L'Industria dell'influenza

infografiche pazzerellanti per il referendum 8-9 giugno 2025
Non dico che vado a dormire ora, perché sarebbe se va bene una battuta riciclata, e se va male una bugia… però, comunque, prima che si aprano i seggi domani (e intendo domani pratico, non domani legale, che altrimenti sarebbe lunedì), ecco due infografiche trovate per caso sui referendum di questa estate, che già si prospetta più calda di tutte le passate (e questo ovviamente non centra niente con l’esercitazione del nostro potere democratico, ma lasciam stare). 😤
https://t.me/c/1246390401/25579https://t.me/diskarica/27979E con questo, siamo proprio al top… chiaro e semplice — a dir poco inusuale per me, ma ha senso, visto che in questo caso sto solo rubando i post di qualcun altro, e non scrivendo io. Stavolta penso che mi risparmio anche la fatica di dire cosa votare, perché se il vostro livello di marciume cerebrale è abbastanza basso da sopportare questo mio blog allora penso che sappiate ragionare con la vostra testa… vi dico solamente di fare molta attenzione ai porci e alle fake news. 👌
Ancora una volta la maggioranza dei cittadini ha detto no alla riforma del II pilastro. Lo aveva già fatto nel 2010 e nel 2017.
Per i contrari non è stato difficile far capire ai cittadini che questa riforma avrebbe comportato una riduzione del loro benessere in relazione ai contributi versati. Eppure, non sarebbe stata la prima volta che il popolo svizzero, per garantire stabilità al sistema, votava “contro i suoi interessi di breve periodo”. Pensiamo al rifiuto delle sei settimane di vacanze, agli aumenti dell’IVA o ancora all’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne. E allora perché questa volta il popolo svizzero ha deciso di essere meno “svizzero”?
Nei prossimi mesi gli analisti diranno quali sono state le ragioni che hanno spinto i cittadini a votare no, ma una di queste ci sentiamo di anticiparla con una certa sicurezza. A differenza di buona parte dei media mainstream e degli analisti sorpresi dal voto, molti di noi hanno da subito ritenuto che l’errore commesso nel calcolo del finanziamento dell’AVS e dichiarato nel mese di agosto con modalità a dir poco rocambolesche, avrebbe giocato un ruolo determinante. In un sistema come quello svizzero, fortemente democratico, dove i cittadini sono sovente chiamati alle urne, la certezza dei dati e dei fatti deve essere sempre garantita. I cittadini sono liberi di votare anche tirando la monetina, ma quando si tratta di cifre e quindi di qualcosa che dovrebbe essere poco opinabile, deve esserci la certezza della solidità e della fiducia nelle nostre istituzioni. Questo è venuto a mancare.
Probabilmente il Consiglio Federale avrebbe dovuto rimandare la votazione attendendo dati “certi” sull’evoluzione dei conti delle assicurazioni sociali così da riguadagnare la fiducia dei cittadini. Ma così non è stato fatto e si è andati incontro a un esito abbastanza scontato.
E ora, come risolviamo i problemi dei nostri sistemi previdenziali? Con una stagione che si preannuncia di bassi tassi di interesse la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. Per questo è necessario cambiare completamente paradigma e anziché proporre cerotti che non vanno a curare il sistema bisogna creare nuovi modelli assicurativi e previdenziali pensati per la società odierna. L’ennesimo aumento dei premi cassa malati mostra tutti i limiti degli strumenti del nostro stato sociale. Se vogliamo veramente preservarlo, è ora di avere lo stesso coraggio che hanno avuto i nostri predecessori nell’introdurre l’AVS, il II pilastro e la cassa malati obbligatoria. Strumenti ottimi, ma che purtroppo non risultano più utilizzabili in una società in cui nascono meno bambini, ci si forma di più e si vive più a lungo. Ci vuole coraggio a rimettere tutto in discussione e proporre modelli nuovi, ma questo è il momento giusto.
Pubblicato da L’Osservatore, 28.09.2024
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La riforma del II pilastro è stata respinta dai cittadini, che temono una riduzione del benessere legata ai contributi. La mancanza di fiducia nei dati finanziari ha influenzato il voto. È urgente …