[film] La cosa
Titolo: La Cosa
Regia: Nanni Moretti
Soggetto: Angelo Barbagallo e Nanni Moretti
Montaggio: Nanni Moretti
Altro: 59 minuti; anno 1990, Italia, genere: documentario politico
(dati da Wikipedia)
Fino a quando sarà possibile, lo potrete vedere online qui:
Il 12 novembre 1989, a pochi giorni dalla caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto, segretario del P.C.I., propone il cambio del nome del partito. Ma non è solo un cambio estetico, è proprio un cambio radicale di prospettiva, una presa d’atto che il comunismo, nelle varie forme fino ad allora conosciute, non ha più ragione d’essere alla fine del 1900. Ovviamente non si tratta di cestinare tutta l’esperienza passata. Lo scopo del cambio del nome è anche quello di ripensare gli obiettivi politici e le modalità per raggiungerli. Poco più di un anno dopo il PCI diventò PDS e negli anni successivi divenne DS e poi PD (come vedete la parola sinistra ormai è definitivamente persa.).
All’epoca la proposta fece scalpore e venne discussa nelle sezioni del PCI in tutta Italia. Nanni Moretti partecipò e filmò alcune di queste discussioni e ne venne fuori questo documentario. La cosa era il nome che si era dato a questo futuro, che ancora un nuovo nome e un nuovo corso non era stato definito, lo si definiva con queste discussioni.
Le argomentazioni degli iscritti, pro e contro a questa nuova svolta, oggi possono sembrare anacronistiche, ingenue, in alcuni casi anche ridicole. A parte qualche nostalgico come me, che quella discussione in parte l’ha vissuta, quelle argomentazioni non hanno più molto interesse.
È invece tremendamente interessante il modo in cui questa discussione è avvenuta. Prima di tutto la proposta venne discussa dalla base per più di un anno. Gli iscritti al partito uscivano di casa, si riunivano di persona, tutti parlavano, che sapessero parlare in pubblico o meno, che fossero istruiti o meno, tutti si ascoltavano. Quando è che avete visto una discussione politica di questo calibro dal vivo, con così tane persone in presenza? Ecco, appunto. Poi c’è la testimonianza di quanto allora il partito fosse radicato nella vita delle persone, del servizio sociale di guida e indirizzo per la crescita degli iscritti. C’è spesso negli interventi un sentimento di debito di riconoscenza nei confronti del partito. Non era una prerogativa del PCI, questo fatto. Anche la DC e gli altri partiti svolgevano ruoli analoghi, chi meglio, chi peggio. Ma la funzione sociale del partito in questo documentario è ben testimoniata.
All’epoca l’entusiasmo per questo cambiamento fu notevole. Fra i miei ex compagni del liceo, che fino ad allora erano stati molto tiepidi nei confronti del PCI, con il PDS si avvicinarono molto alla politica. Il PDS però non seppe tenerseli, questi giovani entusiasti. Dopo un paio d’anni si riversarono in mille altri rivoli o lasciarono la politica.
Il paragone con l’oggi è inquietante. Alcuni partiti sono delle scatole vuote, con pochissimi iscritti che non hanno nessun potere, altri sono in balia di leader che sono presenti solo sul web. La comunicazione politica è appiattita su divisioni create ad arte per avere più visibilità su social che vivono di queste divisioni. Una discussione di un anno per cambiare il nome a un partito e decidere una nuova linea politica oggi sarebbe impossibile. I risultati si vedono: l’astensionismo è esploso. I tentativi di ricreare una partecipazione dal basso sono falliti miseramente, v. M5S. Quasi tutti i partiti tradizionali si sono dissolti. FdI e PD sono gli unici eredi di partiti storici ancora in vita di una certa rilevanza, ma il dibattito al loro interno è un decimo di quello di 40 anni fa.
Di quella esperienza rimane questo documentario, a testimonianza che la politica si può fare anche uscendo di casa, parlando civilmente con gli altri.
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