Sono pure riuscite a maturare delle giuggiole qui vicino, tra
#Langhe e
#Roero in una posizione abbastanza soleggiata. L’unico albero mai visto in questa zona mi ricorda le scorpacciate che facevo vicino ai Colli Euganei o anche dal vicino di casa. Quest’albero è resistente ma i suoi frutti senza un po’ di tepore cadono o restano acerbi. A me piacevano molto rosse. Tra i tanti colori, ripensandoci, il
#rosso è sempre stato quello che mi ha fatto emozionare anche se preferisco in assoluto il giallo. Ma lo dico poco. Il rosso mi ricorda la quantità di bandiere che ho visto sventolare una volta a Modena, in un luogo immenso, durante una festa dell’Unità. In altre feste ero più preoccupato di portare a casa libretti maoisti, Libretto Rosso ovviamente, distribuito dalla rappresentanza cinese. Lo lessi anche, mi piacevano alcune stravaganti affermazioni che mi facevano sorridere, ma che non ricordo più. Quegli erano gli anni delle scoperte, delle letture serissime, poi vennero gli anni della maturità e della consapevolezza, anni di poesia, astrazioni, pensieri, sogni, incanti. E vai a leggere
#Montale, ma ancora è sempre
#Pascoli e a studiare
#Gadda. Tornano ora quei pensieri nella mia testa vecchierella, meno saggio di allora. Come tutti gli anziani tendo ad essere collerico, ma la giustificazione sta nel fatto che percepisco l’assenza di tempo. Mi placo, quasi sempre, ma resto un po’ musone. Ho perso molto la capacità, in via di massima, di mediare nelle cose della vita. Non ho tempo da perdere in cazzate. Ho acquisito una capacità istantanea di chiudermi e non ascoltare. Non ho tempo da perdere. Ho scoperto che “la gente” segue il capo branco e quando vorrei vedere comportamenti adulti vedo fantolini. Non ho più tempo da perdere.
Mi attardo nelle mie cose, la lettura, i miei computer, qualche parola scritta spesso in fogli di quaderno. Raramente metto nei social perché le parole al vento non mi interessano molto.
Scrivo ma non rileggo. Non ho tempo da perdere.