Stampante non funziona su Windows 10 e 11: tutti i problemi e come risolverli
Errori più comuni negli errori della stampante sia su ambienti casalinghi che aziendaliStampante non funziona su Windows 10 e 11: tutti i problemi e come risolverli
Errori più comuni negli errori della stampante sia su ambienti casalinghi che aziendaliIl Tempo: IL TEMPO ORE 9 - Noi e gli altri su carta. Oplà, sparite Modena e Firenze
Guardate che meraviglia. Sulle prime pagine di Corsera, Stampa, Repubblica, Domani, Fatto e Messaggero non compare nessun richiamo né all'atto di terrorismo di Modena né all'arresto del mini-jihadista a Firenze.
La prima questione è ormai stata archiviata dai media “accoglienti” (“auto sulla folla”, “disagio psichico”, e via spostando l'attenzione dal cuore del problema); mentre la seconda non è nemmeno stata presa in considerazione.
Nella morra della sinistra (politica e mediatica) la propaganda e la narrazione vincono sempre sui fatti: anche a costo di negare la realtà e di non vedere rischi letteralmente esiziali.
9 AM - Us and others on paper. Oplà, disappeared Modena and Florence.
Look what a marvel. On the first pages of Corsera, Stampa, Repubblica, Domani, Fatto e Messaggero, there is no mention of the terror attack in Modena or the arrest of the mini-jihadist in Florence.
The first issue has already been shelved by the “accommodating” media (“auto sulla folla”, “disagio psichico”, and simply shifting the focus away from the heart of the problem); while the second hasn’t even been considered.
In the struggle between the left (political and media), propaganda and narrative always win out over facts – even if it means denying reality and not seeing existential risks literally.
#Modena #Florence #first #Corsera #Stampa, #Repubblica #Domani #Messaggero #second
Perché ho firmato per il referendum contro il finanziamento pubblico ai giornali.
Basta ossigeno artificiale a un sistema che non risponde più ai lettori, ma solo ai propri finanziatori, alle lobby , ai partiti e agli interessi che vanno a favore di tutto tranne che della verità.
Ecco 10 motivi per cui il privilegio deve finire: ora.
Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura
Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
della giunta unitaria» <54.
Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.
[NOTE]
50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013
L'Unità: Voto alle donne, la sfida incompiuta: n saggio per riprendere il cammino
Il primo voto delle donne italiane avvenne il 2 giugno 1946, dopo la guerra e il fascismo. Ma la battaglia per i diritti e l’emancipazione femminile in Italia ha alle spalle una storia lunga e avvincente, dalle appassionate patriote del Risorgimento alle battagliere femministe di fine Ottocento che rompono gli atavici vincoli della cultura patriarcale del tempo, dalla mobilitazione nella prima e nella seconda guerra mondiale alla Resistenza e al referendum tra monarchia e repubblica. A ottant’anni da questo momento di svolta, Mario Avagliano e Marco Palmieri ci accompagnano attraverso un lungo viaggio nel saggio Voto alle donne – La storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente (Einaudi, 68 pp.) che viene ripercorso per mezzo di diari, lettere, memorie e altri documenti, dall’Unità d’Italia senza madri fino alle madri costituenti del 1946.
A rievocare il senso di una conquista storica, ma anche di una battaglia ancora in corso, che dal gender gap alla cultura patriarcale ancora dominante, resta incompiuta, saranno mercoledì 6 maggio a Roma, alle 18, a palazzo Firenze, Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri e Giuseppe Gargani, presidente dell’Associazione ex parlamentari, ai quali è affidata l’introduzione del convegno. Ma nel corso dell’evento interverranno testimoni preziosi come Luciana Castellina, Marisa Fagà, presidente dell’Ande, Fiorenza Taricone, ordinaria di Pensiero politico e questione femminile e Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. A moderare il dibattito la giornalista della Stampa, Maria Corbi.
Vote for Women: An Unfinished Challenge: A Study to Get Back on Track
The first vote by Italian women occurred on June 2, 1946, after the war and fascism. But the struggle for women’s rights and emancipation in Italy has a long and compelling history, from the passionate Italian patriots of the Risorgimento to the female combatant feminists of the late 19th century who broke the atavistic bonds of the patriarchal culture of the time, from mobilization in the First and Second World Wars to the Resistance and the referendum between monarchy and republic. Eighty years since this turning point, Mario Avagliano and Marco Palmieri accompany us through a long journey in the essay *Voto alle donne – La storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente* (Einaudi, 68 pp.) which is retraced through diaries, letters, memoirs, and other documents, from the Unification of Italy without mothers to the constituent mothers of 1946.
To evoke the sense of a historical conquest, but also of a battle still in progress, that from the gender gap to the still dominant patriarchal culture, remains incomplete, will be Wednesday, May 6th in Rome, at 6 pm, at Palazzo Firenze, Alessandro Masi, Secretary General of the Società Dante Alighieri, and Giuseppe Gargani, President of the Association of Former Parliamentarians, to whom the introduction to the conference is entrusted. But during the event, valuable witnesses such as Luciana Castellina, Marisa Fagà, President of the Ande, Fiorenza Taricone, Ordinary of Political Thought and the Female Question, and Guido D’Ubaldo, President of the Order of Journalists of Lazio, will intervene. Maria Corbi, a journalist from the Stampa, will moderate the debate.
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