Un anno di "gestione" Medihospes nei centri per migranti voluti dall'Italia in Albania

Il 14 ottobre 2024 la prima nave partiva dal Sud di Lampedusa verso l'Albania. L'unica costante di questi dodici mesi di operatività, caratterizzati da continui stop e riavvii, è la cooperativa sociale. Il contratto con la prefettura di Roma però non è ancora stato firmato e le promesse scritte in sede di bando restano solo sulla carta. Il colosso dell'accoglienza, intanto, accantona oltre un milione di euro nel bilancio 2024 per un accertamento della Guardia di Finanza. La nostra inchiesta continua

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L'impatto dei centri italiani per migranti di Shëngjin e Gjadër sulla popolazione locale

Dal giugno 2024 almeno 50 lavoratori del porto albanese hanno perso il lavoro a causa dello spazio occupato dall'hotspot mentre a Gjadër gli abitanti assunti per svolgere lavori all'interno dell'hotspot e del Cpr si contano sulle dita di una mano. Le due cittadine pagano così un prezzo altissimo per l'accordo voluto dal Governo Meloni. Mentre la Corte di giustizia dell'Ue ne smonta in modo radicale il funzionamento. Il nostro reportage

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Le incongruenze suI numero degli "eventi critici" nel Cpr di Gjadër in Albania

La prefettura di Roma ha comunicato ad Altreconomia di avere registrato quattro eventi nei primi 48 giorni di apertura. I parlamentari che hanno ispezionato il Cpr ne hanno segnati però 35 in 13 giorni. "Qualcosa non torna", denuncia la deputata Rachele Scarpa. Intanto emergono nuovi dettagli sull'operazione di rimpatrio da Tirana a Il Cairo dello scorso 9 maggio: i cittadini egiziani sono stati portati appositamente in Albania il 2 maggio

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La storia di Daza, chiuso dentro il Cpr albanese di Gjadër e convinto di essere ancora in Italia

L'uomo di origine camerunense è stato trasferito dal Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino a quello di Gjadër a fine maggio nonostante le segnalazioni della Garante dei detenuti torinese Monica Gallo, che ne aveva segnalato le fragilità psichiatriche. Era isolato e dormiva nella mensa. Intanto i dati ottenuti da Altreconomia dimostrano che la tesi della mancanza di posti nelle strutture italiane alla base dei trasferimenti oltre Adriatico è totalmente infondata

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Rinchiuso in Albania nonostante l'Hiv e la fragilità psichiatrica. La storia di Ibrahima

Finito al Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjadër dopo un peregrinare tra i Cpr di Brindisi e Torino, un giovane in condizioni psicofisiche gravi ha patito una detenzione illegittima durata 125 giorni. Senza che nessuno si preoccupasse delle sue patologie. "Un caso eclatante del fallimento del 'sistema Albania'", spiega l'avvocato Giovanni Papotti che il 28 maggio ne ha ottenuto il rilascio

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Inchiesta sul lavoro sociale, tra smantellamento del welfare e criminalizzazione delle fragilità

Nel volume “Non facciamo del bene” Andrea Morniroli e Gea Scancarello affrontano le difficoltà e le trasformazioni del lavoro sociale ed educativo, nel pieno di una stagione politica che punisce la povertà e spoliticizza la promozione dei diritti. Mettendo gli uni contro gli altri. "Per anni abbiamo pensato che bastasse essere dei bravi tecnici per fare il nostro mestiere -spiega Morniroli-, invece dobbiamo reinventarci"

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I dipendenti di #Medihospes Albania hanno dovuto firmato clausole di riservatezza e “obbligo di fedeltà” per lavorare a #Shëngjin e #Gjadër.
Gli operatori segnalano cattiva gestione e licenziamenti improvvisi.

#Albania #migranti #GovernoMeloni #21aprile

https://altreconomia.it/il-clima-di-terrore-tra-i-lavoratori-dei-centri-per-migranti-in-albania/

Il "clima di terrore" tra i lavoratori dei centri per migranti in Albania

Riservatezza e “obbligo di fedeltà” sono alcune delle clausole che i dipendenti di Medihospes Albania hanno dovuto sottoscrivere per iniziare a lavorare nelle strutture di Shëngjin e Gjadër. Gli operatori lamentano cattiva gestione e licenziamenti improvvisi. A un anno dall’aggiudicazione del contratto, la prefettura di Roma e il gestore non hanno ancora firmato il contratto. Mentre il governo ha riavviato i trasferimenti nella massima opacità. La nostra inchiesta

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Il "clima di terrore" tra i lavoratori dei centri per migranti in Albania

Riservatezza e “obbligo di fedeltà” sono alcune delle clausole che i dipendenti di Medihospes Albania hanno dovuto sottoscrivere per iniziare a lavorare nelle strutture di Shëngjin e Gjadër. Gli operatori lamentano cattiva gestione e licenziamenti improvvisi. A un anno dall’aggiudicazione del contratto, la prefettura di Roma e il gestore non hanno ancora firmato il contratto. Mentre il governo ha riavviato i trasferimenti nella massima opacità. La nostra inchiesta

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#Medihospes tauchte zum ersten Mal im Protokoll der 196. Sitzung des 20. Deutschen Bundestages am 06.11.2024 auf. Das Protokoll findet sich unter https://dserver.bundestag.de/btp/20/20196.pdf
Il contratto fantasma tra Medihospes e la prefettura di Roma per i centri in Albania

A un mese dall'arrivo dei primi naufraghi a Shëngjin e a più di sei dall'aggiudicazione della gara, l'ufficio del Viminale non ha ancora siglato il contratto con la cooperativa che si è aggiudicata il bando da oltre 133 milioni di euro. Un'anomalia amministrativa. Intanto 13 organizzazioni della società civile chiedono alle realtà medico-sanitarie di non rendersi "complici" del protocollo

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