Aiutiamo l’
#Ucraina, !?!?
L’ex braccio destro di
#Zelensky, Andriy Yermak, al centro di un nuovo capitolo dello scandalo corruzione.
L’inchiesta per corruzione che alla fine dello scorso anno ha costretto alle dimissioni metà governo ucraino e il braccio destro di Volodymyr Zelensky non si è fermata e ora i politici di Kiev ricominciano a tremare. Secondo fonti stampa ucraine, la procura speciale anti-corruzione (Sapo) avrebbe trovato nuove prove a carico di Andriy Yermak, l’ex capo di gabinetto del presidente, e di altre 5 persone, tra cui l’ex vice-primo ministro Oleksiy Chernysov. Per Yermak, in particolare, l’accusa sarebbe di aver riciclato parte dei fondi destinati alla protezione delle infrastrutture energetiche ucraine per costruirsi una mega-villa da mille metri quadri poco fuori Kiev.
Gli inquirenti sostengono che si tratta di un’ulteriore ramificazione dell’inchiesta “
#ReMida”, nella quale era stato scoperto uno schema di corruzione che avrebbe sottratto oltre 100 milioni di dollari dai fondi statali destinati alla costruzione di strutture di difesa e all’acquisto di sistemi anti-aerea per contrastare i bombardamenti russi sulle centrali energetiche ucraine. La novità è che parte di questi fondi, 460 milioni di grivnia (circa 9 mln di dollari) sarebbe stata dirottata, utilizzando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi, verso un’immobiliare che si stava occupando di un residence super-esclusivo. Un complesso da 4 ville con giardini principeschi, spa e piscine. «Gli indagati nel caso Energoatom avrebbero dato denaro a Chernyshov per la costruzione delle case di lusso vicino a Kiev,» ha riferito una fonte delle forze dell’ordine al Kyiv Independent. Incalzato dai giornalisti, uno dei consiglieri di Zelensky, Dmytro Lytvyn, ha risposto che «è troppo presto per valutare gli atti procedurali in corso», mentre dall’ufficio del presidente non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale.
Yermak, ex avvocato e poi produttore cinematografico, ha conosciuto Zelensky all’epoca della carriera in tv e da allora non se ne è più separato fino a essere chiamato a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto e a diventare l’uomo più potente d’Ucraina, il Mazzarino di Kiev. Dopo il terremoto che ha investito la politica ucraina con il più grande scandalo degli ultimi anni è diventato indifendibile e il presidente, nonostante gli strenui tentativi di difesa, ha dovuto scaricarlo per arginare il mal contento che stava dilagando nel Paese e ai vertici dell’Unione europea.
Quello che è stato definito, dallo stesso governo ucraino, come «l’inverno più duro dall’inizio della guerra», a causa dei massicci raid che hanno ridotto al freddo e al buio milioni di persone in tutto il Paese avrebbe potuto essere mitigato dall’utilizzo di quei fondi per la loro destinazione originaria. Invece Yermak, Chernysov, gli ex ministri della Giustizia e dell’Energia, il magnate Timur Mindich (altro fedelissimo di Zelensky fuggito forse in Israele poco prima dell’arresto) e chissà quanti altri hanno intascato quei soldi per arricchirsi o, come emerge dalle ultime indiscrezioni, per costruirsi regge mentre il numero degli sfollati aumentava quotidianamente. Prima di finire sotto accusa Yermak pubblicava regolarmente messaggi sui social network in cui invitava la popolazione civile a tenere duro, a non arrendersi nonostante le sofferenze inferte dalla guerra. Contemporaneamente, dicono gli inquirenti, abusava della sua posizione di potere per arricchirsi e riciclare denaro.
Oleksandr Klymenko, capo del Sapo, ha dichiarato ieri che «Il presidente non è stato e non è oggetto dell’indagine preliminare. Questo è il primo punto. Altre versioni investigative sulla proprietà di determinati beni sono in fase di verifica nell’ambito dell’indagine preliminare».
il manifesto 13/05/2026
I detrattori diranno che è roba vecchia, certo la base di partenza è già nota ma ora si va allargando e l’affare diventa sempre più squallido.
Alcuni aspetti mi sembrano oltre che folli terribili proprio bei confronti della popolazione stessa.