Benefit prigionieri palestinesi
Balòn, sabato 14 marzo alle ore 11:00 CET
https://gancio.cisti.org/event/benefit-prigionieri-palestinesi
Chi anche senza troppa competenza, come me, lo afferma da poco dopo il 7 ottobre 2023 che la volontà politica di Netanyahu e Knesset era occupare tutto il territorio per realizzare il Grande Israele, non si sorprende. Più andava avanti nel Genocidio del popolo palestinese, più era rafforzato nel suo intento più il Governo israeliano si convinceva di poterlo fare col silenzio Complice di Occidente e Paesi arabi.
Impunità internazionale.
E che nessuno avrebbe fermato la conquista israeliana, nessuno avrebbe preteso il rispetto degli accordi passati e delle norme del diritto internazionale.
Ed ora questi paesi complici e corresponsabili attaccano Francesca Albanese, Francia in testa, chiedendo che le venga tolto il mandato ONU.
LA FRANCE ...VERGOGNA!
LIBERTÉ FRATERNITÉ EGALITÉ ...per i soli francesi, e forse neppure.
#Israele #Cisgiordaniaoccupata #impunitàinternazionale
'Tectonic': Israeli Annexation Is Now a Legal Reality - Israel Political News https://archive.md/2026.02.10-201301/https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-02-10/ty-article/.premium/tectonic-israeli-annexation-is-now-a-legal-reality/0000019c-487f-dc22-a9de-fa7ffc450000
ISRAELE: NUOVI RAID A GAZA E DECINE DI ARRESTI INGIUSTIFICATI IN CISGIORDANIA TRA CUI INAS ENAS IKHLAWI, GIOVANE GIORNALISTA.
Lavinia Marchetti
La giornalista palestinese Inas Enas Ikhlawi è stata rapita e arrestata dall'IOF (Israeli occupation forces) a Idhna (a ovest di Hebron, Al Khalil), in Cisgiordania, durante un’irruzione all’alba di stamani 5 gennaio 2025. Inas si occupa in particolare di documentare le violenze dei coloni. Da ciò che sappiamo il suo materiale è stato sequestrato.
Cosa sappiamo?
L’agenzia ufficiale palestinese WAFA scrive che le forze israeliane hanno arrestato tre persone nel governatorato di Hebron, fra cui la giornalista Inas Ikhlawi, dopo una perquisizione nella casa della famiglia a Idhna. La stessa notizia viene ripresa, con formulazioni simili, da altre testate palestinesi, collocandola dentro una più ampia ondata di incursioni e arresti in Cisgiordania. (è in arabo ma google traduce https://qudspress.com/240677/ )
Il quotidiano panarabo Al Araby Al Jadeed riporta l’arresto di Ikhlawi durante l’irruzione a Idhna, dentro un resoconto più ampio di raid in varie aree della Cisgiordania, vale la pena leggerlo, anche qui traducendo dall'arabo perché vengono riportati tutti i raid compiuti oggi da Israle, e sono molti, e ci indicano che bombardamenti e rastrellamenti stanno riprendendo con vigore. Altro che Fase 2 o pace. ( https://www.newarab.com/news/israeli-forces-kill-three-south-gaza-detain-20-west-bank )
In partica stamani all'alba, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato un raid e una campagna di incursioni su larga scala, prendendo di mira diverse città, paesi e campi in Cisgiordania, durante i quali sono stati arrestati decine di palestinesi, tra cui un altro giornalista e pure un bambino. Scrive il giornale: "Nella città di Qalqilya, le forze di occupazione hanno condotto una campagna continua di incursioni nelle abitazioni, che ha portato all'arresto di numerosi palestinesi, in particolare: Ibrahim Mahmoud Qashmar, Marwan Jaidi, Laith Salmi, oltre al giovane Ahmed Abu Haniyeh, fratello del martire Jamal e al prigioniero liberato Abdullah Dhiab, dopo aver fatto irruzione nelle loro case".
Sul canale Telegram "Quds News Network" (che vi consiglio di seguire se seguite le notizie dalla Palestina), vengono riportate le parole del fratello della giornalista, Raafat Ikhlawi, che parla di : porte sfondate, trascinamento fuori casa senza velo e senza possibilità di vestirsi durante il prelievo (ovviamente dobbiamo ancora chiarire bene le circostanze, le notizie sono diverse da una testata all'altra, a parte i punti fissi, raid, prelievo, detenzione).
Questo è il racconto di oggi dalla "pace".
#InasEnasIkhlawi #Cisgiordaniaoccupata #coloniisraeliani #arresti #05-01-2025
شنّت قوات الاحتلال الإسرائيلي، فجر اليوم الإثنين، حملة اقتحامات ومداهمات واسعة طالت عددًا من مدن وبلدات ومخيمات الضفة الغربية، تخللتها اعتقالات طالت عشرات الفلسطينيين، من بينهم صحفية وطفل. وأفاد مصادر صحفية اليوم الاثنين، بأن قوات الاحتلال اعتقلت الصحفية إيناس إخلاوي بعد اقتحام منزلها في بلدة "إذنا" غرب مدينة الخليل، جنوب الضفة الغربية، حيث جرى تفتيش
Di Barbara Lezzi
"Continueremo a sviluppare, costruire e colonizzare la terra del nostro retaggio ancestrale, con fiducia nella giustizia del nostro percorso."
Oggi Smotrich ha pronunciato queste parole perché è particolarmente soddisfatto in quanto il suo governo ha approvato 19 nuovi insediamenti (illegali) in Cisgiordania.
Per Israele, l'occupazione della Terra che non è sua costa davvero poco. Può uccidere senza pietà anche donne e bambini, può imprigionare in un pezzo di terra e far morire di fame e di freddo decine di migliaia di innocenti. Può sventrare rifugi e ospedali, può far bruciare vive le persone, può commettere vere e proprie esecuzioni anche di sedicenni indifesi che hanno la colpa di esistere. È successo ieri in Cisgiordania. Un ragazzo è stato ucciso senza pietà e senza alcuna ragione dall'IDF. Ha svoltato un angolo e ha trovato la morte. Tutto procede come programmato. Devono morire tutti.
Israele può tutto questo perché nessuno reagisce. Anzi, se una reazione c'è è di approvazione e giustificazione.
Il silenzio dei leader occidentali tutti presi a indebitarci per comprare armi in difesa dei diritti, della libertà e della democrazia è intollerabile. Ormai, è sempre più insopportabile ascoltare le loro litanie vuote e vigliacche con cui mai spiegano perché tanto silenzio nei confronti di Israele. Perché tacciono?
Perché Meloni tira fuori il piglio da dura per invitare alla vergogna coloro che le riconoscono la complicità nel genocidio in corso in Palestina ma non dice una parola di fronte ai morti quotidiani di palestinesi innocenti mentre è in vigore il cessate il fuoco che lei ha benedetto?
Questo silenzio è nauseante
#gazagenocide #Smotrich #cisgiordaniaoccupata #israeleStatoTerrorista #colonieillegali
Rai, “No Other Land”: il film sull’occupazione israeliana in Cisgiordania sparisce dal palinsesto. Quando la paura diventa censura.
Succede di nuovo.
Un film che racconta la verità palestinese viene fatto sparire dal palinsesto della Rai.
No Other Land, documentario vincitore dell’Oscar 2024, doveva andare in onda a ottobre.
La messa in onda è stata rinviata “a non prima di metà novembre”.
Forse più avanti. Forse mai.
La motivazione ufficiale lascia interdetti.
Il direttore di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, attraverso il dirigente Nicola De Maio, ha spiegato che il film “non è in sintonia con il clima di speranza per la pace che poi è stato firmato”.
E ha aggiunto: “I contenuti del film avrebbero rischiato strumentalizzazioni, con l’alzarsi del livello delle manifestazioni di piazza anche violente”.
Due frasi bastano per capire quanto la verità continui a spaventare.
Perché No Other Land non è un film d’odio.
È un racconto civile.
Mostra la vita dei palestinesi sotto occupazione in Cisgiordania, le demolizioni, gli sgomberi, le proteste nonviolente, e lo fa con un linguaggio di testimonianza, non di propaganda.
Parla di amicizia, di perdita, di dignità umana.
Non di violenza.
Eppure, in Italia, raccontare la Palestina sembra diventato un tabù.
Basta mostrare i fatti per essere accusati di “alimentare divisioni”.
Meglio tacere, meglio rimandare.
Meglio cancellare.
Si chiama censura.
Ma oggi la censura non si annuncia: si nasconde dietro i comunicati, si veste di prudenza, si traveste da “clima di pace”.
In realtà, è paura del dissenso.
È il timore che il pubblico pensi, che rifletta, che riconosca un’ingiustizia quando la vede.
Un servizio pubblico dovrebbe difendere la libertà d’informazione, non limitarla.
Ma la Rai, ancora una volta, preferisce la cautela del potere alla verità dei fatti.
Toglie spazio alla cultura per non disturbare gli equilibri politici.
Oscura un film per non contraddire la linea dei governi “alleati”.
No Other Land è un film scomodo, ma necessario.
Racconta ciò che molti fingono di non vedere: l’occupazione, la spoliazione di un popolo, la memoria negata.
E forse proprio per questo è stato fermato.
Perché non urla, non accusa — mostra.
E ciò che mostra è inconfutabile.
Non è un semplice rinvio di programmazione.
È un atto politico.
Un modo elegante per dire che la verità può aspettare.
Che la realtà, se non conviene, va spostata più in là.
Chiamiamolo col suo nome.
Non è prudenza.
È censura.
E ogni censura è una ferita alla democrazia.
Perché la libertà di informare è l’ultimo confine tra il potere e la coscienza.
E quando anche quel confine viene spostato, non resta che il silenzio.
Un silenzio che non profuma di pace, ma di paura.
Paolo Consiglio
Fonti principali
– La Repubblica, 22 ottobre 2025 – “Rai rinvia la messa in onda del documentario No Other Land”.
– Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2025 – “Rinviato il film sulla Palestina vincitore dell’Oscar: ‘Non in linea con il clima di pace’”.
– Al Jazeera English, 23 ottobre 2025 – “No Other Land postponed again by Italian broadcaster”.
– Variety e The Guardian, 2024–2025 – Report su premi, diffusione e censura del documentario.
– Dichiarazioni ufficiali di Nicola De Maio, direttore di Rai Cinema, riportate da ANSA e Adnkronos (22–23 ottobre 2025).
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