L’epoca della fine della metafisica porta con sé la fine della logologia di quel mondo. La nostalgia delle origini è un vestito che non si dismette mai, ce lo dice la falsa coscienza dell’eterno ritorno e del ritorno dell’oscuro, la logologia orfica che qui da noi ha avuto tanto successo, Poesie della miseria del Simbolico di Francesco Paolo Intini, Marie Laure Colasson, Giorgio Linguaglossa

(polittico di ricochet di Marie Laure Colasson, acrilico 100×110, 2025)

Glossa di Giorgio Linguaglossa

«Per fortuna, il meglio è passato».
«La situazione è grave, ma non seria»
(Ennio Flaiano)

Queste famose “battute” del grande Flaiano ben si adattano a esemplificare le contraddizioni dei nostri tempi. Ma la situazione, almeno dal punto di vista della vecchia Europa, è più che «grave», ci troviamo ad un punto di possibile caduta, o di svolta. L’esito dipenderà soltanto da noi.

La nostra epoca è contrassegnata da una «ontologia del vuoto», quindi «ontologia meta stabile».

Il mito delle origini dice molto di chi lo sostiene. Lo scrittore Vitaliano Trevisan, scomparso ancora giovane, scriveva: “Le origini sono il vestito che non smetti mai”. Sono assolutamente d’accordo, anche se so che molti non ci credono e pensano sia facile liberarsi di quel fardello. Di solito dicono: “No, non ero io – o – Si, ero io ma ho cambiato idea – o – Si ero io ma mi ero sbagliato”. Purtroppo, benché la vita sia un lungo viaggio nella storia per allontanarsi dalle proprie origini, la nostalgia delle origini ritorna. Come Omero aveva scritto, Ulisse infine ritorna proprio da dov’era partito, ad Itaca.

L’ontologia del vecchio novecento è diventata «più che debole», il suo involucro e il suo contenuto sono stati scoperti per quello che erano: nient’altro che vuoto. Quella antica ontologia è stata infermizzata e posta in terapia intensiva. Ci sono rimaste le «parole deboli», «inferme», «precarie», post-montaliane, post-zanzottiane, non possiamo non trarre le conseguenze da quel mondo che è tramontato per sempre.

Chi usa le parole «forti», «rotonde», significative», le parole dell’elegia, le parole del panlogismo del secondo Novecento, o le parole frantumate del discorso poetico post-zanzottiano, le parole «fortificate», le parole polifrastiche, toponomastiche e paesaggistiche della poesia di accademia che vanno di moda oggidì, è finito nelle scritture del baraccone mediatico alla Franco Arminio.
Quelle parole sono finite nel buco di ozono della afasia dell’ultimo Zanzotto e delle postreme derive neoorfiche. Non poteva andare diversamente perché quelle parole corrispondevano ad una visione panlogistica e plenipotenziaria del discorso poetico legiferante (di cosa poi un poeta oggi possa legiferare resta un mistero).

A noi di quel mondo idillico cresciuto sotto l’ombrello della NATO non ci sono rimasti che frammenti (membra disiecta) mummificati. A noi non resta altro da fare che impegnarci nella loro deiezione in un discorso poetico che sarà necessariamente frammentato, dissestato, lateralizzato, multi prospettico, campodinamico.

Di quell’«armadio delle meraviglie» della poesia del secondo Novecento è rimasto ciò che abbiamo ripetutamente scritto: i quadretti eufonici post-edipici insieme alle cornici discrostate delle post-avanguardie e delle post-retroguardie attraversate dalle macchine diserbanti dell’epigonismo che riverberano ancora i lucidi medaglioni della poesia post-penniana e della poesia post-elegiaca.

Non si tratta soltanto di opporre una «resistenza» alle avversità e alla avverse contumelie della civiltà della post-massa mediatica, come ammoniva un poeta dialettico e marxista come Mario Lunetta negli scorsi decenni, quanto di presentare un altro modo della poiesis, un’altra idea della poiesis, un altro modo di vivere fuori e dentro la poiesis, un’altra idea del Politico e del Poietico.

Francesco Paolo Intini

PIZZINI V

Il sole si alza ed è subito eccitato
Sobbalza la lavastoviglie, apre il fornello ai croissant.

Missili e portaerei cinguettano sui prati.
Tra i rami del pino un pettirosso canta felice:

-L’algoritmo confonde le onde
Frigge olio al posto del mare
E cuoce due uova che spaccia per Sirio.

-Silenzio!
Ex cornacchie si azzuffano per un READY MADE apparso nei cieli
IN HOC SIGNO VINCES.

Marte invia messaggi di dune nel rosso
Ma dal prisma quaggiù sfugge un’immagine azzurra
di uno squalo che nuota tra onde radio.

Bocche larghe trasmettono ventiquattr’ore su ventiquattro
Un po’ di terrore, un mix di orrore un minimo di freezer.

Nel cambio pelle un pulcino dimentica la muta a sonagli
troppo larga per lo spettacolo ai raggi X.

PIZZINI VI

Destra Sinistra Centro sfiorirono ben presto
e l’odore d’ arancia lambì i cannoni.

I giornali smisero di consumare piombo
perché s’innamoravano l’uno dell’altro.

Ci furono guanti che si rivoltarono contro le dita
E a dispetto di medici e infermieri
piantarono l’albero dei coltelli nel Pronto soccorso.

Nessun cavallo beveva nella vasca dei fatti.

Anche le caffettiere provarono a spartirsi la cucina
A me un pezzo di frigo
A te uno sportello di microonde
E sapone a volontà sui resti
di un tavolo tondo
di uno scolapiatti
di un vecchio armadio per pane e insetti.

I nuovi Dna si scrollavano di dosso il vecchiume dell’acidità
E misero al rogo guanine e citosine di tonno in scatola.

Si provò un gran sollievo a togliere di mezzo la chimica
Dalle grinfie di pulci e T-rex
Così i metalli potevano mungere capre di oro
E rifornire i caveau

Impazziva il cloro per la ruggine dei prati
Titiretupatulae…
Un po’ di acqua regia a te
Un filo di acido solforico alle oasi di Marte.
Ai proletari di Plutone
Un trattato ready made tra nativi e yankee.

-Quando finirà l’inverno?
Chiese una gazza rossa sul ramo più alto del mandorlo.

La musa chiuse i battenti per mancanza di agganci politici
E un partito di critici reclamò un ministero agli endecasillabi.

Tutti in piazza alla sfilata di missili e carrarmati
con le medaglie appuntate ai petti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marie Laure Colasson
11 gennaio 2025 alle 18:31

Il mondo era già kitchen da un pezzo

cosa c’è di più kitchen in un mondo dove il tycoon dichiara di voler bombardare la Danimarca e riprendersi lo stretto di Panama a suon di schiaffi e di sberloni? Il mondo era già kitchen da un pezzo.

Un pezzo di Groenlandia a me, una sottilissima striscia del polo nord a te caro Xi, e facciamola finita con i Re di Coppe, mettiamo dei fiori nei nostri cannoli. E buon appetito!

Giuseppi! Giuseppi! – con il mandolino e lo scacciamosche Giuseppi si accomoda nell’anticamera a fare il valletto. Beh, mettiamola così: Quanto per la Groenlandia? E quanto per il Canada? Prendi due e paghi metà. Ma sì, qui si gioca con l’albero della cuccagna, il Re di Denari fa il pigliatutto e Totò fa una pernacchia…

How to brush your teeth? We talked with dentists to get their official instructions.

Giorgio Linguaglossa
12 gennaio 2025 alle 8:15

Con un orologio da 900mila dollari al polso, una t-shirt extralarge da gym bro, una collana da trapper al collo, il 7 gennaio del 3025 il mago Woland, sub specie di Mark Zuckerberg, ha annunciato la chiusura della collaborazione con i fact-checker per il contrasto alla disinformatzia su Facebook, Instagram e Threads.

Il mago ha altresì dichiarato di lavarsi i denti con il dentifricio acquafresh alla menta.

Sul pianeta Terra settantamila anni prima di Cristo, nell’ologramma VCX328XL un Cro-Magnon si frigge uno sgombro al forno.

Con un decreto di Renato Rascel sono stati aboliti i lungo degenti al confine della Bosnia-Erzegovina

Il Re di Denari, in pigiama, sta prendendo un caffè. Bussa alla abitazione della pittrice Marie Laure Colasson e le chiede il permesso di entrare in una delle sue pitture denominate “ricochet”.

Il Signor Kaplan ha espresso la sua convinzione circa la moderazione dei contenuti che viaggiano sui treni Italo. Così, un supercomputer della Silicon Valley ha partorito “Il tramonto della luna”, nota poesia di Giacomo Leopardi.

Il 15 ottobre 1939 sulla rivista “Prospettive” Aldo Palazzeschi pubblica il racconto gastronomico “Il pollo alla diavola”.

«Mai tornare sul luogo del delitto – dichiara il mago Woland – lo squalo cambia il pesce ma non il vizio.

Un boomerang lanciato dalla abitazione del poeta Vincenzo Petronelli, sale sul treno Tortona-Voghera-Pavia e si presenta a casa del pittore Lucio Tosi a Candia Lomellina.

Questo è quanto.

Giorgio Linguaglossa

Poesia della miseria simbolica

Poesia ibrida

«nel mondo realmente capovolto, il vero è un momento del falso»,

Guy Debord

Ma sì, mettiamo dei baffi alla caffettiera, così potremo sempre dire che non è una caffettiera ma un cretino. Accadde in ultimo che dai cambiamenti climatici le cinciallegre presero ad abbaiare e i canidi iniziarono a cinguettare.

Anche le ballerine provarono il passo del cucù.
Le tazze presero posto tra le scansie degli armadi.

Uno scolapasta dichiarò che il volo era gratis e andò a sbattere sulla camicia inamidata del mago Woland, il quale, chissà perché, non battè ciglio.

Dal cigolio d’un carrarmato puoi distinguere il canto dell’usignuolo.
Metti il dito sulla azalea e quella, Ahm!, ti morde. L’avresti mai detto?

La musa Olimpia se la diede a gambe levate quando fece ingresso nella hall il poeta Francesco Paolo Intini con un binocolo sulle ventitre procurando un parapiglia tra i poeti elegiaci.

Il pappagallo Totò però non si lasciò sfuggire l’occasione di indirizzare ai suddetti un pernacchio degno d’un clavicembalo.

Ricordi Bob?, tu eri con il pappagallo sulla spalla al bar a bere Cynar, io con la P38 a sparare ai questurini, ricordi Bob?
Eravamo giovani e belli, allora.

#EnnioFlaiano #eternoRitorno #falsaCoscienza #FineDellaMetafisica #FrancescoPaoloIntini #giorgioLinguaglossa #MarieLaureColasson #marioLunetta #miseriaDelSimbolico #nuovissimaPoesia #poetryKitchen