Czy da się badać DNA tam, gdzie dominowała kremacja?

Nowe analizy kręgu kultur pól popielnicowych pokazują Europę Środkową jako sieć powiązań, a nie izolowane wspólnoty. Są też dane z Polski.

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Cacciatori-raccoglitori in cucina: ricette complesse con piante, bacche e pesce c’erano già 7.000 anni fa

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I cacciatori-raccoglitori dell’Europa settentrionale e orientale non si limitavano a sfruttare le risorse disponibili, ma elaboravano vere e proprie preparazioni culinarie complesse. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PLOS One, basato sull’analisi di residui alimentari carbonizzati conservati su ceramiche datate tra 4.000 e 7.000 anni fa.

La ricerca, guidata da studiosi dell’Università di York, ha esaminato 85 vasi provenienti da 13 siti distribuiti tra l’area baltica e i bacini dei fiumi Volga e Don, offrendo nuovi dati sulle abitudini alimentari delle comunità preistoriche.

Microscopi e archeologia: come si ricostruiscono le antiche ricette

Per identificare i residui vegetali, i ricercatori hanno utilizzato la microscopia elettronica a scansione (SEM), una tecnologia in grado di rilevare strutture microscopiche anche in materiali fortemente alterati dal fuoco.

Grazie a questa metodologia è stato possibile riconoscere frammenti di piante mescolati ad altri resti organici, dimostrando che i contenuti dei recipienti non erano casuali, ma frutto di scelte intenzionali e ripetute.

Bacche, pesce e conoscenze chimiche empiriche

Uno dei dati più significativi riguarda l’identificazione di preparazioni che combinavano bacche di viburno (guelder rose) con il pesce. Questi frutti dal sapore amaro sono lievemente tossici se consumati crudi, ma diventano commestibili dopo la cottura.

La loro presenza suggerisce una conoscenza empirica dei processi di trasformazione degli alimenti: il calore non solo rendeva sicuri i prodotti, ma contribuiva a modificarne il gusto e la consistenza.

Le piante al centro della dieta preistorica

I risultati dello studio rimettono in discussione l’idea, a lungo dominante, che la ceramica fosse utilizzata soprattutto per la lavorazione e la cucina di carne e pesce. Le prove raccolte dimostrano invece che anche la trasformazione delle piante e il loro impiego nelle ricette svolgeva un ruolo importante.

Le specie venivano accuratamente selezionate, probabilmente in base a caratteristiche organolettiche o proprietà funzionali; ciò dimostra che le comunità di cacciatori-raccoglitori oggetto dello studio possedevano una conoscenza approfondita delle piante a loro disposizione.

Tradizioni culinarie prima dell’agricoltura

Secondo gli autori dello studio, i dati indicano l’esistenza di vere e proprie tradizioni culinarie regionali già in epoca pre-agricola. Non si trattava quindi di un’alimentazione legata alla casualità, ma di pratiche strutturate, che prevedevano il ripetersi di combinazioni ricorrenti di ingredienti. Vere e proprie ricette, insomma.

Questa interpretazione modifica il quadro tradizionale che vede nell’agricoltura il punto di svolta per lo sviluppo di una cucina elaborata. Le competenze legate alla selezione e alla lavorazione delle piante risultano infatti già ben radicate tra i cacciatori-raccoglitori.

Cacciatori-raccoglitori: “esperti botanici”?

La ricerca suggerisce che queste comunità possedessero una conoscenza sofisticata delle specie vegetali, paragonabile, per alcuni aspetti, a quella delle società agricole successive. Non solo raccoglievano piante, ma le gestivano, trasformavano e combinavano in modo consapevole.

I cacciatori-raccoglitori erano dunque “botanici esperti” e cuochi creativi, capaci di sviluppare pratiche alimentari complesse molto prima dell’introduzione dell’agricoltura nel Neolitico.

Lo studio apre nuove prospettive sulla comprensione delle società preistoriche europee, evidenziando un rapporto con il cibo più articolato di quanto si ritenesse finora.

Immagine in apertura: Nell’ambito dello studio sono stati condotti esperimenti di cucina. Immagine: Lara González Carretero et al.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 González Carretero L, Lucquin A, Robson HK, McLaughlin TR, Dolbunova E, Lundy J, et al. Selective culinary uses of plant foods by Northern and Eastern European hunter-gatherer-fishers
  • 🏛️ University of York, The British Museum, Museum Lolland-Falster, Denmark, University of Łódź, Poland, State Hermitage Museum, Russia et alii.
  • 📚 PLoS One (peer-reviewed) 21(3): e0342740 (2026)
  • 🔗 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0342740

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🍽️ Altro che dieta primitiva: i cacciatori-raccoglitori europei cucinavano piatti complessi con piante e pesce già 7.000 anni fa.

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✅ Abitati preistorici, officine metallurgiche e necropoli con corredi ricchissimi.

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Scavi in Cecenia, scoperti insediamenti e necropoli: dati su 6mila anni di storia

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Undici nuovi siti archeologici, oltre diecimila metri quadrati indagati e una sequenza cronologica che copre quasi sei millenni di storia: sono i risultati delle ricerche condotte in Cecenia dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze Russa lungo il tracciato del gasdotto Novogrozny–Seržen’-Jurt.

L’insediamento e il cimitero di Mairtup, vista generale.

Le indagini, tra le più estese mai realizzate nella regione, hanno portato alla luce un patrimonio che documenta la frequentazione umana dall’età del Calcolitico fino al pieno Medioevo, offrendo nuovi dati sulla formazione e sull’evoluzione delle comunità del Caucaso settentrionale.

Tjalling-2: un insediamento del IV millennio a.C.

Le tracce più antiche provengono dal sito di Tjalling-2, nell’area orientale della Cecenia, dove sono stati individuati livelli riferibili alla prima metà del IV millennio a.C. Si tratta di un insediamento della fase tarda del Calcolitico, attribuibile alla cultura agubekoviana, diffusa nelle zone pedemontane del bacino del fiume Terek.

L’insediamento di Tyalling-2. Sito di scavo con resti archeologici

Gli archeologi hanno identificato strutture abitative e aree funzionali, tra cui fosse e complessi legati ad attività domestiche. Particolarmente rilevante è la presenza di spazi interpretati come luoghi a funzione rituale, con superfici preparate in argilla, resti di focolari e depositi con ossa animali e ceramiche.

A sinistra: sepoltura. A destra: strumenti e ornamenti in pietra: 1 – ascia di pietra; 2, 3 – lame di selce a forma di coltello; 4 – accetta di selce; 5 – perline di corniola; 6 – pomolo in osso

Il repertorio dei materiali comprende utensili in pietra e osso, figurine antropomorfe e zoomorfe, oltre a ornamenti in corniola, elementi che suggeriscono una società già articolata, con pratiche simboliche ben definite accanto alle attività produttive.

Iskrinskoe-1: metallurgia e vita quotidiana nell’età del Bronzo

Di particolare interesse è il sito di Iskrinskoe-1, dove è stato individuato un insediamento della media età del Bronzo con evidenze dirette di produzione metallurgica. Sotto livelli più recenti, gli archeologi hanno scoperto resti di abitazioni e una vera e propria area di fusione dei metalli.

L’insediamento di Iskrinskoye-1, visto da est. La freccia indica il sito dell’insediamento dell’età del bronzo.Insediamento di Iskrinskoye-1

La presenza di forni, ugelli in argilla, stampi e residui di lavorazione – tra cui piccoli frammenti di rame ossidato – testimonia un’attività artigianale specializzata. I dati indicano che la produzione metallurgica era strettamente integrata nella vita quotidiana: strumenti e scarti di lavorazione compaiono anche all’interno degli spazi abitativi.

L’insediamento, attribuito alla cultura ginčinskaja, sembra essere stato distrutto da un incendio improvviso, evento che ha favorito la conservazione di numerosi elementi, tra cui strutture domestiche e attrezzature.

 In alto: abitazione dell’età del bronzo. In basso: manufatti domestici e industriali.

Khumykskoe-2: una necropoli con corredi ricchissimi

Un altro contesto di grande rilievo è rappresentato dal sito di Khumykskoe-2, datato tra il X e l’VIII secolo a.C. e riferibile alla fase iniziale della cultura kobaliana orientale. Qui sono state indagate 160 sepolture, ma il numero complessivo potrebbe raggiungere le duemila unità.

Le tombe, disposte in file regolari, restituiscono un quadro dettagliato delle pratiche funerarie e delle differenze sociali. I corredi femminili comprendono numerosi ornamenti in bronzo, perle in vetro e osso, mentre quelli maschili includono armi come pugnali, punte di lancia e freccia.

Braccialetti e anelli al polso dei defunti. Insediamento e cimitero di Khumykskoye-2.

In alcuni casi, la quantità di oggetti è particolarmente elevata: una sepoltura ha restituito decine di elementi, tra cui bracciali e anelli, offrendo un’indicazione concreta del valore simbolico attribuito agli oggetti nel rito funerario.

Il complesso di Mayrtup: tra cultura alanica e Medioevo

Le ricerche più estese hanno interessato il sito di Mayrtup, dove sono stati documentati oltre 250 contesti archeologici su quasi 5mila metri quadrati. Tra questi figurano più di cento complessi funerari, tra cui tombe a catacomba attribuite alla cultura alanica del VI secolo d.C.

Le caratteristiche delle sepolture – come l’orientamento e la struttura delle camere funerarie – suggeriscono movimenti di popolazione provenienti dall’area del Medio Terek. Accanto alle necropoli, sono state individuate anche tracce di insediamenti più recenti, databili tra il X e il XIII secolo, con strutture abitative e fosse di servizio.

Continuità e trasformazioni nel lungo periodo

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle ricerche è la continuità di occupazione di questi territori, spesso segnata da fasi di abbandono legate a eventi distruttivi, come incendi, seguite da nuove forme di insediamento.

In alto: mazza di bronzo, punta di lancia di bronzo, punte di freccia in bronzo e osso. In basso, da sinistra a destra: sepoltura rivestita di pietre, sepoltura con armi.

Le evidenze archeologiche documentano il passaggio da comunità preistoriche basate su agricoltura e allevamento a società più complesse, caratterizzate da produzioni specializzate, strutture sociali articolate e pratiche funerarie codificate.

L’insediamento e la necropoli di Mairtupsky. Un tumulo funerario del VI secolo, al cui interno si trovano fosse di stoccaggio risalenti all’insediamento del X-XIII secolo.L’insediamento e la necropoli di Mairtup. Da sinistra a destra: oggetti di abbigliamento e gioielli provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C., oggetti in metallo provenienti dallo strato culturale dell’insediamento risalente al X-XIII secolo d.C. e vasi in ceramica provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C.

Un patrimonio destinato alla ricerca e alla valorizzazione

I materiali raccolti – migliaia di reperti tra ceramiche, strumenti e oggetti d’uso – saranno ora sottoposti ad analisi approfondite prima di essere trasferiti al Museo Nazionale della Repubblica Cecena.

Le ricerche aprono nuove prospettive per lo studio della storia del Caucaso settentrionale, un’area ancora poco conosciuta ma fondamentale per comprendere le connessioni tra Europa orientale e Asia nel corso dei millenni.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze ✅
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Ara Pacis, al via l’esperienza immersiva: il monumento torna a “parlare” con luci e suoni

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Dal 27 marzo il Museo dell’Ara Pacis propone una nuova esperienza di visita serale che trasforma la percezione di uno dei monumenti simbolo della città. Il progetto “L’Ara si rivela” introduce un percorso immersivo basato su videomapping, suoni e narrazione, pensato per restituire al pubblico la complessità storica e visiva dell’altare voluto dal Senato romano per celebrare Augusto.

L’iniziativa consente di osservare l’Ara Pacis in una dimensione inedita: i rilievi marmorei, normalmente percepiti nella loro monocromia, vengono progressivamente animati da luci e colori che ne facilitano la lettura e ne suggeriscono l’aspetto originario.

Il videomapping e la ricostruzione della policromia

Il cuore del progetto è un sistema di proiezione digitale ad alta precisione, che utilizza otto videoproiettori laser 4K coordinati da un mediaserver in grado di sincronizzare immagini, luci e suoni. La tecnologia consente di intervenire direttamente sulle superfici dell’altare, modulando in tempo reale colori e contorni.

L’obiettivo è ricostruire, in forma ipotetica ma scientificamente fondata, la policromia originaria dell’Ara Pacis. Le scelte cromatiche derivano da analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana – in particolare pompeiana – e studi sulle decorazioni antiche greco-romane.

Un contributo importante proviene anche da ricerche botaniche che hanno identificato oltre cinquanta specie vegetali raffigurate nei fregi, permettendo una restituzione più accurata delle cromie del celebre apparato decorativo.

Un percorso narrativo tra storia, mito e riscoperta

La visita si sviluppa come un itinerario a tappe attorno al monumento, accompagnato da una narrazione sonora fruibile in cuffia. Le voci – in italiano e inglese – restituiscono non solo il contesto storico dell’opera, ma anche le vicende legate alla sua riscoperta.

Leggi anche: L’Ara Pacis torna “com’era” (e a colori) grazie alla realtà aumentata

https://storiearcheostorie.com/2016/10/11/roma-lara-pacis-torna-comera-e-a-colori-grazie-alla-realta-aumentata/

Il racconto parte dall’inquadramento dell’Ara Pacis nel Campo Marzio augusteo e si concentra sui pannelli figurati che collegano la fondazione di Roma alla genealogia della gens Iulia. Tra le immagini più celebri emergono Enea, simbolo delle origini troiane, e la scena di Romolo e Remo allattati dalla lupa.

I fregi della processione: una scena politica scolpita nel marmo

Particolare attenzione è dedicata ai fregi Nord e Sud, dove si sviluppa la grande processione imperiale. Qui sono raffigurati sacerdoti, magistrati e membri della famiglia di Augusto, disposti in un corteo solenne che riflette l’ordine e la gerarchia della società romana.

Nel fregio meridionale compare lo stesso Augusto, con il capo velato, nell’atto di compiere un rito sacro. Attorno a lui si riconoscono figure di primo piano come Marco Vipsanio Agrippa, insieme ad altri esponenti della famiglia imperiale, protagonisti del progetto politico dinastico.

Il fregio vegetale e il linguaggio simbolico della natura

Uno dei momenti più suggestivi del percorso è dedicato al fregio vegetale, considerato tra i più raffinati esempi dell’arte romana. Grazie alla ricostruzione cromatica, emergono dettagli spesso invisibili: acanto, rose, ninfee, palme da dattero, ma anche una varietà di piccoli animali.

Questo universo naturale, popolato da uccelli, rettili e insetti, non ha solo funzione decorativa, ma esprime un complesso sistema simbolico legato alla fertilità, alla rigenerazione e all’ordine cosmico. La presenza di animali associati alla metamorfosi rafforza il messaggio di rinnovamento che attraversa l’intero programma figurativo.

Dall’antichità alla riscoperta moderna

L’ultima parte dell’esperienza accompagna i visitatori oltre l’età romana, ricostruendo le vicende che hanno segnato la storia del monumento. Dopo l’interramento progressivo, l’Ara Pacis rimase nascosta per secoli, fino alle prime scoperte in età rinascimentale.

Le successive campagne di scavo, tra Ottocento e Novecento, portarono alla ricomposizione dell’altare nella forma attuale, restituendolo alla città come uno dei simboli più rappresentativi della Roma imperiale.

Un nuovo modo di visitare il patrimonio

Il progetto si inserisce nel più ampio percorso di rinnovamento dei musei civici romani, con l’obiettivo di rendere il patrimonio più accessibile e comprensibile attraverso strumenti innovativi. L’esperienza, della durata di circa 45 minuti, è disponibile nei fine settimana in orario serale e prevede gruppi limitati per garantire una fruizione immersiva.

“La tecnologia – in questo caso – non sostituisce l’opera, ma ne amplifica la lettura”, offrendo al pubblico una chiave interpretativa capace di coniugare rigore scientifico e coinvolgimento emotivo.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

✅ Museo dell’Ara Pacis
📍 Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli)
📅 Dal 27 marzo
Orario: venerdì, sabato e domenica con la seguente articolazione:
dal 27 al 29 marzo e dal 3 al 6 aprile: dalle 20.00 alle 22.00
dal 10 aprile: dalle 21.00 alle 23.00
Durata: circa 45 minuti
🌐 Info: www.arapacis.it, tel. 060608 (attivo tutti i giorni ore 9.00-19.00).

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🏛️ 𝗟’𝗔𝗿𝗮 𝗣𝗮𝗰𝗶𝘀 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮: luci, colori e voci riportano in vita il monumento di Augusto in una nuova esperienza immersiva serale.
📅 Da domani 27 marzo

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📷 ©Museo dell'Ara Pacis

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Dokąd płynął i co kryje wrak statku sprzed prawie 2500 lat?

W 1965 roku u wybrzeży Cypru odkryto jeden z najlepiej poznanych antycznych statków handlowych – Kyrenia. Jego badania pozwoliły odtworzyć konstrukcję jednostki, ładunek amfor z winem i życie czteroosobowej załogi. O tym w #AŻ97.

📖 https://ibhik.pl/sklep/archeologia-zywa-1-2026/

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Stati Uniti restituiscono 17 opere all’Italia: reperti archeologici, libri rari e documenti storici

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Diciassette beni culturali sottratti illegalmente all’Italia sono stati ufficialmente restituiti nel corso di una cerimonia presso la Procura di Manhattan, a New York. All’evento ha partecipato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto durante una visita istituzionale negli Stati Uniti.

Foto ©MiC

I materiali recuperati provengono da scavi clandestini, furti ed esportazioni illecite avvenuti negli ultimi decenni e rappresentano un insieme eterogeneo di testimonianze storiche e artistiche, che spaziano dall’archeologia all’arte libraria.

Foto ©MiC

Reperti archeologici e oggetti di pregio tra i beni recuperati

Tra gli oggetti restituiti figurano nove reperti archeologici di particolare interesse, tra cui due kylix in terracotta, tre rilievi funerari in marmo, una coppia di orecchini etruschi in oro e due coppe in argento di produzione pompeiana. Si tratta di materiali che documentano contesti diversi del mondo antico e che erano stati individuati in collezioni museali statunitensi, tra cui il Metropolitan Museum of Art.

Accanto ai reperti archeologici, il recupero ha interessato anche beni librari e documentari di grande valore storico: sei volumi antichi a stampa in caratteri cinesi appartenenti alla cosiddetta collezione “Japonica-Sinica”, provenienti dall’Archivio Romano della Compagnia di Gesù.

Un documento legato ad Ariosto e un volume sottratto durante la guerra

Particolarmente significativo è il rientro di una lettera destinata a Ludovico Ariosto, scritta da un segretario per Alfonso I d’Este. Il documento, conservato negli Stati Uniti, rappresenta una testimonianza diretta delle relazioni politiche e culturali del Rinascimento italiano.

Foto ©MiC

Tra i beni restituiti figura anche il volume “Nachlath Ya’akov”, datato al 1622 e appartenente al Collegio Rabbinico Italiano, sottratto durante le razzie naziste dell’ottobre 1943. Il recupero di questo libro assume un valore particolare, legato alla memoria storica e alle vicende della Seconda guerra mondiale.

Cooperazione internazionale contro il traffico illecito

La restituzione si inserisce nel quadro della collaborazione tra Italia e Stati Uniti nella lotta al traffico illecito di beni culturali. Dal 2021 a oggi, secondo quanto dichiarato dal ministro, sono oltre 900 le opere rientrate in Italia dagli Stati Uniti, molte delle quali grazie all’attività investigativa congiunta tra la Procura di Manhattan e il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Foto ©MiC

Un ruolo centrale è svolto anche dagli strumenti bilaterali, come il Memorandum d’intesa tra i due Paesi che prevede limitazioni all’importazione di materiali archeologici italiani negli Stati Uniti, recentemente rinnovato per altri cinque anni.

Un fenomeno globale tra tutela e mercato dell’arte

Il recupero dei beni evidenzia ancora una volta la dimensione internazionale del traffico illecito di opere d’arte, spesso legato a reti organizzate e a un mercato parallelo difficile da controllare. La cooperazione tra istituzioni giudiziarie, forze dell’ordine e organismi culturali si conferma quindi uno strumento fondamentale per la tutela del patrimonio.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅

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🏛️ Dagli scavi clandestini ai musei americani: 17 beni culturali tornano in Italia grazie alla cooperazione internazionale tra Roma e New York.

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Stati Uniti restituiscono 17 opere all’Italia: reperti archeologici, libri rari e documenti storici

Diciassette beni culturali restituiti dagli USA all’Italia: reperti archeologici, libri antichi e documenti storici recuperati a New York.

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