L’ideologia gender è pericolosa di Laura Schettini

Descrizione: L'”ideologia gender” minaccia la nostra società! Confonde l’identità e le menti dei nostri figli, mette a repentaglio l’ordine naturale delle cose, quello che distingue in maschi e femmine! Ma davvero esiste un progetto globale per renderci tutti “fluidi”? Dove nasce l’ossessione per le questioni di genere e gli orientamenti sessuali non conformi? E quali sono le fratture politiche che si nascondono dietro a questi temi?

Già a metà degli anni Novanta, destra populista e cattolicesimo tradizionalista hanno cominciato a lanciare allarmi contro i pericoli a cui una fantomatica “teoria del gender” esporrebbe la società (o anche la nazione, la famiglia, la civiltà, la gioventù, l’infanzia e chi più ne ha più ne metta). Oggi, il nemico è l'”ideologia gender”, un’etichetta che serve a evocare l’attacco, unitario e programmatico, che una molteplicità di soggetti (le femministe e le persone LGBTQ+ prima di tutti) starebbero sferrando all’ordine naturale alla base della nostra società. Da chi si aggirerebbe per le scuole a confondere l’identità sessuale di ignari bambini agli uomini che mettono la gonna, fino ai fanatici delle lettere e simboli finali (schwa, u, *). Ma sono davvero questi gli oggetti del contendere? Perché ci si accalora tanto su questi temi? Quali sono le istanze portate avanti dagli antigender e, sul fronte opposto, da chi sfida l’ordine “naturale”?

Se gender è una parola moderna, questa sfida è iniziata molto tempo fa. Una lunga storia a cui conviene prestare attenzione, oltre le comode semplificazioni.

Laura Schettini, ricercatrice in Storia contemporanea, ci racconta che nella primavera del 2022 viene contattata per fare un intervento in un’assemblea di istituto sugli stereotipi di genere. Volendo affrontare l’argomento in modo serio – sicuramente in modo più serio in cui una larga fetta della politica aveva affrontato il tema l’anno precedente, fino all’affossamento del DDL Zan – avevano esplicitamente cercato una storica per avere un quadro completo della questione.

Essendo ai tempi un tema molto caldo, – mi verrebbe da scrivere, “ovviamente” – un’insegnante saltò su e tirò fuori l’armamentario classico del pericolo gender: non si deve parlare di sesso a scuola. Nemmeno di storia della sessualità, evidentemente. Per fortuna, in questo caso, la dirigente scolastica è intervenuta a riportare la calma e alla fine Schettini è riuscita a fare il suo intervento e quindi a rispondere alle tante domande deə ragazzə. Perché se c’è qualcosa che appassiona a quell’età è sicuramente il sesso, la sessualità e tutto quello che ruota loro intorno.

In questo momento la terribile ideologia gender sembra aver perso un po’ di smalto: vorrei scrivere perché continuano a iniziare nuove guerre e il genocidio in Palestina prosegue, ma mi sembra piuttosto che la preoccupazione massima sia per un referendum su una riforma costituzionale in gran parte ancora da scrivere e su una certa famiglia con idee molto naïf su cosa significhi vivere in mezzo alla natura. E anche se quest’ultimo caso ha molto a che vedere con l’opposizione alla fantomatica ideologia gender e con un nazional-familismo che vede il ritorno in pompa magna del potere di vita e di morte dei genitori sullə figliə, in barba al supremo interesse deə minori. Che, se anche possiamo avere dei dubbi sull’operato deə assistenti sociali, di sicuro non è avere gente che sbraita su di loro da mane a sera in ogni luogo e in ogni lago.

Tornando al libro in questione, si tratta di un saggio molto agile sulla storia dell’invenzione della cosiddetta ideologia gender, che, per come l’abbiamo conosciuta oggi, nasce nel 1995 in occasione della Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, ma affonda le sue radici nell’Ottocento, quando si cristallizzarono i ruoli sociali di uomini e donne secondo una gerarchia fondata sulla differenza sessuale che serviva a giustificare l’esclusione delle donne dalla sfera pubblica, il loro sfruttamento economico e la loro soggezione nella sfera privata. E già nell’Ottocento le femministe protestarono contro questa ideologia che veniva spacciata come stato di natura e già allora chi si opponeva a questo modello familiare era innaturale, perversa e pericolosa per la società.

Oggi come allora l’ideologia gender è pericolosa solo per chi pensa che la società debba continuare a fondarsi sulla discriminazione e su un modello ideologico di famiglia che si presenta come insoddisfacente fin dalla sua comparsa.

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Ritorna Mauro Balboni con L’orsa che mangiava ciliegie

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​L’orsa che mangiava ciliegie

​(Mauro Balboni, in uscita a inizio 2026)​

L’orsa che mangiava ciliegie. I castori che nuotano sotto i palazzi della city finanziaria. Il lupo in giardino. Le foreste ripariali a 20 km da piazza Duomo. Le scale dei fiumi dove passano i grandi storioni dopo 60 anni di assenza. La foresta lasciata evolvere secondo le sue leggi. I bisonti di Giulio Cesare e Asterix. I miracolosi boschi delle risorgive nella pianura più cementificata d’Europa. E molto altro.Cos’è: un bestiario da leggende metropolitane? No: sono incontri reali con la nuova natura europea. La wilderness diversamente selvaggia che sta prendendo forma nel primo continente che la wilderness la cancellò quasi dovunque. Eppure, sta ritornando. Qui e là, a brandelli, più spesso che no ferocemente avversati.

Un racconto di crisi e cambiamento

​L’orsa che mangiava ciliegie di Mauro Balboni racconta inevitabilmente la crisi ecologica e climatica che stiamo vivendo, e non potrebbe essere diversamente.

Ma, per una volta, dalla parte di quello che sta provando ad adattarsi. Quello che ogni anno aggiunge un anello nel tronco anche se deformato da siccità e inquinanti ambientali. Quello che è tornato a scorrere dove non scorreva più. Quello che riappare su montagne da dove pensavamo di averlo scacciato per sempre. Quello che non ha voce ma deve essere fatto conoscere, per evitare che venga perso di nuovo.

Le domande che dobbiamo farci

Sono incontri che spalancano la porta direttamente sui grandi temi del nostro tempo: il clima, la difesa dagli eventi metereologici estremi, i servizi ecosistemici, la vivibilità dell’ambiente costruito, l’overtourism. Che ci parlano di amnesia ecologica generazionale, di rewilding, di quale ruolo per le aree protette. Di quale futuro ci aspetta.

L’orsa che mangiava ciliegie ci conduce ad affrontare domande per le quali non abbiamo ancora risposte, ma che forse aprono uno spiraglio di speranza: quell’orsa, quei castori, quelle nuove foreste, quegli storioni sono qui per rimanerci? Sono ecologicamente reversibili, i disastri dell’Epoca Umana?​

Il rewilding e la coesistenza tra uomo e natura selvatica

​Il concetto di “rewilding” non è più una visione romantica, ma un approccio pratico alla conservazione, basato sul lasciare spazio ai processi naturali e sul ritorno, spesso spontaneo, delle specie chiave. Il fenomeno narrato da Balboni si inserisce perfettamente in questo contesto europeo, dove i lupi tornano ad attraversare le Alpi e i castori rimodellano i corsi d’acqua a ridosso delle aree urbane. Questo ritorno della fauna selvatica pone però un’ardua sfida: la coesistenza. Se da un lato il ripristino della biodiversità porta benefici tangibili, come una maggiore resilienza agli eventi climatici estremi o la fornitura di servizi ecosistemici essenziali, dall’altro lato, richiede una profonda revisione del rapporto tra uomo e fauna selvatica. Il libro di Balboni, dunque, non celebra solo il trionfo della natura, ma indaga anche le complesse dinamiche sociali, economiche e culturali che si attivano quando la wilderness irrompe nella quotidianità antropizzata.​

La resilienza naturale contro la crisi delle risorse

Questa prospettiva, ricca di incontri sorprendenti, offre un contrasto significativo con le preoccupazioni più drammatiche espresse dall’autore in merito alla sicurezza alimentare e alla gestione delle risorse, temi centrali nel suo precedente saggio, “Il pianeta dei frigoriferi” (2022). Dopo aver analizzato lucidamente le criticità strutturali e globali dell’impronta umana sulle risorse, l’autore in questa nuova opera rivolge lo sguardo ai segnali di resilienza che la natura, nonostante tutto, continua a offrire. L’orsa che mangiava ciliegie si presenta quindi come un invito a considerare i meccanismi di adattamento del mondo naturale non come un’alternativa alle soluzioni tecnologiche o politiche, ma come una parte essenziale e forse decisiva per immaginare un futuro sostenibile, dove uomo e natura possano trovare un nuovo equilibrio.

​Mauro Balboni

Mauro Balboni è nato a Bolzano nel 1958 e vive oggi in Svizzera (dopo essere passato per Austria e Inghilterra). Si è laureato in Scienze Agrarie all’Università di Bologna. È stato dirigente di livello internazionale nell’agroindustria, per la quale ha lavorato sia nella ricerca & sviluppo che negli affari governativi. Ha lavorato oltre 30 anni nella ricerca e sviluppo della grande industria agrochimica, la maggior parte dei quali come dirigente con responsabilità europee e globali. Ha vissuto a Milano, Bologna, Vienna, Oxford, Zurigo. Oggi risiede tra la Svizzera e il lago di Garda, dove ha trovato la sua vera life mission, quella di conservare un biotopo di prati magri e i suoi legittimi residenti: le “carote ametista”, le cavallette dalle ali blu, le api, le farfalle e le orchidee rare. Dal 2017 scrive sui temi della sicurezza alimentare globale e dell’impronta del cibo sulle risorse e gli ecosistemi, prima con Il Pianeta mangiato e più recentemente con Il pianeta dei frigoriferi (edito da Scienza Express e uscito a maggio 2022). Nel resto del suo tempo gira l’Europa con il camper, a piedi o in bicicletta anche alla ricerca di agricolture e di cibi presenti, passati e futuri.

#Balboni #Resilienza #Rewilding #saggio

Ritorna Mauro Balboni con L'orsa che mangiava ciliegie

​L'orsa che mangiava ciliegie ​(Mauro Balboni, in uscita a inizio 2026)​ L’orsa che mangiava ciliegie. I castori che nuotano sotto i palazzi della city

Il Mago di Oz

bell hooks: La volontà di cambiare. Uomini, amore e la via d’uscita dal patriarcato.

La volontà di cambiare. Mascolinità e amore bell hooks saggio Il Saggiatore 2022 200 https://www.ilsaggiatore.com/libro/la-volonta-di-cambiare

Un testo cruciale che affronta il paradosso della lotta femminista: come coinvolgere gli uomini nel loro processo di liberazione emotiva dal patriarcato. bell hooks svela il prezzo del potere maschile – la disconnessione dall’amore e da sé – e offre un potente antidoto basato sull’autostima sana e sulla vulnerabilità come vera forza.

bell hooks non si smentisce mai. La caratteristica di bell hooks è la capacità di integrare l’indignazione, la rabbia, gli stati di ingustizia, alchemizzarli, e sintetizzarli in una pratica di liberazione fondata sull’amore nel senso più concreto del termine.

La volontà di cambiare affronta uno dei punti ciechi di gran parte del pensiero e della letteratura femminista, ossia: la realtà del cambiamento emotivo maschile nel superamento di un sistema di relazioni patriarcale. Il femminismo, bell hooks ci dice, ha creato forze essenziali di denuncia, rivendicazione e cambiamento, e spazi di supporto per la liberazione femminile. Quello che ha faticato, e fatica tuttora a creare, è lo spazio per il processo di cambiamento dell’identità maschile, che paradossalmente è il suo obiettivo principale. Trovo che 20 anni dopo, pur con cambiamenti, questo paradosso resti ancora attuale.

La liberazione dal patriarcato, bell hooks ci dice, deve necessariamente essere un processo di liberazione anche per gli uomini. Il prezzo di appartenenza al patriarcato, il prezzo dei suoi (molto reali) vantaggi di potere, è per gli uomini una rottura nel rapporto con se stessi, la possibilità di amare e ricevere amore, e di vivere in relazione. È questa negazione, bell hooks ci dice, che sta alla radice di gran parte della rabbia e violenza maschile che è così endemica nella nostra società. Il patriarcato grantisce immunità in questa espressione perversa del bisogno di connessione e autostima, mentre con l’altra mano punisce le sue espressioni più autentiche.

L’antidoto alla logica della dominazione, bell hooks ci dice, oltre e al di là della lotta rivendicativa, è quindi che ci sia la possibilità culturale e relazionale di sviluppare un’autostima sana, per gli uomini che cercano, più o meno consciamente, di liberarsi dal terrore patriarcale della vulnerabilità (e dalla conseguente falsa equazione di forza con invulnerabilità). Questa liberazione a sua volta diventa una liberazione dai meccanismi comportamentali patriarcali di soddisfazione surrogata del bisogno umano di connessione, come il sesso oggettificato, il lavoro come unica fonte di autostima, la disconnessione relazionale attraverso la divisione del lavoro domestico, la prevaricazione, l’uso del femminile per la propria sublimazione emotiva, le dipendenze, la disconnessione dalla propria capacità di creare, sentire, curarsi di se stessi. Bell hooks non lo menziona, ma generalmente parlando, tra le persone cisgenere neurotipiche si stima che a livello globale gli uomini si tolgano la vita circa 1.8 volte più spesso delle donne. Questo fatto, di suo, è un sintomo del patriarcato, ma anche del vuoto di supporto per gli uomini che ne hanno bisogno.

Parte di questo processo, per il lato femminile, è a sua volta liberarsi dal dogma patriarcale dell’invulnerabilità maschile, e sviluppare la capacità di accogliere l’espressione emotiva maschile, pur senza ricadere in asimmetrie relazionali patriarcali. Ancora una volta, bell hooks fa luce sulle contraddizioni tra il livello politico e il livello emotivo che ancora spesso persistono nel femminismo: spesso il messaggio per gli uomini diventa, “cambia, ma arrangiati”, o “cambia, ma resta l’uomo forte, invulnerabile e indipendente”, o “cambia, ma senza spazi di supporto collettivo”. Per le donne, accettare la possibilità questo cambiamento, ci dice bell hooks, è anche potenzialmente dover ammettere la ferita lasciata da un bisogno di amare ed essere amate dagli uomini, che il patriarcato ha deluso.

Questo libro apre molte possibilità di riflessione, tra cui, per esempio, come coniugare la necessità di supporto emotivo maschile con la necessità di parità emotiva nelle relazioni, l’esplorazione del ruolo dell’omofobia nel mantenimento dell’identità maschile patriarcale, ed esempi attuali di mascolinità non patriarcali, ad esempio nella comunità transgenere, o in altri contesti. Resta un libro eccellente che articola realtà e possibilità emotive che permettono di vedere oltre la critica politica per sviluppare una visione concreta di un mondo alternativo.

bell hooks

bell hooks (Gloria Jean Watkins, 1952-2021) è stata una delle voci più influenti della critica culturale e del femminismo radicale. Scrittrice prolifica, attivista e accademica, il suo lavoro ha analizzato in profondità le intersezioni tra razza, classe e genere. La sua teoria si fonda sull’etica dell’amore e della comunità come pratica di liberazione e resistenza al sistema di dominazione, rendendola una figura fondamentale non solo per il pensiero femminista, ma per l’attivismo sociale globale.

#BellHooks #femminismo #ilSaggiatore #saggio

NZ di Antonio Syxty

          È una vera e propria contraddizione (una provocazione?) pubblicare in forma di elegante volumetto, stretto e leggermente allungato, dalla copertina giocata tra il bianco e il grigio tenue…

Via Lepsius

Recensione di “Bombe e segreti” di Luciano Lanza

Title:

Bombe e segreti Author:

Luciano Lanza Genre:

Saggio Publisher:

Elèuthera Release Date:

2005 Pages:

180 pagine

“Bombe e segreti” cerca di fare chiarezza sulla strage di Piazza Fontana del 1969, sui retroscena, sui depistaggi, sul clima politico che si respirava allora e nei decenni successivi durante lo svolgimento dei processi.
Attraverso le parole del giudice Guido Salvini, Lanza ci spiega perché quella di Milano fu una strage di stato e non un crimine di apparati deviati dello stato.

Bombe e segreti è una ricostruzione imparziale dei fatti della strage di piazza Fontana a Milano nel 1969.

Luciano Lanza è stato testimone dei fatti avvenuti a Milano nel 1969, in quanto attivista del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Partecipa alla fondazione di “A Rivista Anarchica” che sarà impegnata a fare chiarezza e controinformazione sulla strage di piazza fontana che da subito da giornali, polizia e dalle istituzioni politiche fu indicata come una strage compiuta dagli anarchici.

Gli eventi raccontati in Bombe e segreti

Il 12 dicembre 1969 una bomba presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano provoca 16 morti e un centinaio di feriti. Un’altra bomba viene ritrovata presso la Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala. Quattro ore dopo verrà fatta brillare dall’ingegnere Teonesto Cerri, nonostante potesse essere disinnescata e fornire prove importanti.

Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, sarà la diciassettesima vittima di quella strage. La sera del 12 dicembre gli verrà chiesto di recarsi in Questura a Milano. Sarà trattenuto oltre quarantotto ore e la notte tra il 15 ed il 16 di dicembre Pinelli muore cadendo dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi.

Pietro Valpreda, anarchico del circolo 22 marzo di Roma, viene arrestato e incarcerato per oltre tre anni. Per la stampa italiana diventa il mostro di quella orrenda strage. I giudici lo assolsero soltanto nel 1987 per insufficenza di prove. Per la storia Valpreda e Pinelli sono innocenti. La strage di Piazza Fontana è una strage di stato eseguita da fascisti.

Un libro che fa chiarezza

Bombe e segreti di Lanza è un ottimo libro per conoscere tutta la storia che riguarda la strage di Piazza Fontana. Nonostante Lanza sia naturalmente di parte, nella prefazione ammette di essersi impegnato ad essere quanto più possibile obiettivo nella ricostruzione dei fatti.

Attraverso questo libro scopriamo il ruolo delle organizzazioni fasciste Ordine Nuovo e Avanguarda Nazionale, degli uomini del Ministero degli Interni (tra cui Federico Umberto D’Amato), dei servizi segreti italiani e statunitensi, del questore di Milano Marcello Guida ed infine delle procure che bloccavano le indagini che seguivano piste non gradite.

La giustizia su Piazza Fontana

La giustizia conclude il suo percorso senza trovare colpevoli. Sappiamo, però, chiaramente che lo stato italiano è stato mandante di quella strage. Lo scopo era quello di addossare la colpa agli anarchici ed ai comunisti per rafforzare il potere dei partiti “moderati” al governo. Principalmente della Democrazia Cristiana.

Gli esecutori della strage furono, invece, i fascisti che speravano in un colpo di stato che instaurasse un nuovo regime nazionalista in Italia.

Il libro si conclude con una intervista di Luciano Lanza al giudice Guido Salvini che dal 1989 al 1997 si occupa di un’inchiesta sull’eversione di destra e sulla strage di piazza Fontana. Guido Salvini chiarisce come, nonostante le sentenze, la paternità fascista della strage sia certa.

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Libri: equità economica nella “Teoria del giusto livello”

Il nuovo saggio elaborato da Lucio Schiuma e Maria Teresa Infante La Marca è una sorta di manifesto che propone anche importanti vie d’uscita

metropoli.online

oggi, 23 maggio, piacenza: presentazione de “l’antivassalli”, di eugenio gazzola

Eugenio Gazzola presenta il suo ultimo libro, L’AntiVassalli, allo Spazio Bft di Piacenza, oggi, venerdì 23 maggio, alle ore 18 presso lo Spazio Bft (vicolo Edilizia 25). Durante l’incontro, a cura del Tiff – Collettivo di fotografia creativa, Gazzola parlerà dell’opera in dialogo con Fulvio Guerrieri.

Di Sebastiano Vassalli l’autore “ricostruisce, attraverso l’analisi della vita e delle opere, il ventennio durante cui ha percorso le strade dell’avanguardia letteraria e artistica, tenendosi con ostinazione ai margini del successo e dell’industria culturale”, si legge nella sinossi del testo, pubblicato dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.

“Dopo un breve passaggio nella Pop Art”, Vassalli “si è dedicato alla scrittura sperimentale. Ha frequentato alcuni autori del Gruppo 63, come Sanguineti e Manganelli, prediligendo la ricerca verbo-visuale al fianco dei poeti di confine tra parola e immagine, come gli emiliani Spatola, Costa, Torricelli, Vicinelli“. In quegli anni “ha dato vita e ha rappresentato i grandi movimenti letterari. Verso la fine degli anni Settanta, per Vassalli ha inizio un ripensamento che dura un decennio…” –> art. intero qui: https://www.ilmiogiornale.net/lantivassalli-gazzola-presenta-ultimo-libro-allo-spazio-bft-piacenza/

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