A Milano domenica scorsa dentro al carcere di San Vittore si sono udite grida che si sono protratte per tempo. Una cella è andata a fuoco, è molto probabile che a incendiarla sia stata ancora una volta la rabbia dei prigionieri. Nel frattempo, mai così tanti minori in carcere da decenni, anche effetto del Dl...
La tragica vicenda del giovane che a febbraio si è suicidato nel Cpr di Ponte Galeria illumina una violenza di sistema iniziata ben prima della detenzione senza reato: astruse scelte amministrative, omissioni e plurime indifferenze verso la fragilità. "L'irrazionalità della normativa è il problema", spiega Gianfranco Schiavone
Da tempo il CPR di Via Corelli a Milano è stato al centro dell’attenzione come uno dei luoghi simbolo della detenzione illegale degli immigrati, così come è stato uno degli obiettivi di tante manifestazioni di protesta ed iniziative di lotta milanesi e nazionali. Negli anni si sono susseguite denunce sulle condizioni di vivibilità e sviluppate inchieste, pur nelle difficoltà di acquisire informazioni sulle reali condizioni di vita, data la difficoltà per gli esterni di agibilità nel centro, sia associazioni che singoli. Recentemente in una inchiesta di “Altraeconomia” è stata data voce ai lavoratori della Martinina Srl, società che gestisce la...
Abbiamo già parlato, in questo stesso giornale, dei Centri per il Rimpatrio o Cpr, dove vengono trattenuti i migranti irregolari in attesa di espulsione. E ci siamo soffermati a lungo sulla natura «problematica» (per usare un tenue eufemismo) di questi «centri»: che sono a tutti gli effetti luoghi di detenzione, in cui però vengono rinchiuse … Migranti, la vergogna del Centro di Via Corelli Leggi altro »
L’avvocata Giulia Vicini, socia dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, conosce bene i Cpr e le condizioni di vita di chi vi è trattenuto. In particolare in quello di via Corelli a Milano. Luoghi di privazione della libertà, con garanzie inferiori a quelle della custodia in carcere. Stigmi cittadini. Il suo racconto
I legali dell'associazione hanno visitato la struttura e rilevato gravi problemi tra cui la carenza di strumenti necessari a "garantire adeguatamente il diritto di informazione e orientamento legale". Per l'avvocato Nicola Datena il sistema della detenzione amministrativa e del rimpatrio forzato va messo radicalmente in discussione