FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO

Area Pedonale Via Balbo, domenica 3 maggio alle ore 17:00 CEST

“Esperienze di resistenza dal basso: dai territori da difendere ai quartieri popolari”

Oggi più che mai abbiamo bisogno di costituire insieme le nostre forme di difesa del territorio: sia esso il quartiere popolare di una grande città o uno spazio fuori dalla metropoli. La difesa e la tutela dei bisogni e delle esigenze delle comunità locali non possono però non andare di pari passo con la costruzione di un altro modo di vivere. Riappropriarsi della salute, dei parchi cittadini, delle case popolari, dell’educazione e della capacità di immaginare, contendendo il potere a chi male amministra le risorse pubbliche e ai tentacoli della privatizzazione, è un’azione da portare avanti su un terreno di lotta trasversale: dai Sud al Nord esistono già esperienze reali che agiscono in tal senso, ma come farne una proposta comune? Come rendere generale l’attivazione dal basso per creare una forza in grado di contrapporsi alle istituzioni che governano gli ambiti della riproduzione sociale? 

Comitato MuBasta/Rione Pilastro

Il comitato nasce a dicembre 2025 dall’iniziativa spontanea di alcuni abitanti del rione Pilastro di Bologna, intenzionati ad opporsi alla realizzazione del MuBa (“Museo delle bambine e dei bambini”) nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini. La realizzazione del museo, progetto imposto dal Comune a un quartiere che avrebbe ben altre necessità e aspirazioni, implicherebbe (e sta già implicando) la cementificazione dell’area verde e la perdita di uno spazio prezioso di libera aggregazione per il rione.

Il Pilastro è da sempre raccontato come una periferia “problematica”. Qui come altrove, narrazioni di marginalità e degrado diventano funzionali all’estromissione del quartiere dai processi che lo riguardano e molle per “riqualificazioni” e “rigenerazioni” volte alla messa a profitto delle periferie a scapito di chi le abita.

La lotta di questi mesi degli abitanti del Pilastro dal quartiere è arrivata alla città, agendo una critica capace di mettere in discussione il paradigma stesso di questo modello di trasformazione urbana.

Quarticciolo Ribelle E’ una realtà che lotta nella periferia di Roma Est, borgata Quarticciolo. Da anni si organizzano per affrontare collettivamente i bisogni sociali a partire da quello dell’abitare, con l’obiettivo di trasformare un territorio dal basso a partire dalle esigenze di chi lo abita, stando nelle contraddizioni. L’edificio della ex questura da dieci anni viene vissuto e attraversato da famiglie, giovani, bambini e bambine: il doposcuola, la palestra popolare, l’ambulatorio, più recentemente il birrificio e il progetto di ristorazione, la falegnameria e il mercatino dei produttori coinvolgono anche nuovi bisogni e affrontano nuove questioni. Con il decreto Caivano Quarticciolo è uno di quei quartieri popolari messi sotto attacco dalle politiche escludenti e repressive del governo Meloni. 

Gianpaolo Contestabile ha studiato e lavorato in Finlandia, Romania, Argentina, Messico e Cuba. Nel 2020 ha contribuito a formare la Brigata Basaglia, un progetto collettivo dedicato al sostegno psicologico e sociale, con cui collabora come psicologo e formatore. Ha scritto di diritti umani e movimenti sociali per diverse testate giornalistiche e riviste culturali, tra cui «Il Manifesto», «Jacobin» e «Il Tascabile». Ha pubblicato il libro Psicologia della resistenza. Di salute mentale, cambiamento e lotta (effequ 2024).

https://gancio.cisti.org/event/festival-altri-mondi-altri-modi-vanchiglia-quartiere-partigiano-10

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO

Area Pedonale Via Balbo, sabato 2 maggio alle ore 18:00 CEST

Guerra. Per una nuova antropologia politica 

Il libro di Silvano Cacciari parte da un assunto: la necessità di ribaltare l’assioma di Clausewitz, per il quale la guerra sarebbe la continuazione della politica con altri mezzi. Secondo Cacciari, invece, oggi è la politica a essere una prosecuzione della guerra ibrida.

Individuare il momento della storia in cui è avvenuto questo ribaltamento di paradigma non è semplice. Di sicuro c’è però il fatto che esso va di pari passo con l’avvento di alcuni fenomeni: l’emergere della dimensione digitale e virtuale, la diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione tecnologica, il potere degli asset finanziari, la pervasività degli algoritmi.

Cacciari propone una lettura della guerra come paradigma del presente e come orizzonte futuro, con un occhio attento sulle catene globali del valore e sui loro flussi: energia, logistica e finanza come assi centrali della politica bellica attuale. Ma, aggiungiamo noi, anche come nodi dirimenti per inceppare potenzialmente questo meccanismo. 

Silvano Cacciari fa parte dell’unità di ricerca NAF, Nuova Antropologia Filosofica dell’Università di Firenze. Coordina il laboratorio CirLab, progetti di ricerca e seminari su mutazione tecnologica ed evoluzione sociale presso il PIN, Polo tecnologico di Prato. Ha scritto, con Luca Mori, il manuale di teoria della comunicazione Mesh (2008). Ha curato, con Ubaldo Fadini, Lessico Virilio. L’accelerazione della conoscenza (2013) ed è autore del capitolo “Guerra finanziaria e guerra sul campo” del volume collettivo Postfordismo e oltre (2023). Per La Casa Usher ha curato, con Lorenzo Giudici, Stadio Italia. I conflitti del calcio moderno (2009).

https://gancio.cisti.org/event/festival-altri-mondi-altri-modi-vanchiglia-quartiere-partigiano-9

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO

Via Balbo, martedì 28 aprile alle ore 17:30 CEST

“Speculazione e transizione energetica ed ecologica: quali possibilità di resistenza”

Scritto dalle attiviste Anuna De Wever e Lena Hartog e uscito nel 2025 per la regia del belga Thomas Maddens, il documentario The Cost of Growth riflette sul fallimento del Green deal e delle politiche economiche incentrate sulla “sostenibilità”, propagandate in sede comunitaria come risolutive della crisi climatica. Lungi dal rappresentare una soluzione, queste politiche rivelano invece la loro natura strettamente connessa all’economia capitalistica e all’imperativo della crescita a tutti i costi, che a sua volta è impensabile senza la sistematica devastazione di ambienti sociali e naturali. Per raccontare la storia del fallimento del Green deal, il documentario mette in relazione alcune lotte che in Europa (dalla Serbia all’Italia, passando per la terra dei sami in Norvegia) si stanno opponendo a un modello economico imposto dall’alto, rifiutando l’estrattivismo indiscriminato di litio, la proliferazione di impianti di energia “sostenibile” in ambienti naturali e l’imposizione di modelli produttivi sordi alle esigenze di lavoratrici e lavoratori. Una transizione energetica reale, suggerisce il documentario, passa necessariamente da una critica alla speculazione e alla fame di profitto, con lo sguardo puntato su chi abita i territori devastati dall’estrazione dei materiali critici e dall’installazione di impianti sempre più estesi per la produzione di energia.

Vittorio Martone insegna Sociologia dell’ambiente all’Università di Torino. Tra i suoi interessi di ricerca: politica e partecipazione su scala territoriale attorno alla transizione ecologica ed energetica; controversie e conflitti sui rischi per ambiente e salute; violenza ambientale ed ecomafie; ecocidio e forme di accesso alla giustizia attraverso pratiche di ricerca “community-based”. Su questi temi, ha di recente pubblicato il volume collettaneo Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio (Orthotes 2026, con R. Altopiedi, E. Bechis e A.F. Ravenda) e Vite contaminate. Co-ricerca e azione politica nella lotta alla violenza ambientale (Meltemi 2026, con R. Altopiedi).

Collettivo di fabbrica dei lavoratori GKN di Firenze, dello stabilimento di Campi Bisenzio.  A partire dalla lettera di licenziamento in ragione della chiusura della fabbrica, per alcuni di essi è iniziata una lunga lotta che ha parlato di sindacalismo, reintegrazione e riconversione industriale, piani alternativi di produzione, ecologia e giustizia sociale. La chiusura è diventata simbolo di resistenza, aggregando solidarietà concreta e mutualismo da parte di tante e tanti in tutta Italia. 

Confluenza è un progetto nato a Torino a gennaio 2024 dalla collaborazione di attivisti provenienti da Comitati spontanei a difesa del verde cittadino, da collettivi giovanili che si occupano di ecologia, da persone che partecipano alle lotte per la difesa dei territori dalla città alla Val Susa. L’obiettivo di Confluenza è costituire una rete effettiva a livello regionale e oltre, capace di accumulare forza per contrapporsi all’aggressione dei territori, utilizzando il media informativo Infoaut per sistematizzare, valorizzare e diffondere i saperi che provengono dalle lotte. Pensiamo che il sistema sul quale poggia la nostra società, che rende ogni cosa e ogni essere vivente merce da cui trarre profitto, sia un cortocircuito, perché nel suo agire distrugge le stesse risorse di cui espropria le collettività per disporne e arricchirsi.  

https://gancio.cisti.org/event/festival-altri-mondi-altri-modi-vanchiglia-quartiere-partigiano-5

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO

Area Pedonale Via Balbo, domenica 26 aprile alle ore 17:00 CEST

Orizzonti di guerra: imperialismo e resistenze 

La guerra oggi è il paradigma che ristruttura il modello capitalista in una fase di crisi dell’egemonia occidentale, in particolare statunitense. L’attacco all’Iran da parte di USA e Israele è un tassello in questo schema globale: oltre a colpire chi sostiene la resistenza palestinese, l’obiettivo è garantire un orizzonte imperialista. La guerra oggi significa anche utilizzo di tecnologie e mezzi nuovi, in una sorta di tecnofascistizzazione generale in cui le Big Tech stabiliscono un ordine mondiale. Significa anche conseguenze materiali per chi, in ogni parte del mondo, si trova nella parte bassa della classe: la contraddizione energetica è un tema centrale in una fase di finanziarizzazione e di crisi del dollaro. 

Qual è il nostro compito oggi? Blocchiamo Tutto ha consegnato delle indicazioni precise: mobilitiamoci senza ambiguità a sostegno di chi resiste all’imperialismo. Come costruire un movimento contro la guerra imperialista oggi? 

Youssef Boussoumah, Militante della causa palestinese dagli anni 80, partecipa all’organizzazione nel 1998 della campagna per il diritto al ritorno in Palestina e altre iniziative di solidarietà concreta. E’ stato tra i membri fondatori del MIR e poi del PIR (Parti des Indigènes de la République) Oggi collabora insieme a Houria Bouteldja e Louisa Yousfi al media libero Parole d’Honneur, progetto informativo e di dibattito politico, in cui si dà voce all’immigrazione post-coloniale e ai quartieri popolari ed è membro di QG Décolonial. Compagno di lungo corso con un punto di vista decoloniale e sulla necessità di una lettura dell’attualità in chiave anti-imperialista. 

https://gancio.cisti.org/event/festival-altri-mondi-altri-modi-vanchiglia-quartiere-partigiano-4

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Area Pedonale Via Balbo, sabato 25 aprile alle ore 10:00 CEST

Orizzonti di guerra: imperialismo e resistenze 

La guerra oggi è il paradigma che ristruttura il modello capitalista in una fase di crisi dell’egemonia occidentale, in particolare statunitense. L’attacco all’Iran da parte di USA e Israele è un tassello in questo schema globale: oltre a colpire chi sostiene la resistenza palestinese, l’obiettivo è garantire un orizzonte imperialista. La guerra oggi significa anche utilizzo di tecnologie e mezzi nuovi, in una sorta di tecnofascistizzazione generale in cui le Big Tech stabiliscono un ordine mondiale. Significa anche conseguenze materiali per chi, in ogni parte del mondo, si trova nella parte bassa della classe: la contraddizione energetica è un tema centrale in una fase di finanziarizzazione e di crisi del dollaro. 

Qual è il nostro compito oggi? Blocchiamo Tutto ha consegnato delle indicazioni precise: mobilitiamoci senza ambiguità a sostegno di chi resiste all’imperialismo. Come costruire un movimento contro la guerra imperialista oggi? 

Youssef Boussoumah, Militante della causa palestinese dagli anni 80, partecipa all’organizzazione nel 1998 della campagna per il diritto al ritorno in Palestina e altre iniziative di solidarietà concreta. E’ stato tra i membri fondatori del MIR e poi del PIR (Parti des Indigènes de la République) Oggi collabora insieme a Houria Bouteldja e Louisa Yousfi al media libero Parole d’Honneur, progetto informativo e di dibattito politico, in cui si dà voce all’immigrazione post-coloniale e ai quartieri popolari ed è membro di QG Décolonial. Compagno di lungo corso con un punto di vista decoloniale e sulla necessità di una lettura dell’attualità in chiave anti-imperialista. 

https://gancio.cisti.org/event/festival-altri-mondi-altri-modi-vanchiglia-quartiere-partigiano-3

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Area Pedonale Via Balbo, giovedì 23 aprile alle ore 18:00 CEST

Militarizzazione e sicurezza nella deriva autoritaria

Sono anni che le retoriche politiche insistono con forza sempre maggiore sul concetto di sicurezza, coniugandolo al bisogno in proclami belligeranti, spesso urlati, nei quali il quotidiano delle città e delle nazioni viene descritto come un campo di battaglia in cui bisogna difendersi, preferibilmente attaccando, da una minaccia rappresentata ora dalle persone migranti, ora dalle realtà sociali che propongono alternative al capitalismo e alla mercificazione di ogni aspetto della vita, ora dalle armi a lunga gittata degli Stati considerati ostili.

Retoriche, queste, che non restano solo tali perché legate a modelli di sviluppo economico di tipo estrattivo che richiedono, per funzionare, politiche di repressione ed esclusione, di sfruttamento, di invasione coloniale e di morte gestite con enorme discrezionalità dagli eserciti e dagli apparati di polizia, dentro e fuori i propri confini.

Non é un caso che buona parte dei più potenti governi mondiali abbracci oggi una dimensione autoritaria, recitando una narrazione in cui gli interessi della cosiddetta “nazione” dovrebbero essere tutelati a fronte di costanti minacce esterne o interne. In questo contesto lo spirito sovranista é funzionale a una nuova corsa al profitto, oggi messa a servizio attraverso il riarmo, la guerra, e la finanziarizzazione dei relativi processi economici che non conosco nulla di “confini” o di interessi del “proprio popolo”. 

Tuttavia esiste, e non è negabile, un bisogno di sicurezza che proviene dal basso, tra le fasce della popolazione in via di impoverimento e già impoverite. I temi sono quelli conosciuti: spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, disgregazione sociale,  degrado urbano, mercificazione degli spazi, mancanza di lavoro. Ma se é vero che questi fenomeni generano insicurezza sociale, la loro risoluzione non si ottiene con maggiore sicurezza di tipo autoritario, perché non é da lí, dalla mancanza di autorità, che derivano. Essi sono il frutto di un sistema economico e sociale razzista, classista e ingiusto, la cui insicurezza di fondo si combatte non con “decoro” e “ordine” ma con prevenzione, riduzione del danno, investimento pubblico in cura e supporto a economie locali. Lo stesso sistema che criminalizza le dimensioni sociali che si autorganizzano dal basso per affrontare queste questioni, assumendosi anche le contraddizioni del caso.  

Storicamente non è nuova la strategia del regime economico militare globale di costruire nemici per riprodursi, dalla piccola alla grande scala la “sicurezza” diventa l’unica risoluzione a problemi sociali complessi. In che modo oggi il sistema capitalista si ristruttura e riarticola a fronte delle contraddizioni che si approfondiscono? 

Chi trae davvero beneficio dalle politiche che rinforzano o ridefiniscono i confini, che militarizzano i quartieri e le istituzioni, che subordinano l’economia alla produzione di armamenti? La sicurezza è un bene universalistico o rappresenta piuttosto un dispositivo di esclusione della nostra contemporaneità?

Michele Di Giorgio (relatore), storico, è ricercatore post-doc all’Università di Bari nel progetto PRIN “Police and Social Change: the Challenges of Gender and Ethnicity in Contemporary Italy”. Si occupa in particolare di storia della polizia nell’Italia contemporanea, oltre che di polizia scientifica, identificazione e sorveglianza tra ’800 e ’900. Ha pubblicato i volumi Per una polizia nuova. Il movimento per la riforma della Pubblica Sicurezza (1969-1981) (Viella, 2019) e Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la polizia italiana (nottetempo, 2024).

Enrico Gargiulo (relatore) è docente di Sociologia generale all’Università di Torino. Si occupa prevalentemente di cittadinanza, politiche sociali, sicurezza e ordine pubblico. Tra le sue ultime pubblicazioni: (Senza) residenza: l’anagrafe tra selezione e controllo (Eris, 2022), Polizia: un vocabolario dell’ordine (con Giulia Fabini e Simone Tuzza, Mondadori Università, 2023), Contro l’integrazione: ripensare la mobilità (Meltemi, 2024), Protocollo: uno strumento di potere (elèuthera, 2026). Scrive per «Jacobin Italia» e «Napoli Monitor».

Michele Lancione (moderatore) insegna Geografia politico-economica al Politecnico di Torino e dirige il Master in Geografia e scienze territoriali dell’Università di Torino. Si occupa di lotte abitative, con approccio critico alla precarietà abitativa, concentrandosi su una lettura di stampo etnografico. È co-fondatore del Radical Housing Journal e co-direttore del Beyond Inhabitation Lab. Tra le sue ultime pubblicazioni: For a Liberatory Politics of Home (Duke University Press, 2023) e Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca (Eris, 2023).

Valeria Verdolini (relatrice) insegna Inequalities and Social Mobility e Diritto e mutamento sociale all’Università degli Studi di Milano. È responsabile del coordinamento scientifico-organizzativo di Democrazia Futura e di Democrazia Diffusa per Biennale Democrazia. Dal 2012 è presidente di Antigone Lombardia. I suoi ultimi libri sono Abolire l’impossibile. Le forme della violenza, le pratiche della libertà (Add, 2025) e Milano fantasma. Etnografie di una città e delle sue infestazioni (Ombre Corte, 2025). Scrive per «Lucy», «Micromega», «CheFare», «TheItalianReview» e «doppiozero».

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FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO

Area Pedonale Via Balbo, mercoledì 22 aprile alle ore 18:00 CEST

“Nel nido di serpenti” con ZeroCalcare  

“Vivere come in un nido di serpenti

Con le unghie e con i denti aggrapparsi alla vita

Aggrapparsi per non farla più scappar”

Una canzone senza finale – Truzzi Broders 

Il processo di Budapest che ha visto l’arresto di compagni e compagne antifasciste ha aperto un dibattito pubblico importante: se guardiamo all’Italia non siamo davanti al ritorno del fascismo nelle sue forme storiche ma a una tendenza che assume tratti autoritari e conservativi pur non cogliendo la domanda popolare di una risposta agli interessi “nazionali”. La storia che racconta “Nel nido di serpenti” riporta la necessità di una solidarietà reale che attraversi le frontiere e che riporti al centro il rispetto dell’umanità. Maja T. si trova ancora nelle maglie della “giustizia” ungherese e questo impone che anche alle nostre latitudini si costruisca narrazione e pratica sulla legittimità dell’antifascismo militante. La solidarietà è la nostra possibilità di resistere anche a fronte di attacchi pesanti come quello nei confronti di Movimento No Tav, Askatasuna e Spazio Popolare Neruda in primo grado conclusosi con la caduta dell’accusa di associazione a delinquere ma che vede l’inizio del processo in appello con l’obiettivo di ribaltare la sentenza proprio nel mese di aprile. Associarsi per resistere, nel nido di serpenti, è sempre attuale. 

ZeroCalcare, Michele detto Zerocalcare, fumettista e compagno, vive a Roma, quartiere Rebibbia. Con le sue storie a fumetti, strisce e più recentemente anche serie tv, ha contribuito a costruire un immaginario comune, un riferimento nel quale riconoscersi in quanto giovani e meno giovani, sicuramente stanchi di un mondo difficile ma anche con uno sguardo lucido e profondo e carico di ironia. 

Truzzi Broders, I Truzzi Broders nascono nel 1982 all’interno della sala prove di Vankiglia S/balla e diventano in breve tempo uno dei gruppi di culto dell’epoca. Con il loro rock grezzo e la loro ironia raccontano storie dei quartieri di periferia, insieme a testi più politicamente impegnati. La loro canzone capolavoro, “Ti ho visto in piazza”, ha ispirato il titolo dell’ultimo libro di Zerocalcare, “Nel nido dei serpenti”.

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DUE GIORNI DI FUOCO - 1° Maggio -

Giardini Reali - Torino, venerdì 1 maggio alle ore 14:00 CEST

https://gancio.cisti.org/event/due-giorni-di-fuoco-3

DUE GIORNI DI FUOCO - 25 Aprile -

Giardini Reali - Torino, sabato 25 aprile alle ore 14:00 CEST

https://gancio.cisti.org/event/due-giorni-di-fuoco-2

twitter è una merda e ci sto veramente troppo tempo, fanculo tipo merda drogante, tutto questo sacco di piscio contemporaneo, minchia benedetto il giorno che ho fatto l'account nel fediverso, ci sto pochissimo, però anche solo l'idea che fanculo i social network proprietari e evviva internet che resiste, anche se non ne faccio parte come vorrei, anche se la palla ce l'hanno Elon e Mark, anche quando i potenti tracciano le linee di un futuro ultramerdonico, anche dove non c'è uno stronzo che produce hardware senza dare soldi ad Israele, anche perché ci appartiene e lo abbiamo fatto "noi" i compagni, gli hacker, gli eccentrici nerd, la resistenza digitale. Molte battaglie sono state perse ma la lotta è ancora aperta, evviva la #lotta