Venerdì scorso agenti dei Servizi federali per la sicurezza della Federazione Russa (FSB) hanno fatto irruzione nell'appartamento a Mosca di Roman Anin – fondatore e caporedattore del sito web indipendente di notizie investigative iStories, nonché uno dei giornalisti russi che hanno lavorato alle indagini sui Panama Papers – sequestrando telefoni cellulari, notebook e memory stick.
Nel documento si sostiene, pur riconoscendo che razzismo e ingiustizia razziale esistono, di non vedere più “una Gran Bretagna in cui il sistema sia deliberatamente manipolato contro le minoranze etniche”. Da più parti sono giunti commenti negativi e aspre critiche.
Due settimane dopo l'annullamento delle condanne contro Lula, il 23 marzo il Tribunale Supremo Federale ha dato un nuovo scossone allo scenario politico brasiliano. Questa volta la Corte si è pronunciata dichiarando parziale la condotta del giudice Sergio Moro nel processo a Lula per corruzione del 2018 e invalidando così la sentenza.
Dal 2019 Varsavia ha pubblicato centinaia di pubbliredazionali su oltre 110 testate straniere. In Polonia queste intese commerciali sono però presentate come collaborazioni spontanee che dimostrerebbero la crescente popolarità dell’interpretazione ideologica della storia promossa dall’esecutivo.
Quello che sta accadendo in Mozambico è la punta di un iceberg. E così, come spesso accade, la realtà è più complessa del singolo o dei singoli eventi. E per cercare di capirla bisogna andare verso il fondo. Negli ultimi giorni sono arrivate notizie terrificanti da questo paese: attacchi jihadisti a Palma nella provincia di Cabo Delgado, civili e anche bambini uccisi brutalmente, gente che scappa per trovare rifugio dalla furia mortale di uomini armati che non mostrano pietà per nessuno. Tutto questo non accade all’improvviso.
Nonostante i massacri compiuti dall’esercito birmano, donne, uomini, ragazze e ragazzi continuano a manifestare il proprio dissenso contro il colpo di Stato in Myanmar partecipando a proteste e ad azioni di disobbedienza civile. In prima linea le donne che con coraggio e determinazione si battono contro gli stereotipi di genere tipici del sistema patriarcale. Censurata la stampa, con gli arresti dei giornalisti e il ritiro delle licenze di pubblicazione. I dimostranti non escludono un ricorso alle armi per fronteggiare il terrore del potere militare. L'inviata speciale delle Nazioni Unite in Myanmar ha chiesto al Consiglio di sicurezza di intervenire con urgenza per scongiurare altre morti ed evitare un conflitto che potrebbe essere imminente.
Negli ultimi due anni i muri delle strade di Parigi, Bordeaux, Grenoble, Lione e altre città francesi si sono riempiti di questi messaggi. A disseminarli - armate di secchi di colla, pennelli e fogli di carta formato A4 – sono state le attiviste di “Les Colleuses”.
Per alcuni analisti, l'Arabia Saudita, aspramente criticata a livello internazionale per i raid aerei che uccidono civili e per gli embarghi che aggravano la carestia, starebbe puntando a riabilitare la propria immagine agli occhi degli Stati Uniti sotto la presidenza Biden.