Capitolo 55
AGOSTO 2008: dal 28 luglio al 3 agosto.
Film visti per la prima volta: Accadde una notte, Dante 01, Grace is gone, The love guru
Film rivisti: About a boy, Carlito’s way
Eccoci qui per l’ultimo capitolo di questa appassionante annata di cinema: il vostro è in procinto di partire, in questo momento ho già un piede sull’aereo per Barcellona, ma prima di congedarmi dalla città eterna è mio dovere raccontarvi di quest’ultima settimana da cinefilo. Un anno fa, agli esordi di questa rubrica, stavo per partire in direzione Monaco di Baviera, e mi ritrovai così a guardarmi Munich per motivi non molto razionali, ma era un modo come un altro per ingannare il tempo in attesa del viaggio. Seguendo lo stesso ragionamento avrei dovuto rivedere L’appartamento spagnolo probabilmente, perché è ambientato a Barcellona, ma avendo “vissuto” quel film durante quest’anno non avevo una gran voglia di rivedere ancora una volta quella storia, proprio ora che è tutto finito… Così mi sono consolato con altri sei film, tre in sala, un vecchio classico e due riproposizioni apprezzatissime. Prima di cominciare vi annoio con un dato significativo: da gennaio ho visto 102 film al cinema, e considerando che il mio record (appartenente al 2007) è di 110 film in un anno, penso proprio che sto per disintegrarlo, polverizzarlo, farlo a pezzi; il tempo di tornare dalle vacanze.
Accadde una notte (1934) di Frank Capra è un film importantissimo per la Hollywood di quel periodo: in un certo senso lanciò il genere della commedia romantica, e fu il primo film ad essere premiato con i cinque oscar più importanti. Avrei dovuto vederlo molti anni fa durante una corso di storia del cinema all’università, ma quella volta mi addormentai e poi me ne andai a casa: dopo tanto tempo ho avuto il desiderio di vedere questo film, e forse sono rimasto un po’ deluso. Certo, conosco il buonismo di Capra, e avrei dovuto farmi trovare preparato sulla scontatezza della storia, ma in qualche modo non ho trovato praticamente un solo punto di interesse in questa pellicola. Una ereditiera scappa di casa per andare a New York a sposare un arrampicatore sociale, su un autobus incontra il giornalista Clark Gable che la aiuta in cambio dello scoop finale: i due litigano sempre ma piano piano scoprono di amarsi. Ammetto di non aver mai avuto una grande simpatia per Gable, e ho trovato Claudette Colbert veramente irritante. Ho rispetto per l’importanza di questo film nel contesto in cui è stato realizzato e presentato, ma visto per la prima volta nel 2008 appare scontato e banale: senza offesa per il grande Frank Capra, ma questo film non l’ho digerito.
About a boy (2002) di Chris e Paul Weisz prima di questa settimana lo avevo visto solo una volta al cinema, sei anni fa, e avevo da tempo molta voglia di rivederlo: primo, perchè è tratto da un libro di Nick Hornby (il mio scrittore preferito, a cui devo la nascita di questa rubrica), secondo, perché Hugh Grant mi fa morire da ridere e terzo perché ricordavo di essermi divertito molto al cinema, e dunque perché non rivederlo una seconda volta? Hugh Grant è un viziato riccone che passa le giornate a cercare di rimorchiare donne e a guardare la televisione; nel tentativo di far colpo su una ragazza madre incontra Marcus, il figlio di un’amica di lei, che vede Hugh Grant come un tipo in gamba che può dargli le dritte giuste per far sì che non venga più trattato da sfigato a scuola. La storia è ben più sottile di quest’accozzaglia di parole che ho messo una dopo l’altra nelle righe precedenti, fatto sta che il rapporto tra i due è divertente, il ragazzo del titolo sono in realtà entrambi, e dal loro confronto i due capiranno il loro modo di stare al mondo. Una bella commedia, piacevolissima e gustosa. Un film che va bene con tutto: una serata a casa da soli, con la ragazza, con gli amici, coi genitori o con il vostro gatto o con tutti quanti insieme.
Dante 01 (2008) di Marc Caro è un film di fantascienza francese: si potrebbe definire la risposta francese a 2001 e a Solaris, ma in fondo nessuno ha chiesto a Marc Caro di rispondere! Il film è girato bene, ambientato bene, ma è noioso, con una storia particolare e non molto interessante a dire la verità, in poche parole non l’ho gradito molto. In una prigione spaziale arriva un nuovo detenuto, una sorta di messia dei carcerati, in grado di guarire le ferite e di togliere i peccati e i dolori dal corpo degli altri. Ma essendo speciale è anche malvisto da alcuni detenuti che lo vogliono morto, in tutto ciò la stazione spaziale viene dirottata verso un pianeta infuocato e il resto è uno sbadiglio. Tecnicamente ben realizzato, ma a dire la verità speravo in ben altro.
Con il pretesto di dover finire una cassa di birre, con un paio di amici ci siamo riuniti una sera per bere un po’ e soprattutto rivederci uno dei capolavori di Brian De Palma: Carlito’s way (1993). Coincidenza vuole che mi sia comprato una maglietta di questo film proprio due sere prima di rivederlo, si tratta di un film inamovibile dalla top 10 dei miei film preferiti ed è veramente una pellicola meravigliosa. Al Pacino è un ex-spacciatore uscito di galera dopo cinque anni: ritrova il suo quartiere cambiato, decide di lavorare onestamente e di chiudere con la vecchia vita, ma si ritroverà continuamente coinvolto in situazioni pericolose, indipendentemente dalla sua volontà (“Non me la vado certo a cercare io questa merda, è lei che viene da me: io scappo, lei mi insegue”). La lotta di un uomo verso una rinascita che non riuscirà a completare, un gangster movie tendente al noir, un film veramente unico nel suo genere e per questo meraviglioso (anche grazie ad un Al Pacino devastante nel ruolo di Carlito, a un grande Sean Penn e alla straordinaria regia di De Palma). Amo questo film, le sue atmosfere, il grande carisma del personaggio di Carlito Brigante: saggio, malinconico, nostalgico, caparbio, sognante, leale. Un film d’altri tempi, un capolavoro sempre troppo sottovalutato dalla critica parruccona, ma dal valore inossidabile per gli amanti del cinema.
Gli ultimi due film di questa annata, prima delle mia partenza per Barcellona prima e per il solito mare della Puglia poi, provengono entrambi dalla sala. Per onorare l’ultima serata cinematografica, con gli amici di cui sopra abbiamo deciso di sperimentare una doppia visione: un film dopo l’altro allo stesso cinema, dopo aver minuziosamente calcolato i tempi di ognuno. Alle 22.30 ci siamo visti il bellissimo Grace is gone (2007) di James C. Strouse, un film commovente ed emozionante, mai banale, costruito su un grande dolore e sul bellissimo personaggio di John Cusack, perfetto in ogni sfumatura del viso e in ogni ruga della fronte. Cusack è un ex-militare allontanato dall’esercito a causa di un problema alla vista, al posto suo sua moglie, anch’essa militare, è andata in Iraq a combattere la guerra. Un giorno al buon John viene comunicata la morte della moglie in battaglia, e il protagonista non sa come esprimere il suo dolore e senso di colpa: decide di prendere le sue bambine e di portarle nel loro parco giochi preferito, in Florida, non riuscendo al momento a dir loro della scomparsa della madre. La famigliola si confronta, si forma e piano piano si crea un legame magico tra John Cusack, le due bambine e gli spettatori: un film veramente bello, un vero gioiello in questa estate un po’ misera di buoni film (e poi è musicato da Clint Eastwood!).
L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal film seguente, visto alle 00.10: The love guru (2008) di Marco Schnabel, una commedia che speravamo potesse farci chiudere in bellezza la stagione cinematografica. Scelta sbagliata: il film è stupidissimo e fa ridere davvero poco, ha una trama senza capo né coda (Mike Myers è un guru indiano ingaggiato dalla presidentessa Jessica Alba per rimettere in sesto un campione di hockey depresso dalla separazione con la sua donna, la quale ora sta insieme al superdotato portiere rivale Justin Timberlake). Si salva Timberlake, che fa ridere sul serio (soprattutto quando intona e balla Celine Dion), e il “remake” del videoclip di More Than Words degli Extreme, con Myers che suona il sitar e canta sotto gli occhi di Jessica Alba (ah, certo, salvo anche lei ovviamente, davvero troppo troppo bella per essere criticata). Film sciocco, giustamente uscito ad agosto (al contario di Grace is gone, che meritava di certo una collocazione e una distribuzione più degna).
Ci siamo, è finito anche questo luglio, è tempo di saluti anche per noi, miei cari affezionatissimi. Vi lascio senza troppi giri di parole, perché ho la valigia ancora da preparare e l’aereo in pista. Ci ritroveremo qui, per un’altra annata di cinema, molto presto: per citare un grande capolavoro degli anni 90 (ma non vi dirò quale) tornerò prima che voi possiate dire “crostata di mirtilli”.
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BADLY DRAWN BOY
About A Boy
2002 UK pressing
Today is my beautiful wife’s birthday, and this is per her request as we kick off her day’s festivities.
About A Boy is a movie I’ve NEVER seen. Not once.
However, its soundtrack is something I’ve revelled in hundreds of times. When my wife and I got our first apartment together 18 years ago in Rhode Island, this (along with The National’s Boxer) was a record that was constantly on as we fixed the place up, and decorated it to try to make it our own. So the two of us share a very special connection to it.
I would put the song “A Minor Incident” near the top of my wife and I’s “our songs” list.
Just a really great collection of songs.
As far as the movie goes, I don’t think I’ll ever need to see it, as I loathe and despise Hugh Grant.
#vinyl #vinylrecords #vinylcommunity #vinylcollection #retro #vintage #art #music #AboutABoy #BadlyDrawnBoy
Capitolo 399: Brutalmente Febbraio
Febbraio è un mese pieno di cose che non mi interessano: Carnevale, San Valentino, il Festival di Sanremo, la gente che odia Sanremo, l’inverno, film che non ho voglia di vedere ma sono candidati agli Oscar e quindi vanno recuperati (ma ancora non l’ho fatto). Dimentico qualcosa? Possibile. Presumibilmente però febbraio sarà anche il mese in cui arriveremo al Capitolo 400, ennesima conferma che anche una nuvola di pioggia ha contorni d’argento.
About a Boy (2002): Uno dei rari casi in cui ho letto il libro (spassoso, di Nick Hornby) prima di vedere il film, che guardai al cinema in un lontano settembre, limbo tra la fine del liceo e l’inizio dell’università. In quest’opera seconda dei fratelli Weitz, Hugh Grant è un ricco scapolo piuttosto superficiale, Nicholas Hoult (all’esordio) è invece il figlio di Toni Collette, depressa madre hippie. Per i casi della vita le esistenze di questi due sconosciuti, l’adulto e il bambino, si incrociano, fino a camminare insieme per un po’, a tal punto da non capire quale dei due sia il boy del titolo. Ci sono momenti esilaranti e, all’incirca, corrispondono tutti a quando è in scena Hugh Grant. Alla simpatia dell’insieme va aggiunta una splendida colonna sonora di Badly Drawn Boy e la bellezza (e bravura) abbacinante di Rachel Weisz. Una nomination agli Oscar per la sceneggiatura, un film sempre bello da rivedere.
•••½
Matt and Mara (2024): L’ultima variazione sul genere mumblecore arriva dal Canada e dallo sguardo del regista Kazik Radwanski, che racconta la storia di due vecchi amici che si ritrovano a New York: lui è uno scrittore di successo, lei è un’insegnante di poesia sposata con un musicista. I due passano del tempo insieme, parlando di qualunque cosa, come nel più classico dei film indie nordamericani, e c’è costantemente la sensazione che stia per succedere qualcosa. La cosa funziona in parte, poiché in questa versione canadese di Past Lives (scherzo, dai) manca sicuramente concretezza, qualcosa in più oltre a una sensazione. Carino, ma dimenticabile. Lo trovate su Mubi.
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Il Diritto di Uccidere (1950): Quasi un lustro prima di Johnny Guitar e Gioventù Bruciata, Nicholas Ray realizza questo melodramma a tinte noir che vede Humphrey Bogart nei panni di uno sceneggiatore di successo, sospettato di omicidio. Il Dix di Bogie è un uomo violento, pieno di lati oscuri, con cui è molto difficile entrare in empatia e il suo rapporto sentimentale con la vicina di casa Gloria Grahame viene spesso messo a dura prova a causa dei suoi attacchi d’ira, che ho trovato decisamente disturbanti. Si tratta del classico bel film nel quale però non sono proprio riuscito a entrare, ho faticato a volerlo seguire e ho rinunciato a farmelo piacere. Non c’è dubbio che si tratti di un’opera notevole, semplicemente non fa troppo per me (un giorno lo rivedrò, non sia mai che la stanchezza di quella sera mi abbia impedito di godermelo appieno!).
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La Mia Notte con Maud (1969): Parlando con un amico cinefilo del cinema di Rohmer (sì, siamo fatti così), sono giunto alla conclusione di dover recuperare questo film, il terzo del regista francese, padre di tutto un filone successivo di film (solitamente identificabile con l’indie statunitense anni 90) incentrato su trentenni pieni di cose da dire e sentimenti da provare. Trintignant incontra una ragazza (Marie-Christine Barrault) e si innamora di lei, senza conoscerla (quanto fa Dams la frase “Quel giorno, lunedì 21 dicembre, mi è venuta l’idea, improvvisa, precisa, definitiva, che Françoise sarebbe stata mia moglie”), al tempo stesso però si ritrova a passare una notte, apparentemente casta, con una divorziata bella e spigliata, ovvero Françoise Fabian. Rohmer riesce, con la semplicità e la leggerezza tipica del cinema francese di quel decennio, ad approfondire un discorso piuttosto complesso come la contrapposizione tra caso e destino e il peso che la libertà di scelta e il libero arbitrio hanno nelle nostre vite (anche se si parla un filo troppo di Pascal e giansenismo). Il film cresce sempre più ogni giorno che passa e questa è una cosa totalmente piacevole. Oscar per il miglior film straniero, lo trovate su Mubi e potreste amarlo.
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Lo Straniero (1946): Terzo film di Orson Welles, che ho trovato su Prime Video. Il nostro stavolta è un gerarca nazista, scomparso senza lasciare traccia e riapparso, sotto mentite spoglie, in Connecticut, dove è sposato con l’ignara figlia di un giudice, con la quale conduce una vita tranquilla. Un investigatore è però sulle sue tracce e riesce, in seguito a un abile stratagemma, a dirigersi nel villaggio dove si trova il suo uomo. Tensione palpabile e un finale strepitoso, un film che Orson Welles ha disconosciuto, ma che io ho trovato bellissimo. La cosa più curiosa però è accaduta quando sono andato a inserire il film sul mio diario di Letterboxd, scoprendo, con immensa sorpresa, che lo avevo già visto nel luglio del 2019 e che gli avevo già assegnato 4 stellette (anche se non ricordo affatto di averlo mai visto, men che mai così pochi anni fa)!
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The Brutalist (2024): I 200 minuti di durata mi hanno impedito di correre al cinema il giorno della sua uscita (della proiezione stampa non ho avuto notizia), così ho dovuto aspettare qualche giorno per avere il fegato e il tempo da dedicargli. L’attenzione che però gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Fino a qualche anno fa il regista, Brady Corbet, si dilettava come interprete in pellicole come Funny Games di Haneke, Melancholia di Von Trier o Forza Maggiore di Ostlund. Il buon Corbet deve aver imparato bene le lezioni a cui ha assistito su quei magnifici set, visto che è riuscito a mettere insieme un film di cui si parlerà ancora per molto tempo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’architetto ebreo Adrien Brody riesce a fuggire dalla Germania nazista e a raggiungere gli Stati Uniti (che meraviglia registica la scena in cui vede la Statua della Libertà!). Qui, tra tante difficoltà, finisce ad occuparsi di un progetto ambizioso (cerco di mantenermi vago per non rivelare troppo), in attesa di essere raggiunto negli States da sua moglie Felicity Jones. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e, in alcuni momenti, ti sfugge un po’ la chiave di tutto, il senso, ma diciamo che lo capirai nel finale (ah, se lo capirai!). Ci sarebbe tantissimo da dire, è uno di quei film che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico (il mio Oscar è per lui, per quel che conta) e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Uno dei migliori film dell’anno.
••••½
#aboutABoy #Cinema #daVedere #diCheParla #film #ilDirittoDiUccidere #laMiaNotteConMaud #loStraniero #mattAndMara #recensione #spiegazione #streaming #theBrutalist
#MiddleSchoolTheWorstYearsOfMyLife is wonderful and encapsulates what you want from a kids’ #film though I could leave Bear.
#LoveLife has them doing Cats for a moment so I had the fan thing of recognising costumes and makeup. It opened with a small thing that was a strong way to set up the character.
The less silly of the comedies are #AboutABoy and #LifeInPieces. Silly ones I still found funny - #Impastor, #TheMick, #ManWithAPlan and #JustGoWithIt.