Pues qué queréis que os diga. A mí el "Ababa Hotel" de #AngineDePoitrine me trae recuerdos de la banda sonora de #Bullit, de Lalo Schifrin.

https://www.youtube.com/watch?v=Ip9JLy81ie4

Ababa Hotel

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Capitolo 435: Dancer in the Film

Archiviate le vacanze di Pasqua, aprile prosegue con i soliti tanti film visti a casa e una bella imbarcata di proiezioni stampa (The Drama, Un Anno di Scuola e Resurrection, le cui recensioni non trovate qui, ma sulla home di Una Vita da Cinefilo). Oltre a questo sono lieto di annunciarvi il lancio del nuovo sito del progetto Film People, dove trovate tutti gli attuali 238 ritratti (and counting), le storie, la “classifica” con tutti i film scelti e la pagina dove poter condividere anche voi il vostro film della vita (dateci un’occhiata, merita!). Per il resto sto leggendo un magnifico volume scritto da Quentin Tarantino, ma ve ne parlerò meglio tra qualche riga.

Dancer in the Dark (2000): Prima di diventare un genio folle, Lars Von Trier era soprattutto un genio tout court. Sfido chiunque non ami i musical a non trovare grandioso questo film, una sorta di anti-musical (come lo definì lo stesso autore), tra i più originali, potenti e innovativi di sempre. L’immigrata cecoslovacca (!) Bjork lavora in fabbrica come operaia ed è alle soglie dell’indigenza. A causa di una malattia degenerativa la sua vista peggiora continuamente, ma lei cerca di nascondere questo handicap poiché ha bisogno di mettere da parte i soldi per far sì che il figlioletto possa operarsi e non subire lo stesso destino. Nonostante la vita grama, la donna fugge dalla realtà (tutta raccontata con la camera a mano) grazie ai suoni che la circondano, in un mondo interiore fatto di fantasie e coreografie (e qui le scene si appropriano invece di un linguaggio cinematografico più articolato): quanto più la realtà fa schifo, tanto le fantasie musicali irrompono a salvare la protagonista. Posso soltanto immaginare cosa possa esser stato godere di un film così enorme all’interno di una sala cinematografica. Palma d’oro a Cannes per il miglior film e la migliore attrice: è attualmente disponibile su Mubi e, se non l’avete mai visto, correte a recuperarlo.
••••½

Bullit (1968): In apertura ho accennato a un libro che sto leggendo, Cinema Speculation, scritto da Quentin Tarantino, in cui il regista veste i panni del critico, dell’appassionato, in un entusiasmante excursus autobiografico in cui racconta la sua vita da cinefilo. Tra i primi film di cui parla c’è una bella doppietta dedicata a Steve McQuenn, che mi sono immediatamente fiondato a recuperare (non c’è cosa peggiore che leggere di film che non si sono mai visti). Il primo è appunto questo di Peter Yates, in cui il nostro veste i panni di un poliziotto incaricato di difendere un importante testimone pochi giorni prima di un processo. Il testimone viene prontamente eliminato e Frank Bullitt viene accusato di negligenza. Lo Steve però, invece di piangersi addosso, si lancia alla ricerca degli assassini, regalandoci uno degli inseguimenti più iconici della storia del cinema (che tra l’altro ha ispirato quello altrettanto iconico di Paul Thomas Anderson in Una Battaglia dopo l’Altra). La trama, seppur interessante, cade velocemente in secondo piano davanti a un protagonista così leggendario, sicuro di sé, che capovolge l’immaginario intorno al detective solitario, non più tormentato e sciatto, ma elegante, cool all’inverosimile e spezzacuori (Jacqueline Bisset, meravigliosa, ne sa qualcosa). Bellissimo.
•••½

Getaway! (1972): L’altro film di Steve McQueen sul quale si sofferma a lungo Quentin Tarantino nel suo libro è questa libera versione di Gangster Story realizzata da Sam Peckinpah. Qui Steve è invece un criminale esperto di rapine e lo incontriamo all’interno di un carcere: un influente uomo politico corrotto, “convinto” dalla donna del galeotto ad aiutarlo, permette a Steve di uscire di prigione. Per ricambiare il favore, il nostro si impegna a mettere a segno una rapina in banca, che però lo costringerà a una fuga nella quale ha alle calcagna sia la polizia che la banda (che lo aveva tradito). La fuga diventa una sorta di terapia matrimoniale in cui Steve McQueen e Ali MacGraw tenteranno di ricucire un rapporto in crisi, con il solito tocco alla Peckinpah che ovviamente non può mancare (ossia qualche bel massacro al rallenty, con tanto sangue e gente crivellata di colpi). Fun fact: la bellissima Ali MacGraw (star di Love Story) fu imposta a McQueen dal produttore del film (essendo sua moglie), in tutta risposta Steve un anno dopo se l’è sposata. Al di là della violenza, Peckinpah mette in scena una splendida storia d’amore.
•••½

Ferdinando Scianna – Il Fotografo dell’Ombra (2025): L’altro giorno ho ricevuto un bel messaggio. Diceva: “Grazie alla tua storia su instagram ho visto il documentario su Ferdinando Scianna, bellissimo!”. Ecco, questo per me è davvero gratificante, perché se uno spazio come questo ha un senso, è quello di far arrivare cose stupende agli occhi di chi le merita. Il documentario di Roberto Andò è esattamente una di quelle cose stupende di cui sopra: il regista siciliano incontra il fotografo conterraneo Ferdinando Scianna, uno dei più grandi di sempre, in una lunga intervista in cui Scianna, tra una fotografia e l’altra, ripercorre la sua storia, la sua amicizia con Leonardo Sciascia, quella con Henri Cartier-Bresson e le mille vite vissute da un uomo straordinario, autoironico come solo i grandi sanno essere, pieno di idee e di ricordi meravigliosi. Un’ora e mezza di pura bellezza, tra nostalgia, qualche risata e, soprattutto, bellissime fotografie: “Fare il fotografo è meraviglioso, perché non è che tu fai, tu ricevi. Questa è stata la bellezza di questo mestiere: non ho fatto un cazzo, ho soltanto guardato e schiacciato un bottoncino”. Vedetelo, è su Rai Play.
••••

Blow Out (1981): Dopo Dancer in the Dark, un altro film con John Lithgow in meno di una settimana. Il consiglio è sempre quello: se vuoi guardare un bel thriller e allo stesso tempo rifarti gli occhi, guardati un film di Brian De Palma. Una notte, il tecnico del suono John Travolta registra per caso un incidente d’auto in cui è coinvolto il futuro Presidente degli Stati Uniti e, riascoltando il nastro, si accorge che forse non è stato affatto un incidente. Da lì in poi il film diventa un’indagine ossessiva, fatta di suoni, immagini, dettagli da isolare e ricomporre. Il protagonista è un po’ il tipico personaggio del cinema di De Palma: solitario, metodico, sempre più intrappolato in una verità che nessuno sembra voler vedere. Il riferimento a Blow Up di Antonioni è piuttosto evidente (ma anche a La Conversazione di Coppola), con riferimenti al solito nume tutelare Alfred Hitchcock, oltre che a Dario Argento (soprattutto per l’uso delle luci in alcune scene): il resto è puro De Palma, con i suoi movimenti di macchina eleganti, split screen, profondità di campo e sequenze costruite con la solita precisione quasi chirurgica. Il finale è sorprendente, non lo ricordavo affatto. Pensare che un film così bello non sia neanche tra i tre migliori del regista, fa capire la grandezza di Brian De Palma, forse il più sottovalutato tra i talenti lanciati dalla New Hollywood anni 70. Il film lo trovate su Prime Video e merita sicuramente di essere riscoperto.
•••½

SERIE TV: Nonostante la mia idiosincrasia nei confronti delle serie tv, ho cominciato a vedere Portobello, sia perché il caso Tortora l’ho studiato ai tempi dell’università (di cui, ahimè, ricordo però ben poco), sia perché le cose che fa Bellocchio vanno sempre viste, c’è poco da fare. Il giudizio sulla serie in sé me lo tengo per quando la finirò, ci tenevo però a sottolineare una cosa che vedo sempre più spesso nei prodotti recenti e che detesto. Daje quindi con la polemica di oggi, che riguarda la fotografia sottoesposta. Le prime due puntate di Portobello le ho praticamente ascoltate, perché non si vede un caxxo (scusate il francese, ma se avessi scritto “nulla” non sarei sembrato abbastanza infastidito). Posso capire che la cella di un carcere, di sera, possa essere piuttosto buia, ma negli uffici della Questura ogni benedetta stanza è buia, neanche ci fosse una crisi energetica che costringe a tenere lampadine a basso voltaggio pure nelle aule dei tribunali. Lo stesso andazzo si può notare anche nel trailer della nuova serie di Harry Potter in cui, ad esempio nelle scene sul treno per Hogwarts, si vede a malapena la stoffa dei sedili dietro i personaggi (sui social qualcuno si è divertito a confrontare la fotografia tra il film di Columbus e il trailer della nuova serie, dove la fotografia sottoesposta è snervante, oltre che imbarazzante). Insomma, come diceva il grande Duccio in Boris: “Apri tutto!”. Magari non tutto, ma un po’ di più non guasterebbe: già i tempi moderni ci hanno rubato i colori, ora vogliono toglierci pure la luce.

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#blowOut #bullit #Cinema #daVedere #dancerInTheDark #documentarioFerdinandoScianna #film #getaway #recensioni

13 Monate jetzt auf dem Bullit mit Pinion und Neodrive mit Magura Bremsen.
Habe mich 2x damit auf die Nase gelegt. Beide Mal beim bremsen auf Moos, bzw. Schmierfilm. Beide Male wegen zu starkem Bremsen vorne.

Nun ist der Belag vor fast runter nach nur 2900km.
Typisches Problem: Bremsnaht.
Die Bremsen stoppen wie die Hölle, aber die Belege muss man immer mal wieder am Grad runterschleifen.

Mal für vorne Ersatz besorgen.
Hat jemand Ersatztipps?

#Magura #Bullit @mastobikes_de

J'ADORE mon cargo !
Mais il y a un truc que je trouve pas pratique : je n'ai pas d'appui à l'avant pour poser un truc long. Pire : ça s'appuie sur la direction, c'est pas stable et ça fait une résistance pour tourner.

Je voulais donc fabriquer un petit truc que je mettrais à l'avant qui pourrait me servir d'appui.

Un collègue cherchait un truc à bricoler aujourd'hui et m'a proposé qu'on réfléchisse à une solution ensemble. Et voilà ce qu'on a trouvé !

J'ai pas encore pu l'essayer, mais ça a l'air bien pratique. En plus, je peux le mettre et l'enlever hyper facilement, et ça tient très bien tout seul sans fixation. Parfait ! Je suis trop contente et j'ai hâte de l'essayer pour faire du #carryshitolympics !!

#bricolage #bullit #cargobike #vélocargo

@matthiaswuestefeld respekt 💪! Mit nem gar nicht soo schwer beladenem #bullit und #carlacargo Gespann bin ich da bergauf schon echt am keuchen. 150Kg und noch nen weiteren Anhänger dran wäre mit meiner Übersetzung am Berg wohl gar nicht machbar 😅
Kidical Mass Every Day in Copenhagen
4/10

Kleine Serie mit Eindrücken von einem Spaziergang durch das Bahnhofsumfeld von Vesterbro.

Wie schön bitte, dass die Lastenrädern mit den großen Kisten genutzt werden, um ganze Familien zu bewegen. Nicht nur einzelne Kinder.

Sie sind nicht die sportlichsten, mit ihren drei Rädern und den schweren Boxen, aber sie können dafür - im Zusammenspiel mit der sicheren und einfachen Kopenhagener Radinfrastruktur- ein Familienauto ersetzen. Die Infrastruktur bietet genug Platz und Sicherheit, um auch mit diesen Rädern entspannt und sicher im Verkehr mitzuschwimmen.

Die Kiste auf dem Gepäckträger ist ein praktischer Kofferraum, wenn vorne die Liebsten sitzen. Einfach. Pragmatisch. Total entspannt.

…würde ich gerbe selber mal erleben.

#Copenhagen #Kopenhagen
#CycleChic #Radschick
#KinderAufsRad
#YoungMobility
#Familienfahrrad

#Bicycle #Fahrrad
#CargoBike #Lastenrad

#Bullit #LarryVsHarry #LarryVsHarryBikes

#FujifilmXT3 #Fujinon50f2
Kidical Mass Every Day in Copenhagen
1/10

Kleine Serie mit Eindrücken von einem Spaziergang durch das Bahnhofsumfeld von Vesterbro.

#Copenhagen #Kopenhagen
#CycleChic #Radschick
#KinderAufsRad
#YoungMobility

#Bicycle #Fahrrad

#Bullit #LarryVsHarry #LarryVsHarryBikes

#FujifilmXT3 #Fujinon50f2
Viele schöne Details an diesem Bullit von Larry vs Harry aus Dänemark

Larry vs Harry haben mit dem Bullit sportlich schnellen Lastenrädern den Weg bereitet. Leicht gebaut mit direktem Fahrgefühl. Die Ladefläche ist dabei enorm wandelbar und kann an alle möglichen Anwendungen angepasst werden: sperrige Ladung passt oft einfach quer rauf, wird eine Box benötigt, lassen sich viele Varianten aufrüsten und auch für Möglichkeiten zum Transport von kleinen und großen Menschen gibt es viele Lösungen. Schnell und praktisch. Ich kenne Leute, die haben sich ein Bullit zum Transport ihrer Kinder und zum Einkauf zugelegt und sind dann voll aufs Lastenrad umgestiegen. Einfach weil der Fahrspaß und der Alltagsnutzen für sie so viel größer waren.
Dieses Bullit versorgt als Packesel einmal im Monat die offene Kiellinie und hat viele Details, für die man näher ran muss. Die wunderschön bemalte Crane Bell ist ein Hingucker mit tollem Klang, starke und schöne Beleuchtung vorne und wie hinten. Stilecht mit Nabendynamo für 24/7-Nutzen.

In den Fahrradtaschen unterm Lenker sind zwei unbedingt wichtige Behälter für Kettenfett - Leute, bitte fettet eure Ketten - und Seifenblasen.

Die kleinen Körbchen an den Pedalen - da mögen sich die Geschmäcker unterscheiden - nichts falsch. Sie sparen Kraft beim Treten und sind alltagstauglicher als die die Klickpedalen, für die man immer die passenden Schuhe braucht.

Und dann sind da noch die vielen Bäbber am Rad. „We still ride“ und „this machine kills fascists“, um nur ein paar zu nennen.

@[email protected] ist jeden ersten Sonntag im Monat, von 10-18 Uhr an der nördlichen Kiellinie.

#OpenKiellinie #StiloBikesOfKiel #Kiel #Bullit #LarryVsHarryBikes #CargoBike #Lastenrad #CraneBells
The #Bullit Moondog arrived today from the shop, and I took it immediately for a ride. It handles great, it's light and nimble. Of course once I get a box on the front it will add some drag. The complete setup will still outdo the Babboe I've had until now, which handles like a boat.
Gestern bei gleich 2 Legenden aus der Lastenradszene vorbeigeschaut #Kopenhagen #bullit #LarryvsHarry #christianiabikes #lastenrad