Creando tunnel con cent'occhi nella roccia che tratteggiano la linea del traforo - Il blog di Jacopo Ranieri

Quivi avanza roboante l’imponente testa diamantata, come il verme delle sabbie Shai Hulud, alimentata dal potere inusitato del bisogno. Lasciando indisturbato il sostanziale quesito autorale: se tale mostro letterario e cinematografico mangia soltanto Spezia, o microrganismi delle sabbie come una balena, perché mai dovrebbe emergere affamato alla percezione delle deambulatorie vibrazioni umane?Pratico è il dislocamento, ... Leggi tutto

Il blog di Jacopo Ranieri
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Quello che non ci dicono

La prima formazione partigiana a essere colpita è quella di Nicoletta

L’operazione Habicht si inserisce in un contesto più ampio di rastrellamento sull’intera regione montana dell’Italia nord-occidentale. L’operazione, condotta dal generale delle SS Tensfeld, <55 intende distruggere i nuclei del partigianato particolarmente attivi nelle vallate torinesi. La Val Sangone, interessata dall’operazione, viene coinvolta dai primi giorni di maggio 1944.
I partigiani valsangonesi hanno la soffiata dell’ufficiale Ernst von Pappenheim, in servizio a Rivoli, relativa a un’operazione di rastrellamento che dovrebbe aver luogo di lì a tre giorni, mettendo nelle condizioni i partigiani di potersi preparare strategicamente all’arrivo dei tedeschi. <56
Le avanguardie tedesche arrivano da Orbassano e Avigliana ma anche dalle montagne valsusine e valchisonesi, <57 circostanza che lascia impreparati i reparti partigiani, accerchiati e annientati.
Le prime bande partigiane a subire l’attacco sono le brigate Nino-Carlo, la ‘Sergio’ comandata da Sergio De Vitis, e la banda Giulio, comandata da Giulio Nicoletta.
La prima formazione a essere colpita è quella di Nicoletta, stanziata alla Maddalena, da un numero di attaccanti non superiore alle 2000 unità.
La banda di Nicoletta, accerchiata, riesce a contenere le perdite ma lascia al nemico le poche riserve di armi a sua disposizione. <58
Alla ‘De Vitis’ va peggio poiché lasciano sguarnito il versante montano dello schieramento; dallo stesso versante parte l’attacco delle formazioni naziste (con anche un battaglione russo) che decima la formazione, rimasta appena orfana del vicecomandante Sandro Magnone. Vi sono numerosi dispersi, morti e feriti, tra cui Giuseppe Falzone e Pietro Curzel, futuri comandanti della brigata ‘Magnone’.
La banda ‘Nicoletta’ viene attaccata sempre alle prime ore del mattino del 10 maggio. Il primo a cadere è la sentinella siciliana ventiduenne Liborio Ilardi, poi i partigiani si chiudono a Villa Sertorio nell’attesa della fine dell’attacco, con munizioni esigue ma utili a far desistere i tedeschi dal proseguire l’assedio <59.
Dall’attacco non viene risparmiata nemmeno la banda ‘Genio’, comandata da Eugenio Fassino, che opera al confine tra Val Susa e Val Sangone e che strutturalmente consta di 300 uomini suddivisi in 12 plotoni da 25 <60: la manovra di sganciamento dall’assedio risulta loro più facile, stante la capacità di respingimento dei primi attacchi tedeschi sferrati all’alba.
Successivamente, vista la sproporzione di forze in campo, la ‘Genio’ si disperde. <61
L’unica banda che non partecipa agli scontri con i tedeschi è la ‘Campana’ di Felice Cordero di Pamparato: così ricorda Carlo Pollone, rivaltese, militante nella formazione appena citata: “Arriva il 10 maggio il rastrellamento e la Val Sangone è una vallata che si arriva da tutte le parti, è pericolosissima e poi non eravamo mica in tanti, saremo stati quattro o cinquecento. Campana mi dice: ‘Vai fino al Col del Bes a vedere se vengono su di là’, perché non ci avevano ancora attaccati, eravamo più spostati. Allora io parto con 2 o 3 uomini e gli altri, Remo Ruscello e Ugo Giai Merlera sono andati ad attaccarli nella zona di Ponte Pietra. Si sono messi lì sulla montagna e sparavano ai camion che andavano su fermandoli.” <62
La tesi secondo cui la ‘Campana’ non subisce sostanziali perdite è confermata da Oliva dal momento che gli uomini sono rifugiati in una posizione in cui, i rastrellatori, non riescono a raggiungerne le postazioni poiché non visibili sia dalla pianura che dalla montagna. <63
La giornata del 10 maggio si conclude con un forte tributo di sangue da parte dei partigiani, aggravata dalle numerose stragi a danno dei prigionieri catturati nel rastrellamento.
[NOTE]
55 Oliva G., La Grande Storia Della Resistenza: 1943-1948. UTET; 2018. p 307
56 Biffi R, Bruno E, Canale E, Grandis Vigiani C. Testimonianze Sulla Resistenza in Rivoli : Fatti Degli Anni 1943-45 Narrati Dai Protagonisti. Consiglio regione Piemonte; 1985. p 119
57 Adduci N, Torino, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Torino 1938-45 : Una Guida Per La Memoria. Città di Torino; 2010 fascicolo Val Sangone p 8
58 Sonzini M., Abbracciati Per Sempre: Il rastrellamento del Maggio ’44 in Val Sangone e L’eccidio Della Fossa Comune Di Forno Di Coazze. Gribaudo; 2004. p 34
59 Ibid.
60 Fornello M., La Resistenza in Val Sangone. Tesi datt. Università degli studi; 1962. p 65
61 Sonzini M. Abbracciati Per Sempre, cit p 47
62 Testimonianza di Carlo Pollone contenuta in Antoniello D,. Rivalta Partigiana. Comune di Rivalta di Torino, 2001. p 22
63 Oliva G, Quazza G., La Resistenza, cit p 198
Alessandro Busetta, La resistenza in Val Sangone e la divisione Campana, Tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, Anno accademico 2022-2023

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Alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiunsero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti

Fu così che il tipografo fu trasferito definitivamente in montagna il 16 marzo ’45. Di questo fatto dà testimonianza un documento presente nell’ASREV <282 che segnala l’avvenuto trasferimento del tipografo prima nominato dalla propria abitazione di Costa di Vittorio Veneto alla stamperia.
L’attività era svolta esclusivamente di notte fino alle prime ore del mattino a ritmi serrati. Durante il giorno i partigiani addetti alla stampa si spostavano di circa 300 metri nei pressi di una fornace di calce. Vicino a questa era stato predisposto un rifugio ricavato direttamente nella parete della montagna. Questo veniva regolarmente ricoperto di foglie e arbusti per essere meglio mimetizzato e nascosto da sguardi indiscreti. L’opera necessitava però di un continuo via vai di persone, sia per la continua entrata ed uscita di materiale e di volantini, quanto per la frequente necessità di riparazioni delle quali abbisognavano le macchine intensivamente utilizzate.
Da diverse informative conservate presso l’AIVSREC apprendiamo che per garantire tale flusso di materiale e informazioni tra Treviso e Vittorio Veneto fu attivato un ‘contatto’ presso Conegliano. Da uno di questi documenti si legge: “Preghiamo […] il compagno Orel di organizzare un rapido servizio di collegamento con Treviso in quanto questo Comando conta molto che i manifestini giungano fino a Treviso con rapidità e tempestività.” <283
Il 12 marzo Antonio Rustìa (Orel) risponde che “Il collegamento con Treviso funziona da circa 2 mesi ed è rapidissimo, la posta appena arriva viene smistata dal sottoscritto ed in giornata arriva a Treviso”. <284 Orel però non si occupò soltanto del servizio di smistamento delle informazioni e della stampa tra Vittorio Veneto e Treviso, ma garantì che la stamperia di Montaner [Frazione del comune di Sarmede (TV)] fosse rifornita della carta e dell’inchiostro necessari. A fronte della stessa informativa del 7 marzo della Divisione “Nannetti”, in cui si specifica anche di procurare carta, inchiostro e tutti i materiali utili alla stampa, Orel aveva risposto già l’11 marzo che “In merito al rifornimento della carta e materiale per stampa, preciso che nella zona si trovano oltre 300 qli di carta occultata e a disposizione della divisione. La carta si trova presso famiglie contadine fuori Conegliano e può essere prelevata in qualsiasi momento. […] Potete contare largamente sulle giacenze qui esistenti”. <285 Oltre a queste informazioni, Antonio Rustìa ne fornisce altre sullo stato delle aziende tipografiche della zona che “non lavorano da parecchio tempo [e i cui] macchinari sono stati smontati e in parte messi al sicuro”. <286 Successivamente, il 12 marzo, Orel comunicava alla stamperia che al “solito posto” si trovavano “una piccola tranciatrice per carta e due vasi di inchiostro che [cancellato: mi] procurai direttamente a Treviso”. <287 I riferimenti lasciati da Orel chiariscono come tra Treviso e Conegliano ci si servisse di un servizio molto rapido, in grado di trasportare oggetti pesanti e voluminosi. In un post scriptum della stessa comunicazione vi è poi una notizia molto interessante: attraverso il compagno Buosi verranno inviati in montagna 3 quintali di carta già tagliata grazie al “solito camionista”.
Quindi per i trasporti del materiale, troppo gravosi per le staffette, l’organizzazione aveva a disposizione un camioncino. Un altro riferimento ad un camion lo si trova nelle carte di Bruna Fregonese, la quale racconta che “Bepi e la Teresa, quando andavano con la cariola al mercato della frutta per fare gli acquisti, quando ancora la città dormiva, portavano a volte fra le casse vuote qualcuna che vuota non era, ma piena di armi e materiale bellico in genere, “procurato” dai nostri GAP, e lo passavano a quelli che, fra la verdura, con il camioncino, lo portavano verso le nostre montagne.” <288
Con ogni probabilità “quello” che teneva i collegamenti con l’autocarro era il padre di Attilio Tonon. <289 Nella testimonianza lasciata da Attilio a Ives Bizzi apprendiamo che: “Hanno anche raccolto delle armi che venivano portate a Vittorio Veneto in vari modi ma particolarmente, come ricordava Pietro dal Pozzo, mascherandole sotto le cassette di frutta e verdura di mio padre che veniva a rifornirsi con il camioncino a Treviso”. <290 Quindi, probabilmente, il “camioncino” del padre di Tonon faceva da spola tra Treviso e le “montagne” trasportando carta e inchiostro oltre alle armi.
Questi elementi testimonierebbero che per il materiale, al di là dei lanci ricevuti, il Vittoriese dipendesse da Treviso, città nella quale erano di fondamentale importanza i contatti con Carrer e la tipografia Zoppelli. Questa necessità nacque probabilmente dopo il disimpegno delle tipografie della pedemontana e gli arresti patiti dal CLN vittoriese.
Oltre a carta e inchiostro, la tipografia partigiana aveva però altre necessità. L’intensità con la quale fu utilizzato il ciclostile portarono lo stesso a guastarsi almeno due volte. A proposito di questi problemi, si fa riferimento a due documenti di comunicazione interna. In questi si fanno presenti le necessità della sezione di propaganda. Nel primo, <291 datato all’11 marzo 1945, si chiede che si procurino dei telai, già richiesti e non ancora ricevuti. La seconda richiesta, <292 datata al 16 aprile 1945, riguarda invece la riparazione di due rulli presso la tipografia Bellavitis di Sacile. I messaggi sono perentori riguardo alla celerità che si debba tenere nel fornire i pezzi. Infatti la mancanza di una sola delle componenti necessarie alla stampa obbligava i resistenti a sospendere l’intera attività. Ma il via vai di persone, materiale e pezzi di ricambio presso la tipografia di Montaner non passò inosservato. Accadde che, verso la fine di marzo, alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiungessero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti. La precisione con la quale i soldati raggiunsero la zona dove era situato il nascondiglio fa pensare ad una delazione di qualche spia. La metodicità con la quale veniva occultato il rifugio, unitamente alla scrupolosa attenzione nel condurre il lavoro esclusivamente di notte, permise agli addetti stampa di non essere scoperti dai nemici. Nella perlustrazione, i tedeschi passarono molto vicino al nascondiglio tanto che è lo stesso Domenico Favero a ricordare: “ne udimmo il tramestio e le indecifrabili parole, ma non fummo scoperti”. <293
Come già ricordato, la necessità di stampare in montagna era strettamente vincolata all’impossibilità di condurre le stesse operazioni in pianura. La stamperia di montagna infatti continuò a svolgere i propri incarichi fino alla Liberazione, quando ci si poté servire della tipografia Armellini di Vittorio Veneto.
[NOTE]
282 ASREV, busta 10, fasc. d: GNR Vittorio Veneto – 6ˆSq. … ai Comandi superiori. Segnalazione di prelevamento da parte partigiana del tipografo Giacomini Giuseppe 22 marzo 1945.
283 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-1. oggetto: servizio collegamento, 7 marzo 1945.
284 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
285 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: materiale per stampa, 11 marzo 1945.
286 Ibidem.
287 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
288 B. Fregonese, Le carte di Bruna, op. cit., p. 70. Di questa attività si trova notizia anche in Silvio Fabion, Storie d’eroi semplici, S.l., Cieffegi Litografia, 2006, p. 40.
289 Attilio Tonon era commissario politico del Gruppo Brigate “Vittorio Veneto”.
290 ACSP, Achivio Ives Bizzi, intervista ad Attilio Tonon.
291 ASREV, busta 10, fasc.d: Dal Comm. Div N.N. e dall’addetto stampa a Buosi (c/o CLN VV) Richiesta di vario materiale necessario al servizio di stampa del 11 marzo 1945.
292 ASREV, busta 10, fasc. d: Dall’addetto stampa al CLN di Sacile. Invio rulli da riparare del 16 aprile 1945.
293 Testimonianza di Domenico Favero a Pier Paolo Brescacin del 20 aprile 2000.
Giuliano Casagrande, Le parole della Resistenza. La propaganda partigiana nel Trevigiano, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2012-2013

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Il punto, in tutto questo, è che stanno preparando la #guerramondiale e, #subdolamente, ce la stanno facendo #desiderare!

Tutta questa #simbologia #antiumana, tutta questa #divisione (#duepapi, #duepresidentiUSA, #USACINA), ecc. è un #teatrino per #dividerci e farci volere la #guerraprogiustizia!

Così gli #Arconti otterranno l'amata riduzione del popolo con il nostro #consenso!

Risultato: il #karma ricadrà su di noi, perché noi - polli - avremo #intenzionalmente attuato il loro #progetto!