L’articolo del #Guardian racconta come, a #Gaza, il blocco israeliano sull’ingresso di cemento e materiali da costruzione abbia costretto molti palestinesi a creare un’industria improvvisata che ricicla le macerie degli edifici bombardati per produrre un cemento di fortuna.
Nelle tende polverose ai margini di #KhanYounis, gli operai setacciano e macinano detriti con protezioni minime, mentre un asino trasporta il materiale da una tenda all’altra.
Il lavoro è estenuante, pericoloso e malsano, ma è l’unica possibilità in un territorio dove non esistono alternative e dove la distruzione è immensa: secondo dati ONU e Unosat, l’81% delle strutture della Striscia è stato danneggiato e più di 123.000 edifici sono stati completamente rasi al suolo, generando decine di milioni di tonnellate di macerie. ⬇️2