Molise, nel parco archeologico di Sepino spunta una domus di età imperiale: c’è anche un’iscrizione e un tesoretto di monete del V secolo
Elena PercivaldiGrande scoperta in Molise. Una domus monumentale affacciata sul decumano, dotata persino di un articolato sistema per il riscaldamento dell’acqua, è la scoperta più significativa emersa dalle recenti campagne di scavo nel sito di Saepinum, compreso nel parco archeologico di Sepino non lontano da Altilia, in provincia di Campobasso, . Il rinvenimento, comunica il Ministero della Cultura, proviene dall’area di Porta Bojano e rappresenta un’acquisizione di grande rilievo per la conoscenza dell’edilizia privata di pregio nell’Italia romana.
L’edificio, caratterizzato da un ingresso scenografico direttamente sulla strada principale est-ovest, presenta una complessa articolazione planimetrica e fu abitato a lungo, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.
Una residenza d’élite
La domus restituisce un vero e proprio palinsesto edilizio, in cui le diverse fasi costruttive si sovrappongono e dialogano tra loro. Le indagini hanno evidenziato come la residenza, inizialmente concepita come abitazione di prestigio, abbia subito nel tempo modifiche sostanziali.
Durante la tarda antichità, alcuni ambienti vengono riconvertiti a funzioni produttive e di stoccaggio, segno di un cambiamento nelle dinamiche economiche e sociali. Questo dato è particolarmente significativo perché documenta, in modo concreto, il riuso degli spazi urbani in una fase storica spesso poco leggibile nei contesti archeologici.
Le dimensioni dell’edificio, che si estendono oltre l’area attualmente indagata, confermano quanto già suggerito dalle prospezioni geofisiche, lasciando intravedere la presenza di ambienti ancora tutti da scavare.
Contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua, con decorazioni stilizzate (foto ©Ministero della Cultura)Ceramiche e oggetti: tracce della vita quotidiana
Le fasi più antiche della domus sono testimoniate da materiali di età augustea e tiberiana, tra cui spiccano antefisse e ceramiche di qualità elevata. Nei livelli successivi, fino al III secolo d.C., si registra una consistente presenza di sigillata africana, che suggerisce l’esistenza di rapporti commerciali con le province del Mediterraneo.
Accanto ai materiali ceramici, lo scavo ha restituito anche un insieme significativo di oggetti d’uso quotidiano: lucerne in terracotta, piccoli contenitori, ornamenti e oggetti personali in bronzo quali anelli e una chiave di scrigno, che contribuiscono a ricostruire la dimensione domestica della residenza.
Un impianto per il riscaldamento dell’acqua
Tra i rinvenimenti più notevoli spicca un grande contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua. L’oggetto, decorato con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, è affiancato da frammenti di tubature e valvole.
Questa scoperta rappresenta una testimonianza estremamente rara delle tecnologie idrauliche adottate nelle abitazioni di alto livello, offrendo indicazioni preziose sul grado di comfort e sulle competenze tecniche raggiunte.
L’iscrizione del 139 d.C. e il legame con il potere imperiale
Le indagini più recenti hanno restituito anche frammenti architettonici in marmo e un’iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante l’impero di Antonino Pio.
Frammento di iscrizione (foto ©Ministero della Cultura)L’epigrafe documenta un intervento riconducibile alla sfera imperiale e conferma il rapporto diretto tra Saepinum e l’amministrazione centrale, contribuendo a definire il ruolo di prestigio della città nell’Italia romana.
Dal Foro alle attività produttive: una città in trasformazione
Parallelamente, sono riprese le indagini nell’area del Foro, dove lo studio di centinaia di blocchi architettonici sta permettendo di ricostruire il volto monumentale della città in età imperiale.
(foto ©Ministero della Cultura)In questo settore sono emerse anche strutture più antiche, tra cui canalizzazioni e ambienti con vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente legato alla lavorazione della lana. Si tratta di un elemento importante per comprendere le attività economiche e le dinamiche che precedono la piena romanizzazione del sito.
Il cardo massimo e un tesoretto di età bizantina
Le indagini lungo il cardo massimo, presso Porta Terravecchia, hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica della strada, evidenziandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età romana.
Una delle monete del tesoretto (foto ©Ministero della Cultura)Ed è proprio qui che è stato rinvenuto un tesoretto di monete del V secolo d.C., attribuibile a una fase di occupazione bizantina, a documentare la persistenza della vita nel sito anche in epoca tardo-imperiale.
Le ricerche, destinate a proseguire, permetteranno di definire con maggiore precisione l’estensione degli edifici e l’organizzazione degli spazi, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’Italia centro-meridionale.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅




