Oggi 18 delle 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono da bollino rosso per il caldo: il livello massimo di rischio, con possibili conseguenze anche per le persone sane e attive.
Non è più un’eccezione isolata: la crisi climatica rende le ondate di calore più frequenti, intense e durature.
Giugno 2026 potrebbe contendere al 2003 il primato di giugno più caldo mai registrato in Italia. Il confronto definitivo sarà possibile solo a fine mese, ma durata e intensità di questa ondata sono già eccezionali: ciò che allora appariva fuori scala oggi è sempre meno raro.
Il riscaldamento globale alimenta il caldo estremo, mentre cemento, scarsità di verde ed edifici inadeguati ne amplificano gli effetti nelle città.
Non basta bere acqua e restare all’ombra: servono meno combustibili fossili, più verde e ombra, edifici e infrastrutture resistenti al caldo, piani per proteggere le persone più vulnerabili e una risposta europea coordinata.
Non dobbiamo abituarci. Dobbiamo cambiare.
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