L’affidavit di un magistrato a favore di Sindona

L’8 settembre del ’76 Sindona si consegna alla giustizia federale statunitense a seguito del mandato di estradizione in Italia. L’udienza per l’estradizione viene spostata ad altra data, dopo aver versato un deposito di 150 mila dollari in contanti e obbligazioni del Tesoro Sindona viene rilasciato dopo il versamento di una cauzione di tre milioni di dollari. Bordoni viene arrestato il 24 dello stesso mese mentre si trova in Venezuela. Il 13 dicembre Sindona consegna alla Corte federale dei documenti con la sua linea di difesa.
[…] Come tutti i gruppi finanziari Sindona ha partecipato alla nazionalizzazione delle industrie di Stato e in particolare alla nazionalizzazione dell’industria per la produzione di energia elettrica, fatto che l’ambasciatore sottace.
John McCaffery riprende le accuse contro La Malfa <511 e il governo: “Con La Malfa in una posizione chiave al Tesoro e, con i collegamenti politici ed economici che questo implicava, una persona come Sindona, che era apertamente anti-sinistra, che lottava contro il dilagante controllo statale, e che stava rapidamente diventando il principale pilastro italiano dell’iniziativa privata, nazionale e internazionale, era destinata a trovarsi in guai seri. La Malfa non è stato solo nei suoi sforzi per scardinare l’influenza e la reputazione di Sindona nell’ambiente d’affari italiano. Durante i miei rapporti con Sindona sono stato testimone di numerosi attentati in Italia ed all’estero di farlo cadere. Per esempio, Jocelyn Hambro, Presidente della Hambros, la banca inglese, è stato un fedele sostenitore di Sindona ed aveva affidato alla sua banca diversi progetti di Sindona. Durante l’assenza del Presidente, delle banche italiane
orientate verso sinistra andarono negli uffici della Hambros per seminare sfiducia su Sindona e predire disastri per le sue iniziative”.
Il rappresentante degli Hambros non spiega come il gruppo britannico, antivedendo i tempi, si fosse ritirato dal sostegno accordato a causa di manovre di cui non era stato informato chiudendo ogni partecipazione al sistema creato da Sindona. McCaffery legge le conseguenze giudiziarie delle operazioni del gruppo introducendo il tema della persecuzione: “L’azione giudiziaria italiana contro Sindona è sintomatica del deterioramento del paese. E’ triste dover ammettere che la magistratura italiana non è stata capace di evitare la penetrazione della sinistra”.
Questo tema è centrale nell’affidavit di Carmelo Spagnuolo, presidente della quinta sezione della corte di Cassazione <512. La presenza di un Presidente di sezione della più alta corte dell’ordinamento giuridico italiano è indice di quanto la P2 avesse permeato i ranghi più alti del sistema giudiziario italiano. Spagnuolo, fatto inaudito fino a quel momento nella storia giudiziaria italiana, dichiara la sua appartenenza alla massoneria. In qualità di magistrato, su richiesta del Gran Maestro dei massoni (sic) presiede una commissione formata anche da quattro altri membri della Fratellanza di Piazza Gesù per istruire un processo massonico <513 dal quale Sindona sarebbe stato giudicato come innocente. Spagnuolo precisa di avere svolto delle indagini approfondite che portarono alla redazione di un rapporto che va nella direzione opposta di quello redatto dalla Commissione parlamentare. Spagnuolo sostiene che il procedimento giudiziario in corso di svolgimento è viziato per l’assenza di perizie tecniche come sarebbe in uso nei procedimenti di bancarotta: “Finora, sono stati accettati i dati forniti dal liquidatore della Banca Privata Italiana senza un controllo obiettivo degli stessi. Il Magistrato, invece di servirsi di un gruppo di esperti per le perizie tecniche, ha utilizzato sottufficiali della Polizia Tributaria che, sebbene siano esperti in materia di loro spettanza, non hanno la competenza per interpretare complicate transazioni bancarie che sono di difficile interpretazione perché spesso collegate con altre operazioni”.
I dati forniti dal commissario liquidatore, prima che venisse ucciso su mandato di Michele Sindona, mostrano una realtà differente che vede Sindona e i sindaci delle banche come gruppo che lavora al di fuori di qualsiasi regola e prassi bancaria. I dati di Ambrosoli mai sono stati messi in discussone, ma anzi il commissario venne sentito come persona informata dei fatti anche negli States.
Il giudice Spagnuolo analizza gli attacchi contro alcune società del gruppo mostrando grande attenzione nei confronti del tema dell’edilizia popolare <514 e si sbilancia fino a accusare la magistratura di essere influenzata ideologicamente: “Sull’argomento delle tendenze avanzate o sulle idee politiche dei giudici, devo dire che molti magistrati professano ideologie di sinistra, come è stato messo in luce dalla stampa in certe occasioni. Esistono vari gruppi con opinioni politiche differenti. La stampa ha ripetutamente menzionato, e gli organi forensi hanno lamentato, che un giudice che professi ideologie di sinistra è in contraddizione con lo spirito e la funzione tipica del giudice ed il suo ruolo di imparzialità. Queste tendenze ideologiche sono diventate sempre più evidenti durante l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. […] Vorrei dire che le correnti esistenti nella Magistratura sono le seguenti: Unione Magistrati, magistrati Indipendenti, Magistrati Democratici, Impegno Costituzionale, Terzo Potere Bianco, Terzo potere Nero” <515.
Spagnuolo conclude parlando dell’omicidio di Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse, e di Vittorio Occorsio ucciso dal terrorismo di destra mentre si occupava dei legami tra massoneria ed estrema destra.
La posizione del giudice trova la sua spiegazione negli ideali professati da Licio Gelli che dichiara alla Corte federale di essere a capo della Loggia Massonica P2 <516. Gelli coniuga la direzione di una loggia con la sua personale lotta politica anticomunista. Sindona è oggetto di continui attacchi della stampa di sinistra. L’affidavit si conclude dipingendo una situazione che “ha raggiunto un livello molto basso a causa dell’infiltrazione della sinistra”. Se tornasse in Italia Sindona non verrebbe giudicato imparzialmente e la sua vita sarebbe in pericolo. La preoccupazione di Gelli in merito all’estradizione viene frustrata due anni dopo quando viene scoperto il finto rapimento [nel 1979] di Sindona che pregiudica irrimediabilmente la sua credibilità negli States e nella Corte Federale nel quale si sta celebrando il suo processo.
[NOTE]
511 Affidavit di John Mac Caffery, ibidem, p. 153. Per un profilo del personaggio si rimanda al capitolo primo.
512 Per avvalorare il suo affidavit Spagnuolo ricostruisce la sua carriera e riporta di essere stato giudice nella Corte di Appello e Pubblico Accusatore aggiunto a Milano dal 1947. Giudice della Corte Suprema e Pubblico Accusatore Capo a Milano dal ’57 al ’65. Procuratore Generale della Corte di Appello di Trieste dal gennaio del ’65. Procuratore Generale della Corte di Appello di Genova. Dal 17 febbraio 1971, Procuratore Generale della Corte di appello di Roma. Dal 2 luglio 1974 presidente della quinta sezione della Corte Suprema. In Affidavit Spagnuolo, ibidem, pag. 138 ssg.
513 Gli atti di tale processo non sono consultabili per via del segreto massonico.
514 Spagnuolo cita la Società Generale Immobiliare ma non precisa che la Società (il pacco di controllo) fu ceduta dalla Santa Sede a Sindona. Nel progetto del banchiere la società sarebbe stata nominalmente una società immobiliare ma di fatto avrebbe svolto le mansioni di una banca d’affari. La Generale Immobiliare entra nelle cronache a causa dell’inchiesta giornalistica di Cancogni che svela quali intrecci fossero nascosti dietro la gestione delle lottizzazioni per edilizia popolare e la destra romana della Democrazia Cristiana. Cfr. supra cap. 4
515 Come specifica il magistrato i primi due gruppi, “sebbene considerati di destra, rappresentano in realtà correnti che professano la corretta ideologia del magistrato e sono contrari al coinvolgimento politico da parte della Magistratura. Gli altri quattro gruppi aderiscono a ideologie di sinistra”. Spagnuolo identifica l’appartenenza alle correnti di destra della magistratura italiana come indice di correttezza ribadendo la sua posizione in chiave anticomunista.
516 Affidavit di Licio Gelli, ibidem, p. 133-136.
Ottavio D’Addea, Michele Sindona e l’economia italiana, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2016

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Nel 1973 Gelli tornò in Argentina

Negli Stati Uniti la figura di Gelli fu molto apprezzata, grazie alla traduzione e trasmissione dei discorsi anticomunisti da parte di amici di Michele Sindona. Primo fra tutti Philip Gaurino: ex prete, massone che strizzava l’occhio all’estrema destra, fiero sostenitore delle politiche del Maestro Venerabile e del banchiere siciliano. Per quest’ultimo, Gaurino, fu uno tra i primi a testimoniare contro l’estradizione in Italia; l’italo-americano organizzò inoltre, poco prima delle storiche elezioni del 1976, il comizio “Americans for Mediterranean freedom”, con il fine di costituire un fronte pronto ad intervenire nel caso l’influenza NATO venisse messa in discussione <73. Partecipe in prima linea John Connaly, ricchissimo texano, ministro del tesoro nel governo Nixon e assistente per i servizi d’informazione americani. Egli viaggiò più volte in Italia, grazie agli agganci di Philip Gaurino, dove studiò la situazione politica italiana e tutte le modalità per bloccare un prossimo accordo tra DC e PCI. Tra un incontro e l’altro, il texano si occupò anche di affari: fu a capo di una cordata di affaristi americani per l’acquisto della società di costruzioni Condotte, guidata da Loris Corbi, tessera P2 n° 562. Inoltre, si diede da fare per salvare L’immobiliare, gruppo controllato da Sindona, e trattò per l’acquisto di alberghi in Francia della società Ciga presieduta da Francesco Cosentino, tessera n° 497. La caratteristica che gli americani preferivano della loggia italiana era proprio questa tendenza anticomunista apprezzata particolarmente da Alexander Haig, futuro segretario di Stato nel 1981. Egli, già nel 1969, lavorando come vice di Kissinger nello staff per la Sicurezza Nazionale del Presidente repubblicano Nixon, affermò che Licio Gelli fosse l’uomo adatto ad arginare il comunismo in Italia <74.
Gelli, pur ottenendo continue dimostrazioni di stima da parte di personaggi influenti nel mondo repubblicano, decise di stringere nuove “amicizie” nel partito democratico, tanto da arrivare, nel gennaio 1977, alla cerimonia d’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. Al maestro venerabile però non andava a genio l’impostazione della politica estera di Carter, considerandola troppo debole nei confronti dell’URSS e troppo pesante verso i paesi sudamericani. Cosi, quando alle elezioni del 1980 si scontrarono Carter e l’ex attore hollywoodiano Reagan, Gelli scrisse al fidato Gaurino: “se tu dovessi ritenere opportuno che in Italia esca qualcosa a favore del vostro candidato alla Presidenza, mandami il materiale e provvederò a far pubblicare su qualche nostro giornale le notizie che mi invierai” <75. La vittoria di Reagan fu una notizia ottima per Gelli e la P2, a cui si aggiunse la nomina a Segretario di Stato di Haig. Il 6 gennaio 1981 il pistoiese sedeva tra ambasciatori e altri funzionari americani alla cerimonia d’insediamento del nuovo presidente.
La presenza alle inaugurazioni presidenziali fu da sempre un vanto per Gelli. Già 8 anni prima, più precisamente il 13 ottobre 1973, il maestro venerabile fu presente alla cerimonia in onore del generale Juan Domingo Perón. I due furono, come dichiarato dal pistoiese, grandi amici, tanto che il generale argentino lo insignì con la massima onorificenza del paese: la “Gran Croce dell’Ordine del Libertador San Martín”. Si conobbero nel 1971, grazie a Giancarlo Elia Valori, tessera n° 283, che aveva indicato Perón come la guida perfetta per l’Argentina. Gelli era interessato ad estendere la propria rete di interessi nel Sud America e a conoscere un anticomunista coetaneo di Hitler e Mussolini. Il primo compito affidatogli fu la vendita dell’oro del generale per finanziare il rientro in patria dall’esilio in Spagna, dove ottenne asilo da Francisco Franco. Successivamente grazie anche alla figura di Valori, s’impegnò per far cancellare la scomunica lanciata da papa Pio XII e, infine, l’ultimo incarico, prima del ritorno in patria del generale, fu convincere l’ex presidente Arturo Frodinzi a scendere a patti con lui <76.
L’arrivo di Perón in patria dopo diciassette anni di esilio fu una passerella con cui Gelli dimostrò il suo potere. Nel 1973 tornò in Argentina accreditato dal Gran Maestro Salvini come “rappresentante del Gran Oriente d’Italia presso la Gran Loggia dell’Argentina”. Grazie a questa raccomandazione, entrò in contatto con Alcibiades Lappas, produttore di preziosi in argento e segretario della massoneria argentina. Il progetto di Gelli fu quello di creare una loggia coperta sul modello P2, composta da esponenti militari, industriali e uomini politici, che prese il nome di Pro-Patria (Propaganda patriottica) <77. Il primo a seguire Gelli fu José Lopez Rega, braccio destro di Perón. Successivamente si accodarono tra i tanti Alberto Vignes, ministro degli Esteri, Guglielmo De la Vega, ambasciatore presso l’Unesco, Federico Bartfeld, diplomatico e addetto commerciale all’ambasciata di Roma. Alla morte di Perón, salì al potere formalmente la moglie Isabelita ma, in realtà a guidare il paese fu l’ex braccio destro del generale e sostenitore numero uno della Pro-Patria Lopez Rega.
La gestione di Isabelita fu disastrosa. Alla violenza nelle strade si aggiunse una nuova crisi economica: lo scenario perfetto per il capo della P2 e i suoi “fratelli” argentini. Gelli il 13 dicembre ’74 acquistò la cittadinanza della Repubblica sudamericana, divenendo il tramite di tutti gli affari tra l’Italia e l’Argentina. I piani di Lopez Rega furono molto più ambiziosi, tanto che diede vita all’Ompam <78 (Organizzazione mondiale del pensiero e dell’assistenza massonica), un’associazione mondiale di massoni in grado di contrastare i blocchi NATO e URSS, sullo stampo dell’ONU. Gelli rimase impressionato da tale progetto e si impegnò per cercare una sede, che individuò a Roma, non distante da via Veneto. Il piano in realtà non decollò mai e il fallimento totale di Lopez Rega fu sempre più vicino. Nel luglio 1975, a seguito di uno sciopero generale, l’argentino fu costretto a fuggire e Gelli lo scortò dapprima in Italia e poi in Svizzera. Il Maestro Venerabile però si ritrovò ancora una volta senza alleati.
La sua ricerca ripartì nel mondo militare, più in particolare nella marina che subiva di riflesso l’influenza della Royal Navy inglese, cara alla massoneria britannica. Gelli mise gli occhi sul capo della marina Emilio Eduardo Massera, uomo caratterizzato dal fanatismo per il dittatore cileno Augusto Pinochet. Il pistoiese seppe scegliere il cavallo giusto, Massera con l’aiuto di Videla e Agosti, iscritti alla Pro-Patria, deposero Isabelita. Con il triumvirato Massara-Videla-Agosti, Gelli riuscì a concludere affari multimilionari con una società di costruzione canadese per la realizzazione di una grande centrale nucleare a Cordoba e con la società diretta da Loris Corbi, affidandogli un grosso appalto ferroviario. Gelli inoltre favorì l’ingresso della Rizzoli in Argentina: la casa editrice acquistò il 50% della “Editoria Abril” e accettò una serie di restrizioni che comprendevano una neutralità politica dei giornali <79.
Gelli a questo punto decise di legarsi ad un altro importante militare, il generale Carlos Suarez Mason, già arruolato nella Pro-Patria. La decisione di avvicinarsi a quest’uomo fu presa poiché il paese stava attraversando un’imponente crisi economica e sociale e, la possibilità di un cambio degli uomini al potere divenne sempre più discussa. Ciò non avvenne ma Gelli si poté ritenere fortunato poiché Mason divenne il presidente della “Yacimentos petroliferos fiscales”. L’influenza del Maestro venerabile non si fermò solo in Argentina e negli Stati Uniti: il suo nuovo centro di potere lo trovò a soli 25 minuti di volo da Buenos Aires, l’Uruguay.
In Uruguay, l’esponente di spicco della loggia P2 era Umberto Ortolani che acquistò, nel 1970, il Banco Financiero Sudamericano (Bafisud). Questo in breve tempo aumentò i suoi giri di affari, riuscendo ad arrivare a 150 milioni di dollari di capitali speculativi, di cui la maggior parte provenienti dall’Italia <80. Nel giro di affari del Bafisud rientrarono come partner tutte le banche nell’orbita del Banco Ambrosiano: la Lavorobank lussemburghese, il Banco di Sicilia e la Cisalpine Overseas Bank.
Dal punto di vista politico, a Gelli non poté andare meglio, trovando al potere una giunta militare, che portò vantaggi solo all’ambiente finanziario e ai grandi latifondisti. Il pistoiese trovò il suo angolo di paradiso in una villa a pochi chilometri dal centro di Montevideo, dove incontrava quotidianamente l’ambasciatore argentino in Uruguay Guglielmo De la Plaza. Egli gli fece da intermediario per entrare in contatto con i vertici politico-militari. Gelli si legò a Manuel Núñez, ministro dell’Interno, Alberto Ballestrino, direttore della scuola militare e Hugo Arregui, capo della polizia di Montevideo. Grazie alla benevolenza dei tre, Ortolani e Gelli riuscirono ad avvicinarsi al generale Luis Queirolo, capo di Stato maggiore dell’Esercito. Riusciti anche in Uruguay a formare la propria rete di contatti, i due italiani si concentrarono nel mercato di immobili e latifondi, creando più di 200 società <81.
Dall’Uruguay estesero i loro affari in Brasile, Messico e Venezuela, ma l’obiettivo di Gelli fu quello di entrare in Paraguay: paese guidato dal generale di origine tedesca Alfredo Stroessner, che impose il suo potere sui valori dell’anticomunismo, del liberismo economico e della corruzione. Non a caso il Paraguay offrì asilo ai repubblichini fuggiti dall’Italia, che nel paese crearono “La Sociedad italiana Soccorsos mutuo” (Società italiana di mutuo soccorso).
[NOTE]
73 Buongiorno, Pino, La multinazionale del Venerabile Licio, in L’Italia della P2, Mondadori, Milano, 1983.
74 Ivi.
75 Ibidem, pag. 110.
76 Ibidem.
77 Ivi.
78 Ibidem.
79 Ibidem.
80 Ivi.
81 Ibidem.
Enrico Compalati, L’altra Italia, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2019-2020

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Una scultura commemorante sette massoni, fondatori di una loggia massonica durante la prigionia in un campo di concentramento nazista.
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La loggia si chiamava Liberté chérie. La loggia fu fondata il 15 novembre 1943 e aveva sede a Esterwegen, Bassa Sassonia, in Germania.
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I sette massoni che la fondarono sono:
Paul Hanson, Luc Somerhausen, Jean Sugg, Franz Rochat, Guy Hannecart, Amédée Miclotte e Degueldre.
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The arches of the loggia of the papal palace in Viterbo Italy cast shadows on the patio below. There are 6 arches receding away from the viewer, with a view of some of the city's buildings through the openings. Blue sky with white puffy clouds can be seen.

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Loggia Papal Palace Viterbo Italy by Joan Carroll

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corriere.it by Luca Goffi&nbsp;
Stazione, Tiboni: «Per sbloccare la rigenerazione dell’area è necessario un accordo»

L’assessore all’urbanistica in Loggia sta mediando con i privati

Translated:
Station, Tiboni: "To unlock regeneration of the area, an agreement is needed."

The urban planning assessor in Loggia is mediating with private individuals.

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https://brescia.corriere.it/notizie/politica/24_ottobre_19/stazione-tiboni-per-sbloccare-la-rigenerazione-dell-area-e-necessario-un-accordo-16b7e196-94d0-418e-a12f-572fdc3dexlk.shtml

Stazione, Tiboni: «Per sbloccare la rigenerazione dell’area è necessario un accordo»

L’assessore all’urbanistica in Loggia sta mediando con i privati

Corriere della Sera