Game of Thrones 8: l’Armata delle Tenebre (Episodio 3)

Uno degli episodi più attesi di sempre è finalmente arrivato e personalmente ho ancora i brividi. Come al solito questa breve introduzione è senza spoiler, per permettervi di smettere di leggere in tempo prima che sia troppo tardi. Non dico niente, soltanto che ci sono dei momenti davvero commoventi. Fuori dalla finestra il cielo è grigio, la primavera sembra aver lasciato spazio al ritorno dell’inverno e mi pare pure di vedere un paio di corvi (con solo due occhi però) appollaiati sulle antenne televisive del palazzo di fronte. Comincia la battaglia.

Da qui in avanti si entra in ZONA SPOILER, quindi se state ancora leggendo presumo che abbiate già visto la puntata. Il terzo episodio si apre con un bel pianosequenza che segue prima Sam, poi Tyrion e si conclude, guarda un po’, con Bran che lo fissa per un istante. L’introduzione è girata splendidamente, l’ansia monta lentamente dentro di noi e ci sembra di essere proprio là insieme all’esercito dei vivi, in attesa della notte più lunga. Si tratta davvero di una scena bellissima, la tensione è palpabile e la suspense è totale. Edd cazzia Sam per essere arrivato in ritardo, mentre dal buio arriva lentamente un cavallo: è Melisandre, appena giunta a Grande Inverno, che grazie al potere del Signore della Luce rende infuocate le armi dei Dothraki, in modo tale da poter abbattere un po’ di Estranei. La “donna rossa” entra così a Winterfell, dove Ser Davos ha una leggerissima voglia di ammazzarla. Lei capisce subito le sue intenzioni e gli dice che non servirà ucciderla, perché sarà morta prima dell’alba: l’ottimismo viaggia su ali di drago insomma.

Nel buio di una fotografia cupissima i signori dei cavalli si lanciano verso i non-morti (che ancora non si vedono) e la scena è pazzesca: tutto ciò che vediamo sono le armi infuocate che a poco a poco sono sempre di meno fino a sparire del tutto. I Dothraki sopravvissuti, guidati da Mormont, battono la ritirata: 1-0 per gli Estranei. Comincia così la mattanza del terzo episodio e il primo a farne le spese è uno di quei personaggi che al TotoMorte venivano dati per favoriti: il guardiano della notte Edd, che viene trafitto dopo aver aiutato Sam. Daeneyrs e Jon, a bordo dei due draghi, salvano il salvabile e riportano per un momento in equilibrio la situazione: 1-1 immediato. Subito dopo però la regina dei draghi e il buon Snow finiscono in una tormenta di neve…

Arya intanto spedisce Sansa nella cripta, “ché tanto là sulle mura non servi a un caxxo” e nel mentre salva pure il Mastino con una freccia ben assestata. La battaglia imperversa, Jaime e Brienne sembrano abbastanza impicciati e ogni momento è buono per farci tremare. In diretta dalla cripta Tyrion si rivela, come previsto, piuttosto insofferente: vuole essere in battaglia, perché sa di poter avere idee illuminanti per salvare la baracca come accadde nella vecchia battaglia ad Approdo del Re. Sansa gli risponde che stanno bene dove stanno e Tyrion, giacché deve stare bloccato nella cripta, tanto vale tentare la via della provola, dicendo a Lady Stark che a questo punto era meglio se fossero ancora sposati. Sansa non fa una piega e gli risponde che la lealtà di Tyrion nei confronti di Daenerys avrebbe mandato tutto a monte. Missandei non la prende benissimo e si intromette tra ex moglie ed ex marito dicendo che se non fosse per la regina dei draghi sarebbero già tutti morti.

Intanto all’esterno Lyanna Mormont fa aprire i cancelli di Grande Inverno per mettere in salvo l’esercito, mentre Ser Davos sfrutta la sua esperienza all’aeroporto di Fiumicino per dare ai draghi il segnale di dar fuoco alla trincea (per frenare l’avanzata dei morti). Ovviamente nel mezzo della tormenta non si vede praticamente niente e i draghi continuano così a volare per i fatti loro. A salvare la situazione, a sorpresa, è nuovamente Melisandre, che grazie ad una formula magica (tipo “Klaatu, Barada, Nikto”) riesce a dare la trincea in pasto alle fiamme.

Tutto a posto quindi? Neanche un po’. I morti fanno una specie di torre (dis)umana tipo i castellers catalani durante le fiere di paese e riescono a fare breccia nella trincea. Sembra il remake dell’Armata delle Tenebre di Sam Raimi, ma invece di Ash qui c’è Lyanna Mormont che, coraggiosissima, si lancia all’attacco di un gigante non-morto, viene acchiappata e prima di morire (noooo!) riesce a infilzarlo per ben benino. Jaime, Brienne, Sam, Tormund, Gendry, Verme Grigio e Beric, che sono nel mezzo della battaglia, sono più impicciati di Cenerentola a mezzanotte meno cinque, i morti sono ovunque e sembrano un esercito di cocainomani assatanati. Mastino nel frattempo ha un piccolo attacco di panico. Intanto Theon cerca di spiegarsi con Bran, che di rimando gli dice che tutto ciò che ha fatto in passato è servito a portarlo adesso nel luogo al quale appartiene: Grande Inverno. Poi Bran, stufo di sentir chiacchiere, cade in trance e si “trasferisce” momentaneamente in volo con il corvo, dove riesce finalmente ad individuare il Re della Notte. Poco dopo ecco Jon e Daenerys, che tamponano il drago con a bordo il Re della Notte: Jon dice che veniva da destra ma il NightKing non vuole sentire ragioni e non sembra aver intenzione di firmare il CID. I tre draghi si sfregiano a vicenda e l’unico a cavarsela sembra essere Drogon, gli altri due arrancano e atterrano. Jon vede il Re della Notte tutto soletto nel mezzo del campo di battaglia ormai deserto e si lancia all’attacco: il Re della Notte non fa una piega e con la sua solita nonchalance fa risorgere tutti i morti intorno a lui. Risorgono come morti pure Edd e Lyanna (!!!), una cosa alla quale non avevo proprio pensato: ovviamente non dobbiamo fare i conti solo con i personaggi che muoiono, ma anche col fatto che possono tornare come non-morti! Insomma, Jon si ritrova circondato da centinaia di non-morti e per un momento pensiamo che sia la fine, quando ovviamente arriva la premiata ditta Daenerys-Drogon che con una bella sventagliata di fiamme salva l’erede al trono. Il Re della Notte però è immune al fuoco del drago, per ucciderlo servirà ben altro…

Arya è nei guai: all’interno del castello si deve nascondere da un gruppetto di morti che girano per le sale di vedetta. Grazie alle sue doti di assassina silenziosa riesce in qualche modo ad uscire dalla situazione, ma viene inseguita da un altro gruppo di morti. In questa scena siamo nel panico più totale, in piena empatia e soprattutto temiamo per la vita di Arya. Che tensione! A salvarla ci pensa Beric, che si sacrifica per lei, mentre il Mastino la porta via di peso, come ai bei tempi. I due sopravvissuti incontrano Melisandre, che dice ad Arya che il Signore della Luce ha fatto rinascere Beric tipo duecentomila volte soltanto per compiere il suo destino, che era quello di salvare la piccola Stark. Poi, per quanto mi riguarda il Momento Fomento dell’Episodio 3, Melisandre ripete ad Arya il primo insegnamento che la giovane aveva ricevuto ad Approdo nel Re, nella prima stagione, da Syrio Forell: “Cosa diciamo noi al Re della Morte?”. “Not today!” risponde Arya, che recuperata la sua freddezza e la sua sicurezza, prende e va verso il suo destino.

Nelle cripte intanto, come aveva predetto Jessica Chastain con un tweet di domenica sera, i morti sepolti là dentro (sono cripte dopotutto!) si risvegliano e costringono gli occupanti alla fuga: purtroppo la bimba che avevamo conosciuto ed amato nella scorsa puntata soccombe a causa dei morti di casa Stark tornati in vita (abbastanza decomposti tra l’altro). Per un momento abbiamo sperato di rivedere addirittura Ned Stark, salvo poi ricordare che essendo stato decapitato, non può più tornare in (non)vita. Sansa e Tyrion sono nascosti e per un momento arriviamo sul punto di credere che si stiano per suicidare pur di non diventare non-morti. Tyrion bacia la mano di Lady Stark e i due si danno dunque anch’essi alla fuga.

Intanto gli Estranei arrivano al Giardino degli Dei, dove Bran si è appena risvegliato dalla sua trance. Theon e i suoi uomini di ferro difendono il Corvo con Tre Occhi fino alla fine, letteralmente. Theon ammazza caterve di non-morti, finisce le frecce e continua a sfragnarli con la spada finché non arriva il Re della Notte. Bran dice a Theon che è un brav’uomo, Greyjoy ha riscattato tutte le sue malefatte passate e, come prevedibile, si lancia in un attacco suicida verso il Re della Notte il quale lo blocca e lo uccide, facendolo morire da eroe (tutto ciò era ampiamente prevedibile, praticamente era ovvio che Theon, con tutto quello che ha combinato in passato, sarebbe morto eroicamente per difendere gli Stark).

Jon Snow si è intanto lanciato all’inseguimento del Re della Notte all’interno di Grande Inverno. Daenerys sta rifiatando un attimo a bordo del drago quando si accorge di un bel gruppetto di morti che si sta arrampicando su Drakaris. Il drago vola per sgrullarsi di dosso i non-morti, Daenerys cade e rimane da sola sul campo di battaglia. Chi arriva a salvarle il capello biondo platino? Ovviamente Jorah Mormont, che la difenderà fino alla fine e, come era prevedibile, muore per salvarla (anche questa era una morte annunciatissima).

Siamo agli sgoccioli, Jon corre dentro Grande Inverno schivando e sfondando Estranei, il drago dei non-morti arranca e sta per crollare, ma riesce comunque a sputare un bel po’ di fuoco blu. Jon cerca di schivarlo come può ma ecco che il drago lo sta per uccidere: il Re della Notte intanto sta per uccidere Bran: è la fine? I buoni stanno per perdere? NOT TODAY! Arya si lancia in volo verso il Re della Notte che la prende per il collo, è andata male anche questa e Arya sta per morire. Ma Arya urla che “non me sta bene che no!” e si lascia scivolare il pugnale nell’altra mano, che infilza a morte il Re della Notte. Il capo dei cattivi si rompe in mille pezzi e come lui tutto il suo esercito, dragone compreso (che schiatta un attimo prima di cuocere Jon). Il momento è solenne, Daenerys piange lacrime calde per Jorah, Melisandre invece, avendo ormai avuto la sua parte nella guerra, si incammina sola verso l’inverno e si spoglia dei suoi poteri, tornando nel suo corpo originale e finendo per morire sotto gli occhi dell’incredulo Ser Davos. Titoli di coda.

La puntata si conclude con la vittoria, che non mi aspettavo arrivasse così presto, anzi, pensavo che questa battaglia sarebbe durata due o tre puntate, tipo un’azione da gol di Holly e Benji, invece si conclude tutto in un’oretta, grazie al piano ingegnoso elaborato da Bran nell’episodio precedente. Giustamente però la serie si chiama Game of Thrones ed era tempo ormai di rimettere la battaglia per il trono al centro del villaggio. Ripensiamo ai caduti di questa grande battaglia: i due Mormont, Beric, Edd, Theon e Melisandre. Poteva andare peggio, nessuno dei personaggi più amati sembra essere stato abbattuto (anche se per Lyanna mi dispiace tantissimo), probabilmente il “peggio”, da questo punto di vista, deve ancora arrivare. Ad ogni modo mancano tre puntate, ovvero mezza stagione, e i morti già sono stati sconfitti: Cersei cagati sotto.

#8x03 #arya #battaglia #comeVedere #diCheParla #diretta #doveVedere #episodio3 #foto #gameOfThrones #got #ilTronoDiSpade #morti #personaggi #replica #riassunto #significato #spiegazione #spoiler #streaming #vivo

🎮 L'adrenalina sale mentre aspettiamo l'episodio 3 di The Last of Us, Stagione 2. Preparatevi ad un altro colpo al cuore! 💔 #TheLastOfUs #Episodio3

🔗 https://www.spaziogames.it/notizie/lepisodio-3-di-the-last-of-us-stagione-2-sara-un-altro-colpo-al-cuore

L'episodio 3 di The Last of Us Stagione 2 sarà un altro colpo al cuore

Disponibile un teaser per il terzo episodio della seconda stagione di The Last of Us, in onda il 27 aprile: grandi emozioni in arrivo.

SpazioGames
Pillole, Pagelle, e altro ancora!: Pensieri della sera (3 puntata)

Approfondimento di "Pensieri della Sera" in cui Macca discute la natura dei sogni, considerandoli una finestra sull'inconscio che rivela desideri, paure e speranze.L'analisi esplora diversi aspetti, inclusi i sogni ricorrenti, il loro potenziale terapeutico e la loro influenza sulla creatività.Viene inoltre toccato il tema dei sogni lucidi e dei sogni dimenticati, con una riflessione finale che celebra il potere e il mistero del sonno.L'autore conclude con un invito alla riflessione personale sul significato dei sogni.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/pillole-pagelle-e-altro-ancora--5577923/support.

Headliner
Update 210: Internet en México

Listen to this episode from IT Masters Update on Spotify. México supera los 100 millones de internautas | BBVA México crecerá su oferta de sostenibilidad con nuevas soluciones | OpenAI disuelve a su equipo enfocado en los riesgos de la AI | IT Masters Forum 2024 reúne en Cancún a 67 líderes it con gran éxito | Así lo dijo el presidente de la AIMX, Pablo Corona | Todavía en las nubes, el esperado buscador para ChatGPT | la Secretaría de Salud del Estado de México es una de las historias innovadoras | Anna Karen Valdez, líder IT para AL de Hershey Company, nos da el IT Masters Insight

Spotify
En el #Episodio3 de #LaLupaPR discutimos la #APP entre #PREPA y #GeneraPR. Aquí compartimos esta nota con más #análisis por el @GrupoCNE.
http://bit.ly/3FtYBfT
!Escucha el #podcast y danos tu #opinión!
#PuertoRico #Noticias #Luma #Luz #News #Electricidad #Politica #CNE
Identifican interrogantes en el contrato de Genera PR

El Centro para una Nueva Economía analizó en detalle la transacción

El Nuevo Día

La Rocola del Viejo Bar

Episodio 3: The Piper At The Gates Of Dawn – Pink Floyd - 1967

#pinkfloyd #thepiperatthegatesofdawn #albumreview #reviews #rock #vinyl #music #larocoladelviejobar #episodio3

No es fácil dar un contexto para comenzar a explicar los comienzos de la obra de Pink Floyd, pero intentaré arrancar por donde mejor pueda. Allá por 1963 un grupo de compañeros de la carrera de Arquitectura (arquitectura… The Wall… bueno, falta muchísimo para éso) decidieron armar un grupo. Ellos eran Nick Manson, Roger Waters, Richard Wright, Keith y Sheilagh Noble, y Clive Metcalfe. Se llamaban Sigma 6 y tocaban algunos temas propios y covers. La nota de color acá es que Waters y Wright tocaban la guitarra. Como muchas bandas en el comienzo de su carrera, los cambios de nombre eran comunes, y las opciones fueron variadas: Meggadeaths, The Screaming Abdabs, Leonard's Lodgers, The Spectrum Five y The Tea Set. Este último fue el más usado en aquella época.

A finales de 1963 dejaron la banda Metcalfe y los hermanos Noble y en 1964 se sumó Bob Klose para hacerse cargo de la guitarra y dejando así que Waters tomara el bajo. Y también se produjo el ingreso de Syd Barrett, amigo de la infancia de Waters. Sumaron a Chris Dannis en la voz, pero duró muy poco y esto permitió que Barrett, ya en 1965, tomara esta posición además de la guitarra. Y poco tiempo después fue Klose quien dejó la banda, quedando así la primera alineación conocida: Barrett, Manson, Waters y Wright.

Según cuentan, debido a que había otra banda llamada The Tea Set, decidieron hacer un nuevo cambio en su nombre. Es conocida la historia de cómo Barrett siguirió el cambio. Él era fan de dos bluseros de culto: Pink Anderson y Floyd Council, y vio en la unión de sus nombres el pie para nombrar a la banda. Aunque fue variando de show en show: The Pink Floyd Blues Band, The Pink Floyd Sound y luego, ya en 1966, The Pink Floyd para derivar, recién a principios de los 70s, al Pink Floyd que todos conocemos.

En 1967 Pink Floyd consigue firmar con EMI para grabar su primer simple: «Arnold Layne». El tema, que habla de una persona trasvestida que roba ropa interior, es sin dudas una temática no muy apta para las radios de aquella época. Meses después graban un segundo simple: «See Emily Play» y comienzan a tener algunas apariciones televisivas en donde se hacen notar algunas actitudes “perdidas” por parte de Barrett.

Algunos meses después comenzaron la grabación del álbum propiamente dicho. Y lo hicieron en el mítico Abbey Road Studios, en Londres, bajo la producción de Norman Smith. Cuenta la leyenda que los Beatles estaban ahí creando Sgt. Pepper y que los Floyd fueron invitados a ver la grabaciones de «Lovely Rita». Las sesiones para el álbum duraron tres meses. Primero atacaron las canciones más convencionales y luego las más experimentales. De los once temas del disco, ocho son de autoría de Barrett, dos fueron escritas en conjunto y solo una es de Waters. Se editó el 05 de agosto de 1967 y su título fue tomando del libro El viento en los sauces de Kenneth Grahame. Y la tapa… bueno, psicodelia pura.

Vamos al disco. ¿Les parece?

#thread
(1/3)