ADORO IL GENIO - SFAIGHE 3
La sfaiga è così: anche quando pensi di essertene liber...
(Credit: Birdbox)
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A quell'albero posto sul sagrato della #chiesa molti avevano affidato #preghiere, speranze e #sogni.
Chi lo ha rubato, si è firmato con una bestemmia ed una svastica.
Abbiamo risposto così, perché le tenebre dell'odio non vincono mai.
Buon Natale.
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente?
Dal 2013 i giapponesi svegliano persone nel sonno più profondo per mappare i loro sogni. Oggi ricostruiscono immagini dal cervello con accuratezza del 70%. Quanto manca a leggere un sogno completo? Chissà. Non poco, comunque. Ecco cosa funziona davvero e cosa no nella decodifica dei sogni scientifica, dopo 12 anni di studi.
https://www.futuroprossimo.it/2025/12/decodifica-dei-sogni-a-che-punto-e-la-scienza/
Sliding Doors #6
Una ridda di domande scaturirono nella testa di Anna come un Big Bang silenzioso, la deflagrazione di ogni certezza. Fu assalita da un vortice di pensieri vorticosi e incontrollabili, ogni interrogativo immediatamente generava un altro, in una proliferazione caotica e inestinguibile che le faceva girare la testa. Perché è chiusa? Dove sei? Sei qui dentro? Che cosa hai fatto?
Era disperatamente bisognosa di risposte, ma non c’era risposta alcuna che potesse soddisfare la sua smania crescente. Ogni cosa precipitava in un caos mentale vertiginoso in cui l’unica isola di senso era la porta di legno davanti a lei, con le sue venature scure che sembravano pulsare nel silenzio. Dopo qualche istante sospeso nel vuoto, trascorso con lo sguardo ebete perso a fissare quelle linee intricate nel legno, sentì un groppo gelido formarsi in gola, denso e soffocante come cenere di un incendio spento.
Paralizzata dall’angoscia crescente, si trovava in piedi davanti a quella barriera invalicabile, in una stasi che evitava la decisione definitiva che sapeva avrebbe dovuto prendere. Erano quegli istanti terribili in cui la coscienza diventa una tabula rasa, svuotata da ogni pensiero razionale, ma il tuo istinto primordiale ulula come un lupo nella notte, avvertendoti con certezza assoluta che varcare quella soglia cambierà per sempre la tua vita, in modo irrimediabile e devastante.
Non sapeva cosa stesse facendo in quel momento, né cosa dovesse fare per uscire da quell’impasse, ma era sola, tremendamente sola, in una casa enorme che sembrava inghiottirla, avvolta in un silenzio tombale che si nutriva voracemente della sua ansia crescente. Solo il lontano, quasi surreale rumore del mondo reale—un clacson stanco che echeggiava dalla strada, un rimbrotto rauco di un ciclista che passava sotto la finestra—le giungeva dalla strada sottostante, rendendo il suo isolamento interiore ancora più agghiacciante e definitivo.
Si decise infine, con uno sforzo immane, un piccolo ma decisivo atto di volontà contro la paura paralizzante che minacciava di sopraffarla completamente. Le sue dita tremanti si allungarono verso la maniglia, esitando per un istante prima di toccare il metallo. Appoggiò la mano alla fredda superficie di ottone, sentendone il gelo penetrare nella sua pelle come aghi di ghiaccio, e tentò di girarla con un movimento secco e deciso. Il suo cuore perse un battito quando realizzò la verità: era chiusa a chiave. Il metallo rimase immobile sotto la sua presa, resistendo ad ogni tentativo di movimento, confermando i suoi peggiori timori. Quella serratura chiusa era come un verdetto finale, una conferma delle sue paure più oscure, e sentì il panico montare dentro di lei come un’onda nera e inarrestabile.
“Perché? Perché? Perché hai chiuso la porta? Di solito chiudi solo l’ingresso! Non mi volevi?” Il pensiero muto scaturito nella sua mente si stava trasformando in un urlo di terrore che le graffiava le corde vocali non pronunciate. Anna sentiva il panico montare dentro di sé come un’onda scura e travolgente, un’alluvione emotiva che minacciava di sommergerla completamente. I suoi muscoli, dapprima rigidi come marmo antico, iniziarono a tradirla uno dopo l’altro: un tremito sottile, quasi impercettibile, che ben presto divenne una tempesta incontrollabile che scuoteva ogni fibra del suo essere. Le mani, prima ferme come quelle di una statua, ora danzavano in un movimento frenetico e ingovernabile, mentre il tremore si propagava come un veleno mortale, serpeggiando attraverso le braccia, invadendo ogni muscolo e tendine del suo corpo con una furia primitiva e incontrollata che sembrava volerla fare a pezzi dall’interno.
Un mantra ossessivo rimbombava nella sua mente frantumata, ritmando l’urgenza e la disperazione come un tamburo tribale nella notte più buia: “Bisogna entrare. Devo entrare.” Le parole rimbombavano come un tamburo impazzito nelle profondità del suo cranio, cancellando ogni altro pensiero razionale, ogni tentativo di controllarsi, ogni briciola di calma che ancora cercava di mantenere. Era come se quelle parole fossero diventate l’unica realtà esistente, l’unico appiglio in un mondo che stava rapidamente perdendo ogni senso.
Con una determinazione disperata che confinava pericolosamente con la follia più pura, si precipitò sul terrazzo adiacente, i suoi movimenti guidati da un istinto primordiale di sopravvivenza. I suoi passi non erano più quelli misurati e composti di una donna, ma si erano trasformati nel galoppo ritmato e selvaggio di un animale in trappola, braccato da predatori invisibili. I suoi occhi, dilatati dal terrore e dall’adrenalina, dardeggiarono freneticamente nell’ambiente circostante finché non videro la salvezza: un tubo di metallo arrugginito, un tempo destinato a sostenere orgogliosamente una bandiera ora dimenticata, che si ergeva come la sua unica arma contro la verità che si nascondeva oltre quella porta maledetta. Lo afferrò con mani tremanti ma determinate, la sua volontà ormai temprata in un acciaio più duro e resistente di quello che stringeva tra le dita.
Come una furia scatenata dagli inferi, si lanciò contro la porta con tutta la forza della sua disperazione. Il primo colpo risuonò con un tonfo secco e orribile che sembrò far tremare l’intero edificio: il metallo, sotto la spinta della sua disperazione incontenibile, penetrò nel legno con una violenza quasi carnale, creando una crepa a stella che si irradiava come una ragnatela mortale. Ma non era abbastanza, non poteva essere abbastanza.
Ancora e ancora si scagliò contro quella barriera che la separava dalla verità, i colpi scanditi dal suo respiro sempre più affannoso, dai singhiozzi rotti che si trasformavano in rantoli animaleschi di pura disperazione. Ogni impatto lacerava il legno della porta e contemporaneamente frantumava la sua già fragile sanità mentale, ogni scheggia che volava via portava con sé un pezzo della sua razionalità, lasciando spazio solo a un terrore primordiale che cresceva esponenzialmente con ogni secondo che passava.
Il rumore dei colpi echeggiava nel corridoio come colpi sordi di un maglio, ma Anna non li sentiva più. Era persa in un vortice di paura e determinazione, ogni fibra del suo essere concentrata su quell’unico obiettivo: aprire quella porta, scoprire la verità, affrontare qualunque orrore si nascondesse dall’altra parte. Non importava più il dolore alle braccia, non importavano i graffi e le schegge che le ferivano le mani, non importava più nulla se non quella porta che doveva, doveva cedere.
Quando finalmente la porta cedette con un gemito straziante di legno martoriato e serratura divelta, Anna scivolò nell’appartamento come un’ombra spettrale, le mani tremanti che lasciavano cadere il tubo di metallo ormai inutile. L’impatto metallico sul pavimento risuonò come un rintocco funebre nel silenzio opprimente. L’odore la investì come uno schiaffo violento: acre, putrescente, un aroma denso e nauseabondo che sapeva di decomposizione e morte. Quella fragranza morbosa le assalì le narici con una violenza fisica, minacciando di soffocarla, saturando ogni molecola dell’aria stagnante e immobile della casa.
Le gambe, ora ridotte a una massa tremante e instabile di gelatina, a malapena la sostenevano. Si aggrappò disperatamente al tavolino intagliato nel corridoio, le dita che lasciavano impronte pallide e sudate sul legno scuro e lucido – un ultimo, patetico tentativo di resistere al collasso totale che sentiva avvicinarsi. Rimase sospesa in quell’istante di lucidità vacillante, mentre un sussurro insidioso le attraversava la mente: aveva davvero il coraggio di procedere oltre? L’odore, che diventava sempre più intenso e insopportabile ad ogni respiro affannoso, sembrava chiamarla con un richiamo macabro e irresistibile che proveniva inequivocabilmente dalla direzione del bagno.
Con movimenti rigidi e meccanici, come una marionetta guidata da fili invisibili o una sonnambula in preda a un incubo, si trascinò fino allo stipite della porta del bagno. All’inizio, nella penombra soffocante, tutto sembrava ingannevolmente normale: le piastrelle ancora lucide riflettevano debolmente la luce fioca, i rubinetti cromati brillavano con un bagliore metallico, l’ombra della doccia si stagliava silenziosa nell’angolo come un guardiano immobile. Fece un altro passo incerto in avanti, e fu in quel momento che lo specchio sopra il lavandino la tradì crudelmente, riflettendo non il suo volto stravolto dal terrore, ma l’orrore indicibile che si celava oltre.
Dietro la sagoma della vasca da bagno, lo vide. Giaceva in uno spazio angusto tra la vasca e il bidet, scomposto, la testa in un angolo innaturale contro la ceramica fredda. La sua immobilità era assoluta, non la quiete del sonno, ma la pesantezza inerte di una statua caduta.
La carnagione era il dettaglio più agghiacciante: una livida, uniforme sfumatura bluastra che sembrava aver assorbito ogni luce, tingendo la pelle di un colore estraneo alla vita. Era il colore della notte gelida, il segno di un cuore che si era arreso senza preavviso. Le labbra erano socchiuse, come se avesse voluto pronunciare un’ultima parola, e gli occhi, vitrei e spalancati, fissavano un punto invisibile sul soffitto. L’unica traccia di violenza non era il sangue, ma l’ombra scura e inspiegabile che circondava le sue mani e i piedi, dove il colore bluastro si faceva quasi nero, suggerendo una terribile congestione. Era la morte per arresto, per collasso—rapida e silenziosa, ma non meno devastante.
Il mondo intorno ad Anna iniziò a dissolversi in un vortice nero e assordante di orrore puro. Il nodo che le stringeva la gola come una morsa si spezzò finalmente, liberando un suono che non era un grido umano ma un lamento straziante e primitivo, un ululato di dolore che sembrava provenire dalle profondità più oscure della sua anima. Le sue ginocchia cedettero definitivamente e cadde pesantemente, come un burattino a cui fossero stati tagliati i fili, il suo corpo ormai inerte che si accasciava sul pavimento gelido. Mentre la sua coscienza veniva risucchiata nell’abisso del suo stesso terrore, l’ultima cosa che registrò fu il freddo delle piastrelle contro la sua guancia e l’odore sempre più forte della morte che sembrava avvolgerla come un sudario invisibile.
Il suo corpo giaceva ora abbandonato sul pavimento del bagno, una seconda vittima silenziosa di quella scena raccapricciante, mentre la sua mente cercava rifugio nell’oblio dell’incoscienza, fuggendo da una realtà troppo orribile da sopportare. Il silenzio tornò a regnare nell’appartamento, interrotto solo dal lento gocciolare di un rubinetto e dal ticchettio regolare di un orologio in lontananza, testimoni indifferenti di una tragedia che aveva appena iniziato a dispiegarsi.
…
Menù dei Sogni: Sinfonia d’Oriente e Incanto Mediterraneo
Un viaggio attraverso i sensi, un’ode alla creatività culinaria: i nostri due menù gourmet, “Sinfonia d’Oriente” e “Incanto Mediterraneo”, sono stati concepiti per trasportarvi in un’esperienza gastronomica senza precedenti. Entrambi nascono dalla passione per ingredienti d’eccellenza e da una profonda ricerca di equilibrio tra sapori audaci e raffinatezza estetica. Che siate attratti dalle misteriose spezie dell’Asia o dalla vivace freschezza delle coste mediterranee, ogni portata è stata pensata per raccontare una storia, suscitare emozioni e lasciare un ricordo indelebile nel vostro palato. Preparatevi a scoprire l’armonia perfetta tra tradizione e innovazione, dove ogni boccone è una rivelazione e ogni piatto una piccola opera d’arte.
Menù “Sinfonia d’Oriente”
Un viaggio culinario che attraversa i sapori e gli aromi dell’Asia, reinterpretati con un tocco di eleganza e originalità. Ogni piatto è un’armonia di ingredienti freschi e spezie esotiche, pensata per sorprendere e deliziare.
Antipasto
Perle di Gambero Rosso al Profumo di Yuzu e Zenzero Candito: Tartare di gambero rosso freschissimo marinata in una vinaigrette( emulsione di olio e Yuzu) leggera di yuzu e olio al peperoncino, accompagnata da zenzero candito croccante e germogli di coriandolo.
Quale vino abbinare?Primo
Ravioli Neri al Vapore ripieni di Branzino, Salsa Thai al Curry Verde e Latte di Cocco: Ravioli artigianali con impasto al nero di seppia, ripieni di delicato branzino, serviti su una vellutata salsa al curry verde e latte di cocco con lemongrass e basilico thai.
Quale vino abbinare?Secondo
Filetto di Anatra Laccato al Miso Rosso, Purea di Patate Dolci e Crumble di Noci Macadamia Tostate: Tenero filetto d’anatra cotto a bassa temperatura e glassato con una salsa al miso rosso dolce e salata, accompagnato da una purea setosa di patate dolci e un crumble croccante di noci macadamia.
Quale vino abbinare? Syrah/Shiraz – Un Syrah del Rodano settentrionale (Francia) o un Shiraz australiano con note speziate e fruttate (mora, pepe nero) può esaltare la ricchezza del piatto. La speziatura del vino si abbina bene al miso e alla tostatura delle noci macadamia.Dolce
Mousse al Tè Matcha, Gelée di Mango e Perle di Tapioca al Cardamomo: Una mousse leggera e vellutata al tè matcha, con un cuore di gelée di mango esotico e perle di tapioca profumate al cardamomo.
Quale vino abbinare? Un’ottima scelta sarebbe un Moscato d’Asti (Piemonte, Italia). Questo vino leggermente frizzante, dolce e aromatico, con note di pesca, albicocca e fiori bianchi, si sposa bene con la dolcezza del mango e contrasta piacevolmente l’amaro del matcha. La sua bassa gradazione alcolica (circa 5-6%) e la freschezza lo rendono ideale per un dessert leggero e raffinato, mentre la sua effervescenza pulisce il palato dalla cremosità della mousse.Menù “Incanto Mediterraneo”
Un omaggio ai sapori vibranti e solari del Mediterraneo, dove la tradizione incontra l’innovazione. Questo menù è un’esplosione di freschezza, colori e profumi, con ingredienti di alta qualità che esaltano l’essenza della nostra terra.
Antipasto
Polpo Arrosto su Crema di Ceci Neri, Pomodorini Confit e Gremolata di Menta: Fini fette di polpo arrostito, adagiate su una crema vellutata di ceci neri, guarnite con pomodorini datterini confit e una vivace gremolata di menta fresca, limone e aglio.
Quale vino abbinare? Vermentino della Liguria (es. Vermentino dei Colli di Luni): Il Vermentino offre freschezza, acidità e note agrumate che si armonizzano con la gremolata di menta e limone. La sua struttura leggera e i sentori minerali e salmastri si abbinano perfettamente al polpo e ai ceci neri, senza sovrastare il piatto. Caratteristiche: Note di agrumi, erbe aromatiche, buona acidità e un tocco minerale. Temperatura di servizio: 8-10°C.Primo
Risotto Acquerello ai Riccini di Mare, Stracciatella di Bufala e Bottarga di Cabras: Un risotto cremoso e al dente, mantecato con il sapore intenso dei ricci di mare, arricchito da stracciatella di bufala fresca e scaglie di bottarga di Cabras.
Quale vino abbinare? Vermentino di Sardegna: Un Vermentino di alta qualità, come uno della zona di Gallura (es. Vermentino di Gallura DOCG), è perfetto. Ha una buona struttura, note saline e minerali che si sposano con i ricci di mare e la bottarga, e una freschezza che bilancia la cremosità della stracciatella.Secondo
Trancio di Rombo Chiodato in Crosta di Pistacchi di Bronte, Emulsione al Cedro e Asparagi di Mare: Morbido trancio di rombo chiodato avvolto in una crosta croccante di pistacchi di Bronte, servito con un’emulsione profumata al cedro e asparagi di mare scottati.
Quale vino abbinare? Fiano di Avellino (Campania) Il Fiano, con i suoi aromi di frutta bianca, agrumi e una leggera nota di nocciola, è un’ottima scelta per esaltare i pistacchi e il cedro. La sua struttura elegante e la mineralità si abbinano bene al rombo e agli asparagi di mare. Esempio: Fiano di Avellino “Pietracalda” di Feudi di San GregorioDolce
Semifreddo al Torroncino di Mandorle, Salsa ai Fichi Caramellati e Crumble di Amaretti: Un semifreddo cremoso e avvolgente al torroncino di mandorle, accompagnato da una salsa calda ai fichi caramellati e un crumble croccante di amaretti.
Quale vino abbinare? Recioto della Valpolicella (Veneto, Italia). Questo vino rosso dolce, con note di frutta rossa matura, ciliegia candita e spezie, può offrire un contrasto intrigante con la dolcezza del dessert, valorizzando i fichi caramellati e il gusto intenso degli amaretti. La sua struttura lo rende adatto a un dessert così ricco.Spero che questi menù ti ispirino e ti facciano sognare un’esperienza gastronomica indimenticabile!
Ingeborg Bachmann, Un negozio di sogni (da Il buon Dio di Manhattan)
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