Noile dezvăluiri expun o realitate sumbră despre amploarea daunelor ireversibile provocate minorilor în numele ideologiei transgender Mii de copii au primit hormoni pentru blocarea pubertății și substanțe chimice care perturbă dezvoltarea naturală și prezintă riscuri grave pe termen lung, cum ar fi infertilitatea și pierderea densității osoase 👉 https://c.aparatorul.md/w37jz 👈 #blocante #chirurgestetician #cifre #copii #despăgubiredelaasigurări #detranziție #dezv...
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I giorni più neri dell'Iran: migliaia di morti nelle proteste

Il conflitto che sta colmando l’Iran ha portato a un bilancio che appare orribile e incerto, con cifre che si muovono in tutte le direzioni. Le immagini e i video arricchiscono la

Notizie Buzz!
Décret n° 2025-1398 du 29 décembre 2025 relatif aux conventions industrielles de formation par la recherche
[Nouvelles dispositions applicables au 1er janvier 2026]
#ESR #Universités #Doctorat #Thèse #Financement #CIFRE
ELI : https://www.legifrance.gouv.fr/eli/decret/2025/12/29/ESRR2530796D/jo/texte

Je vois des doctorant.e.s CIFRE prochainement et se pose la question de l'ouverture des données ; est-ce qu'un membre de l'un des établissements qui ont souscrit à THEmeta.news pourrait m'envoyer une copie de ce document : https://themeta.news/les-theses-cifre-face-aux-secret-des-affaires/ per favore ?

#thèse #ScienceOuverte #CIFRE

Les thèses Cifre face aux secret des affaires — TheMetaNews

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TheMetaNews
Soldi finiti, cantieri infiniti: il vero volto della Torino-Lione

Il 30 luglio 2025 la Commissione Europea ha pubblicato la "Decisione di Esecuzione" sul progetto Torino-Lione, presentata come un documento tecnico volto a garantire il completamento dell'opera entro il 2033. Ma dietro il linguaggio burocratico e le tabelle di marcia, questa Decisione svela una verità che i promotori della grande opera cercano di nascondere: il TAV Torino-Lione non ha coperture finanziarie certe, e il rispetto delle scadenze indicate è pura propaganda. Il documento chiarisce che l’Unione Europea non mette nuovi fondi sul tavolo. L’unico stanziamento effettivo resta quello del ciclo di bilancio 2021-2027 (700 milioni di euro), mentre per il futuro si parla genericamente di “pianificazione di investimenti in diversi cicli di bilancio”, senza impegni vincolanti. È un modo elegante per dire che, al di là delle promesse, i soldi non ci sono. La Commissione stessa ammette che il cofinanziamento potrà arrivare al 55% per il tunnel di [...]

notav.info
Offre #emploi en contrat doctoral #these #CIFRE - #CMTRA
https://cmtra.org/Nous_connaitre/Lassociation/3_LE_CMTRA/1543_OffredemploiencontratCIFRE.html
Dans le cadre de ses activités de recherche, de #rechercheaction et de #médiation scientifique, le Centre des #Musiques Traditionnelles #RhôneAlpes « musiques, territoires, #interculturalités » recrute pour janvier 2026 un·e doctorant·e en sciences humaines et sociales. #SHS dans le cadre du dispositif Convention Industrielle de Formation par la Recherche (CIFRE), cofinancé par l’ANRT et le CMTRA pendant 3 ans
Offre d'emploi en contrat CIFRE - CMTRA

<h4><div style="text-align:center"><a href="/avec/lib/elfinder-2.0-rc1/files/NOS%20ACTIONS/Publications/Actes%20et%20com

#JeChercheUnTaf ou plutôt #JeChercheUneThèse, spécifiquement un ou une HDR ; j'ai déjà un financement.

J’aimerais porter le projet d’une thèse qui permettrait de comprendre et d’évaluer comment les logiciels libres et les communs numériques peuvent soutenir une politique publique de souveraineté numérique.

Note d’intention ici : https://lvgn.xyz/note-intention-th%C3%A8se.pdf

Mon CV ici : https://lvgn.xyz/CV.pdf

#recherche #thèses #logicielLibre #CommunNumerique #souverainetéNumérique #CIFRE #science

🆘 A l'aide ! 😩 15 jours après le début de la thèse CIFRE de mon doctorant, l'entreprise a dû rompre notre contrat pour raisons économiques.

Nous cherchons donc une entreprise (idéalement à Paris ou Laval) pour une thèse #CIFRE sur l’ #IA générative comme outil d’aide à la conception de ressources pédagogiques.

Une autre option serait une co-tutelle avec un autre labo. On a 1/2 du financement.

Au point où on en est, je prend aussi les miracles.

#ESR
@lelibreedu

alessandro portelli, sui numeri del genocidio a gaza (articolo di oggi sul ‘manifesto’)

Alessandro Portelli

Il 12 maggio 1996, a un intervistatore televisivo che le chiedeva se mezzo milione di bambini morti in Iraq fossero un prezzo che valeva la pena pagare, Madeleine Albright – ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu e segretaria di stato durante la guerra in Iraq – rispose: «È una scelta difficile ma pensiamo che fosse un prezzo che valeva la pena».

Il 10 agosto scorso, Kamala Harris – prossima, speriamo, presidente degli Stati uniti – ha detto che i civili uccisi a Gaza sono «far too many», davvero troppi. In modo più confuso e ambiguo, anche il presidente uscente Joe Biden ha detto la stessa cosa nel suo discorso alla convention democratica a Chicago.

RICONOSCIAMOLO: ci vuole del coraggio, con l’aria che tira, a suggerire che possa esistere un limite a quello che lo stato di Israele ha diritto di fare in qualunque momento e in qualunque parte del globo. Però forse, visto che ci sono, Harris e Biden potrebbero fare un passo avanti e, sulla scia di Madeleine Albright, chiarire: esattamente a che punto diventano «troppe» le vittime civili? Quale sarebbe un numero non eccessivo di persone ammazzate – ventimila, diecimila, cinquemila…?

Quanti morti ci vogliono per disturbare la nostra coscienza democratica? Qual è la soglia statistica oltre la quale le persone smettono di essere umane e diventano numeri? Qual è la soglia statistica oltre la quale i «danni collaterali» diventano crimini?

Riconoscendo che le cifre delle vittime fornite dal ministero della sanità di Gaza sono «generalmente accurate», un portavoce dell’esercito israeliano spiegava che però almeno 12mila erano combattenti terroristi (cito da Times of Israel). Ora, non so se dodicimila combattenti uccisi sono «troppi»; ma quello che colpisce è che le fonti israeliane dichiarano con orgoglio di avere ucciso anche almeno 25mila non combattenti. Dopo due mesi di guerra, una fonte militare israeliana citata dalla Cnn dichiarava che due civili uccisi per ogni combattente è una quota «tremendamente positiva». Ok, il prezzo è giusto?

Dipende. Siamo tutti d’accordo che dei 695 civili israeliani uccisi nel raid di Hamas il 7 ottobre anche uno solo è uno di troppo (a me paiono «troppi» anche i 373 delle forze di sicurezza, e pure i dodicimila presunti «combattenti» palestinesi. Ma forse sono contaminato da residui di ideologia non-violenta). Comunque, a proposito di proporzioni: fino adesso, il rapporto fra vittime palestinesi e vittime israeliane – variabile a seconda delle fonti usate – è di circa 40 a uno. «Tremendamente positiva»?

Ovviamente, tutto questo vale se continuiamo a contare come vittime solo le persone direttamente uccise in azioni di guerra. Ma – come sapeva l’intervistatore di Madeleine Albright nel 1996 e come ci hanno insegnato eloquentemente Gino Strada e Emergency – la guerra ammazza anche in tanti altri modi e continuerà ad ammazzare anche quando diremo che «è finita».

Secondo la Geneva Declaration on Armed Violence and Development del 2008, approvata da 113 paesi, nelle aree di conflitto armato «per ogni persona che muore per violenza diretta, muoiono per cause indirette da tre a quindici persone». Basta pensare alle crisi sanitarie in atto, tifo, poliomielite, fame e agli ostacoli posti agli aiuti umanitari. Su questa base una lettera pubblicata dalla rivista medica inglese Lancet ipotizzava un fattore di quattro a uno che porterebbe a 186mila il numero dei morti a Gaza. Forse esagerano. Ma se fossero la metà andrebbe bene, Ms. Harris? Novantamila sono un prezzo che vale la pena, Mr. Biden? Con i nostri soldi, con le nostre armi – che facciamo, continuiamo a mandarle?

E noi, quand’è che cominciamo a sentirci turbati? In Cisgiordania, dove in teoria non c’è nessuna guerra, dal 7 ottobre in poi esercito e coloni hanno approfittato dell’attenzione rivolta a Gaza per ammazzare 594 persone. Sono «troppi»? Per capirci: abbiamo commemorato in questi giorni la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, 560 persone uccise. Per noi, è una ferita insanabile nella nostra memoria e nella nostra coscienza civile, come ogni crimine simile.

E LA CISGIORDANIA? Persino le autorità israeliane parlano di pogrom; ma i nostri media tacciono e i governi farfugliano qualche parola di biasimo mentre continuano a mandare armi a chi li uccide. E ancora: sappiamo se qualcuno sta contando i morti – «civili» o «combattenti» – in Libano?

Nel frattempo, a proposito di antisemitismo, il più grande arresto in massa di ebrei avvenuto dopo la seconda guerra mondiale in un paese occidentale ha avuto luogo il 22 luglio scorso a Washington.

Circa duecento partecipanti a una manifestazione indetta da Jewish Voice for Peace, in occasione del trionfo annunciato di Netanyahu al Congresso, sono stati arrestati per manifestazione non autorizzata. Duecento ebrei arrestati farebbe notizia dovunque; ma questi non contano. Volevano la fine dei bombardamenti, gridavano che i morti erano troppi. Ma forse, a essere di troppo, erano loro.

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