuosa, calda, che cerca la complicità e la solidarietà di chi si ritrova dalla stessa parte perché ha scelto da che lato stare di questa Linea Gotica che è il presente a livello globale. C’è però un’altra cosa che s’attacca addosso durante la lettura, la senti che pizzica sotto pelle e alla bocca dello stomaco e agita i nervi, facendo vibrare irrequieti i pensieri e muovere intorno gli occhi, sempre allerta: l’ansia. Quella che ti sale su dall’incertezza costante, dal vivere precario a cui continuiamo a dirci che ci siamo abituati ma lo facciamo solo per necessità, perché non riusciamo mai a portarci a casa una stabilità e, anche se arriva, è sempre temporanea. L’ansia dell’aspettare un contratto nuovo, della burocrazia che si mangia tempo e soldi, della partita IVA che non sai se aprire o che apri o che decidi di no ma magari poi perdi del lavoro. A ogni rifiuto, a ogni licenziamento, a ogni sopruso raccontato dal protagonista di Risto Reich stiamo male un po’ anche noi: segno non solo che la narrazione funziona molto bene, perché arriva dritta addosso, ma anche del fatto che quei rifiuti, quei licenziamenti, quelle fatture non pagate, quel lavoro in nero sono (o sono stati) esperienze che abbiamo vissuto, a partire dal nostro diventare adulti in un mondo forse diverso da quello che ci aspettavamo una trentina di anni fa, quando avevamo ancora poca esperienza e molti sogni. Ma se c’è disillusione sul funzionamento del sistema in cui siamo incastrati, in queste pagine, questa si accompagna sempre alla lucida consapevolezza che è necessario non smettere di combattere, nonostante tutto, anche se alla fine non vinceremo noi. Ed è per questo che il protagonista non tace, di fronte alle ingiustizie e, se proprio lo fa, manda a mente: condivide, cospira, reagisce, costruendo solidarietà e complicità, a volte anche con un pizzico di magia.

La narrazione è, poi, una scientifica dissezione del nostro vivere in società: il cibo dice tantissimo su chi siamo e come siamo ma altrettanto rivelatori sono i comportamenti delle persone, quelle che si sentono di avere il potere di trattare ammerda i camerieri e le cameriere (e per queste ultime, in un modo maschilista e patriarcale, è sempre più dura), semplicemente perché stanno pagando, perché gli va, perché “tu non sai chi sono io”. Certe scene fanno prudere le mani. Senza pensare alla foodificazione, ai programmi TV dedicati, all’Italia che campa su una tradizione inventata, al cibo come distrazione di massa con lo zampino della P2.

E poi, ancora, il correre, non solo quello reale dei passi di cameriere e camerieri nei ristoranti, ma anche quello mentale, costante, del nostro pensare fare desiderare, l’ansia del tempo che non c’è perché è quasi tutto da dedicare al lavoro, che non paga mai abbastanza, in un circolo vizioso, come il correre sui tapis roulant o sulle biciclette statiche in palestra, senza andare da nessuna parte: dettagli, momenti, comportamenti su cui l’occhio penetrante di Chiarella si sofferma, per restituire pagine che risuonano pienamente nel sentire di me che leggo, schivando ancora per un pomeriggio un lavoro che sto per lasciare: pausa, tregua che mi concedo per essere improduttivo, blocco di sistema, per fermarmi e leggere queste storie e cogliere la bellezza e la potenza di queste parole, di uno sguardo altro e condiviso, per osservare questa umanità irrequieta, di cui anche io sono parte, con una prospettiva allargata, empatica, umanissima, per “spezzare l’illusionismo nero della vita di tutti i giorni” (p. 353).

Luigi Chiarella, Risto Reich. Il lavoro del cameriere, Alegre, 2025.

#EdizioniAlegre #LuigiChiarella #neoliberismo #RistoReich #ristorazione #solidarietà #Vienna #Yamunin https://wp.me/pa8vBQ-rd
Presentazione del libro “La breve stagione” di Serge Quadruppani

Iniziativa a cura del CentroDoc “Lorusso-Giuliani” [https://vag61.noblogs.org/centrodoc/] Presenteremo il romanzo “La breve stagione” di Serge Quadruppani (edizioni Alegre) con la partecipazione dell’autore, Wu Ming 1 e Valerio Monteventi A seguire “aperitivo rinforzato” e chiacchiere in libertà Serge Quadruppani Scrittore e traduttore, è nato nel 1952 nel sud della Francia e ha vissuto a lungo tra Parigi e Roma prima di trasferirsi a Eymoutiers, sull’altopiano di Millevaches. I suoi romanzi sono stati tradotti in italiano tra gli altri da Mondadori, Einaudi e Marsilio. Tra questi ricordiamo Lupi solitari, Saturno e In fondo agli occhi del gatto. È direttore di una collana pubblicata da Metailié dedicata al noir italiano, per cui tra l’altro ha tradotto Massimo Carlotto e Andrea Camilleri. E’ stato molto legato a Valerio Evangelisti che su di lui scrisse: “Quadruppani non si piega quando chiunque altro lo farebbe. Ecco perché scrive romanzi che avvincono, sì, ma anche inquietano e disturbano. Scorge con chiarezza dove si acquatti il nemico e non ha remore a denunciarlo… Sa scrutare nel buio e cogliere minacce incombenti” La breve stagione Alberto Prunetti sul Manifesto ha recensito “La breve stagione” così: «E noi, gonfi di sceneggiatori di prima serata pieni di poliziotti buoni, dobbiamo solo ringraziare la sorte che ci permette di rileggere in italiano un romanzo fulminante, bello come un festival di gialli buonisti in fiamme, scritto da uno che scrive con la Comune di Parigi in testa e la canzone “Le temps des cerises” nel cuore». Wu Ming 1, nel un “saggio rapsodico” che accompagna nella parte finale del libro la nuova edizione italiana (Alegre) del romanzo di Serge Quadruppani “Colchiques dans les prés”. “Con questo romanzo pervaso di colpi di scena, di micro-shock percettivi e di sottili tradimenti delle aspettative, torna nelle librerie italiane uno dei più grandi autori noirs d’Oltralpe. La breve stagione si svolge nel Sud-est della Francia tra il 1975 e il 1992, su un litorale preso d’assalto da speculatori, cementificatori e racket di varia natura. Qui appare un fantasma del passato, a tormentare l’agiata esistenza borghese di Marie e Michel, ex-rapinatori “rivoluzionari” (un po’ anarchici, un po’ ultragauche, molto hippie) rientrati nei ranghi a spese dell’amico fraterno Simon, che invece è finito in prigione. Dopo diciassette anni Simon torna libero e va a cercare i compagni. Cosa vuole da loro? Perché dissemina la loro villa di microspie? Chi gli ha dato i soldi per comprare un camper e le tecnologie che ci tiene dentro? Quel che è certo: Simon prova simpatia per la figlia adolescente di Marie, Nausicaa, che ama le zone umide intorno a casa, le piante e gli animali. Tra sottotesti che richiamano l’Amleto e l’Odissea e détournements di classici della letteratura francese, Quadruppani narra da un’angolatura inattesa fenomeni come il recupero commerciale dei cambiamenti di costume post-68 e della «rivoluzione sessuale». Nel mentre, come in altri suoi libri, esplora – criticandole, ma comprendendone le ragioni – le alternative individuali alla lotta di classe. Scorciatoie solipsistiche. Vendette disilluse. Uniche vie praticabili da chi non può rifarsi in altro modo delle ingiustizie subite”.

Balotta

Presentazione del libro “La breve stagione” di Serge Quadruppani

Vag61, mercoledì, 22 gennaio (19:00)

https://balotta.org/event/presentazione-del-libro-la-breve-stagione-di-serge-quadruppani

Presentazione del libro “La breve stagione” di Serge Quadruppani

Iniziativa a cura del CentroDoc “Lorusso-Giuliani” [https://vag61.noblogs.org/centrodoc/] Presenteremo il romanzo “La breve stagione” di Serge Quadruppani (edizioni Alegre) con la partecipazione dell’autore, Wu Ming 1 e Valerio Monteventi A seguire “aperitivo rinforzato” e chiacchiere in libertà Serge Quadruppani Scrittore e traduttore, è nato nel 1952 nel sud della Francia e ha vissuto a lungo tra Parigi e Roma prima di trasferirsi a Eymoutiers, sull’altopiano di Millevaches. I suoi romanzi sono stati tradotti in italiano tra gli altri da Mondadori, Einaudi e Marsilio. Tra questi ricordiamo Lupi solitari, Saturno e In fondo agli occhi del gatto. È direttore di una collana pubblicata da Metailié dedicata al noir italiano, per cui tra l’altro ha tradotto Massimo Carlotto e Andrea Camilleri. E’ stato molto legato a Valerio Evangelisti che su di lui scrisse: “Quadruppani non si piega quando chiunque altro lo farebbe. Ecco perché scrive romanzi che avvincono, sì, ma anche inquietano e disturbano. Scorge con chiarezza dove si acquatti il nemico e non ha remore a denunciarlo… Sa scrutare nel buio e cogliere minacce incombenti” La breve stagione Alberto Prunetti sul Manifesto ha recensito “La breve stagione” così: «E noi, gonfi di sceneggiatori di prima serata pieni di poliziotti buoni, dobbiamo solo ringraziare la sorte che ci permette di rileggere in italiano un romanzo fulminante, bello come un festival di gialli buonisti in fiamme, scritto da uno che scrive con la Comune di Parigi in testa e la canzone “Le temps des cerises” nel cuore». Wu Ming 1, nel un “saggio rapsodico” che accompagna nella parte finale del libro la nuova edizione italiana (Alegre) del romanzo di Serge Quadruppani “Colchiques dans les prés”. “Con questo romanzo pervaso di colpi di scena, di micro-shock percettivi e di sottili tradimenti delle aspettative, torna nelle librerie italiane uno dei più grandi autori noirs d’Oltralpe. La breve stagione si svolge nel Sud-est della Francia tra il 1975 e il 1992, su un litorale preso d’assalto da speculatori, cementificatori e racket di varia natura. Qui appare un fantasma del passato, a tormentare l’agiata esistenza borghese di Marie e Michel, ex-rapinatori “rivoluzionari” (un po’ anarchici, un po’ ultragauche, molto hippie) rientrati nei ranghi a spese dell’amico fraterno Simon, che invece è finito in prigione. Dopo diciassette anni Simon torna libero e va a cercare i compagni. Cosa vuole da loro? Perché dissemina la loro villa di microspie? Chi gli ha dato i soldi per comprare un camper e le tecnologie che ci tiene dentro? Quel che è certo: Simon prova simpatia per la figlia adolescente di Marie, Nausicaa, che ama le zone umide intorno a casa, le piante e gli animali. Tra sottotesti che richiamano l’Amleto e l’Odissea e détournements di classici della letteratura francese, Quadruppani narra da un’angolatura inattesa fenomeni come il recupero commerciale dei cambiamenti di costume post-68 e della «rivoluzione sessuale». Nel mentre, come in altri suoi libri, esplora – criticandole, ma comprendendone le ragioni – le alternative individuali alla lotta di classe. Scorciatoie solipsistiche. Vendette disilluse. Uniche vie praticabili da chi non può rifarsi in altro modo delle ingiustizie subite”.

Balotta

"Saldandosi con l’ideologia del merito, gli indecorosi non sono più soltanto “i poveri che non vogliono lavorare" ma anche “i poveri che non vogliono farsi aiutare”: altra retorica vuota, se messa a confronto con lo smantellamento del welfare (già ora, più workfare che altro) che è in atto da decenni."

#WolfBukowski, La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del #decoro, #EdizioniAlegre

https://www.pulplibri.it/una-questione-di-classe/

Una questione di classe - Pulp Magazine

La questione del decoro, dunque, è una questione di classe o meglio, della presunta assenza di classe: puntellandosi sulla frammentazione della classe media e sull’invisibilità dei ceti subalterni, la “battaglia per il decoro”, o anche “contro il degrado”, colpisce soprattutto chi viene rappresentato come “indecoroso”, colpevolizzando la mancanza di risorse economiche o la provenienza da gruppi sociali oggetto di pregiudizio e discriminazione. Saldandosi con l’ideologia del merito, gli indecorosi non sono più soltanto “i poveri che non vogliono lavorare” – secondo l’enunciazione ideologica che è stata propria di tanti luoghi e tempi del capitalismo, dalla seconda rivoluzione industriale sino al razzismo anti-meridionale riattivato dai processi politico-economici di inclusione dell’Italia nell’Unione Europea – ma anche “i poveri che non vogliono farsi aiutare”: altra retorica vuota, se messa a confronto con lo smantellamento del welfare (già ora, più workfare che altro) che è in atto da decenni.

Pulp Magazine
"La fabbrica dei sogni". Il romanzo sulla Gkn, alla ricerca di una coscienza collettiva

Valentina Baronti è arrivata ai cancelli di Campi Bisenzio nell’estate 2021 da cronista e da curiosa, appena dopo l'annuncio dei licenziamenti. Non se n'è più andata, riscoprendo nella lotta degli operai uno spirito che la sua generazione aveva perduto. E che oggi ha deciso di custodire e raccontare con la leggerezza della narrativa

Altreconomia
Dynamite! Un ordigno letterario-politico che dal 1931 continua a esplodere

Dynamite! Storie di violenza di clase in America, di Louis Adamic. Prima edizione critica e integrale in lingua italiana.

Giap
Chi è Anders Breivik? - DINAMOpress

Non un lupo solitario, ma un maschio bianco legato a tanti altri come lui. Il corpo a corpo con il corpo dello stragista, nel libro di Giuseppe Genna "La vita umana sul pianeta terra", riedito in versione aumentata per Edizioni Alegre (collana Quinto Tipo, diretta da Wu Ming 1). Per raccontare questo Occidente inadatto, vacuo, vuoto

DINAMOpress
Nella collana Quinto Tipo La vita umana sul pianeta Terra, di Giuseppe Genna. Meditate allucinazioni su Breivik, la strage di Utøya e noi https://www.wumingfoundation.com/giap/2022/10/la-vita-umana-sul-pianeta-terra-di-giuseppe-genna/ #LavitaumanasulpianetaTerra #EdizioniAlegre #GiuseppeGenna #QuintoTipo #Breivik #Libri #Utøya
Nella collana Quinto Tipo La vita umana sul pianeta Terra, di Giuseppe Genna. Meditate allucinazioni su Breivik, la strage di Utøya e noi - Giap

Un editore gli disse: «Breivik è il male, fai un thriller, è il genere perfetto». Genna, invece, ha scritto La vita umana sul pianeta Terra

Giap

Stasera alle 18:30 ci vediamo alla "Ghirba - biosteria della Gabella" a #ReggioEmilia per la presentazione del libro “Blues e femminismo nero” di 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗮 𝗗𝗮𝘃𝗶𝘀 (#EdizioniAlegre) con Raffaella Baritono, Sandra Pedrazzoli e Paola Rudan.

A seguire Brewin' The Blues con Ama Dee, Roy Raheem e Coro L'Amata Rossa di Casa Bettola.