Leggevo molto senza capirci un granché. Se è necessario fare tutta la gavetta, forse a 90 anni scriverò il mio primo codice Python. Tipo anche solo l'esempio classico "hello world". Ma confido nella saggezza della follia ellenica che precede la demenza senile, che ciò possa avvenire dopo le elezioni politiche del 2027 e festeggiare con un potenziale:

#helloworld è cambiato Tutto senza che Nulla cambiasse

#lastoriainfinita #nulla #gmork #piton #medicine #panEtica #panCreas #panTutto #panGea

Secondo articolo del mio #blog su #LastoriaInfinita disponibile su @writefreely (noblog). Questa volta parliamo di #Atreyu ... pardon ATREIU con la I. Un personaggio che a ben leggere è molto abusato al giorno d'oggi da certa parte politica.
https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/h1a-come
#libri #cultura #fantasy #neverendingstory #letteratura #michealEnde
A come ... Atreiu (con la I)

Atreiu si scrive con la I. Non lo dico per questioni politiche, ma perché è così che l'edizione italiana del libro lo riporta. Non è cosa conosciuta ai più il...

La biblioteca di Amarganta

Iniziato il mio blog su "La Storia Infinita" su Writefreely

Sono lieto di comunicare che stasera (grazie al gruppo @devol e all'istanza Noblogo di @writefreely inizia la pubblicazione del mio #blog dedicato al libro "La Storia Inifita" di Micheal Ende.
Il progetto s'intitola "La Biblioteca di Amarganta" e spero possa incontrare il vostro apprezzamento
https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/iniziamo-il-viaggio-dal-titolo

#libri #letteratura #LaStoriaInfinita #NeverEndingStory #MichealEnde @cultura

Iniziamo il viaggio ... dal Titolo

Esiste un libro che tutti conoscono e che pochissimi hanno letto. È un classico del fantasy di cui sono molto più quelli che hanno visto i film. No! Non stiamo parlan...

La biblioteca di Amarganta

Vi rendete conto vero che siamo ad un passo dal baratro, a breve avremo il piacere di vedere di prima persona i TG come in #nordcorea ecc questo non puo far altro che farmi pensare ad una scena di #vpervendetta ( film ingiustamente utilizzato da complottisti ecc un po come #ilsignoredeglianelli è #lastoriainfinita ) quando guardando il TG #Evey riconosce i tick della giornalista mentre sta mentendo..

https://www.rainews.it/articoli/2026/01/comunicato-sindacale-di-usigrai-sindacato-giornalisti-rai-84950e62-bdc4-48e2-8eeb-7c621f3d52b2.html

Comunicato sindacale di Usigrai

Comunicato sindacale di Usigrai del 10 gennaio 2026 sui temi della Commissione parlamentare, su relazioni sindacali e sulla gestione dell'informazione in vista del referendum costituzionale sulla giustizia

RaiNews

Perché chiamare Atreju una kermesse politica è un’appropriazione sbagliata (e offensiva)

C’è qualcosa che stona, e non poco, nel chiamare Atreju una manifestazione politica. Non perché la politica non possa usare simboli, ma perché non tutti i simboli sono neutri, e soprattutto non tutti si prestano a essere piegati senza perdere senso.

Atreju non è un nome qualunque. Non è un contenitore vuoto. È un personaggio letterario preciso, nato in un libro che mette in scena una logica molto diversa da quella di un evento politico identitario.

Atreju non è una bandiera

Nel romanzo La storia infinita di Michael Ende, Atreju non è un leader carismatico, non è un capo, non è un simbolo da sventolare. È un bambino. Un orfano. Un incaricato.

Atreju non guida masse, porta un compito. Non costruisce un “noi contro loro”, attraversa Fantàsia parlando con tutti. Non vince con la forza, sopravvive grazie all’ascolto, alla lealtà e al limite.

Il suo eroismo è silenzioso, spesso solitario, e soprattutto non identitario. Atreju non rappresenta un popolo contro un altro, ma una responsabilità verso un mondo intero, anche quando quel mondo non lo ringrazia.

Usare il suo nome come etichetta politica significa trasformare un personaggio etico in un marchio. Ed è già qui che qualcosa si rompe.

Il Nulla non è “il nemico”

Nel libro, il Nulla non è un avversario ideologico. Non è “qualcuno”. È una perdita di senso, una rinuncia alla complessità, all’immaginazione, al dialogo.

Il Nulla avanza quando:

  • le storie vengono semplificate,
  • le parole diventano slogan,
  • il mondo viene ridotto a buoni e cattivi.

La storia infinita mette in guardia proprio contro la tentazione di usare le narrazioni come strumenti di potere. Bastiano lo impara nel modo più duro possibile: quando usi la fantasia per dominare, perdi te stesso.

Eppure, il nome Atreju viene oggi usato come se fosse un grido di battaglia. Come se indicasse “da che parte stare”. È una lettura non solo superficiale, ma in aperto contrasto con il testo.

Michael Ende non scriveva per dividere

Su Michael Ende conviene essere precisi: non abbiamo bisogno di mettergli in bocca frasi “definitive”. Nelle sue interviste e riflessioni, Ende respinge l’idea di una fantasia ridotta a propaganda o a etichetta di schieramento, ma allo stesso tempo non presenta Fantàsia come un luogo “neutro” o senza implicazioni: è un immaginario che parla di responsabilità, senso e libertà interiore. Il punto, quindi, non è che l’opera sia “apolitica”, ma che non nasce per essere usata come strumento di parte.

Non è un caso che chi gestisce oggi la sua eredità culturale abbia preso posizione: le opere di Ende non sono nate per essere strumenti politici. Non perché la politica sia “brutta”, ma perché quel tipo di immaginario serve a unire, non a marcare confini.

Questa posizione è esplicitata in una dichiarazione ufficiale dei titolari dei diritti di Michael Ende, pubblicata sul sito ufficiale dell’autore: https://short.staipa.it/cu2cj

Nel comunicato si afferma chiaramente che le opere di Ende sono “luoghi di libertà interiore, gioco e immaginazione” e non strumenti di identificazione politica, e che l’uso politico del nome Atreju è ritenuto inappropriato e contrario allo spirito dell’autore.

Quando un’opera nasce per tenere insieme mondi diversi, usarla per rappresentarne uno solo è una forzatura. E una mancanza di rispetto.

Offensivo per chi ama davvero quel libro

C’è poi un altro livello, forse il più importante. Chi ha amato La storia infinita non ha amato Atreju perché “combatte un nemico”, ma perché resta umano mentre tutto intorno si svuota.

Vedere quel nome trasformato in un’etichetta politica è come vedere un personaggio d’infanzia sottratto e riassemblato per uno scopo che non gli appartiene. Non è censura dirlo. È onestà culturale.

Non tutto ciò che è pop è automaticamente disponibile. Alcune storie chiedono rispetto. Atreju è una di queste.

Un elenco di contraddizioni (letterarie, non da tribunale)

Qui non si tratta di fare accuse o processi alle intenzioni di nessuno. Si tratta di guardare la distanza tra ciò che il romanzo mette in scena e ciò che una kermesse di partito, per definizione, tende a rappresentare.

  • Atreju è “figlio di molti”: nel libro è un orfano cresciuto dalla comunità. È un simbolo di cura collettiva, non di pedigree o “famiglia modello”. Usarlo dentro una narrazione che spinge spesso l’idea di famiglia naturale come standard unico suona quantomeno stridente.
  • Fantàsia è un mondo di differenze: è piena di creature, popoli, linguaggi e forme di vita diversissime, che convivono. Se una politica insiste su identità rigide e confini culturali netti, la scelta del nome sembra il contrario di ciò che il libro celebra.
  • L’eroe non è il capo: Atreju non è un leader che arringa, non “brandizza” sé stesso. È l’opposto della personalizzazione. Una manifestazione politica, invece, vive spesso di centralità del leader e di storytelling identitario.
  • Il Nulla non è “il nemico di turno”: nel romanzo non è una fazione, non è un bersaglio. È la perdita di senso e immaginazione quando tutto diventa slogan. Ecco perché usare Atreju come marchio per un evento in cui lo slogan è inevitabile è una contraddizione evidente.
  • Il romanzo diffida del potere narrativo: La storia infinita mostra come le storie possano sedurre, deformare e farci perdere la bussola. Bastiano è l’avvertimento vivente. Una kermesse politica è, per natura, un laboratorio di narrazione. Chiamarlo Atreju è come mettere un cartello “Attenti al fuoco” sopra un barbecue acceso.
  • Inclusione vs appartenenza: il libro tende a tenere insieme mondi diversi; un evento di partito tende a rafforzare un’appartenenza specifica. Non è “il male”, è la sua funzione. Ma allora chiamarlo Atreju non è omaggio: è appropriazione.

Il punto è questo: non stiamo dicendo che la politica non possa citare la cultura pop. Stiamo dicendo che qui la citazione non rispetta l’opera: la usa come scenografia, non come significato.

In conclusione

Chiamare Atreju una manifestazione politica è incoerente con il personaggio, contraria allo spirito dell’autore e frustrante per chi quel libro lo ha davvero letto, capito e amato.

La fantasia non è un serbatoio da cui attingere slogan. È un territorio fragile. E Atreju, se potesse parlare, probabilmente non sceglierebbe una parte. Sceglierebbe, ancora una volta, di portare un compito.

#appropriazioneCulturale #Atreju #culturaPop #immaginazione #LaStoriaInfinita #letteratura #Libri #MichaelEnde #Narrazione #PensieroCritico #politicaECultura #usoConsapevole

Ciao Mondo.
#Atreju è un giovane di un mondo fantastico appartenente a una tribù:
+ Vagabondo
+ Dalla pelle olivastra
+ Avulso al potere
+ Appartenente a un mondo multietnico e multiculturale

#michaelende #theneverendingstory #lastoriainfinita

Perché il personaggio letterario di Atreju non c'entra nulla con la manifestazione di Fratelli d'Italia

La convention identitaria dei giovani di Meloni, Atreju, prende in prestito l'immaginario de La storia infinita, ma per alcuni travisandolo completamente

Wired Italia
Sto rivedendo #LaStoriaInfinita e ancora non riesco a credere come #fratelliditalia e #meloni siano riusciti a stravolgerne il significato e farne un loro simbolo, #atreiu è l'esatto opposto di loro, loro sono l'oscurità 🤷🏻‍♂️🤷🏻‍♂️🤷🏻‍♂️
🖤 IL NULLA, IL CERVELLO E IO
Il paradosso di pensare al niente e trovarci di tutto

Pensare al nulla significa riempirlo.
È un paradosso assurdo.
Appena proviamo a concepirlo,
gli diamo una forma, un contorno,
lo trasformiamo in qualcosa.

Il nostro cervello non accetta il vuoto.
Lo riempie di pensieri, immagini, significati.
Ma allora, il nulla esiste davvero?

In questo articolo – che mi è stato suggerito e per cui ringrazio tantissimo – mi sono avventurata in un viaggio tra neuroscienza, filosofia e assurdità della mente.

Se vi incuriosiscono i paradossi, le riflessioni sul vuoto e i tranelli della percezione, potete leggerli al link nei commenti.

#Neuroscienze
#Filosofia #Nulla
#Paradosso #Percezione
#Psicologia #PensieroCritico #LaStoriaInfinita #Zero #Esistenza

Capitolo 395: Ricominciamo

Buon anno cinefili e cinefile! Dopo aver dedicato, com’è giusto che sia, tantissimo spazio ai bilanci del 2024, tra la consueta Top 20 e il mio anno cinematografico mese dopo mese, è il momento di proiettarci in questa nuova annata. Non sarà facile battere il record di film visti lo scorso anno, ben 233, ma staremo a vedere: non c’è bisogno di fare maratone, c’è solo il piacere di guardare tanti grandi film. E allora, amici e amiche, questo è il mio augurio più grande: che il 2025 sia all’altezza dei vostri film preferiti. Ok, buon anno, ora però torniamo a parlare di cinema.

La Storia Infinita (1984): Come gli anni passati, anche il 2025 è cominciato con un comfort movie, una certezza, una copertina per entrare in questo nuovo anno con qualcosa di bello. La scelta è caduta su questo intramontabile cult degli anni 80, che avrò visto decine di volte da piccolo e che rivedo sempre con piacere. Non credo ci sia bisogno di soffermarsi sulla trama, sui dettagli, sulla bellezza di una storia che non invecchia mai. Ecco, forse rivedendolo oggi, è un po’ seccante vedere tante belle scene svilupparsi così velocemente, ma c’è talmente tanto dell’immaginario che ha forgiato la mia infanzia, che posso tranquillamente passare oltre. E poi, quant’è bella la colonna sonora!
••••½

I Goonies (1985): Il secondo giorno dell’anno, rientrato a Roma dopo le mie divagazioni natalizie in Sicilia e in Puglia, ho trovato in tv il capolavoro di Richard Donner. E che fai, non te lo rivedi per la centesima volta? Non ho certezze assolute, ma a sensazione direi che questo è il film che ho visto più volte in vita mia. Anche in questo caso, inutile aggiungere dettagli sulla trama, essendo un film che conoscono pure i muri. Posso dire però che ho amato tantissimo rivederlo in tv, come quando ero piccolo, doppiato in italiano, interrotto dalla pubblicità, tutte cose che normalmente mi disturbano, ma che in questo caso ho amato: mi è sembrato di essere nel 1988, avere 7 anni ed essere felice senza saperlo. Immortale.
•••••

45365 (2009): Il titolo del film è quello del codice postale della cittadina di Sidney, Ohio, paese natale dei fratelli Ross, quelli dell’ottimo Gasoline Rainbow, che qui ritornano dove sono cresciuti per riprendere la vita della città, la stessa vita di provincia di migliaia di altre città, ma al tempo stesso diversa, impreziosita dal fattore umano dei diversi personaggi. Girato interamente con una macchina a mano pressoché invisibile (soprattutto quando si trova insieme alla squadra di football locale o mentre ascolta silenziosamente un genitore leggere una favola a una bambina), è un documentario in cui non succede nulla di particolarmente straordinario, ma che riesce senza alcuna difficoltà a trasportare un soggiorno della Garbatella tra le strade innevate dell’Ohio. Sembra davvero di essere là e questo è sicuramente uno dei suoi meriti più grandi. Bello (trovate entrambi i film dei Rossi su Mubi).
•••½

L’Uomo Che Cadde Sulla Terra (1976): Già direttore della fotografia per Truffaut in Fahrenheit 451, Nicolas Roeg nel 1973 gira un film straordinario, un cult immenso, ben saldo nella Top 10 dei migliori film britannici di sempre secondo il BFI: ovviamente sto parlando di Don’t Look Now (che in Italia ha subito la sorte di molti film degli anni 70, ricevendo un titolo lunghissimo e piuttosto discutibile: A Venezia… un dicembre rosso shocking). Tre anni dopo il suo film più celebre, Roeg ha un altro indiscutibile merito, ovvero quello di lanciare David Bowie come attore, qui nel ruolo di un extraterrestre che arriva sulla Terra per salvare il proprio mondo, finendo però per diventare una sorta di Elon Musk ante-litteram (costruendo un impero grazie alle tecnologie di cui dispone) e cedendo ben presto ai vizi dei terrestri. Esteticamente affascinante (Roeg non si risparmia mai quando si tratta di creare suggestioni visive) e con un protagonista perfetto (chi altri sarebbe potuto sembrare un alieno credibile se non Bowie?), il film paga forse l’eccessiva durata di alcune scene, dilatate all’inverosimile, che strappano il ritmo e frenano l’incedere di una storia tutto sommato interessante (il soggetto è tratto dal romanzo omonimo di Walter Tevis). Come si dice: felice di averlo visto, contento di non doverlo vedere mai più.
•••

Il Pianeta delle Scimmie (1968): Un altro film che vedevo spessissimo da bambino, per rendere parte di questa prima settimana del 2025 una curiosa e stramba regressione all’infanzia. Trovato in tv, ho pensato che se non l’avessi rivisto ora non l’avrei fatto più (ma soprattutto, avevo voglia di rivederlo). Charlton Heston è un astronauta che, insieme a due colleghi, finisce su un pianeta sconosciuto, duemila anni dopo aver lasciato la Terra (ed essere stati ibernati). Ben presto il protagonista scopre che questo nuovo mondo è governato da scimmie antropomorfe che trattano gli esseri umani come bestie. Un cult assoluto che, rivisto oggi, appare invecchiato di brutto, nonostante una critica molto ben costruita alla religione come ostacolo alla scienza (siamo nel 1968, non è qualcosa di cui si parlava tutti i giorni, soprattutto in un film di fantascienza). Neanche a dirlo, il finale è uno dei più celebri della storia del cinema, nonché uno dei miei preferiti in assoluto (curioso che alcuni dei finali che amo di più si svolgano tutti su una spiaggia…). Nonostante dimostri tutti i suoi quasi 60 anni, valeva la pena rivedere questo film di Schaffner solo per arrivare alla scena in cui Heston, ritrovata la voce, urla rabbioso: “Toglimi quelle zampacce di dosso, maledetto sporco gorilla!“. Nonostante lo ricordassi a memoria, là ho goduto.
•••½

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Top 20 – I Miei Film del 2024

Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di quest…

Una Vita da Cinefilo