Organizzare una festa🎉 è facile. Affrontare davvero i problemi di un territorio molto meno.
Eventi, ritualità, tradizioni e consenso possano intrecciarsi in modi meno innocenti di quanto sembri.
Se ti va, il mio ultimo articolo 🔥

#Sud #PoliticaLocale #Territorio #Consenso #Tradizioni #CriticaSociale

🔗link:
https://open.substack.com/pub/nonsidice/p/organizzare-una-festa-cosi-nessuno?utm_source=share&utm_medium=android&r=59j9zk

Organizzare una festa, così nessuno più contesta

Tecniche subdole per smorzare le lamentale dei cittadini

Non si dice

elementi da pasolini: un’intervista a giuseppe garrera

qui di seguito il link a un’intervista di Fanpage a Giuseppe Garrera, tra i maggiori studiosi di PPP. un testo che – al contrario di quanto accade nelle celebrazioni generiche o aneddotiche in circolazione soprattutto oggi (2 novembre 2025) – mette sotto una luce estremamente cruda gli elementi inaggirabili se non inaccettabili e le effettive pietre d’inciampo, del pensiero e dell’opera dell’intellettuale – limiti inclusi:

https://www.fanpage.it/roma/leredita-di-pasolini-a-cinquantanni-dalla-morte-fu-poeta-e-scandalo-oggi-di-lui-resta-il-mito/

#criticaRadicale #criticaSociale #fanpage #GiuseppeGarrera #Pasolini #PierPaoloPasolini #PPP

The Other” affronta il concetto di #alterità: l’esperienza di chi si percepisce o è percepito come diverso.

Il messaggio è chiaro: la #moda non è più solo cuciture e sartoria, ma parla il linguaggio del corpo.

#Tecnologia e performance dal vivo rendono l’esperienza immersiva: un mix di #arte, #moda e #criticasociale che sfida ogni convenzione.
2/2

#NewYork accoglie la nuova collezione Fall/Winter 2025 di #MatièresFécales con una speciale installazione al primo piano del Dover Street Market. Il #collettivo canadese, noto anche come #FecalMatter, porta nel cuore della città un universo provocatorio fatto di #sculture disturbanti, #silhouette mutanti e una #criticasociale diretta ai meccanismi della moda contemporanea. 1/2

@attualita

L'approfondimento nella mia newsletter

https://dilettafileni1-mrvse.wordpress.com/2025/09/22/matieres-fecales-irrompe-al-dover-street-market-con-linstallazione-the-other/

Matières Fécales irrompe al Dover Street Market con l’installazione The Other

New York accoglie la nuova collezione Fall/Winter 2025 di Matières Fécales con una speciale installazione al primo piano del Dover Street Market. Il collettivo canadese, noto anche come Fecal Matte…

Diletta Fileni

Tra influencer che vendono emozioni, creator che dispensano verità in 30 secondi e realtà sempre più grottesche, la satira ha perso terreno. E se ridere non bastasse più? Un post ironico e amaro sul mondo che abitiamo (e scrolliamo).
Leggi qui ⬇️
https://blodiario.wordpress.com/2025/07/29/quando-la-realta-supera-la-satira-e-si-mette-in-posa-per-un-reel/

#RealtàCheSuperaLaSatira #IroniaContemporanea #InfluencerCulture #CreatorLife #RisoAmaro #RiflessioniDigitali #CriticaSociale #VitaReale #PensieroCritico

NUNATAK numero 75

NUNATAK numero 75 (Inverno 2024-2025) è una rivista che affronta tematiche legati ai territori montani con un approccio critico e anti-capitalista. Il filo conduttore del numero sono le "cicatrici" - segni indelebili lasciati sui territori alpini dallo sfruttamento turistico, edilizio e industriale, ma anche ferite nella memoria collettiva delle comunità montane. #rivista #iyezine #inyoureyesezine #iyezine.com #Nunatak
#Cicatrici
#TerritoriMontani
#CriticaSociale
#Anticapitalismo
#Olimpiadi2026
#ImpattoAmbientale
#ResistenzaComunitaria
#SaperiTradizionali
#LotteIndigene
#AlpiItaliane
#TurismoSostenibile
#MemoriaCollettiva
#AlternativeAlModelloDominante

iyezine.com/nunatak-numero-75

NUNATAK numero 75 - In Your Eyes ezine

NUNATAK numero 75 esplora le cicatrici dei territori montani, criticando il turismo e proponendo resistenza e alleanze per un futuro sostenibile.

In Your Eyes ezine

Il settimo giorno di Yu Hua

Descrizione: Yang Fei esce di casa una mattina e trova una nebbia fitta mista a una strana neve luminosa: è in ritardo per la sua cremazione. Inizia così il viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto, troppo brevemente, nella Cina del capitalismo socialista e delle sue aberranti contraddizioni. In un’avventura di sette giorni, il protagonista incontrerà persone care smarrite da tempo, imparando nuove cose di loro e di se stesso. Conoscenti e sconosciuti gli racconteranno, poi, la propria storia nell’inferno vero, l’Aldiquà: demolizioni forzate, corruzione, tangenti, feti buttati nel fiume come rifiuti, miriadi di poveracci che pullulano in bunker sotterranei come formiche, traffico di organi, consumismo sfrenato… La morte livella finalmente le diseguaglianze, svelando l’essenziale, e i cittadini di questa necropoli soave uscita dalla penna di Yu Hua ci insegnano tutta la semplicità dell’amore.

Ho un debole per le storie nelle quali si dispiega tutta la potenza della vita: Il settimo giorno è triste e divertente, terribile e speranzoso, crudele e dolce, tutto mischiato per creare quell’effetto unico che si prova quando si è davanti a un libro che racconta l’esperienza di vivere una vita. Non è importante che le nostre esperienze siano simili a quella del protagonista e dei vari personaggi che incontra: proviamo empatia per il solo fatto di essere umanə e di riconoscere quello stesso arrabattarsi nel percorrere bene il tempo a nostra disposizione.

Ovviamente, come ogni buona storia di questo tipo, si parla molto di morte: anzi, Yu Hua parte proprio dalla morte del suo protagonista e dai sette giorni in cui vagherà nell’aldiquà e incontrerà altre persone defunte con le loro storie. D’altronde quale altro momento se non quello seguente alla morte per poter trovare il senso di una vita?

In un aldilà molto burocratico e freddo, non molto diverso dalla freddezza dell’aldiquà, Yang Fei ripercorre la sua vita e lascia che questa si intrecci con i racconti delle altre persone incontrate durante il suo viaggio, che siano conosciute o nuove conoscenze. È ovvio che in un mondo così spietato il solo modo per resistere e opporsi sia curare i rapporti umani. Se niente vale davanti al denaro e al profitto, prendersi cura dellə altrə è un atto rivoluzionario.

L’unico aspetto che mi ha lasciata perplessa è stato la storia di Topina, che comprende una bella dose di violenza domestica e che mi è sembrata gestita con una fastidiosa mancanza di sensibilità sul tema. E prima che mi parliate di culture diverse, vorrei farvi notare che il femminismo è anche in Cina – e ho la sensazione che tra gli uomini susciti le stesse reazioni scomposte alle quali siamo abituatə nel nostro angolo di mondo; mentre tra le donne non sia abbastanza diffuso, con le solite devastanti conseguenze.

#criticaSociale

Gente indipendente di Halldór Laxness

Descrizione: «Era un re nel proprio regno»: ora che Bjartur ha comprato la sua terra dopo diciotto anni di umiliante lavoro per i ricchi vicini, ha vinto la prima battaglia della sua guerra d’indipendenza. Non importa se il suo podere di Sumarhus di solare non ha che il nome, se c’è più acqua che erba, se il suo cane è pulcioso, le pecore minacciate dai vermi, la moglie forse incinta di un altro, non importa se gli spiriti imperversano nella sua valle e la sua casupola di torba sorge sulle rovine delle fattorie distrutte da una strega: Bjartur non ha altri padroni che se stesso, ed è pronto a sfidare tutti i poteri, naturali e sovrannaturali, per liberarsi dai debiti e difendere la sua libertà. Cent’anni di solitudine in Islanda: l’epopea di un uomo e della sua famiglia che è la storia di un popolo all’inizio del xx secolo, ma in una realtà senza tempo, dove la natura e la magia hanno lo stesso potere malefico, a meno che non siano la stessa cosa, dove gli elfi vivono nascosti nelle rocce, più felici degli umani, un mondo così isolato da sembrare l’unico esistente: perfino Reykjavík non è che un mitico sud dove vivono i ricchi, il resto sono solo paesi di sogno al di là dell’oceano in cui alcuni spariscono, come l’America, dove si può diventare quel che si vuole, ma che è più lontana della morte. Un tragicomico don Chisciotte, rozzo e poeta, crudele e commovente, grandioso e risibile, che ha per modelli gli eroi delle saghe per combattere contro gli elementi e la fame, ma anche le cooperative, le banche, i politici, la modernità, l’inesorabile trasformazione di un mondo dove la sua epica lotta è forse solo la follia di un uomo pronto a sacrificare mogli, figli, anima e sentimenti per un monomaniacale sogno di libertà. Finché, novello Giobbe, non arriva a capire qual è quel «fiore della vita» per cui vale davvero la pena di vivere.

Gente indipendente è un affascinante mix di Cent’anni di solitudine e Don Chisciotte: se questi due romanzi sono tra i vostri preferiti, non mancate di fare un salto nell’Islanda di Laxness e di fare la conoscenza di Bjartur, contadino e fine conoscitore di pecore che ha finalmente potuto acquistare un piccolo podere e diventare così un fiero contadino indipendente.

Si prospetta quindi una storia epica nella quale il nostro Bjartur lotterà con le unghie e con i denti per mantenere la sua indipendenza e, infatti, sarà proprio così: solo che, nelle parole stesse dell’autore, Bjartur è un idiota e la sua lotta si fa da subito tragicomica. È presto chiaro che più di un desiderio di emancipazione dalla povertà e dalla servitù per Bjartur l’indipendenza è un’ossessione che si manifesta non solo nel voler mantenere se stesso e la sua famiglia con le sue forze, ma anche nel rifiutare qualunque aiuto esterno possa venire dalla sua comunità.

Laxness non si fa scappare nessuna occasione per ironizzare sulla fissazione di Bjartur, ma purtroppo l’ambiente nel quale lui e la sua famiglia vivono è così ostile che il suo atteggiamento finisce per essere una fonte costante di violenza e di tragedie. È un buon promemoria per riportare alla mente che la natura non è solo fatta di luoghi e momenti idilliaci da cartolina e che dietro al suo fascino patinato la vita di campagna nasconde asprezze e brutalità.

Gente indipendente è il tipo di romanzo grandioso capace di contenere una moltitudine di temi ed è difficile darne un’idea. Come in Don Chisciotte, ridiamo di Bjartur, ma a mano a mano che la violenza della natura, della sua ossessione e dell’impossibilità di emanciparsi davvero con le proprie forze per chi è nato povero si fa sempre più evidente e feroce non possiamo che provare simpatia per la catena di errori fatali che strazierà la sua famiglia e per quella umanità bistrattata che alla fine tornerà ad abitare presso di lui.

#classico #criticaSociale #realismoSocialista #umorismo

Le tre porte di Han Han

Descrizione: Non è facile diventare grandi nella nuova Cina a metà strada tra capitalismo e comunismo: questo sembra dirci il giovane protagonista del romanzo d’esordio di Han Han, che fu letto in Cina da milioni di giovani portati a riconoscersi nelle esilaranti e sconfortanti avventure del quindicenne Lin Yuxiang alle prese con uno dei tre esami che spalancano, o sbarrano, le porte del liceo superiore e dell’università.
Caustico e tagliente Han Han ci mostra con dovizia di particolari una società corrotta e senza speranza. Non c’è alcuna saggezza a indicare una via: compagni di scuola uno più disadattato dell’altro, insegnanti che sembrano vivere sulla Luna, una coppia di genitori con troppe distrazioni per la testa introducono a un ritratto vivido e senza scampo del sistema scolastico cinese come mai era stato mostrato fuori dal Paese.
Dentro a una babele di linguaggi senza fine: è difficile conciliare quel che ti insegnano i classici della letteratura cinese, che Yuxiang cita a proposito e a sproposito, con quel che ti dicono i burocrati del Partito Comunista, e gli slogan della propaganda cozzano con la furente esigenza di insegnare lo spirito imprenditoriale, la concorrenza, la lotta per emergere che è la stessa scuola in Cina a proporre come modello di riferimento.
E non è nei testi del pop rock taiwanese e della pubblicità né in una cultura occidentale d’accatto che Yuxiang può trovare certezze: allora diventa inevitabile rifugiarsi in una sfilza di luoghi comuni e frasi fatte che non portano da nessuna parte, se non a rendere difficile la conquista della ragazza amata, impossibili i rapporti con i compagni, e ardua la via che dal lontano hinterland conduce al centro della scintillante Shanghai, al college prestigioso, alla Cina del futuro.
La Cina d’oggi, come nessuno aveva mai mostrato, raccontata con fresca originalità da una giovane voce che ha già iniziato a far parlare di sé il mondo
.

Le tre porte mi è sembrato uno di quei casi nei quali un libro non è interessante per il suo valore letterario quanto per il momento storico che si è ritrovato a immortalare. Non sono rimasta minimamente impressionata dalla prosa di Han Han: un po’ perché sono già abituata a sentir citare a sproposito i classici cinesi per farsi bellə (quanto viene maltrattato il povero Sun Tsu?); un po’ perché mi è sembrato di leggere un’invettiva lunga quasi quattrocento pagine.

È facile vedere il blogger in questo: polemizzare per attirare l’attenzione. Ormai ne abbiamo la nausea, ma all’alba del XXI secolo era ancora una novità e, se a questo aggiungiamo l’accortezza di aver fiutato l’insofferenza deə giovani cinesi per un sistema scolastico che ancora non aveva saputo adeguarsi ai cambiamenti in corso (la Cina sarebbe stata ammessa nel WTO da lì a poco), non è difficile capire perché Le tre porte sia diventato così popolare.

A distanza di venticinque anni dalla sua prima pubblicazione, però, accusa molto la sua età e l’impressione a fine lettura è che sia una montagna di risentimento e alienazione condita con citazioni buttate lì per massimizzare la messa alla berlina di un mondo che stava morendo e la disillusione per il nuovo mondo che stava arrivando e sembrava marcio tanto quanto il precedente.

Non mi sento di consigliarvi Le tre porte se volete leggere un bel libro: sono sicura che la letteratura cinese ha di meglio da offrire. Però, nonostante mi sia annoiata in diversi punti e la storia sia piuttosto banale, è un romanzo che ha il fascino della visione di un mondo adolescenziale lontano da slogan e impegnano a cercare di sopravvivere in un contesto dove la concorrenza spietata distrugge qualsiasi cosa, dai principi morali alla possibilità di creare legami e relazioni sane.

#criticaSociale #romanzoRealistico