«Date come il 25 aprile non possono che essere divisive: chi non si riconosce nei principi della Repubblica nata dalla Liberazione, è giusto che non senta la Liberazione come una sua festa [...]

«Più che di quello che dicono il 25 aprile, preoccupiamoci di atti come il decreto sicurezza, che va in concreto in direzione dell’erosione della democrazia. [...]

«Non è pensabile mettere in discussione né il diritto né il dovere dell’Ucraina a difendersi. E facciamo bene ad aiutarli. La domanda semmai, anche lasciando da parte le responsabilità precedenti, è se il modo in cui l’abbiamo fatto finora è il migliore o l’unico possibile».

https://andream94.wordpress.com/2025/04/14/alessandro-portelli-per-il-25-aprile-e-meglio-che-meloni-non-si-definisca-antifascista/

#AlessandroPortelli #25aprile #Resistenza #DecretoSicurezza #Ucraina #pace

Alessandro Portelli: «Per il 25 aprile è meglio che Meloni non si definisca antifascista»

intervista di Daniela Preziosi a Alessandro Portelli, storico, dal quotidiano Domani Parla lo storico e americanista: «Liberation day per gli Usa oggi significa: finalmente ci liberiamo dell’intral…

Sempre e per sempre dalla stessa parte

alessandro portelli, sui numeri del genocidio a gaza (articolo di oggi sul ‘manifesto’)

Alessandro Portelli

Il 12 maggio 1996, a un intervistatore televisivo che le chiedeva se mezzo milione di bambini morti in Iraq fossero un prezzo che valeva la pena pagare, Madeleine Albright – ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu e segretaria di stato durante la guerra in Iraq – rispose: «È una scelta difficile ma pensiamo che fosse un prezzo che valeva la pena».

Il 10 agosto scorso, Kamala Harris – prossima, speriamo, presidente degli Stati uniti – ha detto che i civili uccisi a Gaza sono «far too many», davvero troppi. In modo più confuso e ambiguo, anche il presidente uscente Joe Biden ha detto la stessa cosa nel suo discorso alla convention democratica a Chicago.

RICONOSCIAMOLO: ci vuole del coraggio, con l’aria che tira, a suggerire che possa esistere un limite a quello che lo stato di Israele ha diritto di fare in qualunque momento e in qualunque parte del globo. Però forse, visto che ci sono, Harris e Biden potrebbero fare un passo avanti e, sulla scia di Madeleine Albright, chiarire: esattamente a che punto diventano «troppe» le vittime civili? Quale sarebbe un numero non eccessivo di persone ammazzate – ventimila, diecimila, cinquemila…?

Quanti morti ci vogliono per disturbare la nostra coscienza democratica? Qual è la soglia statistica oltre la quale le persone smettono di essere umane e diventano numeri? Qual è la soglia statistica oltre la quale i «danni collaterali» diventano crimini?

Riconoscendo che le cifre delle vittime fornite dal ministero della sanità di Gaza sono «generalmente accurate», un portavoce dell’esercito israeliano spiegava che però almeno 12mila erano combattenti terroristi (cito da Times of Israel). Ora, non so se dodicimila combattenti uccisi sono «troppi»; ma quello che colpisce è che le fonti israeliane dichiarano con orgoglio di avere ucciso anche almeno 25mila non combattenti. Dopo due mesi di guerra, una fonte militare israeliana citata dalla Cnn dichiarava che due civili uccisi per ogni combattente è una quota «tremendamente positiva». Ok, il prezzo è giusto?

Dipende. Siamo tutti d’accordo che dei 695 civili israeliani uccisi nel raid di Hamas il 7 ottobre anche uno solo è uno di troppo (a me paiono «troppi» anche i 373 delle forze di sicurezza, e pure i dodicimila presunti «combattenti» palestinesi. Ma forse sono contaminato da residui di ideologia non-violenta). Comunque, a proposito di proporzioni: fino adesso, il rapporto fra vittime palestinesi e vittime israeliane – variabile a seconda delle fonti usate – è di circa 40 a uno. «Tremendamente positiva»?

Ovviamente, tutto questo vale se continuiamo a contare come vittime solo le persone direttamente uccise in azioni di guerra. Ma – come sapeva l’intervistatore di Madeleine Albright nel 1996 e come ci hanno insegnato eloquentemente Gino Strada e Emergency – la guerra ammazza anche in tanti altri modi e continuerà ad ammazzare anche quando diremo che «è finita».

Secondo la Geneva Declaration on Armed Violence and Development del 2008, approvata da 113 paesi, nelle aree di conflitto armato «per ogni persona che muore per violenza diretta, muoiono per cause indirette da tre a quindici persone». Basta pensare alle crisi sanitarie in atto, tifo, poliomielite, fame e agli ostacoli posti agli aiuti umanitari. Su questa base una lettera pubblicata dalla rivista medica inglese Lancet ipotizzava un fattore di quattro a uno che porterebbe a 186mila il numero dei morti a Gaza. Forse esagerano. Ma se fossero la metà andrebbe bene, Ms. Harris? Novantamila sono un prezzo che vale la pena, Mr. Biden? Con i nostri soldi, con le nostre armi – che facciamo, continuiamo a mandarle?

E noi, quand’è che cominciamo a sentirci turbati? In Cisgiordania, dove in teoria non c’è nessuna guerra, dal 7 ottobre in poi esercito e coloni hanno approfittato dell’attenzione rivolta a Gaza per ammazzare 594 persone. Sono «troppi»? Per capirci: abbiamo commemorato in questi giorni la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, 560 persone uccise. Per noi, è una ferita insanabile nella nostra memoria e nella nostra coscienza civile, come ogni crimine simile.

E LA CISGIORDANIA? Persino le autorità israeliane parlano di pogrom; ma i nostri media tacciono e i governi farfugliano qualche parola di biasimo mentre continuano a mandare armi a chi li uccide. E ancora: sappiamo se qualcuno sta contando i morti – «civili» o «combattenti» – in Libano?

Nel frattempo, a proposito di antisemitismo, il più grande arresto in massa di ebrei avvenuto dopo la seconda guerra mondiale in un paese occidentale ha avuto luogo il 22 luglio scorso a Washington.

Circa duecento partecipanti a una manifestazione indetta da Jewish Voice for Peace, in occasione del trionfo annunciato di Netanyahu al Congresso, sono stati arrestati per manifestazione non autorizzata. Duecento ebrei arrestati farebbe notizia dovunque; ma questi non contano. Volevano la fine dei bombardamenti, gridavano che i morti erano troppi. Ma forse, a essere di troppo, erano loro.

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10, 20, 50'000: quand les morts deviennent-ils "trop nombreux"?
#AlessandroPortelli
#Gaza
Combien de morts faut-il pour troubler notre conscience démocratique? Quel est le seuil statistique au-delà duquel les gens cessent d'être humains pour devenir des numéros ? Quel est le seuil statistique au-delà duquel les "dommages collatéraux" deviennent des crimes ?
https://ilmanifesto.it/10-20-50mila-quando-i-morti-diventano-troppi
10, 20, 50mila: quando i morti diventano «troppi»? | il manifesto

Israele (Commenti) Quanti morti ci vogliono per disturbare la nostra coscienza democratica? Qual è la soglia statistica oltre la quale le persone smettono di essere umane e diventano numeri? Qual è la soglia statistica oltre la quale i «danni collaterali» diventano crimini?. Di Alessandro Portelli

il manifesto
La memoria di Giovanna Marini e la lotta del Circolo Gianni Bosio di Roma per una nuova sede

Fondato nel 1972 anche dalla grande cantautrice scomparsa l'8 maggio di quest'anno, il Circolo è un punto di riferimento per la musica popolare italiana, ma è senza una sede stabile da otto anni. Nonostante le difficoltà, continua a organizzare eventi e a custodire un prezioso archivio storico. Il presidente Alessandro Portelli spera che il Comune di Roma possa finalmente assegnare uno spazio adeguato

Altreconomia
Une mémoire qui parle de conflit
80 ans après les #FossesArdéatines.
#AlessandroPortelli
De l'anniversaire du massacre au 25 avril, une saison de lutte sous le signe de l'Histoire. Pour que la mémoire ait un impact sur le présent, il est nécessaire de reconnaître la manière dont le fascisme se manifeste aujourd'hui, dans son essence élémentaire: la domination nue de ceux qui ont le pouvoir sur ceux qui ne l'ont pas. Comme c'est le cas depuis l'ère #Berlusconi, au cœur de ces anniversaires se trouve la question: de quel côté êtes-vous?
https://ilmanifesto.it/una-memoria-che-parla-di-conflitto?_se=Z2xhdWNvbWFyaWEuZ2VuZ2FAZ21haWwuY29t
Una memoria che parla di conflitto | il manifesto

25 aprile (Cultura) Dall’anniversario dell’eccidio al 25 aprile una stagione di lotta nel segno della Storia. Perché ricordare abbia un impatto sul presente è necessario riconoscere il modo in cui il fascismo si mostra ora, nella sua elementare essenza: il nudo dominio di chi ha il potere su chi non ce l’ha. Come accade dall’era di Berlusconi in poi, al cuore di tali ricorrenze sta la domanda: da che parte stai?. Di Alessandro Portelli

il manifesto
Il y a tout juste 80 ans (23.3.1944), le + grand massacre nazi métropolitain d'Europe, les Fosses Ardéatines à Rome, ne fut pas une simple "barbarie", mais du terrorisme conçu par des bureaucrates de l'extermination.
#AlessandroPortelli dans #LaRepubblica
La "voix" de #GianniBosio.
#AlessandroPortelli.
Il a proposé chanson populaire & chant social comme champ de réflexion historique avant même l'ethnomusicologie pour récupérer aussi toutes les expériences hérétiques. Cent ans après la naissance de #Bosio, parmi les 1ers à utiliser les sources orales dans l'historiographie, son approche de la connaissance critique émerge comme alternative au populisme.
https://ilmanifesto.it/la-voce-di-gianni-bosio?_se=d2lsa2luLm15cmlhbUBza3luZXQuYmU%3D
Ill.: #GianniBosio, Istituto #ErnestoDeMartino: https://www.iedm.it/
La «voce» di Gianni Bosio | il manifesto

(Italia) Proponeva la canzone popolare e il canto sociale come terreno di riflessione storica prima ancora che etnomusicologica, così da recuperare anche tutte le esperienze eretiche. A cento anni dalla nascita del ricercatore musicale, tra i primi ad utilizzare le fonti orali nella storiografia, il suo approccio alla conoscenza critica emerge come una alternativa al populismo. Di Alessandro Portelli

il manifesto
#16oct1943
Le silence de la nuit, puis les bottes, le va-et-vient.
#80eAnniversaire
Le jour de la rafle du ghetto de #Rome, les nazis allemands ont agi, mais dans les semaines qui suivirent, ce furent des délinquants, des espions, des agents 'repubblichini' italiens [des collabos de la république de Salò].
#AlessandroPortelli évoque les témoignages qu'il a recueillis, notamment de #SettimiaSpizzichino et #PieroTerracina.
https://ilmanifesto.it/16-ottobre-1943-il-silenzio-della-notte-poi-gli-scarponi-avanti-e-indietro
16 ottobre 1943. Il silenzio della notte, poi gli scarponi, avanti e indietro | il manifesto

(Cultura) Il giorno della razzia hanno agito i nazisti tedeschi, ma nei mesi seguenti sono stati delatori, spie, agenti repubblichini italiani. Di Alessandro Portelli

il manifesto

Giovedì 13 aprile la comunità di Casa Bettola, casa cantoniera autogestita di Reggio Emilia, ospiterà Alessandro Portelli.

Vi aspettiamo alle 18.30 in Via Martiri della Bettola 6, a Reggio Emilia.

#CasaBettola
#AlessandroPortelli
#QuartieriPartigiani2023