Alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiunsero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti

Fu così che il tipografo fu trasferito definitivamente in montagna il 16 marzo ’45. Di questo fatto dà testimonianza un documento presente nell’ASREV <282 che segnala l’avvenuto trasferimento del tipografo prima nominato dalla propria abitazione di Costa di Vittorio Veneto alla stamperia.
L’attività era svolta esclusivamente di notte fino alle prime ore del mattino a ritmi serrati. Durante il giorno i partigiani addetti alla stampa si spostavano di circa 300 metri nei pressi di una fornace di calce. Vicino a questa era stato predisposto un rifugio ricavato direttamente nella parete della montagna. Questo veniva regolarmente ricoperto di foglie e arbusti per essere meglio mimetizzato e nascosto da sguardi indiscreti. L’opera necessitava però di un continuo via vai di persone, sia per la continua entrata ed uscita di materiale e di volantini, quanto per la frequente necessità di riparazioni delle quali abbisognavano le macchine intensivamente utilizzate.
Da diverse informative conservate presso l’AIVSREC apprendiamo che per garantire tale flusso di materiale e informazioni tra Treviso e Vittorio Veneto fu attivato un ‘contatto’ presso Conegliano. Da uno di questi documenti si legge: “Preghiamo […] il compagno Orel di organizzare un rapido servizio di collegamento con Treviso in quanto questo Comando conta molto che i manifestini giungano fino a Treviso con rapidità e tempestività.” <283
Il 12 marzo Antonio Rustìa (Orel) risponde che “Il collegamento con Treviso funziona da circa 2 mesi ed è rapidissimo, la posta appena arriva viene smistata dal sottoscritto ed in giornata arriva a Treviso”. <284 Orel però non si occupò soltanto del servizio di smistamento delle informazioni e della stampa tra Vittorio Veneto e Treviso, ma garantì che la stamperia di Montaner [Frazione del comune di Sarmede (TV)] fosse rifornita della carta e dell’inchiostro necessari. A fronte della stessa informativa del 7 marzo della Divisione “Nannetti”, in cui si specifica anche di procurare carta, inchiostro e tutti i materiali utili alla stampa, Orel aveva risposto già l’11 marzo che “In merito al rifornimento della carta e materiale per stampa, preciso che nella zona si trovano oltre 300 qli di carta occultata e a disposizione della divisione. La carta si trova presso famiglie contadine fuori Conegliano e può essere prelevata in qualsiasi momento. […] Potete contare largamente sulle giacenze qui esistenti”. <285 Oltre a queste informazioni, Antonio Rustìa ne fornisce altre sullo stato delle aziende tipografiche della zona che “non lavorano da parecchio tempo [e i cui] macchinari sono stati smontati e in parte messi al sicuro”. <286 Successivamente, il 12 marzo, Orel comunicava alla stamperia che al “solito posto” si trovavano “una piccola tranciatrice per carta e due vasi di inchiostro che [cancellato: mi] procurai direttamente a Treviso”. <287 I riferimenti lasciati da Orel chiariscono come tra Treviso e Conegliano ci si servisse di un servizio molto rapido, in grado di trasportare oggetti pesanti e voluminosi. In un post scriptum della stessa comunicazione vi è poi una notizia molto interessante: attraverso il compagno Buosi verranno inviati in montagna 3 quintali di carta già tagliata grazie al “solito camionista”.
Quindi per i trasporti del materiale, troppo gravosi per le staffette, l’organizzazione aveva a disposizione un camioncino. Un altro riferimento ad un camion lo si trova nelle carte di Bruna Fregonese, la quale racconta che “Bepi e la Teresa, quando andavano con la cariola al mercato della frutta per fare gli acquisti, quando ancora la città dormiva, portavano a volte fra le casse vuote qualcuna che vuota non era, ma piena di armi e materiale bellico in genere, “procurato” dai nostri GAP, e lo passavano a quelli che, fra la verdura, con il camioncino, lo portavano verso le nostre montagne.” <288
Con ogni probabilità “quello” che teneva i collegamenti con l’autocarro era il padre di Attilio Tonon. <289 Nella testimonianza lasciata da Attilio a Ives Bizzi apprendiamo che: “Hanno anche raccolto delle armi che venivano portate a Vittorio Veneto in vari modi ma particolarmente, come ricordava Pietro dal Pozzo, mascherandole sotto le cassette di frutta e verdura di mio padre che veniva a rifornirsi con il camioncino a Treviso”. <290 Quindi, probabilmente, il “camioncino” del padre di Tonon faceva da spola tra Treviso e le “montagne” trasportando carta e inchiostro oltre alle armi.
Questi elementi testimonierebbero che per il materiale, al di là dei lanci ricevuti, il Vittoriese dipendesse da Treviso, città nella quale erano di fondamentale importanza i contatti con Carrer e la tipografia Zoppelli. Questa necessità nacque probabilmente dopo il disimpegno delle tipografie della pedemontana e gli arresti patiti dal CLN vittoriese.
Oltre a carta e inchiostro, la tipografia partigiana aveva però altre necessità. L’intensità con la quale fu utilizzato il ciclostile portarono lo stesso a guastarsi almeno due volte. A proposito di questi problemi, si fa riferimento a due documenti di comunicazione interna. In questi si fanno presenti le necessità della sezione di propaganda. Nel primo, <291 datato all’11 marzo 1945, si chiede che si procurino dei telai, già richiesti e non ancora ricevuti. La seconda richiesta, <292 datata al 16 aprile 1945, riguarda invece la riparazione di due rulli presso la tipografia Bellavitis di Sacile. I messaggi sono perentori riguardo alla celerità che si debba tenere nel fornire i pezzi. Infatti la mancanza di una sola delle componenti necessarie alla stampa obbligava i resistenti a sospendere l’intera attività. Ma il via vai di persone, materiale e pezzi di ricambio presso la tipografia di Montaner non passò inosservato. Accadde che, verso la fine di marzo, alcuni tedeschi provenienti da Fontanelle raggiungessero il luogo nel quale i partigiani stampavano i manifesti. La precisione con la quale i soldati raggiunsero la zona dove era situato il nascondiglio fa pensare ad una delazione di qualche spia. La metodicità con la quale veniva occultato il rifugio, unitamente alla scrupolosa attenzione nel condurre il lavoro esclusivamente di notte, permise agli addetti stampa di non essere scoperti dai nemici. Nella perlustrazione, i tedeschi passarono molto vicino al nascondiglio tanto che è lo stesso Domenico Favero a ricordare: “ne udimmo il tramestio e le indecifrabili parole, ma non fummo scoperti”. <293
Come già ricordato, la necessità di stampare in montagna era strettamente vincolata all’impossibilità di condurre le stesse operazioni in pianura. La stamperia di montagna infatti continuò a svolgere i propri incarichi fino alla Liberazione, quando ci si poté servire della tipografia Armellini di Vittorio Veneto.
[NOTE]
282 ASREV, busta 10, fasc. d: GNR Vittorio Veneto – 6ˆSq. … ai Comandi superiori. Segnalazione di prelevamento da parte partigiana del tipografo Giacomini Giuseppe 22 marzo 1945.
283 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-1. oggetto: servizio collegamento, 7 marzo 1945.
284 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
285 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: materiale per stampa, 11 marzo 1945.
286 Ibidem.
287 AIVSREC, sez. I, busta 40, fasc. 4-2, oggetto: stampa, 12 marzo 1945.
288 B. Fregonese, Le carte di Bruna, op. cit., p. 70. Di questa attività si trova notizia anche in Silvio Fabion, Storie d’eroi semplici, S.l., Cieffegi Litografia, 2006, p. 40.
289 Attilio Tonon era commissario politico del Gruppo Brigate “Vittorio Veneto”.
290 ACSP, Achivio Ives Bizzi, intervista ad Attilio Tonon.
291 ASREV, busta 10, fasc.d: Dal Comm. Div N.N. e dall’addetto stampa a Buosi (c/o CLN VV) Richiesta di vario materiale necessario al servizio di stampa del 11 marzo 1945.
292 ASREV, busta 10, fasc. d: Dall’addetto stampa al CLN di Sacile. Invio rulli da riparare del 16 aprile 1945.
293 Testimonianza di Domenico Favero a Pier Paolo Brescacin del 20 aprile 2000.
Giuliano Casagrande, Le parole della Resistenza. La propaganda partigiana nel Trevigiano, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2012-2013

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Mostra collage di Luigi Assandri, l’anarchico con il ciclostile

📍 Galleria Moitre
📅 venerdì, 7 luglio (16:00)

Di famiglia contadina, originaria dell’Alta Langa, Luigi Assandri per metà della
sua vita è stato un operaio fonditore. Trentaduenne, nel 1947 entra alle
Ferriere Fiat, nel reparto laminatoi. La sua attività politica, improntata
all’anarcosindacalismo, si svolge in un ambiente politicamente ostile, dove le
idee libertarie dell’organizzazione autonoma dei lavoratori e dell’azione
diretta cozzano con le burocrazie operaie di fabbrica. E' una lotta impari,
dura, tenace. In quegli anni Assandri incomincia ad avere a che fare con il
ciclostile. Dal 1962 al 1969 redige e stampa Anarchismo, un bollettino diffuso a
Torino e spedito in tutta Italia. In quest’attività non è solo: con lui c’è la
sua compagna di vita Adele Gaviglio, ex mondina e all’epoca inserviente
d’albergo. La redazione, la stamperia, il magazzino della carta, l’archivio sono
in una stanza della loro casa. Un’attività impegnativa e costante visto che il
lavoro di Adele e Luigi assorbe buona parte della giornata, non hanno l

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Mostra collage di Luigi Assandri, l’anarchico con il ciclostile

Di famiglia contadina, originaria dell’Alta Langa, Luigi Assandri per metà della sua vita è stato un operaio fonditore. Trentaduenne, nel 1947 entra alle Ferriere Fiat, nel reparto laminatoi. La sua attività politica, improntata all’anarcosindacalismo, si svolge in un ambiente politicamente ostile, dove le idee libertarie dell’organizzazione autonoma dei lavoratori e dell’azione diretta cozzano con le burocrazie operaie di fabbrica. E' una lotta impari, dura, tenace. In quegli anni Assandri incomincia ad avere a che fare con il ciclostile. Dal 1962 al 1969 redige e stampa Anarchismo, un bollettino diffuso a Torino e spedito in tutta Italia. In quest’attività non è solo: con lui c’è la sua compagna di vita Adele Gaviglio, ex mondina e all’epoca inserviente d’albergo. La redazione, la stamperia, il magazzino della carta, l’archivio sono in una stanza della loro casa. Un’attività impegnativa e costante visto che il lavoro di Adele e Luigi assorbe buona parte della giornata, non hanno l

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