Nel 1992 Maria Rosaria Madonna dà alle stampe il suo unico libro di poesia edito in vita, Stige, con prefazione di Amelia Rosselli, C’è un codice segreto in questi scorbutici frasari in tardo latino di Madonna dove si celebra la disperata vitalità linguistica di una condizione umana in un reclusorio monasteriale. Ci troviamo davanti a geroglifici linguistici in onore di un ostensorio erotico pagano, squarci di altre vite vissute in epoche precedenti, ma c’è dell’altro, come nelle splendide poesie in italiano scritte a cavallo degli anni 2000.
Perdita dell’Origine (Ursprung) e spaesatezza (Heimatlosigkeit) si danno la mano amichevolmente. Se manca l’Origine, c’è la spaesatezza. E siamo tutti deiettati nel mondo senza più una patria (Heimat). Ed ecco l’Estraneo che si avvicina. Ed ecco i Fantasmi che si avvicinano. E all’approssimarsi dell’Estraneo (Unheimlich) le nottole del tramonto singhiozzano. Il poeta è diventato il Luogotenente del Nulla (Platzhalter des Nichts). È ormai privo di linguaggio. Gli è rimasta la «Voce» ma non ha più alcun linguaggio. Il linguaggio poetico degli anni novanta del novecento si avvia a diventare professionale, una opzione di fede e di appartenenza letteraria, Madonna ne è consapevole e sceglie di scrivere in una lingua splendidamente autorevole, che indica una direzione: ri-consegna la lingua italiana alla tradizione che le compete, ma abbandonandola. Ecco il punto centrale della poesia di Maria Rosaria Madonna [1940-2002]
Maria Rosaria Madonna
Alle 18 in punto il tram sferraglia
al centro della Marketplatz in mezzo alle aiuole;
barbagli di scintille scendono a paracadute
dal trolley sopra la ghiaia del prato.
Il buio chiede udienza alla notte daltonica.
In primo piano, una bambina corre dietro la sua ombra
col l’hula hoop, attraversa la strada deserta
che termina in un mare oleoso.
Il colonnato del peristilio assorbe l’ombra delle statue
e la restituisce al tramonto.
Nel fondo, puoi scorgere un folle in marcia al passo dell’oca.
È già sera, si accendono i globi dei lampioni,
la luce si scioglie come pastiglie azzurrine
nel bicchiere vuoto. Ore 18.
Il tram fa ingresso al centro della Marketplatz.
Oscurità.
[da Stige. Tutte le poesie (1990-2002) Progetto Cultura, 2020]
Nel 1992 Maria Rosaria Madonna dà alle stampe il suo unico libro di poesia edito in vita, Stige, con prefazione di Amelia Rosselli. Collaborerà saltuariamente con il quadrimestrale di letteratura “Poiesis” (1993-2005), diretto da Giorgio Linguaglossa. Nel 1995 firma, insieme ai poeti della rivista, il “Manifesto della nuova poesia metafisica”. Il volume postumo è del 2018, pubblicato con Progetto Cultura di Roma, incorpora le poesie già pubblicate nella raccolta d’esordio, altre poesie apparse sulla rivista citata e un nucleo di inediti. Stige (1992) è l’opera che rivela il talento di questa straordinaria poetessa. Il libro appare estraneo al clima culturale dei primi anni Novanta, si presenta come un susseguirsi di fotogrammi in una lingua inventata («inventata et invetriata»). C’è un personaggio femminile che parla un idioma inventato che oscilla tra il sacro e l’osceno; il personaggio è recluso «nel monasterio» di un lontanissimo medioevo che parla un latino ingobbito, una «neolingua», lo definisce Amelia Rosselli; sembra quasi di intravvedere il futuro nuovo volgare, sembra un presente che si volge al futuro ed invece è il futuro che si volge al passato. La reclusa parla come in trance parole anfibologiche e sordide. C’è un codice segreto in questi scorbutici frasari in tardo latino di Madonna dove si celebra la disperata vitalità linguistica di una condizione umana in un reclusorio monasteriale. Ci troviamo davanti a geroglifici linguistici in onore di un ostensorio erotico pagano, squarci di altre vite vissute in epoche precedenti. Un personaggio femminile parla in una «neolingua», un misto di tardo latino e di italiano antichizzato, lacerti temporali e immaginifici di un altro tempo, di una anti vita e di un anti mondo, sequenze disconnesse in geroglifici linguistici dal poderoso passo del latino medievale. Stige è un’opera che va collocata sì in un concetto di poesia finzionale ma nel filone di irrealismo onirico e post-sperimentale a cui fa riferimento la stessa Amelia Rosselli che firma la prefazione al volume del 1992.
(da una mia nota critica, Giorgio Linguaglossa)
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Maria Rosaria Madonna
da Stige. Tutte le poesie (1990-2002)
Non ci sarà nessuno a salvare il mondo
C’è chi dice che il mondo
sarà salvato dai ragazzini.
C’è chi dice che sarà salvato dai santi,
c’è chi dice che il mondo sarà
salvato da una poesia…
Io invece penso che il mondo non sarà
salvato affatto.
Non ci sarà nessuno a salvare il mondo.
E questa sarà la sua salvezza.
*
Io etterna sono et etterna duro
fuggendo dal mar ruffiano et fuggendo piano
etterna in esto maladetto et etterno muro.
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Tempora di maschere et disordonanza
quando pulchro lo mio volto era.
Tempora di nacchere et latronanza
quando pulchro lo mio volto era.
*
Dissoluta fu mia vita aperta e ria
dalla triste vedovanza alla bella libertà.
Dissoluta et maladetta fu mia vita.
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Avendo io dimora tra le schiere dei beati
tra coloro che sono esenti dal crimine
tra coloro che stanno in quieta contemplazione
tra divine dulcedini et beati oculi,
ora tornare voglio tra i dannati eterni.
*
Attendo alle occupazioni dei famuli
reclusa vergine nel monasterio, intendo
lo svolgersi dei tempi e il tramonto dei regni.
Hic gaudent divitiis, et ego mea paupertate
intra clausura di bianche pareti et marmorei altari.
*
Contornata di famuli et ignobili
servi, mi ritiro a vita nascosta.
Non rimproverarmi per la mia semplicità,
se tarda sono di spirito ed il corpo
incede lentamente… è che provengo
da un furioso digiuno…
Spingermi verso il fuoco della geenna.
Se questo è il tuo proposito, se questa
è la tua fredda determinazione, pazienterò
come una famula offerta all’amplesso
del Dominus.
Non è lecito offrire alla zoppa un cavallo.
Pazienterò come una farfalla
che attende la sua corolla.
*
È pur vero che il sonno di un santo
è popolato di prodigi e miracoli.
È pur vero che il sonno di un soldato
gronda sangue e uccisioni. Tutto ciò
è vero. Ma il mio sonno, il mio sonno!
*
Finché l’argento non sarà più di argento
e l’oro non sarà più di oro e la notte
non sarà più notturna e la luce più bianca,
come potrà il mio volto di medusa…
Qui c’è una scissura e una lacerazione:
ha luogo tra la mia fronte
tra gli occhi e il naso prominente…
Abito una lacuna di un tabernacolo
nel quattordicesimo anno del regno di Teodosio
come una mummia avvolta in sacchi lussuosi.
*
Principessa regina o baiadera
non conosco la lingua con cui parlo.
Sono nata ad Alessandria d’Egitto
il giardino dell’Impero,
sulla lettiga ho attraversato il giallo deserto
fino a Ctesifonte dagli alti alberi di datteri…
ma ero più vera nella mia città natale
nella cripta del Faraone, quando
leggevo la Bibbia e la Cabbala.
Sposa peccaminosa e velata.
Gli angeli sono come gli uccellini
Gli angeli sono come gli uccellini
volano via al primo battere delle mani,
i dèmoni invece stanno immobili
appollaiati sui rami degli alberi
emettono il loro singhiozzo disperato.
Essi non possono fuggire… maledetti
dall’eternità sono condannati a star fermi.
Per sempre.
La resurrezione delle parole
Ci sono parole che hanno fatto fiasco
che dormono il loro sonno eterno
e non è bene svegliarle.
Ci sono altre parole invece
che improvvisamente risorgono
a vita nuova dopo un sonno eterno…
magari in un’altra lingua, un altro mondo…
E questa è la vera resurrezione
della carne…
la sola, unica e vera.
Sì, mio caro lettore, dobbiamo amare le stelle
Tu mi chiedi ancora una volta
di tornare al nostro problema principe:
«quale sia l’origine del male».
«Ebbene, io ti rispondo che se
al male aggiungiamo altro male e al bene
altro bene, non per questo
avremo più o meno male, più o meno bene, ma ciò
non deve farci recedere di un millimetro
dal nostro proposito».
Sì, mio caro lettore, dobbiamo
amare le stelle e andare a passeggio
con Dante e i personaggi del suo Inferno
piuttosto che tra i beati del Paradiso.
Sì, mio stimato lettore, il male esiste e resiste
a tutte le intemperie…
Ed ora un aneddoto. Sai come si salvò
un tenente italiano fatto prigioniero dai tedeschi?
All’ufficiale della Wehrmacht che lo interrogava
rispose recitando il primo canto della Commedia…
Parlava senza fermarsi della selva oscura
che nel pensiero rinnova la paura
e delle tre fiere che gli sbarravano il passo…
E così si salvò dalla deportazione nel lager.
Dunque, è vero, stimato amico lettore
che la poesia salva la vita e riscatta il mondo
e sono nel falso e nella menzogna
coloro che dicono altro. Tienilo a mente,
o lettore, tu che sei saggio e sai
distinguere la verità dalla menzogna.
E così sia.
Una polverosa giostra di periferia
Una polverosa giostra di periferia.
Una bambina chiede alla madre
di salire sul cavallo a dondolo
«per andare più in alto degli sparvieri».
«Per fare cosa?», le chiede la madre.
«Per andare più in alto degli sparvieri!»,
grida la bimba.
Il merlo gracchiò sul frontone d’un tempio pagano
Il merlo gracchiò sul frontone del tempio.
La coturnice soffiò col becco rosso.
Dopo un secolo, il mare sciabordando
entrò nel peristilio spumoso
della villa e le voci degli abitanti fluirono
nella carta assorbente d’una acquaforte.
E lì rimasero incastonate.
Due monete d’oro brillano sul mosaico
della vasca dove murene sgusciano agili.
Un narciso osserva nello specchio
della vasca la propria immagine riflessa,
mentre un satiro danzante solleva il nitore
delle colonne doriche di viticci e tralci.
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Con rumore di carrucola venne giù il temporale.
Nella piazza c’era un monumento ai caduti in bronzo
e un gelataio italiano.
Città lituana, nitida e trasparente come un merletto di Murano.
«Ricordi?».
«Sì, lo ricordo».
La gente veniva dal bosco con le ceste piene di funghi.
Io parlo come da un altoparlante che abbia
inghiottito la voce…
Ciò è avvenuto non più di un secolo di luce fa.
Forse più, forse meno…
*
La luna splende di un lilla sempre più tenue
un cono di luce intenso e fragile.
Io sono nuda davanti allo specchio.
Sono l’amante del Faraone, le ancelle mi preparano
all’udienza con il dio vivente,
profumano le mie carni delicate.
La sfera della luna rotola nel cielo
come un carro trainato da schiavi fenici.
Forse anch’io sono intensa e fragile.
Tra me e il dio c’è una distanza d’aria.
C’è soltanto aria che puoi toccare come
una palla da basket.
Tra me e il dio non ci sono parole.
Non c’è bisogno di parole.
Isotopi delle parole i sospiri
come ondate successive di un mare
sconosciuto.
La tassa per il soggiorno terreno
«Se vengono a riscuotere la tassa
per il soggiorno terreno – disse
un signore vestito in abito scuro, “una specie di
esattore delle imposte”, pensai –
pagherò con questa moneta, con
una moneta fuori corso».
Era lì, sulla soglia della porta. E qui mi mostrò
un soldo antico, probabilmente un sesterzio
del quarto secolo dopo Cristo con l’effigie
di un imperatore romano sul verso
e una bilancia sul retro.
«Una lega d’argento con poco argento
e tanto metallo povero!»
chiosò con ironia il convenuto ammiccando…
– la fessura nel mento ebbe un sussulto –
«Vuol dire che pagherà con questa patacca?»
– chiesi allibita –
«Nient’affatto, intendo pagare con una moneta
stabile, la moneta dell’Impero,
perché stabilmente consegnata all’oblio»,
replicò l’interlocutore lisciandosi il mento
con un gesto sordido del pollice.
«Ma non era nei patti», tentai di obiettare.
«Appunto perché non era nei patti»,
rispose l’ombra alla mia destra
mentre svoltava lo stipite della porta d’ingresso
e si dileguava nella strada buia…
Maria Rosaria Madonna nasce a Palermo nel 1940 e muore a Parigi nel 2002. Nel 1992 pubblica un libro di poesie, Stige con prefazione di Amelia Rosselli. Nel 2018 viene pubblicato il libro postumo Stige. Tutte le poesie (1990-2002), a cura di Giorgio Linguaglossa, Roma, Ed. Progetto Cultura. Alcune sue poesie inedite sono apparse nella Antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Ed. Progetto Cultura, Roma, 2016).
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