Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce”
Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce”
MONI OVADIA
“Il clandestino è l’ebreo di oggi. Egli è ridotto a «sotto uomo» prima dalla sinistra cultura retorica «securitaria», poi da una legge fascista che lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano a un essere umano per diritto di nascita. Una volta sepolto in uno spazio di eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo «rimpatrio» lo sottopone a ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce.”
Il 16 aprile 1946 nasce a Plovdiv, in Bulgaria, Moni Ovadia.
Di famiglia ebraica sefardita, si trasferisce ancora molto piccolo a Milano, crescendo negli ambienti di cultura yiddish.
Moni Ovadia diviene attore, cantante e scrittore e uomo di enorme cultura. Le sue riflessioni, il suo coraggio, il suo andare controcorrente rispetto ai deliri attuali rappresentano una luce di speranza in questa tenebrosa società attuale.
“Il vero problema del conflitto israelo-palestinese risiede, secondo me, principalmente nell’immane opera di manipolazione mediatica informativa messa in campo dai governi israeliani con un apparato formidabile di propaganda, per cui loro si comportano sempre come la vittima. Occupano le terre palestinesi da cinquant’anni, chi è la vittima? Gli israeliani. Colonizzano le terre palestinesi illegalmente, chi è la vittima? Gli israeliani. Demoliscono le case palestinesi, eradicano gli ulivi, espropriano i palestinesi dei loro diritti, fanno punizioni collettive contro la popolazione palestinese, chi è la vittima? Israele.”
“Vi siete vergognati di essere stati comunisti, e siete diventati moderati. Diventati moderati, avete trasformato i lavoratori in “risorse umane”, avete fatto il jobs act e avete attacato la Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana. Si fottano i moderati.”

MONI OVADIA "Il clandestino è l'ebreo di oggi. Egli è ridotto a «sotto uomo» prima dalla sinistra cultura retorica «securitaria», poi da una legge fascista che lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano a un essere umano per diritto di nascita. Una volta sepolto in uno spazio di eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo «rimpatrio» lo sottopone a ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce." Il 16 aprile 1946 nasce a Plovdiv, in Bulgaria, Moni Ovadia. Di famiglia ebraica sefardita, si trasferisce ancora molto piccolo a Milano, crescendo negli ambienti di cultura yiddish. Moni Ovadia diviene attore, cantante e scrittore e uomo di enorme cultura. Le sue riflessioni, il suo coraggio, il suo andare controcorrente rispetto ai deliri attuali rappresentano una luce di speranza in questa tenebrosa società attuale. "Il vero problema del conflitto israelo-palestinese risiede, secondo me, principalmente nell'immane opera di manipolazione mediatica informativa messa in campo dai governi israeliani con un apparato formidabile di propaganda, per cui loro si comportano sempre come la vittima. Occupano le terre palestinesi da cinquant'anni, chi è la vittima? Gli israeliani. Colonizzano le terre palestinesi illegalmente, chi è la vittima? Gli israeliani. Demoliscono le case palestinesi, eradicano gli ulivi, espropriano i palestinesi dei loro diritti, fanno punizioni collettive contro la popolazione palestinese, chi è la vittima? Israele." "Vi siete vergognati di essere stati comunisti, e siete diventati moderati. Diventati moderati, avete trasformato i lavoratori in “risorse umane”, avete fatto il jobs act e avete attacato la Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana. Si fottano i moderati."
Da Assopacepalestina
Consigli di lettura
La Brigata ebraica è stata l’unità militare dell’esercito britannico che inquadrava degli ebrei di Palestina. Fondata nel 1944, combatté per appena trenta giorni. Caduta per anni nel dimenticatoio della storia, in tempi recenti è stata recuperata come veicolo per imporre la presenza dei filoisraeliani negli ambienti antifascisti. In occasione delle manifestazioni del 25 aprile, è spesso motivo di scontro con chi è davvero contrario ad ogni forma di fascismo. Questo libro cerca di fare la necessaria chiarezza sulla sua controversa storia. La prefazione è di Moni Ovadia.
Agi: Cortellesi ricorda Dario Fo e il "pericolo" di prendersi sul serio
agi - “Sono venuta questa sera per raccontarvi di quei mesi incredibili della mia vita in cui al fianco di Dario ho potuto apprendere molte cose fondamentali tra cui: il pericolo di prendersi sul serio, il valore degli errori, la potenza della curiosità e con essa il metodo per diventare giovani". Con queste parole Paola Cortellesi ha ricordato, a cent’anni dalla nascita, Dario Fo, parlando del suo rapporto col Premio Nobel con cui ha avuto l’onore e il privilegio di recitare nella sua ultima opera. Il 24 marzo si è aperto ufficialmente il Centenario di Dario Fo che idealmente si concluderà nel 2029 con quello di Franca Rame.
"Sono venuta a portare il mio ricordo di Dario, maestro e amico, e a fare il mio inchino a lui e a tutti coloro che con coraggio continueranno a scegliere di essere giullari per dirigere il potere e restituire dignità agli oppressi per imparare come si diventa giovani”, ha detto ancora Paola Cortellesi.
IL VIDEO DELL'INTERVENTO DI PAOLA CORTELLESI
La serata-evento al Teatro Sistina
Per celebrare questa importante giornata la Fondazione Fo Rame, in collaborazione con il Teatro Sistina, ha organizzato ieri sera una serata evento, un omaggio all’eredità artistica, culturale e civile di Dario Fo. per una grande festa del teatro. Molto più di una celebrazione: un racconto collettivo, vivo e appassionato, fatto di parole, musica, memoria e teatro. Artisti, amici e compagni di strada si alterneranno sul palco per restituire la forza, l’ironia, la libertà e la visione di un maestro che ha cambiato il teatro del Novecento.
Tanti ospiti, da Moni Ovadia ad Ascanio Celestini
Alla serata del Sistina, oltre a Paola Cortellesi, hanno partecipato, tra gli altri, Carlo Petrini, Chiara Francini, Moni Ovadia, Valerio Aprea, Ascanio Celestini, la Bandabardò.
Sul palco anche Jacopo Fo insieme alle figlie Mattea e Jaele che hanno condotto, emozionate, la serata che è stata organizzata da Mattea Fo e Stefano Bertea per la Fondazione Fo Rame ETS, insieme a Massimo Piparo, direttore artistico del Teatro Sistina.
Cortellesi recalls Dario Fo and the “danger” of taking oneself seriously.
agi - “I’ve come this evening to tell you about those incredible months of my life, alongside Dario, when I was able to learn many fundamental things, including: the danger of taking yourself too seriously, the value of mistakes, the power of curiosity and with it the method for becoming young.” With these words, Paola Cortellesi recalled, a hundred years after Dario Fo’s birth, Dario Fo, speaking of his relationship with the Nobel Prize with which she had the honor and privilege of performing in his latest work. The 24th of March officially opened the Centenary of Dario Fo, which ideally will conclude in 2029 with that of Franca Rame.
“I’ve come to bring my memory of Dario, teacher and friend, and to bow to him and to all those who will continue to choose courageously to be jesters, directing power and restoring dignity to the oppressed, in order to learn how one becomes young,” she added.
THE VIDEO OF PAOLA CORTELLESI’S INTERVENTION
The Event Evening at the Sistina Theater
To celebrate this important day, the Fo Rame Foundation, in collaboration with the Sistina Theater, organized a special evening yesterday, a tribute to the artistic, cultural, and civil legacy of Dario Fo, for a grand theater party. Much more than a celebration: a collective, living and passionate narrative, made of words, music, memory and theater. Artists, friends and street companions will take turns on stage to return the strength, irony, freedom and vision of a master who changed theater in the 20th century.
Many guests, from Moni Ovadia to Ascanio Celestini
In addition to Paola Cortellesi, at the Sistina evening, among others, Carlo Petrini, Chiara Francini, Moni Ovadia, Valerio Aprea, Ascanio Celestini, and Bandabardò participated.
Jacopo Fo was also on stage, together with daughters Mattea and Jaele, who, moved, led the evening which was organized by Mattea Fo and Stefano Bertea for the Fo Rame ETS Foundation, together with Massimo Piparo, artistic director of the Sistina Theater.
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https://www.agi.it/cultura/news/2026-03-25/cortellesi-dario-fo-sistina-36290859/
Da Lavinia Marchetti
Questa è la mia trascrizione di un discorso di Moni Ovadia, in un convegno al senato del 28 Maggio 2025 per la presentazione del libro "contro le due destre". Non ha detto chissà cosa, ma quello che ha detto non lo dice nessuno che abbia anche solo un minimo di rappresentanza. Che l'opposizione in Italia non esista ce ne eravamo accorti da molto tempo, e allora, per questo, è bello che un 80enne, in senato, ricordi i nostri valori e ristabilisca un principio di realtà.
di Moni Ovadia:
Sono un militante. Lo sono dall’età di 14 anni. Non mi sono mai voluto occupare direttamente di politica, perché mi occupo di cultura, nella forma delle arti scenico-rappresentative. Tuttavia, sono stato un militante molto appassionato. E da un certo punto in avanti, come tanti italiani – tantissimi – mi sono sentito raggirato.
Per anni ho militato nella sinistra, e poi, da parecchi anni – persino tre decenni – mi sono sentito come un criceto nella ruota. Ogni elezione continuo a girare, ma non succede nulla di nulla. Poi ho capito che nei confronti di noi cittadini veniva perpetrata una truffa. L’elezione era solo una sanzione di parvenza democratica per non cambiare niente.
Secondo me lo si è capito dal linguaggio che ha cominciato a entrare in circolo. Il linguaggio annuncia le trasformazioni. Quando ho sentito per la prima volta la parola “risorse umane”, ho capito che stavano fottendo i lavoratori.
Mi è capitato di essere invitato a parlare in contesti sindacali, e siccome io sono gloriosamente un estremista – lo rivendico – l’ho detto anche una volta a quel ciuciolone di David Parenzo. È stata una delle rare volte in cui sono stato invitato in TV. Soprattutto perché vengo considerato un terrorista, un ebreo antisemita. “State attenti, perché lui è un estremista”. Io ho detto a Parenzo, che purtroppo conosco da quando portava ancora i pantaloncini all’inglese: “Grazie per la definizione. Ma chi ha governato questo Paese per 75 anni? I moderati.”
E guarda dove cazzo siamo finiti. L’Italia è l’unico Paese in cui la parola “moderazione” porta con sé una ferocia dilatoria. Qui siamo molto moderati, per cui la mafia impera, ma guai a fare troppo chiasso.
Anche la parola “divisivo”, d’origine americana: cosa significa? Che non c’è più opposizione, perché se critichi sei divisivo. Ebbene, io sono antifascista. Non posso non essere divisivo. Persino l’ANPI è caduta in questa trappola.
Ho persino pensato di restituire le mie due tessere dell’ANPI: una con medaglia d’onore, l’altra mia. Stavo già pensando di strapparle, perché io vorrei vedere, il 25 aprile, un corteo che sfili con le bandiere del popolo palestinese. Solo così oggi si fa Resistenza.
Per me, dunque, è stata una grande boccata d’ossigeno essere coinvolto, pur nei miei limiti. Sono un teatrante, lo ripeto, ma porto il piccolo contributo che posso, perché riesco a raggiungere persone che da anni non militano più, che non votano più, ma che conservano un sentimento. Nella loro amarezza per essere stati raggirati, mantengono ancora un ardore d’indignazione per ciò che stiamo vedendo.
La democrazia – se mai c’è stata – è morta. A mio modesto parere, votare ciclicamente non è democrazia. In fondo, come diceva Gaber, libertà è partecipazione.
Poi un’altra cosa fondamentale: è stato bandito dal linguaggio – hanno cominciato le destre – il principio più alto che l’umanità abbia mai conquistato, a mio parere, nel suo travagliato e doloroso cammino: il principio dell’uguaglianza.
Io, come teatrante e un po’ giarratano, mi sono persino permesso di criticare i rivoluzionari francesi, dicendo che commisero un errore: non “liberté, égalité, fraternité”, ma “égalité, liberté, fraternité”. Perché solo fra uomini uguali si può parlare di libertà. Altrimenti, la parola “libertà” diventa l’arbitrio dei ricchi e dei potenti. Infatti, Berlusconi l’amava moltissimo: “Casa della Libertà”, che significava “faccio i cazzi miei, e i poveracci si fottano”.
Questa iniziativa è un’iniziativa per cui vale la pena rimboccarsi le maniche. Io sono un uomo ormai proprio sul crinale della vecchiaia – l’anno prossimo compirò 80 anni – ma è una battaglia per cui vale la pena combattere. Mettere a menare fendenti – intendo, metaforicamente. Sarà una lotta non facile, perché – come è stato detto – l’informazione è in mano al potere. Anzi, direi che l’informazione non c’è, perché non informano su nulla, tranne che autoreferenzialmente. L’abbiamo visto con la questione della Palestina.
Per me è stato un dolore terribile. Come ebreo, mi sono sentito pugnalato alla schiena, al cuore, alla gola. I sionisti sono, a mio parere, il più grande fallimento della storia ebraica. Una catastrofe – non solo per i palestinesi, con cui io sto – ma anche per l’ebraismo.
Il monoteismo ebraico è la prima fonte culturale e spirituale che dichiara l’uguaglianza degli uomini su una base incontrovertibile, perché afferma – parlo del Genesi – che tutti gli uomini discendono da un solo esemplare. I sionisti hanno distrutto il presupposto fondante della Torah ebraica.
Per questo io considero Netanyahu non una deviazione, ma la vera anima del sionismo.
Il velato “due popoli due stati” è una truffa sanguinosa. I moderati che dicono che Israele “ha diritto a difendersi” sono complici di questo genocidio, che è stato definito tale dal professor Amos Goldberg, docente di Storia dell’Olocausto presso il Dipartimento di Storia Ebraica dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
E poi, c’è la dolorosa questione dei sopravvissuti alla Shoah, e noi ne siamo stati coinvolti. Io sono un grandissimo amico della senatrice Liliana Segre, che da qualche tempo non frequento più per non crearle problemi. Però mi corre l’obbligo di dire una cosa.
A Londra, il sopravvissuto Stephen Kapos, deportato ad Auschwitz all’età di sette anni, gira davanti al numero 10 di Downing Street con appeso al collo un cartello: “Stop genocide in Gaza”. E con lui ci sono altri sopravvissuti. Quindi lasciamo fuori la Shoah da questa storia.
Io, come ebreo, dico che lo sfregio più grande alla Shoah lo hanno fatto i sionisti, facendone uno strumento di aggressione, da sbattere addosso ai galantuomini che difendono i diritti di tutti gli esseri umani su questa terra.
Grazie.
🇵🇸 "#Gaza è trasformata in una zona di morte, Gaza è annientata. Un #genocidio visibile. Il libro #LeAnimeInvincibiliDiGaza, prefazione di #MoniOvadia compresa, è un contributo nella direzione di una presa di coscienza, per capire da che parte stare: https://www.osservatoriorepressione.info/le-anime-invincibili-di-gaza/"
#freepalestine #freegaza #librepalestina #PalestinaLibera #FromTheRiverToTheSea
"Il #sionismo è sempre stata un’ideologia colonialista, razzista e segregazionista…
Il sionismo è un progetto fallito nell’infamia."
#MoniOvadia
#CeasefireNOW
#GazaGenocide #Gaza #WestBank
#Israel #ZionistTerrorism #IsraeliOccupation #Peace #7maggio
“risiera di san sabba 1945>1995. la memoria dell’offesa”, testo e regia di renato sarti
Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm
presenta
● RISIERA DI SAN SABBA 1945>1995
la memoria dell’offesa
testo e regia Renato Sarti
con Giorgio Strehler, Mira Sardoč e Omero Antonutti, Orazio Bobbio,
Marisa Fabbri, Fulvio Falzarano, Lidija Kozlovič, Moni Ovadia, Lučka
Počkaj, Ariella Reggio, Paolo Rossi, Bebo Storti, Barbara Valmorin,
Xenia Bevitori
musiche originali Alfredo Lacosegliaz
coro Vasilij Mirk di Prosecco-Contovello
i piccoli cantori della città di Trieste
lettura sottotitoli: Federico Raponi
Il testo è stato realizzato sulla base delle testimonianze di ex deportati raccolte da Marco Coslovich e Silva Bon per l’Irsml FVG. In origine era un opificio destinato alla pilatura del riso. Dal 20 ottobre 1943 la Risiera di San Sabba diventa un vero e proprio campo di sterminio munito di forno crematorio, l’unico in Italia, tra 3 e 5mila le vittime. Per le uccisioni le SS utilizzavano la fucilazione, la gassazione in automezzi appositamente attrezzati oppure ricorrevano al colpo di mazza alla nuca. L’esperienza del campo di concentramento rivive attraverso lettere, diari e testimonianze di sopravvissuti e non.
https://archive.org/details/risiera.di.san.sabba (1h 13′)
info
http://www.teatrodellacooperativa.it/news/risiera-di-san-sabba-la-memoria-delloffesa/
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★ Radio Onda Rossa 87.9 fm ★ Martedì 26 Aprile 2016 ore 14 RISIERA DI SAN SABBA 1945>1995la memoria dell'offesa produzione Civici Musei di Storia ed...