Lorenzo Tosa

Siamo all’apoteosi.

Il Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa ha invitato ufficialmente e direttamente a Palazzo Madama nientemeno che la coppia della Famiglia nel bosco.

Sì, sì, proprio come lo leggete.

I due genitori, Nathan e Catherine Trevallion, cui sono stati sottratti i figli minori per averli fatti vivere privi di ogni condizione elementare igienica, sociale, sanitaria, culturale e cognitiva, sono stati trasformati in ospiti d’onore dello Stato dalla seconda carica dello Stato.

E loro hanno subito accettato.

Non è solo uno schiaffo ai giudici che stanno facendo il proprio lavoro in un clima infame. E che vivono sotto scorta per questo.

È uno sfregio alle istituzioni da parte di chi indegnamente le riveste, il cui unico scopo è quello di raccattare due voti al Referendum giocando sull’analfabetismo dei propri elettori.

È abuso di ignoranza.

È, per quanto mi riguarda, una vergogna di Stato.

#Larussa #famiglianelbosco #palazzomadama #lorenzotosa

@news

IlPescara: Incontro con Lorenzo Tosa per parlare di attualità, futuro e partecipazione a Lettomanoppello

Il giornalista e scrittore Lorenzo Tosa sarà ospite a Lettomanoppello in un incontro-dibattito che si terrà il prossimo 12 marzo, alle ore 17.30.Si parlerà di attualità, futuro e partecipazione, per confrontarsi senza filtri, un momento pensato soprattutto per i giovani ma aperto a tutta la...

Meeting with Lorenzo Tosa to discuss current affairs, the future, and participation in Lettomanoppello.

Journalist and writer Lorenzo Tosa will be a guest in Lettomanoppello for a debate held on March 12th at 5:30 PM. The discussion will focus on current affairs, the future, and participation, for an unfiltered confrontation, a moment especially designed for young people but open to everyone...

#LorenzoTosa #Lettomanoppello

https://www.ilpescara.it/attualita/incontro-lorenzo-tosa-parlare-attualita-futuro-partecipazione-lettomanoppello.html

Incontro con Lorenzo Tosa per parlare di attualità, futuro e partecipazione a Lettomanoppello

Si parlerà di attualità, futuro e partecipazione, per confrontarsi senza filtri, un momento pensato soprattutto per i giovani ma aperto a tutta la cittadinanza, per...

IlPescara

Lorenzo Tosa
Quando un giorno, tra molti anni, gli storici racconteranno dell’aggressione illegale e unilaterale dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele e trarranno un bilancio di una delle pagine più nere e vergognose di questo millennio, diranno che la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni era impegnata a fare post sulla “Famiglia nel bosco” e ad attaccare i giudici senza uno straccio di carta, conoscenza diretta del tema, rispetto minimo ed elementare dell’indipendenza della magistratura.
E tutto per raccattare miseramente due voti per un Sì al Referendum che nel frattempo sta franando nei sondaggi anche grazie a post come questo.
“Signor” Presidente del Consiglio, non so se le è chiaro, lei si deve occupare della guerra in Iran, di diritto internazionale, di bollette, del disastro politico, militare ed economico che il suo ex amico Donald Trump ha appena provocato nel mondo intero e in particolare in Italia. Di questo si deve occupare in questo momento, e di nient’altro.
È quello che sciaguratamente tre anni fa le hanno chiesto di fare 10 milioni di italiani, tra cui faccio un preciso motivo di orgoglio non essere mai stato.
E come me, credo che lo possano dire ben più di 10 milioni di italiani.

Presidente, SALGA A BORDO CA***!

#meloni #trumpWar #referendumGiustizia
#votaNo #famiglianelbosco
#LorenzoTosa

@politica

Lorenzo Tosa

Sembra incredibile, e invece è successo davvero.

Invece di presentarsi davanti al Parlamento e ai cittadini italiani, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in radio, a Rtl 102.5, per relazionare il Paese sulla più grave crisi della storia recente.

E ha infilato una supercazzola dietro l’altra.

Ha assicurato che “L’Italia non è in guerra e non intende entrarci”.

Già, peccato che invierà immediatamente armi, sistemi anti-droni e munizioni ai Paesi del Golfo ufficialmente per difendersi dall’Iran (dimenticandosi di dire che l’Iran si sta a sua volta difendendo da un attacco illegale).

Ha aperto esplicitamente all’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano: “Ci atteniamo agli accordi bilaterali”.
E in caso di richieste ulteriori? “Decideremo insieme al Parlamento”.

Parlamento di fronte a cui però si guarda bene di metterci la faccia, come invece avevano richiesto tutte le opposizioni, lasciando la patata bollente a Tajani e Crosetto. Aiuto!

E ancora:

Si dice preoccupata “da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos”.

Solo che si dimentica di dire che chi viola sistematicamente e ripetutamente il diritto internazionale ha un nome e cognome: si chiama Donald Trump. Ieri in Venezuela, oggi in Iran.

Ma mica finisce qui:

Ha parlato di “reazione scomposta dell’Iran”.

E certo, dopo che due Paesi ti bombardano e ammazzano civili, cosa ti aspetti che facciano? Che rispondano con i fiori.

Non una parola neppure sull’imbarazzante caso di Crosetto a Dubai.

Nessuna condanna dell’aggressione unilaterale di Trump e Israele.

Nessuna autocritica per essere stata la più grande amica e alleata di due criminali di guerra.

E soprattutto: nessun passaggio in Parlamento davanti agli italiani.

Ma su una radio privata, come se fosse una cantante in gara a Sanremo che commenta la geopolitica, in spregio di qualunque ruolo e incarico istituzionale.

Che abisso rispetto al discorso monumentale pronunciato appena 24 ore fa dal premier spagnolo Sánchez.

Siamo in queste mani qui.

E di questi tempi mette i brividi.

#meloni #radioprivata
#lorenzoTosa

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Lorenzo Tosa

Il suo nome è Ali Mohamed Hassan, è un dipendente di uno store ufficiale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

O meglio: era.

Mentre stava lavorando, è entrato nel negozio un gruppo di tifosi israeliani che sventolava bandiere del proprio Paese davanti al personale.

E lui, a quel punto, ha risposto solo con due parole: “Free Palestine”. “Palestina Libera”.

Una delle israeliane lo ha sfidato a ripeterlo: “Dillo di nuovo”.

E Hassan lo ha fatto. Più volte. E, ad ogni provocazione lui ha continuato a ripeterlo senza lasciarsi intimidire: “Free Palestine!”

Nessuna offesa. Nessuna discriminazione. Men che meno alcuna traccia di antisemitismo.

Solo una speranza condivisibile da chiunque sia rimasto umano: “Palestina libera”.

Eppure, per questa ragione, su richiesta degli stessi israeliani, Hassan è stato licenziato dagli organizzatori delle Olimpiadi.

La “motivazione”: “Non è appropriato esprimere opinioni politiche”.

Come se invocare la libertà per un popolo vittima di genocidio, occupazione e apartheid fosse un’opinione politica.

Il video è stato diffuso da Eye on Palestine e rilanciato da "No Justice No Peace”, e Hassan ha ottenuto la solidarietà immediata di migliaia di utenti indignati, come lo sono io, per come è stato trattato.

Viviamo in un clima distopico e allucinante in cui viene protetta e applaudita la nazione il cui governo sta compiendo un genocidio e punito un commesso che ha osato difendere il popolo che lo sta subendo.

Non solo Israele non viene bandito da ogni competizione internazionale - come è accaduto alla Russia - ma colpiscono chiunque civilmente si opponga.

Io, invece, per quello che vale voglio dire GRAZIE ad Ali Mohamed Hassan per averci messo la faccia e pure il proprio lavoro per ribadire un diritto e difendere un popolo.

Altro che licenziamento.
Quest’uomo meriterebbe un premio. 🙏

#olimpiadi2026
#licenziato #AliMohamedHassan #freepalestine
#tifosiisraeliani
#lorenzotosa

emama (@[email protected])

Lorenzo Tosa In queste ore la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese è sottoposta a una gogna spaventosa e di una ferocia inaudita orchestrata dalla Francia e cavalcata indegnamente da tutta la destra di casa nostra, per chiederne la “testa” e le dimissioni dall’Onu. E la “ragione”, a sentire gli indignati a targhe alterne, sono le parole definite “gravissime”, “vergognose”, addirittura “antisemite” (la solita, trita e pigra accusa) che Francesca Albanese avrebbe pronunciato nel suo ultimo discorso di sabato scorso al forum di Al-Jazira. Poi vai a sentire il discorso integrale e scopri che per 3 minuti e 30 secondi Albanese non ha detto nulla che non sia assolutamente e insopportabilmente - per alcuni - condivisibile. Ha parlato di genocidio a Gaza. Ha detto che non è ancora finito, anzi, ora è ancora più visibile. Ha smascherato le finte tregue americane e le inesistenti paci. Ha parlato delle molteplici violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Ha denunciato, soprattutto, il silenzio e della complicità di quasi tutti i governi occidentali. Di tutto quel discorso, inattaccabile, inappuntabile e pure necessario, hanno estrapolato solo quattro paroline. Quattro. “Nemico comune dell’Umanità”. Come se Albanese stesse parlando di Israele. Basterebbe avere la pazienza e l’onestà intellettuale di ascoltarlo tutto quel discorso - e in particolare quel passaggio - per capire che non stava affatto parlando di Israele, semmai del sistema che ha reso possibile il genocidio a Gaza. Cioè anche Noi, come società, i nostri “capitali finanziari”, l’economia di guerra, “algoritmi e armi”. Testualmente, ha detto Albanese: “Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia dato scusanti politiche, copertura politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, è anche un'opportunità. Se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo – noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi. Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune, e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, sono l'ultima strada pacifica, l'ultimo strumento pacifico che abbiamo per riguadagnare la nostra libertà". È un discorso di una lucidità disarmante, e proprio per questo hanno preferito ignorarlo, fraintenderlo, equivocarlo. Perché il “nemico comune” di cui parlava Albanese non era affatto Israele in quanto tale, men che meno gli ebrei (sciocchezza assoluta), ma gli stessi che oggi la accusano in malafede di antisemitismo per non dover guardare la verità e la responsabilità politica, economica, MORALE che Francesca Albanese gli ha sbattuto davanti agli occhi. Per questo la attaccano e ne chiedono con la bava alla bocca le dimissioni, spesso senza neanche aver ascoltato mezza parola di quel discorso. Perché gli altri, quelli che lo hanno ascoltato, ne sono stati colpiti drammaticamente nel vivo. E in prima fila l’Italia e il governo e tutta la destra in massa e tutti i negazionisti del genocidio. Perciò solidarietà totale a Francesca Albanese, per quello che ha detto e per quello che ha fatto negli ultimi tre anni, spesso sola a combattere contro un potere quasi assoluto, contro tutto o contro tutti, o quasi. Sappia che siamo in tanti con lei. Anche oggi che non è facile, soprattutto oggi che non è comodo. Ma è semplicemente GIUSTO. #Francescaalbanese #gaza #genocidio #gognamediatica #franciacontroalbanese @[email protected] @[email protected]

Poliversity

Da #Lorenzotosa

Mentre a destra versano fiumi di retorica e ipocrisia sull’Olocausto, nel silenzio generale, accade che il 30 gennaio, a 72 ore dal Giorno della Memoria, un deputato della Lega inviti alla Camera nientemeno che CasaPound, ovvero un partito apertamente e orgogliosamente neofascista.

Ospite il portavoce di CasaPound Luca Marsella, già condannato per scontri con le forze dell’ordine e uno dei promotori dell’adunata fascista di Acca Larentia.

Per parlare di cosa?

Di “Remigrazione”. Ovvero il mantra della destra estrema europea e mondiale.

In un Paese appena decente CasaPound sarebbe bandita dalla scena pubblica e costretta a sciogliersi in applicazione della legge Scelba.

Qui da noi viene invitata alla Camera dal secondo partito di governo come se nulla fosse.

Il tutto - come sfregio ulteriore - nei Giorni della Memoria e a pochi giorni dall’incontro tra Salvini e l’influencer neonazista inglese Tommy Robinson al Ministero dei Trasporti.

E ha fatto benissimo l’opposizione a chiedere una cosa semplice che dovrebbe essere ovvia: quel convegno non s’ha da fare.

Fuori CasaPound dal Parlamento!

Non è censura. È rispetto della democrazia. E della Storia.

Soprattutto oggi.

#casapound #Parlamento #remigrazione
#casapoundeCasapound #lucamarsella

@news

Lorenzo Tosa
"Decreto sicurezza"

È passata pressoché sotto silenzio la notizia di uno dei decreti più repressivi e anticostituzionali della storia repubblicana.

Il famigerato nuovo “Decreto Sicurezza” (per ora solo in bozza) del governo Meloni.

Quaranta articoli uno più scioccante dell’altro, dentro cui ci sono alcune norme che possono esistere solo nei regimi - a proposito di regimi, parola che la destra-destra ha appena imparato e pronuncia a caso.

Nel disordine:

Sarà represso, punito e criminalizzato ogni forma di dissenso, trasformato da diritto costituzionalmente garantito a problema di ordine pubblico.

Si rischiano multe salatissime (fino a 5000 euro) anche solo per aver manifestato per Gaza o altre cause sgradite.

Viene introdotto il “fermo di prevenzione” durante le manifestazioni: in pratica la polizia potrà arbitrariamente trattenere per 12 ore i manifestanti sospettati di rappresentare un pericolo. In pratica, chiunque decidano le forze dell’ordine, in qualunque momento.

E, mentre i cittadini vengono manganellati a colpi di decreto, scatta anche lo scudo penale per gli agenti, vecchio pallino della destra-destra.

Le Ong saranno ancora più criminalizzate di quanto non lo siano. E potranno subire un’interdizione temporanea di 30 giorni (più 30) del limite delle acque territoriali in caso di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
Anche in questo caso chi deciderà chi e se rappresentano un pericolo? Gli stessi che li considerano a prescindere dei criminali.

E i migranti eventualmente a bordo di barche interdette saranno reimpatriati anche in Paesi terzi con i quali l’Italia ha degli accordi specifici: vedi il tragico modello Albania.

E poi: diventerà facilissimo, quasi automatico, espellere i migranti, anche direttamente dal Ministero per i soggetti ritenuti “pericolosi”. Non è chiaro con quali parametri.

E ancora: nuove “zone rosse” istituite direttamente dai prefetti in zone a rischio. In pratica zone franche in cui, con la scusa della sicurezza, varrà tutto.

Si chiama Italia, ma sta diventando sempre più l’Ungheria di Orban.

Questa è roba da democratura.
Da Ungheria di Orban.
Da America di Trump.

Stanno sostituendo lo Stato di Diritto con lo Stato di Polizia.

Dovremmo scendere in piazza in milioni contro lo stesso decreto che ce lo renderà di fatto impossibile.

Eccola, la loro idea di democrazia. Spiegata in due righe.

#lorenzotosa
#decretosicurezza
#statodipolizia

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Lorenzo Tosa

È arrivata la notizia che tutti aspettavamo. La più bella.

Alberto Trentini è LIBERO!

Dopo 423 giorni di incubo, carcere e prigionia, è stato finalmente rilasciato il cooperante italiano detenuto illegalmente dal Venezuela.

L’unica notizia veramente bella di una serie di vicende veramente orribili.

Nessuno nel governo osi mettere il cappello su questa liberazione. Non ci provino nemmeno.

Trentini è libero non grazie ma nonostante il governo italiano, che nulla ha fatto in questo lunghissimo anno e mezzo.

E nemmeno grazie a Trump, a cui dei venezuelani, figuriamoci dei prigionieri, non è mai fregato assolutamente nulla.

Altro che “liberatore”.

Resta la grande notizia e la fine di un incubo per una persona che non aveva fatto nulla.

Il pensiero in questo momento va alla mamma Armanda che con grande dignità si è battuta per la sua liberazione, spesso lasciata sola, abbandonata dalla politica che oggi esulta, alla famiglia, agli amici, a tutti quelli che non hanno mai smesso di crederci.

Buon ritorno a casa, Alberto!

#LorenzoTosa #albertotrentini #albertotrentinilibero

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Da Lorenzo Tosa

Questa mattina la sindaca di Genova Silvia Salis ha fatto una cosa semplice e preziosa.

È andata a Reggio Emilia, città natale della famiglia Cervi e, di fronte ad Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli trucidati dai nazifascisti il 28 dicembre 1943, ha tenuto l’orazione ufficiale.

Sono parole di Memoria altissima, la risposta più bella a chi, come La Russa, straparla di “simboli di amore”.

“Ci sono storie che non chiedono solo di essere ricordate. Chiedono di essere raccontate.
Il massacro dei fratelli Cervi non è una tragedia privata.
È una domanda pubblica.
Una di quelle domande che attraversano il tempo e tornano, puntuali, ogni volta che una società deve decidere da che parte stare.

Sette fratelli. Sette nomi, sette date di nascita, sette vite diverse. E una sola scelta comune: non voltarsi dall’altra parte.

Erano una famiglia: la loro casa era aperta ai fuggiaschi, agli stranieri, ai disertori, a chiunque scappasse dalla guerra e dalla violenza.

Quando il fascismo chiedeva silenzio, loro offrivano rifugio. Quando chiedeva obbedienza, loro sceglievano la libertà.
Per questo furono catturati. E poi, senza difesa, fucilati. Sette fratelli uccisi come messaggio. Come avvertimento. Come lezione.

Il fascismo ha sempre avuto questa ossessione: non eliminare solo le persone, ma spezzare l’idea che portano.

Ma qui sta il punto che il fascismo non ha mai capito. Si possono fucilare sette uomini. Non si può fucilare un’idea.

La libertà è un ciclo. Ogni volta che qualcuno prova a spezzarla con la forza, qualcun altro la risemina.

Ecco cos’è l’antifascismo. È la fiducia ostinata nel genere umano e nella sua capacità di seminare, di amare.

(…) Più volte mi è stato chiesto se ha ancora senso, nel nostro tempo, dirsi antifascisti.
E la risposta è semplice: non solo ha senso, ma è necessario.
Non dobbiamo mai stancarci di dirci antifascisti esattamente come non dobbiamo mai stancarci di chiamarci per nome.

Antifascismo è il nome dei fratelli Cervi, del popolo italiano, è il nome della nostra Costituzione, è il nome del sangue che è stato versato sulle colline che ci circondano, sui monti che stanno alle spalle della mia Genova.

Antifascismo è il nome delle tante donne che hanno reso possibile la Resistenza. Con la loro lotta, con la loro sofferenza. Come quella di Genoeffa Cocconi. Che ha visto morire i suoi figli, che non potuto seppellirli. E che non ha retto al ricordo del dolore, all’infamia fascista che dopo i figli ha provato a toglierle anche la casa e tutto il poco che le rimaneva.

(…) Essere antifascisti oggi significa difendere chi è più fragile, anche quando non ci conviene.
Significa accettare che il potere vada sempre controllato, soprattutto quando ci piace.
Significa ricordare che la libertà di parola vale soprattutto per chi dice cose che non ci piacciono.

Il fascismo ha superato i confini di se stesso, ed è diventato sinonimo di “male assoluto”. Eppure, incredibilmente, ancora qualcuno fatica a definirsi antifascista.

(…) Non potevo dire di no in segno di riconoscenza per Adelmo e per la sua famiglia, per la testimonianza antifascista che non si stanca mai di portare avanti in tutta Italia. Ci siamo visti a Sant’Anna di Stazzema, ci siamo visti a Genova, non potevamo non vederci qui.

E per rendere ancora più saldo questo legame sono contenta di poter annunciare che molto presto anche il Comune di Genova aderirà formalmente all’Istituto Alcide Cervi. Ne abbiamo parlato in giunta, accogliendo il vostro invito. E presto approveremo tutti i documenti necessari.

Alcide Cervi è stata ‘una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta’.
Poi, anche la quercia è morta, ma vorrei fare mio il suo invito: ‘Guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo’. Perché ‘dopo un raccolto ne viene un altro’.

Per unire ancora di più questa terra e la mia terra vorrei che il prossimo 25 aprile, con la collaborazione dell’Anpi, anche a Genova organizzassimo una grandissima pastasciutta antifascista, a cui far partecipare tutta la città: un’unica grande famiglia unita a Casa Cervi.

Perché questi nostri sette fratelli ‘son morti sui 20 anni per il nostro domani, come vecchi partigiani. Sangue del nostro sangue’.
E, allora: ‘Teniamoci per mano. Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera’”

È questo il fiore🌹

Grazie Sindaca.

#LorenzoTosa

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#silviasalis
#28dicembre1943 #28dicembre2025
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